Basta con il basket di Serie A a Milano

Un anno e mezzo fa Giorgio Armani diventava proprietario dell’Olimpia Milano. Di solito un periodo come questo è troppo esiguo anche solo per fare un primo bilancio, invece io ho deciso che per quanto mi riguarda il bilancio è già definitivo. Ed è riassumibile con due sole parole: fallimento completo. Non tanto dell’esperienza Armani, ma soprattutto dell’idea che possa esistere qualcuno che sappia mettere i soldi e le capacità necessarie affinché una città come Milano abbia davvero una squadra di basket di alto livello.
Riassuntino di questo anno e mezzo: Armani da sponsor acquista la proprietà della società, mette un top manager del suo gruppo a gestirla, costui sceglie il GM, ovvero il dirigente che farà la squadra in accordo con l’allenatore, lo stesso GM sceglie l’allenatore e si comincia a fare la squadra. L’input della proprietà è lavorare a piccoli passi, quindi il primo anno dovrà servire a gettare le basi di un gruppo solido e dalla mentalità vincente, e su queste basi si lavorerà dal secondo anno per creare una squadra che, dall’anno successivo, possa competere per vincere in Italia e in Europa. Gruppo, lavoro, mentalità, componente italiana, scelte fatte in prospettiva: parole che sono musica per noi tifosi delusi dalla gestione Corbelli, un misto di miopia cestistica e utilizzo della squadra per compiacere i propri amici ed i propri scopi.
Succede però che l’allenatore da un lato è un incapace totale, ma dall’altro riesce ad ingraziarsi il top manager di cui sopra, convincendolo che i giocatori scelti dal GM, scelto dal top manager e che ha scelto lui, siano delle chiaviche o poco più. Un paio di aggiustatine al roster a gennaio e poi, nonostante a fine anno la squadra sia arrivata in finale sì con un po’di culo, ma soprattutto grazie alla forza del gruppo e della mentalità, scatta la rivoluzione. La scusa è che il giocatore migliore non ha voluto rinnovare il contratto, e via lui si è scelto di distribuire la leadership tra più giocatori, quindi quelli che sono qui non vanno bene, perché sono tutti un ammasso di operai capaci solo di sottostare a un capo che sia a fianco a loro in campo. Si salvano due italiani 32enni solo perché hanno un contratto triennale, ma il top manager non manca di far sapere loro tramite i giornali che secondo lui i contratti triennali sono un errore.
Ecco quindi che arrivano le transazioni. Un giovane play italiano di 23 anni viene ricompensato con 500mila euro pur di farlo sloggiare; un lungo che ha saputo rendersi utile in vari momenti, anche importanti, viene economicamente stimolato ad andarsene soltanto 20 giorni dopo il rinnovo del contratto, perché inaspettatamente si è liberato un altro giocatore che l’illuminato allenatore vede bene proprio al posto suo. Un altro play arrivato a gennaio, e che ha giocato molto male gli ultimi mesi per via della morte di sua sorella 16enne causata dalla leucemia, viene anch’egli ricompensato per andarsene, non senza l’umiliazione, a giorno del raduno, di escluderlo dalla foto ufficiale della stagione. Piuttosto che lui meglio assicurarsi le prestazioni di un panchinaro della squadra che ci ha battuto in finale. Gruppo, mentalità, valori, tutto mandato a puttane con scelte di questo tipo.
Anche il rapporto col pubblico cambia radicalmente. Dopo che l’anno prima si è posto l’accento sul valore del simbolo presente ormai da trent’anni, Fiero il Guerriero, esso ora sparisce dalle maglie, dalle tessere degli abbonamenti, dal sito ufficiale, da ovunque. Epurato così, chissà poi perché. La campagna abbonamenti poi viene lanciata meno di un mese prima dell’inizio del campionato, e per chi vuole abbonarsi sono solo disagi, dall’interruzione dell’erogazione delle tessere pervia del software rotto, al richiamo delle stesse per sostituirle con due diverse, una per le partite al Forum e un’altra per quelle al Lido. L’attenzione al rapporto con che decide di venire a sostenere la squadra sembra un concetto alieno ed ovviamente l’unico momento in cui il palazzetto è pieno è la finale scudetto della scorsa stagione, per il resto la gente diserta le partite in modo quasi continuo. L’impressione è che la società voglia fare “piazza pulita” della vecchia tifoseria per creare un seguito modello NBA, ovvero famiglie che vengono a vedere la partita con lo spirito con cui si va al cinema, e che siano presenti qualsiasi siano i risultati, senza ovviamente aver mai nulla da contestare, dato che di basket non ci capiscono un cazzo o quasi.
La nuova squadra gioca sempre all’insegna del non gioco dato dall’allenatore, con la differenza che il gruppo appare meno unito, del resto se cambi 9 giocatori all’anno non puoi sperare sempre di creare un gruppo forte. Un paio di nuovi acquisti si trovano proprio male con l’idea di basket del suddetto allenatore, ed alcuni infortuni complicano ulteriormente le cose, poi la squadra incontra una serie di avversari di livello inferiore e vince svariate partite consecutive, così la dirigenza si convince che la squadra vada bene così, che non servono modifiche perché orami si sono creati degli equilibri. Bastano, però, un paio di avversari più forti, e la squadra crolla miseramente quasi senza lottare e ora un altro infortunio ha creato una situazione di emergenza, che poteva essere prevenuta semplicemente sostituendo un altro infortunato di un paio di mesi fa.
Tutto questo per dire cosa? Che ormai gli indizi per stabilire l’incapacità di una società sono un po’troppi per sperare in un’inversione di tendenza. Ma la cosa più grave è un’altra: se nemmeno un Armani è stato in grado di crearla, una società capace, chi potrà mai farlo? Purtroppo chi ha i soldi non è abbastanza competente di basket da poter pensare di gestire tutto, né lui e nemmeno i suoi uomini di fiducia. Voglio dire, se un altro come Armani fosse arrivato, avrebbe fatto lo stesso, ovvero avrebbe dato in mano la società ad un proprio uomo, che però di basket non sa niente e deve fidarsi delle proprie sensazioni, e così difficilmente si andrebbe da qualche parte. Chi invece sarebbe capace di gestire bene una società, non solo non ha i soldi per farlo, ma nemmeno è un uomo di fiducia di chi i soldi li ha. Non se ne esce, perché mantenere una società di basket a Milano è costoso, e chi se lo può permettere economicamente non ha le competenze cestistiche necessarie, nemmeno per scegliere la persona giusta a cui affidare la società. Mi si potrebbe dire che Siena ha trovato sia chi ha messo i soldi che chi li sa gestire bene, ma è un caso, ed è irrimediabilmente destinato a rimanere isolato. Purtroppo finché ci sarà Armani ci sarà questa società e quindi questa incompetenza, ma il problema è che se anche arrivasse un altro con gli stessi suoi soldi, metterebbe a capo della società un incompetente uguale a quello che c’è ora.
La necessità sia di tanti soldi che di tanta competenza, poi, è legata alla qualità del pubblico cestistico di Milano: gente di merda, a cui non va mai bene niente, che vive ancora nel ricordo degli anni Ottanta quando si vinceva sempre e che ha sempre qualcosa per cui storcere il naso perché insomma quando c’erano D’Antoni e Premier e Peterson e Meneghin e McAdoo sì che era bello. E in mezzo alla gente di merda mi ci metto anch’io, che non vivo nel ricordo degli anni Ottanta ma non sono capace di vivere con serenità il mio essere tifoso. Dovrei evitare di farmi tutte queste paranoie, ma andare semplicemente al palazzetto per la gioia di essere accanto ai colori biancorossi, ma non ce la faccio, e ogni scusa è buona per non rinnovare l’abbonamento e per saltare partite, anche importanti. Sono ormai come quei vecchi inaciditi che quando vedono i lavori per strada loro l’avrebbero fatto in modo diverso, e che si lamentano per il minimo intoppo tipo due minuti di ritardo del tram o una coda troppo lunga al supermercato.
E poiché, nel mio essere un tifoso di merda, sono senz’altro meglio della stragrande maggioranza di quei 12mila che riempiono il Forum solo per la finale, mi chiedo: ma è giusto che Milano abbia una squadra di basket? Il pubblico fa schifo, la società anche, ed è ormai assodato che non c’è modo di migliorare né l’uno né l’altro: annunciare un progetto ad ampio respiro è inutile, sia perché la gente vuole vincere tutto e subito, che perché non basta annunciarlo, ma servono anche la capacità e la costanza di dar seguito alle proprie scelte, ma con un ambiente di questo tipo o sei super preparato e hai due palle così e allora vai avanti, oppure ti pieghi alla mentalità distorta che permea questa città, non solo nel basket, ma anche in tutti gli altri suoi aspetti.
Cosa ci fa una rappresentanza prestigiosa di uno sport che adoro così tanto in un posto del genere? Non sarebbe più bello che il posto occupato da Milano ce l’avesse una città che se lo merita? Una Trieste, una Capo d’Orlando, una Gorizia, una Verona, tutti posti che hanno visto sparire o ridimensionarsi la presenza del basket senza che il pubblico avesse colpe. Invece noi, che di colpe ne abbiamo, la squadra di basket ce l’abbiamo solo perché viviamo a Milano, e saremo sempre costretti a vivere in questo limbo e stimolati a farci il sangue amaro. Davvero, odio dirlo, ma meglio sparire, o comunque ammettere che a Milano non ci sono più le condizioni per creare una squadra davvero forte, e quindi che è inutile sforzarsi a farlo, tanto vale sprofondare nelle serie minori dove a vedere le partite verrebbe solo la piccola parte sana del pubblico e dove però le spese sarebbero tali per cui la squadra potrebbe essere gestita divinamente da qualcuno che lo sappia fare, e tutti sapremmo qual è il nostro limite e vivremmo felici e contenti, e chissenefrega se spariamo dai salotti buoni e dai titoli sulla Gazzetta. Secondo me quelle poche centinaia di fedelissimi che basterebbero per portare avanti un’idea del genere a Milano ci sarebbero, e tutti noi vivremmo una realtà sana, improntata ai veri valori dello sport e fuori dagli effetti collaterali imposti non solo dal sistema cestistico italiano, ma soprattutto dal fatto di essere a Milano.
 
Questo mio sfogo non lo riporterò mai sul forum, preferisco che lo leggano solo quelli che mi seguono su Facebook o su Twitter o su questo blog direttamente. Ditemi pure se dico stronzate e dovrei smetterla con questo pessimismo cosmico che è assolutamente fuori dalla realtà delle cose.
Annunci

Pubblicato il gennaio 12, 2010 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Che situazione, non pensavo l’Olimpia fosse messa così male 😦

  2. Parte di questo discorso me lo avevi gia’ fatto quando ti avevo visto mesi fa e noto con piacere che le cose nn sono milgiorare, anzi. Non valuto la tua reazione troppo pessimistica: e’ la realta’ dei fatti caro Barto. Come ben immaginerai tu sei la mia unica "fonte uffciale" che mi da’ news sul basket italiano, ma conoscendoti so’ che d cazzate nn me ne racconti e quindi crede nella tua versione dei fatti. Milano basket e’ in una  situazione d merda perche’ fondamentalmente, come spesso accade oramai, si e’ pensato alla squadra, al basket, agli stessi tifosi come un prodotto. Punto. Il signor Armani tutto sommato, ha fatto quello che doveva fare: sganciare i soldi. E concordo nel fatto che dici che probabilmente chiunque avessi messo al suo posto avrebbe fatoo lo stesso. A chi dare le colpe allora?!? Alla dirigenza, allora. Perche’ quei povero cristi dei giocatori nn hanno colpe se nn quello di esserci finiti a giocare a Milano. Non so’ se e’stata una mancanza di pazienza, una voglia di avere "tutto e subito", fatto sta che la squadra Milano alla fine nn e’ mai esistita e chissa’ quando tornera’. Se solo fosse possibile Milano dovrebbe retrocedero: nn principalmente per dare spazio alle altre, ma per imparare qulacosa da tutto questo. Ovviamente nn accadra’ e anzi, se questo avvenisse tutti se la scaperebbero mentre la barca affonda, lasciando Milano in merda totale. Un ultima cosa: trovo giusto quando t lamenti del fatto che e’ ingiustoi che la gente si (ri)appassioni d Milano solo se va’ in Milano, ma che cazzo avra’ mai fatto la squadra per guadaganrsi l’amore dei tifosi?!? Alla fine nn mi stupisco, perche’ e’ lo stesso principio che puoi applicare ad altre cose: quante band passano inosservate, poi finiscono su Mtv e la gente impazzisce?!? La stessa cosa vale per il basket:il difficile sta tenersela la gente… (ovviemente nn mi metto nemmeno a parlare dello "zoccolo duro dei tifosi": da come mi hai detto nel post la tessera ormai diventa buona solo per pulircisi…)

    Un abbraccio,
    Elena

  3. Il problema è: è colpa delle dirigenza o di chi li ha messi lì nonostante non sapesero niente di basket, oppure di un sistema secondo cui chi ha i soldi giusti è naturalmente portato a scegliere suoi uomini di fiducia che in realtà non sono adatti al compito? Secondo me il problema è quest’ultimo, per quello ho sempre meno speranze che abbia senso mantenere un basket di alto livello in questa città.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: