La più grossa puttanata della storia dello sport moderno

Mai come quest’anno il football americano fa discutere gli appassionati anche nel lungo periodo di offseason. Mentre si aspetta il draft di aprile, dal quale dovrebbero uscire diversi giocatori destinati a diventare fenomeni o quasi, il punto cruciale delle strategie di mercato di molti stava in dove avrebbe firmato Peyton Manning, scaricato dai Colts. Ma visto che non tutti quelli che mi leggono conoscono il football, cerco di contestualizzare.

Peyton Manning è uno dei più grandi quarterback della storia del football. 4 volte MVP e giocatore che ha raggiunto più velocemente nella storia le 50mila yards in passaggi: già questi numeri dovrebbero far capire le dimensioni dell’impatto di Peyton sulla Lega fin da quando è arrivato. Purtroppo, a 36 anni, ha saltato tutta l’ultima stagione per un problema al collo. I suoi Colts, così, senza di lui hanno fatto il peggior record della Lega nella scorsa stagione in termini di vittorie – sconfitte e possono, quindi, esercitare la prima scelta assoluta al prossimo draft, nel quale il giocatore più appetibile è proprio un quarterback, Andrew Luck, che sembra abbia tutto per diventare una specie di semidio o quasi. I Colts, quindi, decidono di esercitare l’opzione per poter rilasciare Manning, che è così libero di trovarsi una squadra. Scelta giusta, sbagliata, non si sa, però in astratto ci sta. Non ci sta affatto, invece, che a ottenere i servigi di Manning per la prossima stagione siano stati i Denver Broncos, e ora spiego il perché.

I Broncos venivano da un periodo in cui la loro leadership era nelle mani di un mediocre come Kyle Orton, buoni mezzi tecnici ma assoluta mancanza di carisma e personalità che lo portava a perdersi non appena la partita si faceva un minimo tesa. In questo periodo, però si stavano coltivando in casa una giovane promessa, Tim Tebow, giocatore che aveva fatto sfracelli al college ma che non era ritenuto pronto per partire subito titolare, anche per via del suo modo di giocare molto fuori dagli schemi, soprattutto quelli rigidi dell’NFL. L’anno scorso, però, è stata ormai chiara l’inadeguatezza di Orton, per cui Tim è stato buttato nella mischia: Risultato: la squadra ha ha ottenuto un insperato posto nei playoff, con prestazioni del suo quarterback spesso impresentabili per buona parte della partite, che venivano tenute in equilibrio solo grazie alla difesa, ma micidiali nei momenti che contavano. tanto per farvi capire, Tebow è l’unico quarterback della storia ad aver vinto una partita con due soli passaggi completati. L’america impazzisce per questo ragazzo che dal nulla si inventa campione dopo essere stato un brocco per buona parte della partita. Nasce il Tebow Time, che sta ad indicare il momento in cui la partita è ancora in equilibrio e Tim emerge dal nulla che ha fatto fino a quel momento.

Nei playoff i Broncos incontrano i più quotati Steelers. Tim è discontinuo come sempre, ma un po’ meno del solito, e al supplementare indovina il primo passaggio e manda il suo ricevitore preferito, Demaryius Thomas, in touchdown dopo soli 11 secondi. Poi la squadra esce per mano dei fortissimi Patriots, ma insomma, come prima stagione nella quale Tim ha avuto responsabilità vere, non c’è male a dir poco.

E invece ai Broncos non sembra bastare, e preferiscono disfarsi del proprio campioncino in erba per prendere uno che ad andar bene farà una o due stagioni e ad andar male non avrà risolto i propri problemi fisici e risulterà, quindi, un buco nell’acqua. Ma mettiamo anche il caso che Manning ora sia sanissimo: queste resta comunque una puttanata clamorosa da parte della squadra del Colorado e non me ne viene in mente un’altra più incredibile nella storia dello sport moderno, almeno in fase di scelte di mercato.

La squadra, infatti, si era ormai abituata a Tebow, al suo stile di gioco, ai suoi alti e bassi. Adesso, con Manning, devi cambiare modo di giocare e anche i giocatori. La difesa, intanto, starà in campo molto meno tempo e questo non necessariamente è un bene, perché essa ha mostrato di esaltarsi e di essere decisiva proprio quando è rimasta in campo per molti minuti con Tebow. Ma poniamo anche il caso che effettivamente si realizzi l’equazione meno minuti in campo = meno punti subiti e pensiamo all’attacco. Con Manning quarterback, tu devi avere almeno una di queste due cose: una batteria di ricevitori amplissima e con un altissimo livello diffuso, oppure un gioco di corsa tra i top della Lega. Manning non migliora i ricevitori mediocri, semmai esalta i campioni, ma questi ci devono essere, o se non ci sono le difese devono chiudersi per coprire le corse perché hanno paura di esse, altrimenti il quarterback, pur bravo, non ha campo libero. E Denver, al momento, non ha né un ricevitore e nemmeno un running back tra i top della Lega. Certo, c’è Thomas che è un talento in crescita, ma ai Colts Manning aveva, tutti insieme, quattro mammasantissima come Reggie Wayne, Austin Collie, Pierre Garcon e Dallas Clark. Una batteria di ricevitori così i Broncos non la costruiranno mai. Se anche prendessero i due migliori free agent sulla piazza, ovvero Ward e Manningham, non si avvicinano neanche a quel livello. E coi runningback liberi siamo messi ancora peggio. Quindi Manning a chi la passa la palla? E quanto campo a disposizione avrà, con le difese apertissime sui passaggi visto che tanto come running back non c’è questo gran che da affrontare?

Magari ho troppa poca fiducia sia in Manning che nella capacità dei Broncos di allestire una squadra a sua misura, ma davvero non vedo che controindicazioni a questa scelta. Per chiudere, rifiuto anche l’opzione per cui Manning sarebbe stato preso per far crescere Tebow, da usare come backup per far sì che impari certi trucchi dal grande campione. Sono due giocatori troppo diversi, seppur giochino nello stesso ruolo: sarebbe come se a Bobo Vieri fosse stato chiesto di imparare qualcosa da Maradona. E non perchè Maradona sia più fote di Vieri in senso assoluto, ma perché ci possono essere delle squadre in cui uno può essere più funzionale di un altro più forte di lui. E questo era il caso dei Broncos.

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Pubblicato il marzo 20, 2012 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

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