They say it changes when the sun goes down

Ieri sera, poche ore prima dell’inizio del concerto, un mio amico di Roma mi dice ho un biglietto in più, so che vuoi vedere i Mystery Jets. E io dico cazzo sì che li voglio vedere, appuntamento al Palasharp, acquisto ed entro. Dopo 20 minuti iniziano e… detto bruitalmente, una merda. Una mollezza davvero irritante, al di là dei suoni fatti non proprio benissimo, la band ci ha messo una svogliatezza davvero ingiustificabile, eppure la maggior parte della gente era ben disposta (certo, qualcuno che voleva gli Arctic Monkeys c’era, ma era prevedibile). Tra l’altro era la prima volta che suonavano in Italia e dovevano aspettarsio che gente come me comprasse il biglietto solo per loro, e invece niente, scarichi come dei cachi marciti, e le canzoni nuove erano il ritratto della banalità. Inoltre almeno 4 o 5 volte sia Blaine che gli altri due addetti ai cori hanno preso stecche paurose, al di là di ogni limite di decenza, e anche di indecenza. So che ad alcuni sono piaciuti, boh, sarà che io li avevo visti al Summercase nel 2008 e sapevo quindi che non sono questi i Mystery Jets, però quando un gruppo suona molle suona molle, e ieri sono stati delle vere mozzarelle. Con me hanno chiuso, sto pensando seriamente di andare a rivendere i loro dischi a qualche negozio dell’usato.
Poi arrivano gli Arctic Monkeys, di cui non mi fregava niente, e hanno semplicemente dato una lezione di cosa voglia dire essere dei veri rockers di quelli che sono destinati a marchiare a fuoco con il proprio nome un periodo musicale. Perchè delle loro canzoni si può dire tutto, io resto dell’idea che Humburg sia una svolta non necesaria, per esempio, si può avere da obiettare sulla scaletta (la cover di Nick Cave un filino pretenziosa come idea), però tu li vedi sul palco e li ascolti suonare e ti rendi conto che questi fanno parte della categoria superiore, che comprende solo quelli che sul palco sanno sempre cosa fare e che prima di tutto ti trasmettono personalità e leadership, anche se si muovono poco e interagiscono col pubblico il minimo indispensabile, loro se lo possono permettere ormai perchè la scioltezza, il piglio, la sicurezza, è insita in loro. E vedere un Palasharp così entusiasta per le canzoni del primo disco, non mi fa cambiare idea su di esso, ma mi dà un motivo per capire quanto significato abbia per tanta gente appassionata come me. Bravissimi, mi hanno davvero salvato la serata, e mai più mi verrà in mente di snobbare un loro concerto.

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Pubblicato il gennaio 27, 2010 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Una curiosità: qual era la canzone di Nick Cave coverizzata dagli Arctic Monkeys?

  2. Leggo dal report su indie-rock.it Red Light Hand‘, già b-side nel singolo di ‘Crying Lightning

  3.  Red Right Hand (non Light! È una citazione da Milton, mi pare)! Adoro quel pezzo. Non so se voglio ascoltare la versione arcticmonkeysiana però.

  4. Calcola che è MOLTO arcttcmonkeysiana.

  5. La curiosità ha avuto il sopravvento e l’ho ascoltata. Non è male, direi dignitosa (tenendo anche conto che gli AM non mi piacciono). Però non ha minimamente l’impatto dell’originale (le inflessioni di Nick Cave in quel pezzo così scarno sono come due dita che ti trafiggono il costato).

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