ManzOni @ Magnolia, 24/01/2012

Scoprire dell’esistenza dei concerti la mattina stessa della sera in cui si svolgeranno fa ovviamente piacere, ma può dare dei problemi quando in realtà con la testa si era già deciso di non fare tardi e di starsene tranquillo. Ci ho messo comunque un paio di minuti a stabilire definitivamente che no, i ManzOni non me li potevo perdere, fanculo al sonno arretrato.

Parto alla volta del Magnolia ascoltando il mio cd originale degli Help Stamp Out Loneliness, arrivatomi due giorni fa. Purtroppo la dogana ha intercettato il pacco e così ho dovuto pagare un sovrapprezzo che ha fatto svanire tutta la convenienza del cambio dollaro/euro, che già ultimamente non è ai migliori livelli. E’ solo la seconda volta che succede, quindi non mi dispero, e soprattutto ora posso ascoltarmi in macchina un disco che ho amato e ancora amo così tanto. Serenità e disimpegno mi accompagnano, quindi, ad assistere a un live che non ha nessuna di queste du componenti.

Prima dei miei adorati ci sono ben due gruppi, quindi addio alla speranza di tornare a casa presto. la prima band si chiama Le Fate Sono Morte e fa un rock rabbioso senza infamia e senza lode. Seguono i musica Per Bambini, sempre divertenti nel loro live di forte impronta teatrale, alcune trovate fanno davvero ridere e la musica non è poi così stupida come potrebbe apparire. Apprezzo particolarmente la tavola calda periodica dove viene servito il minestronzio e i due reality di successo intitolati Campioni e Il Pupo E Il Secchione, ambientati rispettivamente tra i neonati in provetta e tra i neonati abbandonati nei rifiuti.

Poi arrivano loro e per chi non li conoscesse sono questi. Inizialmente il suono esce piuttosto male, nel senso che c’è una saturazione eccessiva in tutte le uscite, sia delle chitarre che del microfono di Gigi Tenca. Non riesce, quindi a crearsi un amalgama tra i vari strumenti e tra l’insieme di essi (che non c’è, appunto) ed il cantato (o declamato, come volete voi) e si fa fatica a capire quello che Gigi ci sta raccontando. Il problema si risolve presto e mi rendo conto, poi, che la band ha impostato il live in modo un po’ diverso rispetto a come i brani suonano su disco. Lì, infatti, come spiegavo ai tempi nella recensione, troviamo un suono ruvido e cupo posto in un contesto da songwriting blueseggiante moderno, qui l’impronta è molto più post rock. C’è più pulizia e più rotondità. non mancano le abrasioni ma è proprio il filtro da cui passa la base della canzone per venire realizzata nella pratica che cambia.

Chi mi conosce sa che mi piace dire che tra me e il post rock c’è un rapporto di reciproca stima: ci riteniamo vicendevolmente delle brave persone ma non andiamo al di là di un buongiorno e buonasera, salvo rari casi. Ieri è stato uno di quei casi, perché, per fortuna, la forza dell’impianto emozionale proprio della band era tutta lì, quantomeno come su disco, ed il bello di avere i musicisti lì davanti a te e di sentire la voce di Gigi che arriva direttamente alle tue orecchie è un necessario aumento dell’intensità del risultato globale. Questo vale sia nei momenti in cui il suono è più sottile e introspettivo che quando il corpo e il volume dei brani, e per volume intendo anche i metri cubi, non solo il livello del rumore, sono al massimo.

Setlist equamente divisa tra album ed EP con anche un paio di brani nuovi che sembrano proprio sullo stesso livello dei vecchi. Alla fine mi sento con il cuore gonfio ed il fiato sospeso, sballottato tra la positività di aver assistito ad un live così appagante e lo scomodo realismo che mi è stato sbattuto in faccia. Riesco ad incrociare Gigi appena scende dal palco, gli porto i saluti di un’amica comune e a quel punto lui capisce chi sono e si ricorda anche il mio nome. Ci parlo un minuto scarso, ma mi basta per capire che è una persona buona e pura.

Salgo in macchina e mi dico che non posso rimettermi ad ascoltare gli Help Stamp Out Loneliness, troppo alto lo sbalzo, su ttuti i piani possibili. In realtà però sono felice di questa serata e la felicità va celebrata con musica felice, così finisco il disco e ricomincia la prima canzone, che dice a un certo punto “I don’t know what tomorrow brings, nothing but insecurity“. Eccolo il collegamento con i ManzOni, si è compouto il giro circolare tanto caro ai post rockers, che per una sera è stato caro anche a me.

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Pubblicato il gennaio 25, 2012 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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