Summercase parte prima

Arrivo a Barcellona, aspetto le mie compagne di stanza, ci vediamo coi ragazzi di Roma, birretta al Manchester, pub che passa a volume piuttosto basso, così si può chiacchierare, musica di un certo livello. Poi si va al Sidecar, dove ci sono anche amici milanesi, e si sta fino alla chiusura. I pezzi scelti sono vecchiotti, ma la qualità dei passaggi è alta, e la serata mi piace un sacco, gente che canta e che balla contenta, mi sembra di rivivere il clima di entusiasmo di quando a Milano, dopo anni che le sognavamo, arrivavano le serate indie fatte bene. A un certo punto arriva Modern Life dei Pink Rays, pazzesco, a Barcellona. Scopriamo che dietro la consolle c’è il discografico dei Pink Rays, amico dei dj della serata, e tutto si spiega, però è stato figo uguale ballare quella canzone in quel contesto.
 
Come dicevo, attività come queste le puoi fare perché tanto poi andrai a dormire in un letto e perché i concerti iniziano non prima delle 17, che se no ai festival dove dormi in campeggio e i concerti iniziano a mezzogiorno e mezza non puoi nemmeno sognartele. Ripeto, è molto più divertente così, però mi è mancata l’intensità delle emozioni di quel tipo di festival, il misto tra gioia di far parte di un evento speciale e distruzione fisica di quelle che ti portano a dire non so se ce la faccio e chi me l’ha fatto fare.
 
Comunque arriviamo alla location, che è stupenda, e soprattutto è in riva al mare, così il caldo si fa sentire poco, visto che è sempre ben ventilato. Si entra e c’è la vendita dei buoni per il bere e il mangiare, così se si vuole decidere prima cosa si berrà e si mangerà, poi si risparmieranno code. Come dicevo il mangiare è il lato peggiore del festival, ma vabbè fa niente, si sopravvive lo stesso. Per il bere ti danno un bicchiere che devi avere sempre con te perché quello che ordini te lo versano lì. Ovviamente c’è un moschettone per potertelo attaccare ai pantaloni, e fa un po’ridere vedere chiunque con un bicchiere azzurro appeso, però è senz’altro il modo più comodo per portarselo in giro. Alla fine se vuoi lo ridai e ti danno l’euro che ti era costato, ma noi l’abbiamo tenuto di ricordo.
 
Si entra e nell’ordine ci sono il tendone dei dj, il palco principale e quello secondario, e più in fondo il terzo palco. La vicinanza dei due palchi principali non crea problemi di sovrapposizione di suoni, perché il secondo palco è giù da una scalinata, che funge anche da spalti per il pubblico, dando l’idea di una vera e propria arena all’aperto. E’ il palco migliore secondo me, il più suggestivo ed è anche comodo poter decidere se vedere il concerto in piedi sotto al palco o seduto tranquillo. Tra i due palchi principali e il terzo c’è l’area del market, dove spicca lo stand del merchandising ufficiale e quello della Sinnamon Records, che vende dischi recenti a 3 euro e alcuni del 2008 a 8 o 10 euro. Mi servirò abbondantemente da quest’ultimo stand e lascerò perdere le magliette ricordo, meglio spendere soldi in dischi.
 
Si comincia coi We Are Scientists, che si presentano in 4, con il quarto membro che è tastierista per le canzoni nuove e seconda chitarra per quelle vecchie. Se la cavano bene, però le canzoni nuove sono troppo butte perché mi senta coinvolto per tutto il concerto, comunque un inizio tranquillo senza particolari sussulti.
Vorrei poi vedere una decina di minuti di Ian Brown, ma c’è del ritardo e i Glasvegas non me li posso proprio perdere, per cui rinuncio totalmente all’ex Stone Roses. In pochissimi seguono la mia scelta, e chi ha visto Ian Brown era molto esaltato anche perché alcune canzoni le ha suonate con Mani, quindi insomma un bel 50% di Stone Roses non dev’essere stato uno scherzo. Ma io avevo i Glasvegas, e tra gli amici italiani non sono l’unico a volerli vedere. Loro suonano poco ma benissimo, davvero un set esaltante che dà i brividi anche a chi non li conosceva affatto. Tutte le sensazioni che danno le loro canzoni sono amplificate ascoltandoli live, e non posso che aumentare la mia adorazione, già non indifferente, per il gruppo di Glasgow, in attesa della pubblicazione del’esordio.
Memore delle esperienze passate, decido che comunque un po’di riposo nella tenda apposita, piena di cuscini e piantata sull’erba, mentre praticamente tuta la location è asfaltata, mi farà bene, quindi anche stavolta non ho visto Nick Cave, che era qui con i suoi Grinderman, dal vivo. Chi li ha visti ne ha parlato benissimo, quello che però ascoltavo dalla tenda non mi ha invogliato ad alzarmi e approfondire. Comunque ad un’ora utile mi dirigo al secondo palco per Blondie.
La mia idea era di vedermi tutto il concerto di Debbie Harry e co. e solo se fosse avanzato tempo andare dagli Interpol sul palco principale. Ma Debbie è messa malissimo dal punto di vista della voce, e va bene che iniziare con la doppietta Hanging On The Telephone/One Way Or Another manda tutti in visibilio, ma capisco che star qui ha senso solo se non c’è altro di interessante, e gli Interpol lo sono senz’altro di più, dal mio punto di vista, di un concerto senz’altro coinvolgente, ma scarsissimo dal punto di vista tecnico. La gente è impazzita, ma è un tributo d’affetto al passato, e non certo un’approvazione di come Debbie sta (non) cantando, almeno credo. Arrivano Heart Of Glass e Maria ed è decisamente il momento di andare da Paul e soci.
Che suonano semplicemente benissimo, e davvero solo nel 2002 a Rimini mi erano piaciuti tanto come stavolta. Che dire, è tutto perfetto, l’esecuzione e il calore, ben mascherato dal solito aplomb del gruppo. Ogni canzone è resa al massimo e davvero non c’è altro da aggiungere. Di là stanno per cominciare i Maximo Park, e decido di perdermi le ultime due canzoni degli Interpol, perché il concerto dei Maximo va vissuto ben davanti, non avrebbe troppo senso vederselo con calma da dietro.
Infatti il clima da festival che il gruppo sa creare è perfetto, soprattutto grazie alla verve incontenibile di Paul Smith. I suoni non sono proprio perfetti, ma l’energia che ci mettono i musicisti e il cantante è tale da spingere chiunque a grandi manifestazioni di entusiasmo, che non smettono mai dall’inizio alla fine. Grandi cori e salti e cose del genere, sempre comunque ordinati e rispettosi dei vicini (in Italia si sarebbe già creato l’ingiustificabile pogo selvaggio in casi come questi). Bello bello, energico, stancante e molto divertente.
Siamo a mezzanotte e sul main stage iniziano i Verve, ma io devo mangiare e non trovo un momento migliore di questo. Comunque riesco a vedere una buona parte del set di Ashcroft e soci che suonano bene, però, come dicevo, non li ho mai apprezzati tantissimo, se non con A Northern Soul che però ovviamente ha un ruolo marginale nella setlist, e quasi tutto viene dall’acclamato Urban Hymns, che però boh a me è sempre sembrato un disco normalissimo. I vari singoloni, non credo serva che li nomini, passano tutti, e tutti vissero felici e contenti.
Ultimo riposino prima dei Primal Scream, molto attesi. Mi aspettavo un concerto violentissimo, ma così non è stato, ciononostante si può parlare di un grandissimo concerto rock. Nella prima mezz’ora conosco solo un paio di canzoni, e suppongo che le altre fossero quelle nuove, che non mi sono sembrate granché in realtà, ma erano suonate davvero benissimo. La seconda parte è invece dedicata ai grandi classici, e il quartetto finale con Svastika Eyes, Rocks, Counrty Girl e Movin’On Up vale da solo a dare ai Primal la palma dei migliori della giornata.
Si chiude con il tendone dei dj, in attesa che si facciano le 5 di mattina e che apra la metro per andare a casa. In Consolle c’è Gato, uno dei due dj del Razzmataz, e anche qui, più che la scelta dei brani, stupisce la qualità dei passaggi tra uno e l’altro, davvero molto alta. Molto bello quindi chiudere la notte in questo modo, e soprattutto poter avere le energie per farlo. Alle cinque passate ci allontaniamo e un’oretta dopo siamo a letto, tanto abbiamo tutto il giorno per riposare, il prossimo concerto è alle cinque del pomeriggio.
Annunci

Pubblicato il luglio 23, 2008 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 11 commenti.

  1. uh, questa cosa del bicchiere da conservare mi manca! 🙂 dariod2

  2. voglio rivedere i primal screeeeeeeeeeeeeeeeeeeeaaammmm pure ioooooo

  3. 26 settembre a Milano, peccato che io ho un matrimonio a Roma la mattina dopo merdamerdamerda

  4. ma è lo stesso giorno dei reeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeem!! argggggghhh

  5. E vabbè i REM li hai appena visti, pensa a me che sarò in viaggio per Roma tra atroci sofferenze…

  6. hai visto i Glasvegas rinunciando a Ian Brown ??? ho capito bene ?? e ho letto in giro che non sei stato il solo…ragazzi miei non vi capisco proprio.

    X la cronaca Ian Brown al Summercase di Barca ha fatto un concerto della madonna, non vi dico quando poi in compagnia di Mani sono partite le canzoni degli Stone Roses…pelle d’oca…

    vi segnalo su IndieForBunnies il i nostro live-report del Summercase :
    http://www.indieforbunnies.com/2008/07/29/summercase-%e2%80%9808-day-one-parc-del-forum-barcellona-11072008/

    un saluto
    axelmoloko

  7. Ma scusa, chi l’ha detto che nello scegliere chi vedere dal vivo si debba per forza omaggiare la Storia e trascurare la novità? Tu hai questo punto di vista, c’è chi può averne un altro.
    Per la cronaca, anche i Glasvegas hanno fatto un concerto della madonna, e per quanto mi riguarda sono molto di più dell’ennesimo hype dell’NME, come li definisci sprezzantemente nel tuo live report.
    Tra l’altro del giudizio di uno che parla bene del live di Blondie, senza minimamente citare il fatto che lei non avesse voce, mi fido molto poco. E se cercavi “qualcosa di decente” dopo i Kings Of Leon, ti sarebbe bastato andare al terzo palco, dove i Raveonettes hanno fatto un altro concerto della Madonna. Ma tanto l’importante è la Storia…

  8. Caro Bartolone,
    i gusti son gusti, ci mancherebbe. Anche chi va matto per Giggione D’Alessio ti dice che per lui è il migliore, e su questo non si discute.
    Ma se con uno che ascolta giggione d’alessione ovviamente non si può discutere di queste cose, stupisce invece che chi ascolta musica ‘indie’ possa preferire una band che nn ha pubblicato nemmeno un album ad una che, ancora oggi, fa decine di proseliti tra gli stessi musicisti.
    Cioè,a mio avviso almeno, gente come Stone Roses e Verve RESTANO, un posto nel libro mastro del british rock ce l’hanno. Dei Glasvegas – e simili – è capacissimo che tra 6 mesi neanche se ne parlerà più, come avvenuto per milioni di altre NME band prima di loro.
    E scegliere queste band quando hai l’occasione UNICA di vedere insieme metà stone roses, perdonami, a mio parere è una cazzata enorme.
    Ma, come si diceva, de gustibus.
    Sui Raveonettes hai ragione, ma li abbiamo visto duecento volte negli ultimi due anni qui a roma, mentre se mi sposto da qui alla spagna lo faccio per vedere gruppi che, probabilmente, per la mia città non vedrò mai.
    Su Blondie ti dico che ho sentito le prime 4 canzoni e ti confermo che mi èsembrato un live divertente, e che nostra signora Debbie Harry sia riuscita ad intepretare nel modo giusto un live da festival.
    La voce nn mi è parsa perfetta, ma non è che mi aspettassi di trovarmi chissà che, e alla fine il suo, secondo me, l’ha fatto e pure bene.
    Ciao!
    Davide

  9. Punti di vista, appunto, per quanto mi riguarda, se mi sembra di avere la possibilità di vedere un gruppo al suo meglio, lo preferisco rispetto all’artista storico, che il meglio l’ha già dato in passato. Pensa un po’che Ian Brown l’ho saltato anche ad aprile a Milano preferendogli i Foals! Bestemmia, sacrilegio! Poi chissenefrega se di quei gruppi non se ne riparlerà più, io ho questa idea, meglio vedere qualcuno che ti piace quando è all’apice piuttosto che uno che comunque l’apice l’ha già passato, con tutto il rispetto e la venerazione che si possono avere.
    Sarebbe meglio, comunque, tra appassionati, rispettare un po’di più i punti di vista altrui, mentre tu continui ad usare un linguaggio che mostra proprio il contrario. Vabbè, il mondo è bello perchè è vario.
    Sui Raveonettes comunque qualcosa di diverso dalle volte precedenti in cui li hai visti c’era, ovvero mancava Sharin sostituita dalla sorella e da un’altra ragazza alla chitarra, senz’altro non sarebbe stato un concerto uguale agli altri che hai visto…
    Sulla voce di Debbie Harry perfetta, boh, a me sembra quasi un dato oggettivo che non lo fose, però cosa ci si può fare, la soggettività della percezione di un live esiste e in fondo è bello così…

  10. Scusa ho letto male sulla voce di Debbie. Comunque sì, è vero che è stata simpatica, però insomma, l’atmosfera che si è creata, senz’altro divertente, mi è sembrata molto più conseguenza della voglia da parte della gente di mostrare affetto verso il passato dell’artista, e non merito di come lei ha (non) cantato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: