Rufus

Insomma, è mai posibile che, solo perchè ho pagato profumatamente il biglietto e non ho avuto quindi accrediti, non abbia ancora lasciato una traccia scritta di quello che è stato il secondo concerto dell’anno finora (e giusto perché i Kent a Stoccolma sono insuperabili di default)? Vabbè, ho postato un breve commento sul forum di indie-rock, e la realtà è che non ho scritto niente di più lungo solo perchè non ne sono semplicemente capace.

Cosa puoi dire, infatti, di un uomo che ha offerto alla platea dapprima 55 minuti, e successivamente altri 75, solo voce e pianoforte, così come del resto è il suo ultimo disco, e che invece di annoiarmi (rischio senz’altro presente con questa impostazione della performance), mi ha emozionato dal primo all’ultimo secondo? No, perchè poi ho letto di gente che durante la prima parte ha fatto un po’di fatica a seguire il tutto: del resto era tutto l’ultimo disco proposto per intero, con immagini di un occhio che passa dall’esere chiuso a socchiuso proiettate dietro, e la richiesta dell’artista di non applaudire maimaimai, nemmeno al suo ingresso e alla sua uscita dal palco. Due coglioni, uno potrebbe pensare, e invece no, tutta la difficoltà che ho avuto nell’ascoltarlo, il disco, è svanita di fronte alla grazia ed al talento di quest’essere superiore. Veramente ho provato la stessa leggerezza d’animo propria del più scanzonato dei concerti pop.
Poi mezz’ora di intervallo, che ci stava in effetti, durante la quale ho rimirato spesso e volentieri Francewsco Bianconi seduto poco avanti a me, senza trovare, come al solito, la forza d’animo di avvicinarlo. Poi torna il buon Rufus e l’atmosfera è completamente diversa: gli applausi si sprecano, lui all’inizio di quasi tutte le canzoni fa discorsi molto simpatici e che intrattengono egregiamente la platea, e le canzoni che suona sono decisamente più accessibili, oltre che conosciute da tutti. Nobody’s Off The Hook, Imaginary Love, Leaving For Paris no. 2, cose così insomma, che se vai al concerto le conosci e le adori, e anche ascoltate in questa veste così spoglia mantengono intatta la loro potenza espressiva e semplicemente ti stendono. E poi c’è poco dafare, il giudizio sul concerto è sempre più generoso quando viene eseguita la propria canzone preferita, e Rufus me la fa penare, ma poi parte con l’inconfondibile giro di piano di Cigarettes And Chocolate Milk e io dico ok, è tutto perfetto, posso anche andarmene a casa (anche perchè tra un po’finisce la metropolitana).
Rufus invece spara altre due perle, Poses e Going To A Town, e poi racconta che l’ultimo posto in cui è stato con sua madre, morta a gennaio, è proprio Milano, e quindi chiude con una canzone sua, della madre. Il discorso introduttivo l’aveva fatto con calma, come qualcuno che ha ormai metabolizzato la perdita e si crogiola nei bei ricordi per esorcizzare il dolore. Invece a fine brano si alza e sta già piangendo come una fontana, una cosa davvero stranissima, evidentemente era convinto di averlo esorcizzato il dolore, di averla metabolizzata la perdita, ma invece no, ancora gli serve del tempo.

Una conclusione se vogliamo unica, come unica è la capacità di Rufus di farsi bastare la sua tecnica vocale e pianistica e la forza del suo songwriting per fare spettacoli di categoria semplicemente superiore, assistendo ai quali chi sta in platea si sente come protetto da un’aura che fa andare tutto nel verso giusto, nonostante si parli di tutt’altro nelle canzoni. Il suono della sua voce, del suo pianoforte, e la sua personalità artistica straripante, ti mettono semplicemente a posto con te stesso e con il mondo. Tanto è vero che la metropolitana l’ho presa al volo e non l’ho persa. Sarà una stupidata, ma voglio prenderlo come un segno che quando si va a vedere Rufus, niente può andare storto, per semplice volontà delle stelle, le stesse stelle che hanno avuto la benevolenza di donare a questo mondo terreno un artista come lui.

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Pubblicato il maggio 18, 2010 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Vero peccato non essere venuta. Ma tant'è. Grazie del racconto Barto.

  2. invidio tantissimissimo!!elo

  3. Elo!!!Io invece invidio chi ti vede spesso, perchè non sono io, visto che non ci vediamo mai 😦 Sarai nella morsa degli esami come al solito immagino 😦

  4. ormai sono sempre impegnata con gli esami 😦 e l'unica persona che mi vede con regolarità, al di fuori di pavia, è ham – e ci mancherebbe! 😀 -la mia vita sociale e concertistica è ridotta al lumicinosigh.elo

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