Mark Morriss @ Level Club, Ancona, 19/11/2011

Grazie all’amico Macca, che non smetterò mai di ringraziare e stimare per il lavoro splendido che fa, nell’ultimo anno ho avuto a che fare con tre nomi importanti del periodo britpop. Avere a che fare significa non solo averli visti dal vivo, in acustico, non solo averli intervistati ma anche averci parlato un sacco di tempo a cena e insomma, averli visti come sono come persone al di fuori del ruolo di musicisti. Dopo Nigel Clark, leader dei Dodgy, e Rick Witter & Joe Johnson, voce e chitarra degli Shed Seven, ieri è stata la volta di Mark Morriss, leader dei Bleutones appena scioltisi.

È stata una serata molto bella, salvo la sfiga che, nel cambio di aereo, a Mark non hanno imbarcato la chitarra e quindi si è perso un sacco di tempo, cosa che mi ha impedito di poter fare l’intervista di persona (ma la farò via mail) e che soprattutto non deve aver messo di buonumore il musicista (meno male che comunque la chitarra l’hanno trovata). Siamo stati un sacco di tempo a chiacchierare a cena, in un bellissimo e buonissimo ristorante in centro ad Ancona, che si chiama Strabacco, se passate da quelle parti non perdetevelo, spettacolo puro. E mi sono reso conto che l’understatement mostrato da Mark quando l’ho visto quest’estate con i Bluetones in una delle ultime date prima dello scioglimento corrisponde a com’è lui come persona. Mai fuori dalle righe, mai desideroso di essere al centro dell’attenzione, mai con l’atteggiamento di ci tiene a ricordare il suo passato importante. Preciso che Nigel e Rick, che invece leader naturali lo sono, mettono in evidenza il loro periodo d’oro in modo giusto, senza tirarsela ma rivivendolo per prima cosa con gioia propria. Mark invece è diverso, ci parli e ti dimentichi quasi che è un musicista, lui è semplicemente un commensale ed un interlocutore che sa stare nel suo ma allo stesso tempo non si fa problemi a raccontare qualsiasi cosa di sé, da suo figlio di tre anni alle sue vicende sentimentali, dal suo tifo per il Liverpool a come le droghe abbiano fatto parte della sua vita. Gli dici “Ma il tuo nome in Uk è ancora grosso?” E lui “No no”, poi però gli scappa che il concerto di Londra è già sold out in prevendita. Davvero una persona che sa darti vibrazioni positive senza mettersi in mostra in alcuno modo.

Ovvio che poi ero anche andato fino ad Ancona per il suo live, che ha decisamente rispecchiato l’uomo che ho conosciuto al tavolo di un ristorante mangiando cose buonissime abbondantemente innaffiate da vino Rosso Conero di gran qualità. Mark non ha una tecnica sopraffina alla chitarra, e se ce l’ha non l’ha mostrata certo fino in fondo; il suo timbro vocale è un po’ impolverato dagli anni, ma fondamentalmente è ancora quello dei tempi d’oro ed il suo accompagnamento alla voce con la sei corde acustica aveva una struttura semplice ma era perfetta per lo scopo. Del resto, i Bluetones hanno sempre abbinato una certa forza del suono a tessiture all’interno degli arrangiamenti non certo riproducibili con un solo strumento, ed è stato quindi naturale per Mark privilegiare la pienezza del suono acustico piuttosto che i ricami ed il cesello. Per lo stesso motivo, non tutte le canzoni del gruppo potevano essere rese in acustico, quindi niente Mudslide, Autophilia, If, Solomon Bites The Worm, Never Going Nowhere, sì invece a Bluetonic, Slight Return, Keep Your Home Fires Burning, Marblehead Johnson, più la chicca di The Fountainhead; per il resto, brani dei Bluetones più recenti, alcuni suoi scritti in queste ultime settimane (ci ha detto “appena sono tornato a casa dal tour dei Bluetones che ha sancito il nostro scioglimento, avevo il bisogno di sentirmi impegnato e ho iniziato scrivere canzoni”) e un paio di cover. Un bel set, coinvolgente, tanto che anche qualcuno tra chi era lì solo per fare serata e non conosceva niente, pian piano ha applaudito.

A Mark non piace la birra (“l’ho provata, ma non mi piace il sapore”), una sorta di eresia per un inglese (in compenso al buon vino non dice mai di no e fuori dalla tavola il suo drink prediletto è Jack e cola), ed anche questo particolare, secondo me, dice molto sulla persona che è, incurante dei suoi successi e dei cliché che vorrebbero che il leader di una band importante abbia una personalità di un certo tipo. Mark vuole essere allo stesso tempo una persona normale e se stesso. A gennaio torna, per più date rispetto a questa unica: non mncherò, perché un uomo così merita il sostegno di chiunque, al di là dello stretto aspetto musicale.

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Pubblicato il novembre 20, 2011 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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