Bartolotta ed il Record Store Day

Se ho capito bene, il Record Store Day dovrebbe essere una giornata in cui viene sensibilizzato il pubblico sull’importanza dei negozi di dischi, quelli, come si suol dire, di una volta, dove entravi e dialogavi col negoziante di quanto potesse piacerti quel disco o quell’altro. I gruppi propongono pubblicazioni inedite in formati strafighi (che poi, però, dove te li compri? In Internet? Non sarebbe meglio che venissero distribuite nei negozi? Non dico tute in tutti, però un po’ così a random. Vabbè, fine della polemichina) e a quanto pare i blogger, o ciò che resta di loro, sono chiamati a produrre un post in merito a quanto sia figo comprare musica in quei negozietti. Di preciso, non so di cosa parlerò in questo post, lancio lì pensieri in libertà e vediamo che succede.

Quando ero piccolo (tutti mi scherzavano per le dimensioni del mio pene, no vabbè questa era un’altra cosa) il formato più diffuso per l’ascolto della musica era decisamente la musicassetta. Il vinile iniziava a sembrare antiquato ed il cd non era poi diffusissimo. Ovviamente non avevo soldi per comprarle, e quindi dovevo chiedere ai miei il sacrificio. La prima cassetta che ho fortemente voluto con tutte le mie forze perché mi piaceva è il debutto di Jovanotti, intitolato For President, quello con Gimme Five e altre amenità. La seconda è stata ovviamente il secondo disco di Jovanotti: ero venuto a sapere che la data di uscita era il 19 marzo (o così mi sembra di ricordare, magari sbaglio) e che sarebbe stato in italiano, wow, un evento! Mia madre mi disse che me l’avrebbe comprata se avessi preso tre volte ottimo a scuola. Io, da buon secchione, li presi con tipo due mesi d’anticipo, così quel giorno aspettai mia madre che tornava dal lavoro con un’ansia addosso incredibile. Entrano, lei e mio padre, lui mi dice “siamo andati in un negozio grandissimo e non ce n’era più nemmeno una…” ma mia madre non ebbe cuore di stare allo scherzo e mi allungò la cassetta.

Seguirono altri acquisti eseguiti dai miei su mia commissione e solo dietro buoni risultati a scuola, che per fortuna arrivavano. Mi ricordo il doppio live di Antonello Venditti del concerto di San Siro del 1992, per chi non lo sapesse il mio primo concerto. Arrivò la passione per il rock e riuscii a farmi regalare a Natale The Spaghetti Incident dei Guns e la raccolta di Bon Jovi, Crossroads. Poi nel 1994 mi recai per la prima volta in un negozio di musica per conto mio, era Mariposa in Porta Romana e l’acquisto fu Buon Compleanno Elvis di Ligabue.

Arrivò il periodo in cui non capivo che musica mi piacesse, ascoltavo un po’ di metal, un po’ di hip hop e sempre quel rock da FM unito alla dance commerciale di quel periodo. Un casino, e visto che mi piaceva un po’ di tutto (espressione che quando me la dicono oggi mi imbestialisco, anche se non lo do a vedere) non mi appassionavo a niente e non compravo quindi niente. Mi facevo registrare su cassetta i cd che i miei amici noleggiavano (i mitici negozi di noleggio, che meriterebbero un capitolo a parte, lì ci ho visto gente davvero appassionata di musica). Poi arriva il 1995 ed il britpop, mi appassiono agli Oasis e vado sempre da Mariposa Porta Romana per comprare Definitely Maybe. Entro e dico “vorrei il disco degli Oasis, ma non l’ultimo, l’altro”. “Mi sa che non c’è”. “Ah scusa, non te l’ho detto, lo voglio in cassetta, non in cd”. “Ah allora c’è”. La bellezza di andare da qualcuno a chiedere un disco senza dover specificare il titolo resta indimenticabile ancora oggi. E non c’è niente da fare, quando hai la percezione che chi ti vende le cose sia più competente di te, gli acquisti ti danno più soddisfazione, non c’è niente da fare (ho scritto due volte non c’è niente da fare, ma lo lascio).

Inizio a comprare cassette quando riesco, sia a Milano che quando vado in inter rail all’estero (indimenticabile l’acquisto di 1977 degli Ash a Madrid). Inizio a commissionare acquisti ai miei amici che vanno in Inghilterra, perché lì le cassette le hanno mentre qui esportano solo i cd. Espando le mie conoscenze grazie al rock FM (pensare che oggi vado mensilmente ospite in un programma trasmesso dalla web radio nata dalle ceneri di rock FM mi rende orgoglioso stile gallo cedrone) ed al mucchio Selvaggio, che la biblioteca dove vado a studiare ha in abbonamento, e inizio a dover risparmiare pesantemente per comprare le cassette. Non posso non citare il momento in cui da Mariposa Duomo vedo la cassetta del primo disco dei Mansun a 23mila lire e decido di mettere via 5mila lire a settimana, così da poterla comprare dopo 5 settimane.

Il problema è che non avere un lettore cd mi rende un emarginato. Non posso più andare avanti, devo averlo sto cazzo di lettore. Convinco i miei a comprarlo, ma a questo punto devo scegliere il mio primo cd. Vado da un altro Mariposa, quello in Duomo, e scelgo la raccolta dei Charlatans, Meltin Pot. Sono ancora molto contento per la mia scelta, davvero molto simbolica. Da lì seguono altri acquisti, anche perché nel frattempo avevo iniziato un lavoretto da studente di quelli dove guadagni 30 o 40mila lire ogni volta che vai. E acquisto sempre a Mariposa Duomo, perché lì trovo tutto quello che voglio e normalmente a prezzi migliori rispetto al Virgin Megastore.

Perché ai tempi i megastore avevano la mentalità di mettere i prezzi alti perché tanto loro erano megastore e quindi i clienti li trovavano comunque, ed i negozietti invece si tenevano più bassi, così i veri appassionati li andavano a cercare e venivano ripagati. E Mariposa Duomo mi ripagava eccome, non solo vendendomi quello che volevo, ma anche trattandomi bene. La leggenda vuole che da Mariposa Duomo fossero tutti scortesi, soprattutto il tipo grosso alto e con la faccia butterata, che se non sbaglio è lì ancora oggi. Bene, con me era gentilissimo, ma carinissimo veramente. Si vedeva che era più un metallaro, ma ascoltava anche la mia musica e così ne parlavamo. Una volta gli dico “sto cercando il disco di un gruppo che si chiama My Vitriol”, e lui con tono solenne mi dice “e lo hai trovato. Bello, bello, bello”. Inizio a chiedergli dischi che non vengono venduti in Italia, e lui me li procura d’importazione, facendosi lasciare il mio numero e chiamandomi quando gli sono arrivati. Certo, pagavo qualche lira in più, ma nemmeno molto poi, ed era comodo e gratificante. Una volta gli chiedo il disco dei South, e lui mi dice “non ce l’ho, ma un mio amico ha un magazzino e dovrebbe averlo, vieni qui fra tre giorni” e quando torno lui mi vede mettere piede nel negozio e mi sventola il cd da dietro il bancone.

Mariposa Duomo è davvero una parte importante per la mia formazione musicale, gli vorrò sempre tanto bene e sono contento che anche oggi sia ancora lì.

Peccato che la mia sete di conoscenza musicale mi porti ad un certo punto a privilegiare il risparmio economico al rapporto con il negoziante. Quindi prima arriva la Fnac ed un paio d’anni dopo gli acquisti online o nei negozi dell’usato di Londra. Non mi sono più fatto vedere da Mariposa Duomo e da quel ragazzo così odiato da tutti e così amato da me. Sono passati anni, negli ultimi sei mi sono dedicato con passione al giornalismo musicale, ed ho l’impressione che andrò avanti a lungo, la mia casa si è riempita di dischi, la musica ora si può avere gratis, e quando ripensavo ai negozi mi dicevo “cazzi loro, mi fanno pagare di più e io non ci vado”. Ho fatto importantissime amicizie grazie alla mia passione per la musica, al fatto di non essermi mai fatto problemi ad andare in giro per concerti da solo ed all’avvento di Internet, dove potevo scambiarmi impressioni con appassionati come me e che ne sapevano molto più di me. Oggi, però, trovo che sia tutto molto più impersonale di una volta, questo continuo arrivare di nuovi dischi e nuovi nomi importanti è ormai una catena di montaggio, e credo che se si fosse data più importanza a tutto il contorno emotivo relativo all’ascolto della musica probabilmente non ci sarebbe stata tutta questa fame di conoscere sempre più novità e farsi fighi perché le si conosceva. Non sto dicendo si stava meglio quando si stava peggio, e nemmeno che tornando indietro avrei continuato a comprare dischi da Mariposa Duomo, ma che è bene fermarsi a riflettere su com’eravamo e come siamo ora, non per nostalgia, ma per consapevolezza. Una giornata come il Record Store Day io la vedo utile per questo, per ricordare a tutti che non è importante parlare di un disco riuscendo ad attribuirgli gruppi di riferimento che non conosce nessuno, o atteggiarsi sul modello della famosa frase “I listen to bands that don’t even exist yet”, ma che la cosa che conta di più è come godiamo della musica, come ci approcciamo ad essa, come ci serviamo della nostra cultura musicale. La musica è una cosa importante per molti di noi, trattiamola con il rispetto che si merita, coccoliamola, vogliamole bene, facciamo emergere la positività della vibrazioni che ci dà, anche quando ci trasmette sensazioni tristi o depresse. Questo, per me, è il Record Store Day, e ben venga la sua diffusione anche qui da noi, sperando che ogni anno se ne parli sempre di più.

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Pubblicato il aprile 15, 2011 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. grande barto!! anche per me jovanotti è stato il primo acquisto musicale, avevo tipo 6-7 anni, mio nonno me la comprò dopo tanti pianti

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