Il riepilogone

Il Forunolimpia Team
Due sconfitte nelle ultime due partite giocate, venute sempre con noi avanti a fine terzo quarto e con un parziale loro nel quarto che non siamo più riusciti a recuperare. Nel primo caso eravamo probabilmente scarichi per aver dato tuto per rimontare uno svantaggio precedente di 12 punti, nel secondo non eravamo pronti a reagire ad un pressing avversario serrato ed efficace. Stasera c’è l’ultima del girone invernale, poi suppongo ci fermeremo per almeno 10 giorni prima dell’inizio del primaverile che l’anno scorso ci ha dato tante soddisfazioni. Soddisfazioni che ci siamo presi anche quest’anno, nonostante non riusciremo ad arrivare nemmeno ad un record del 50% di vittorie il bilancio è moderatamente positivo.

Il London Loves e la compagnia romagnola
Arrivare alla porta del Plastic, dopo un anno che non vai, e diversi strali lanciati da questo blog, e ricevere un trattamento come se ci fossi andato per tutti i venerdì, beh è una cosa tanto inaspettata quanto piacevole. E mi ha fatto piacere anche poter essere abbastana allietato dalla musica, che andava un po’ a momenti, ma che comunque non era certo disprezzabile. Come dicevo, quando simeritanoche ne parli bene è giusto farlo, e sono anche contento di averne l’occasione. La compagnia romagnola poi è sempre molto bella, sembra sempre che il tempo voli quando sono in giro con loro, in un attimo è già arrivato il momento di salutarsi. Peccato che ci si riesca a vedere solo una volta ogni qualche mese, non vedo l’ora comunque della prossima.

I concerti
Questo è il live report degli Alibìa alla Casa. Poi.
Meravigliosi i Decemberists all’Estragon. Location piuttosto piena e scaletta di un’ora e mezza un pochino sbilanciata, com’era proevedibile, verso il nuovo disco, senza che comunque siano mancati ripescaggi dal passato, specie all’inizio (la tripletta We Both Come Down Together-The Engine Driver-Billy Liar) e nei bis (altra tripletta Red Right Ankle-Clementine-The Chimley Sweep). La band mostra di essersi adattata perfettamente all’evoluzionedi The Crane Wife dando il meglio sia nei pezzi dal suono corposo e stratificato, suonati con affiatamento invidiabile, interpretanto comunque i pezzi più lineari sempre con calore e partecipazione emotiva. La voce di Colin Meloy è sempre intensa e magnetica, e lui si mostra al pubblico italiano anche in veste di vivace intrattenitore: divide il pubblico in due e fa fare a gara a chi canta più forte il coretto di 16 Military Wives, scende tra la gante saltellando felice e prestando la chitarra ai fortunati delle rpime file, dopodichè fa sedere tutti quanti. La gente è ormai totalmente nelle sue mai e farebbe più o meno qualunque cosa lui chiedesse, ed è bellissimo quando da seduti o accosciati tutti si alzano in piedi per il gran finale. Un saluto alla Gaia che mi ha fatti piacere aver visto dopo un anno: anche qui speriamo che ci sia occasione perché non passi tutto questo tempo prima della prossima volta.
Semplicemente epocali i Guillemots ieri sera. Che siano ragazzi di talento era evidente anche dai dischi, ma quelo che sono riusciti a fare dal palco del Transilvania è stato il riuscire a portare i presenti nella loro dimensione parallela rispetto al mondo indie musicale attuale. Una dimensione in cui la bravura tecnica e la scioltezza nel suonare in gruppo vanno di pari passo, in cui si alternano momenti simili al disco ed altri molto diversi, per sorprendere l’ascoltatore senza fargli mancare il coinvolgimento, in cui determinate trovate tipo suonare il contrabbasso con l’arco o usare effetti teoricamente improbabili per la chitarra non sono fini a sé stesse, ma servono proprio per lo scopo di cui sopra, in cui l’ampiezza dello spettro sonoro proposto, che abbraccia divrsi stili ricompresi negli ultimi 50 anni di musica, leggera e non, è autenticamente lo specchio di una personalità forte, che necessita di questa varietà per essere espresa al meglio, in cui puoi suonare quattro o cinque pezzi che nessuno conosce ma ormai la gente pende dalle tue labbra perchè non può che arrendersi alla tua qualità, in cui, dopo un’ora e mezza di questo paradiso il cantante può tornare sul palco da solo con una tastierina che tiene con una mano, e senza alcun tipo di amplificazione (né per la vcoce né per la tastierina) interpreta una Bue Would Still Be Bluevissuta più che ascoltata da un pubblico in silenzio assoluto, che vorrebe urlare tutto il suo amore ma è troppo bella l’atmosfera così. Questo momento finale, insieme alla versione eterea solo voce e chitarra elettrice di We’re Here, soprattutto dutante il verso "nothing is worth winning without a fight", sarà qualcosa che porterò tra i miei ricordi per non so quanto tempo.

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Pubblicato il febbraio 23, 2007 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Sospiro dpppiamente.
    I Decemberist li ho persi perché l’amica con cui dovevo andare poi è stata male.
    E ieri sera la febbre a 38 mi ha tenuta inchiodata a casa. Mi so già divorata le mani. Infatti scrivo coi moncherini.

  2. concerto veramente eccezionale, uno dei migliori, davvero grandi! io cmq ero sopra un cubo tipo…..

  3. già, è stata magica quell’ultima canzone ieri sera

    p.s: 3 foto del concerto sul mio blog

  4. c’ero anch’io al concerto dei guillemots e anch’io ho fatto una recensione più che positiva sul blog…
    gran concerto, concordo con quello che dici

  5. guillemots e mi commuovo.

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