Ultimi ascolti

Intanto recensione della cantautrice trentina Lynn

Poi, posto che dei Feeling si parla ampiamente in un altro post, non ho ancora scritto la mia opinione su

Keane Under The Iron Sea avendo letto dei Keane più cupi e meno immediati non sapevo bene cosa aspettarmi, prima dell’ottimo live di maggio. Ma, nonostante la bellissima resa dei pezzi nuovi, su disco ci hanno messo un po’ a convincermi. E ce l’hanno fatta. più cupi e meno immediati, si diceva, ed è tutto vero, sempre considerando quesi aggettivi nel contesto Keane. Il fatto è che avevo l’impressione che si sentisse troppo la mancanza dei ritornelli killer dell’esordio, è solo dopo un po’ che ci si rende conto che quest’assenza è necessaria affinchè il disco esprima compiutamente il suo spirito e soprattutto la sua maggior profondità. Avrebbero potuto decidere di cercare il successone di massa, hanno invece fatto una cosa che non aumenterà i loro fan ma durerà di più nei lettori degli appassionati. Un applauso.

Forward Russia Give Me A Wall anche qui dopo il live mi aspettavo qualcosa di meglio, nel senso che il disco non ha i momenti distorti ed incazzati che avevo ammirato da sotto il palco, e con un suono pulito che ricorda i Bloc Party è paradossalmente più difficile apprezzare un songwriting così schizofrenico. Ma anche qui il tempo rende giustizia ad un disco davvero ottimo, che dà l’idea di un tormentato viaggio a lieto fine con i continui momenti del disco che si riattaccano a quelli di vari brani prima. Una netta controtendenza rispetto all’indie rock ballabile al cui suono si possono ricollegare e nel quale di solito i dischi sono raccolte di singole canzoni, mentre qui ogni brano rende mille volte meglio se non slegato dal contesto generale. Consideratemi blasfemo, ma quest’ultima frase descrive bene anche i Radiohead (con tute le differenze del caso, ovviamente)…

Field Music same Ok che si rifanno agli Xtc in modo un po’ troppo marcato, ma un pop così coinvolgente nel suo essere asciutto e raffinato allo stesso tempo non può non piacere. Meldoie complicate, strumenti che sembrano rincorrersi e giocare a guardie e ladri ma il tutto è assolutamente centrato e mai raffazzonato o eccessivamente svolazzante. Un minimo di personalità in più e potranno sviluppare in pieno le loro grandissime potenzialità.

The Raconteurs Broken Boy Soldier Anche in questo caso qualche ascolto è necessario per cogliere le diverse facce di questo lavoro, dall’impatto di Steady As She Goes ai tocchi di psichedelia beatlesiana. Jack White ha forse capito definitivamente che fare il compositore ricercato non è nelle sue corde, il fioretto non fa per lui, ma rende molto meglio con la sciabola. E se proprio vuole dare più varietà e morbidezza ai suoi pezzi si affidi all’arte di Brendan Benson; l’unione tra i due fa in modo che la maggior raffinatezza di Benson e la natura sanguigna di White non si snaturino l’una con l’altra e anzi diano vita ad un disco vitale ed autenticamente rock.

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Pubblicato il giugno 20, 2006 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Mmmmh i keane per ora non mi convincono per niente, ma proverò con qualche altro ascolto. Quello dei raconteurs invece è splendido proprio un bel rock retrò come piace a me!

    nasty

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