L’annosa questione di come certi artisti reagiscono a domande del cazzo

Questa intervista fatta a Il Teatro Degli Orrori, e soprattutto le risposte di Capovilla, ripropongono l’annosa questione di cui al titolo del post. E’ giusto che gli artisti rispondano “senza filtro” quando ritengono che le domande  ricevute non meritino altro che insulti, oppure sono tenuti a mantenere sempre professionalità e aplomb? Tra l’altro la differenza di “resa dell’output” è chiaramente messa in mostra dalle risposte di Favero, che invece la professionalità e l’aplomb li mantiene sempre.

Umanamente, io un paio di risposte di Capovilla le trovo perfettamente comprensibili. Mi riferisco a quelle relative alle domande sull'”ammorbidimento delle tensioni rock” e sui “rivolgimenti delle impalcature della comunicazione tutta”. Il problema di fondo, però, è che Capovilla stesso parte già incazzoso dall’inizio, e l’impressione netta è che ce l’abbia col mondo intero perché il disco nuovo della sua band non è stato universalmente accolto gridando al miracolo, ma il concetto base che sta venendo fuori è che un album così rischi di essere pretenzioso, che sarebbe stato meglio inserirvi meno canzoni, che va bene l’idea del concept e tutto quanto però insomma, è davvero troppo lungo e faticoso da ascoltare tutto insieme, e ciò non è mai bene per un disco rock. Ma dalle risposte date, non solo da Capovilla ma anche da Favero, si capisce che la band sia convinta che sia colpa del popolo bue e ignorante che non capisce, non certo loro che hanno fatto il disco più o meno definitivo del rock italiano. Quindi via subito con il definire le domande “incomprensibili” e “figlie del pregiudizio” quando invece poi così malvagie non erano. Insomma, il caro e vecchio concetto di “io sono io e voi non siete un cazzo”. Poi oh, posso sbagliarmi perché io Capovilla e Favero mica li conosco personalmente, ma credo sia innegabile che dalle risposte il messaggio che i due stanno lanciando sia proprio questo. Ed è, quindi, spiegato il motivo per cui non ci fanno una bella figura, soprattutto, ovviamente, per colpa di Capovilla, visto che la classe di Favero nelle risposte è apprezzabilissima .

Diciamo, quindi, che questo non è il miglior esempio per dirimere l’annosa questione, perché ci vorrebbero interviste veramente del cazzo, mentre questa, a parte le due cadute di cui dicevo, non sarà uno splendore ma nemmeno mi sembra niente di drammatico. Nello specifico, quindi, si tende a credere che quando la gente ti critica e tu, invece di stare ad ascoltare, ti incazzi con tutti, hai compiuto il primo passo verso il declino. Vedremo se ciò avverrà anche stavolta.

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Pubblicato il febbraio 9, 2012 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 12 commenti.

  1. diciamocelo però: una percentuale sempre più alta di ìnterviste, fatta sia da appassionati che da professionisti, è composta da domande che o sono sempre le stesse o sono di un apretenziosità che sfiora la stronzaggine. io mi sarei anche rotto il cazzo dell’80% del giornalismo musicale…

  2. Diciamo che qui entrambi ci hanno messo del loro. Capovilla è un personaggio così e di fronte a domande per la maggior parte brutte (oltre a quelle da te citate ci metto dentro anche la seconda, quella sul lato performative) ha trovato terreno fertile per sfogarsi.
    La questione però dev’essere affrontata a monte: una lista di domande mal poste, già fatte mille volte o semplicemente brutte non dovrebbe nemmeno arrivare all’intervistato. In questo modo non ci sarebbe nemmeno da dibattere sulla correttezza di rispondere in maniera più o meno elegante.

  3. Ragazzi, voi avete ragionissima, però l’esagerata diffusione dell’hobby di giornalista musicale (o di speaker radiofonico o di dj, e direi anche di musicista) è ormai una realtà (ho detto intenzionalmente le cose che faccio anche io perché so benissimo che solo 10 anni fa non mi sarei mai potuto permettere di farle) è ormai una realtà e l’industria musicale non può prescindere dal mandare i propri artisti in pasto a gente che ha gravi lacune per poter avere una promozione decente. Il fatto è, questi lo fanno per hobby, Capovilla ci campa, o almeno suppongo che ci campi, quindi, voglio dire, sarebbe decisamente più consono alla situazione se fosse lui a trattare con la giusta professionalità chi un professionista non è.

  4. Barto, nessuno nega la diffusione del giornalista per hobby, ma la questione sta tutta in questa tua frase: “sarebbe decisamente più consono alla situazione se fosse lui a trattare con la giusta professionalità chi un professionista non è”. Infatti Capovilla tratta l’intervistatore con la professionalità adatta per questa occasione (ovvero nessuna, visto che anche da parte del “giornalista” di professionalità non se ne vede).
    Il fatto che tantissimi recensori/intervistatori musicali non siano professionisti non è un problema, a patto che questo non sia un alibi per scrivere qualsiasi cosa (e infatti io ho smesso).
    La qualità dell’articolo dovrebbe essere il punto principale, a prescindere da chi lo scrive (nel caso specifico: se fai domande del cazzo non puoi voler scrivere un bel articolo solo con la speranza che dall’altra parte ci siano risposte di alto livello).

  5. Boh, secondo me ognuno dovrebbe comportarsi con la professionalità che dovrebbe competergli sempre e comunque, anche perchè non è che Pifferi avrebbe fatto una figura migliore se Capovilla avesse risposto con professionalità, ma anzi, le sue domande sarebbero finite ancor più sotto una cattiva luce, invece così Capovilla rischia di “scagionare” Pifferi, perchè ovviamente l’attenzione va più sulle risposte che non sulle domande (poi ripeto, non tutte erano così orrende)

  6. Ma anche l’intervistatore tratta Capovilla con la professionalità che ai merita..ovvero “nessuna”.

  7. ciao, non so se qualcuno riceverà notifiche per questa mia risposta, ma tant’è… ci si prova lo stesso…

    le domande erano “brutte” semplicemente perchè è stato richiesto dall’uff stampa di “riscriverle” dato che avevano infastidito il capovilla…
    al che, sinceramente, mi sono risentito e le ho riformulate in un italiano talmente saccente e tronfio come credevo si meritasse un autoproclamato intellettuale come capovilla…

    il mio atteggiamento “saccente” derivava da ciò e dal fatto che mi trovavo di fronte qualcuno che molto aveva insistito sul lato “intellettuale”, cioè colto, alto, ecc, senza contare che, avendo io più di qualche anno, mi sarei rotto il cazzo di leggere le solite interviste con le solite domande…
    volevo, anzi credevo di pormi su un piano un po’ più elevato, seppur farraginoso e magari macchinoso… cmq scremando l’aura presuntamente “colta” non è che abbia fatto ste domande assurde, no?

    le domande brutte, come dice qualcuno nei commenti, derivano pure da input legati alla press, in cui si poneva molto l’accento sul lato educativo-pedagogico della musica del tdo o su un tentativo di porsi in modalità meno “rock” e più “teatrale”, ecc.
    e la press, ovviamente, non l’ho fatta io

    ci sono poi altre questioni diciamo “pratiche” legate alle domande, alla possibilità di riformulare le risposte, alla richiesta di non pubblicare l’intervista ecc ecc che svilirebbero ancor di più la questione e che lascio fuori, non prima di aver detto però che la misura – la chiamiamo umiltà? – di un autore/artista ecc si vede da come si pone di fronte al giornalista, al dilettante, al fan

    io mi informo su chi ho davanti;
    capovilla non sa nemmeno chi io sia, nonostante basterebbe una googlata per rendersi conto che l’avevo già intervistato per odm e avevo recensito molte sue cose…
    e pure per rendersi conto che, se mi devi consigliare in maniera sprezzante un “dizionario” perchè non so l’italiano – cosa di per sè abbastanza surreale -, magari di lavoro ho proprio a che fare coi “dizionari” di italiano…

    aò, scusate la pappardella eh
    saluti

  8. Ok, ovviamente chi legge l’intervista non si può certo immaginare che ti sia stato chiesto di riscrivere le domande, a questo punto il modo in cui sono state fatte nella versione a cui poi sono state date le risposte ha più senso, purtroppo però la lettura lascia le impressioni che ho scritto nel post. A me non è mai capitato che mi venisse chiesto di riscrivere le domande, probabilmente se mi capitasse direi di no e piuttosto l’intervista non si fa, ma è facile parlare guardando le cose da fuori, ci sta benissimo che tu ti sia infastidito per questa richiesta e abbia avuto la reazione di riformulare le domande così. Purtroppo non è stata una gran scelta ma ogni tanto ci si fa trascinare dall’impulso del momento ed è umano che succeda.

  9. sai, non è nemmeno questione di “impulso” ma proprio di rodimento di culo, perchè a volte trovi degli incapaci davanti, altre potresti trovare chi ne sa più di te…

    le domande sono state inviate via mail così come le risposte e la decisione di mantenere l’impianto originario e di metterle a chiosa di un articolo che fosse più neutro possibile (o almeno si spera lo sia a tutt’oggi) proprio per far risaltare la boria del personaggio e non scadere in turpiloqui – che ci sarebbero pure stati, a dirla tutta – e passare dalla parte del torto…
    all’intervistato era stato specificato che “performative” rimandava ad una sorta di “teatro-canzone” – atmosfere più dilatate, spoken word sui generis, ecc. – che il diretto interessato non ha smentito per poi percularmi nella risposta…

    c’è un perchè a monte, ma si finirebbe nel gossip puro perciò è inutile dilungarcisi…

    esulando dal discorso “intervistato” si potrebbe aprire una lunghissima discussione sul dilettante professionista o come cavolo lo chiama anderson nella coda lunga, ma probabilmente non ne usciremmo mai… così come non usciremmo mai da una discussione su quello che felson definisce come “professionalità” e che in tutta sincerità non riesco a capire…
    per quel che mi riguarda, non parlo del mio operato ma di come la vedo, l’unica differenza che vedo oggi come oggi in italia è che uno (pochissimi in realtà) viene pagato, l’altro no…

    di nuovo grazie per l’ospitalità
    saluti

  10. ah, per curiosità, cos’è che non si capisce in queste due domande?
    quella sul “lato performativo” e quella sull’ammorbidimento, alla quale tra l’altro entrambi pur se piccati danno ragione…

    non te lo chiedo per fare una rissa eh, sia chiaro, ma solo per comprendere dove posso essere stato troppo macchinoso perchè, te lo giuro, non riesco proprio a capire dove non sia comprensibili…

    p.s. le risposte di favero hanno più aplomb ma sono arrivate molto dopo le prime domande, le domande revisited e le risposte di capovilla 😉

    saluti

  11. Sulla prima domanda copincolo un passaggio della risposta che per una volta non mi sembra fuori luogo. “Comunicatività? Certo, vogliamo comunicare qualcosa, ma non vedo alcuna relazione logica con l’espressione “ammorbidimento delle tensioni rock”, peraltro anch’essa di difficile interpretazione. Dovresti essere più chiaro ed onesto e dire apertamente: questo è un disco più commerciale dei precedenti”. Sulla secondaq, è proprio l’espressione “rivolgimenti delle impalcature” che mi sembra proprio brutta, non incompensibile, ma brutta

  12. sì, le ho lette le risposte dell’intervistato e ancora rido al solo pensiero della sua reazione se gli avessi detto che hanno fatto un disco “più commerciale”…

    “rivolgimenti” è italiano e neanche troppo colto o in disuso e mi è sembrato un termine esatto per indicare quello a cui anche tu hai fatto riferimento: cioè come oggi un fan possa parlare in maniera diretta col suo idolo o come non ci sia più una differenza così evidente tra carta stampata e webzine, con queste spesso più influenti – vedi pitchfork – di molti illustri padri cartacei… poi de gustibus, ma l’utilizzo era ed è per me funzionale ed esatto…

    saluti

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