Frequency day 2

Intanto online la mia recensione dei Fiel Garvie

Eccomi al resoconto del secondo giorno di Frequency, che inizia con una buona notizia, l’apertura dell’ingresso in orario, e con una cattiva, ovvero l’annullamento dei Brakes. In realtyà oggi ce n’è da muoversi, per cui un pochino di riposo in più non fa certo male, anche perchè minaccia pioggia e ho ai piedi gli srtivali, che in realtà non serviaranno perchè non pioverà mai. Verso le 13 si comincia

Morningwood indubbiamente quello che mi resterà più in mente è la pazzia della cantante, un’indemoniata che non sta mai ferma e che comunque ssa coinvolgere il pubblico alla grande. Anche le canzoni in fondo sono molto carine, certo nulla di nuovo ma si sa che le belle melodie ed i bei suoni di chitarra fanno sempre una certa presa. Mi perdo il finale perchè ci tengo ai Paddingtons, in ogni caso un pottimo modo per ricominciare!

The Paddingtons si presentano in 4, perchè uno dei due chitarristi ha perso l’aereo! Ma si può… comunque pur con questa menomazione tengono bene il palco ed il suono è di buon livello, così come la voce. Purtroppo però non fanno quasi tutte le mie preferite, forse perchè servono due chitarre… in ogni caso neinte di sconvbolgente ma comunque promossi

The Robocop Kraus anche qui il giudizio è sostanzialmente positivo pur se manca quell’intensità che fa grandi i live. L’unico che sembra mettercela tutta è il cantante che si esibisce anche in giri di corsa tra palco e backstage. Le canzoni sono comunque un intelligente mix di indie pop/rock e di suoni electro sempre discreti ma che danno comunque una certa impronta e anche qui le melodie canticchiabili fanno la loro parte.

We Are Scientists uno dei momenti più attesi e alla fine più alti della due giorni. Il trio mostra subito di saperci fare con il suo suono compatto, preciso e discretamente potente e con le ottime doti da frontman di Keith, che si muove molto bene sul palco e che in fatto di comunicatività non ha nulla da invidiare a nessuno, tra simpatici siperietti con il bassista Chris ed esilaranti proclami d’amore verso la gente. §Perfetta l’esecuzione di tuti i brani, che non perdono d’intensità nemmeno negli episodi meno accelerati. L’unica cosa è che per me con una chitarra in più avrebbero la potenza che manca per avvicinarli alla perfezione. Ma direi che va benissimo anche così.

Ora avrei dovuto vedere gli Editors, ma purtroppo stavolta il ritardo del secondo palco gioca a mio sfavore. Riposino, mangiatina e pisizionamento per gli arctic Monkeys non troppo vicino la palco, che devo avere lo spazio per muovermi agilmente dall’altra parte al momento degli Art Brut.

Arctic Monkeys cosa pensare di ragazzi di 19 anni che suonano musica movimentata, che in pochi mesi hanno ottenuto il successo su larga scala ma che, davanti ad una folla adorante all’inverosimile, suonano con la testa bassa e si comportano come se il pubblico non esistesse? Sono timidi o se la tirano? Sarò stronzo e/o malfidente, ma propendo per la seconda ipotesi, peccato solo che non la posso dimostrare. Musicalmente niente da dire, anche meglio che a Milano, soprattutto quella The View From The Afternoon (non sono sicurissimo che il titolo sia esattamente così ma vabbè avete capito) viene davvero una meraviglia. In ogni caso al momento stabilito non ho nessun rimpianto a spostarmi…

Art Brut eccolo il mio eroe. Lui è unico, lui è diverso da tutti gli altri, lui sa porsi come nessuno, lui è un uomo vero, gli altri sono tutti dei posers. Al di là delle esagerazioni trovarmi faccia a faccia con Eddie Argos è quasi catartico, mi purifica da tutto ciò che è finzione e conformismo e mi dona genuinità al 100 per cento (e meno male che volevo andare al di là delle esagerazioni, ma che ci posso fare?). Ah, il concerto, la musica, sì sì, sempre bellissima, tra le grandi canzoni del disco, più l’immancabile bside, e quattro pezzi nuovi che promettono molto bene, ma il tutto passa necessariamente in secondo piano davanti a lui, al suo modo di modificare i testi, di parlare delle canzoni, di far divertire ed infiammare la gente. E finalmente mi trovo intorno un pubblico come si deve, che canta senza farsi pregare il coro "Art Brut Top Of The Pops", momenti di gioia pura.

Kaiser Chiefs anche qui si sa che il pezzo forte è Ricky Wilson, che giustamente non si fa pregare a scendere a contatto con la prima fila ed in generale a trascinare la folla, ormai numerosissima sotto il main stage. vedo solo gli ultimi venti minuti, e anche qui sento un paio di pezzi nuovi. Gli altri della band si confermano non certo dei mostri di tecnica, però vanno bene insieme e non si risparmiano per far divertire, che è sicuramente lo scopo principale di questo gruppo. Bene così.

Mando Diao qui invece andiamo male, perchè la resa degli svedesini all’aperto è tra le peggiori. Niente da dire su grinta ed affiatamento, ma il suono è davvero troppo debole, e in due giorni di acustica perfetta viene certamente da dare la colpa a loro se sono stati gli unici così smorti. Comunque le canzoni nuove in realtà non mi entusiasmano, quelle vecchie vanno sempre bene pur nel grave limite speciicato. In ogni caso ala gente pare non fregare nulla di dover tndere le orecchie per capire cosa stanno suonando, perchè nessuno si risparmia dal far casino e cantare, soprattutto per il finalone Down In The Past-You Can’t Steal My Love. Ed in fondo è giusto così, siamo ad un festival e bisogna divertirsi ed il bello è che è proprio il luogo ideale per dare meno attenzione del solito al lato strettamente musicale. Un altro bravo al pubblico austriaco, mentre agli svedesi il consiglio è quello di tronare in modo fisso nei club dove certamente ci sanno fare di più.

Lunga pausa, ormia sono solo, tutti gli altri vogliono vedere Prodigy e Franz Ferdinand, solo io opto per Calexico e Belle & Sebastian. Cena con appendice di caramelline, svacco in collinetta adiacente al secondo palco, posizionamento nell prime file di detto palco e nuovamente mi trovo a conversare con un austriaco, anche lui rimasto solo per i miei stessi motivi.

Calexico ma quanto è bello quando un gruppo sa coniugare scioltezza e semplicità da un lato e raffinatezza tecnica e suono ricercato dall’altro? Tutto questo sono i Calexico, eclettici ed originali  senza mai essere pretenziosi, sempre freschi e capaci di far sorridere e di dare serenità senza mai essere banali. Grandi musicisti, grandi canzoni, grandissime capacità di incrociare le voci tra loro e con i vari strumenti, fra chitarre acustiche ed elettriche, basso normale e contrabbasso, sezione fiati e fisarmonica. Ogni canzone ha una sua personalità, sia a livello di suono che di composizione. La gente va in visibilio e quando escono li invoca a voce altissima. I bis sono inevitabili, è un trionfo. Anche in questo caso non si può più stare senza approfondirli.

Belle & Sebastian strana l’accoglienza della gente per loro, durante le canzoni tutti fermi come dei pali manco stessero pensando ad altro, finito ogni pezzo applausi roboanti manco stessero assistendo al concerto della vita. Stuart a un certo punto non sa più cosa pensare: "ma siete sicuri che va tutto bene? perchè mi sembrate un pugile suonato, guarda lì, c’è una che dorme appoggiata alla transenna…siete stati qui tutto il giorno vero? ditemi voi se dobbiamo continuare" e il boato che si leva è tra i più forti sentiti in due giorni. "mi sa che voi siete un audience sofisticata, e io ora come ora mi sento nudo se non faccio qualcosa di sofisticato anch’io. c’è una ragazza con del mascara?" e tra l’incredulità generale scende e si fa truccare le ciglia da una in prima fila mentre canta Lçord Anthony, ma in realtà ci riesce per pochissimo perchè il resto del tempo lo passa a ridere. Musicalmente sono sempre loro, precisi ma con la giusta dose di calore, e anche stavolta suonano delle chicche passate che nelle altre occasioni in cui li avevo visti erano mancate. "I Franz Ferdinand stanno ancora suonando?" No, hanno finito, e tempo due canzoni se ne vanno anche loro accompagnati dall’ennesima ovazione. Il festival è finito, e l’emergia da fine evnto mi contagia, peccato che i miei piedi non ne vogliono sapere di stare in giro, loro sono davvero al capolinea e vogliono solo rimanere senza stivali e godersi un po’ di aria fresca. Tenda, relax e sonno. Domani si torna a casa. E il viaggio sarà lungo e faticoso.

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Pubblicato il settembre 4, 2006 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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