Gli Alphabeat e l’Eurodance

Nel 2008 entravo in contatto con la EMI Music grazie agli Alphabeat. L’etichettà aveva mandato la classica mail di proposta intervista e io avevo deciso di buttarmi. Niente promo, né fisici e nemmeno digitali, ma un ascolto del cd il venerdì pomeriggio nei loro uffici e l’intervista il lunedì. andò tutto bene, mi mandarono poi gli mp3 del disco e io lo recensii abbastanza positivamente, e poi in seguito me lo sono pure comprato originale. Se non avete voglia di leggere gli articoli linkati, si tratta di un pop molto radiofonico e semplice, ma, a mio avviso, di buona qualità.

Ieri, a quasi due anni di distanza, mi sono imbattutto nella recensione del sito di NME del secondo disco (nel frattempo la band è passata da EMI a Polydor). Vengo colpito da questo passaggio: " Alphabeat have bravely stripped away all the bubblegum that originally made them popular in favour of the Euro-dance years of the late-’80s/early-’90s". Ora, chi un po’mi conosce, dovrebbe sapere che due sono gli stili musicali che bisogna nominare per darmi le botte di nostalgia: il britpop e, appunto, l’Eurodance. negli anni Novanta non ho vissuto intensamente il grunge, il rock da FM tipo Bryan Adams, Bon Jovi, Aerosmith, mi piaceva ma ora come ora non mi provoca sommovimenti emotivi, ma l’Eurodance sì. Non posso dimenticare gli anni in cui l’ascolto del DeeJay Time era per me un obbligo istituzionale, ed il periodo in cui la domenica pomeriggio era tale solo se si andava a ballare a Le Cinema, dove tutti andavano per ubriacarsi e limonare e invece io andavo solo per la musica, da vero nerd sfigato. Leggere una cosa del genere, ricordandomi del primo disco degli Alphabeat, non poteva che portarmi a scaricare ed ascoltare immediatamente questo The Beat Is…

Cosa che ho puntualmente fatto, e devo dire che effettivamente il richiamo all’Eurodance è forte, però va specificata una cosa, ovvero che detto richiamo è circoscritto al lato più squisitamente canterino e meno pompato del movimento. Per fare dei nomi, parliamo di progetti come Twenty 4 Seven, Ace Of Base, Whigfield (uso riferimenti internazionali, perchè dubito che il gruppo abbia ascoltato fenomeni italiani come Ice MC, Da Blitz, Jam & Spoon). Inoltre, qua e là nel disco fa capolino la Madonna prima maniera, così come avveniva nel debutto, e c’è qualche sporadica strizzatina d’occhio all’Europop arrivato subito dopo, quello di progetti come Spice Girls e Aqua, tanto per intenderci.
Nella mia recensione dell’esordio spiegavo che "In ogni canzone non ci si accontenta di aver trovato il suono giusto per ogni melodia e quindi mantenerlo costante per tutto il tempo, ma sia gli arrangiamenti che le armonie vocali dei due cantanti sono sempre molto dinamici" e che secondo me quello era l’aspetto più importante: ecco qui questa cosa c’è un po’meno, sia all’interno della singola canzone, che soprattutto nel confronto tra un brano e l’altro, dove si tende un po’a ripetersi. Però non si può comunque parlare di un suono piatto e statico, e soprattutto vengono azzeccate, come in passato, le melodie vocali, tutte molto ispirate dalla prima all’ultima. Quindi magari si può parlare di un piccolo passo indietro, però il disco è riuscito e poi la componente nostalgica ne aumenta il valore alle mie orecchie.

Ultimamente per noi thirty something stanno arrivando continui stimoli all’appena citata componente, tra reunion, festival basati su certi nomi, e recupero di suoni come questi. C’è gente che andrà a Venezia a vedere Aerosmith, Cranberries o Skunk Anansie, o a Bologna per i Blink 182, o che spenderà 40 e passa euro per gli Stone Temple Pilots. Secondo me farsi abbindolare da queste cose nel 2010 è ridicolo, però intanto io mi faccio abbindolare a mia volta dall’Eurodance (quindi sono ridicolo anch’io nello stesso modo), e questo disco lo comprerò sicuramente. Il potere dei 90’s si manifesta in varie forme, ed almeno una di esse non può che andare a segno.

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Pubblicato il marzo 11, 2010 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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