Dal 1997 ai giorni nostri [contiene Subsonica]

Il 1997 è l’anno spartiacque della mia vita. Avevo 22 anni ed ero in fase di uscita dalla post adolescenza indolente e fancazzista. Il futuro mi sembrava ancora una cosa lontana, però mi ero finalmente messo in testa di stare seriamente sui libri per passare quei cazzo di esami universitari, magari anche con voti un attimino più alti del 18 – 20. Lo sforzo mi è costato la rinuncia al controllo del mio peso, nel senso che era troppo pretendere che studiassi forte e mi limitassi nel mangiare allo stesso tempo, però il gioco valva la candela, credo. In quel periodo mi stavo anche costruendo la mia personalità, quella per cui in molti oggi mi conoscono. Mi stavo coltivando gli interessi quelli che mi avrebbero accompagnato per tutti gli anni a venire e avrebbero influenzato dapprima il mio modo di essere e poi il tipo di persone che ero pronto, come attitudine, a conoscere andando in giro. C’era la musica, certo, al primo posto. Alla fine del 1997 i dischi di gruppi poco o per nulla considerati dai grandi network radiotelevisivi iniziava a essere non dico nutrito, ma con un minimo di consistenza. Kula Shaker, Charlatans, Dodgy, Seahorses, Mansun, Space, Stereophonics, ma se vogliamo anche gli Smash Mouth e, perché no, anche i Fool’s Garden, che ormai non si cagava più nessuno. E in Italia gli Scisma, di cui mi sono innamorato dopo averli visti di spalla agli Afterhours in un concerto all’Aquatica che costava 7mila lire, il primo concerto a cui andavo da solo. Altri tempi, altro tutto. Avevo sempre una Punto, ma quella uscita nel ’94, non quella che ho adesso, uscita nel 2006. Andavo ai concerti punk per ubriacarmi fuori dal locale con una bottiglia di vino che io e il mio amico trafugavamo a turno dalle nostre rispettive case. Sapevo che potevo farlo perché non dovevo alzarmi necessariamente presto, però poi a un’ora decente mi alzavo e facevo il mio dovere. Se dovessi scegliere un anno nel quale ha inizio il Barto di adesso, quello è indubbiamente il 1997.

Questi pensieri non mi sono venuti in mente in modo del tutto spontaneo: in realtà, non avrei potuto che farli in seguito all’ascolto dal vivo di canzoni che avevo ascoltato, sempre dal vivo, proprio nel 1997. Già, perché dopo essere impazzito per gli Scisma, ero tornato in quel dell’Aquatica per il concerto di un altro gruppo di cui ascoltavo le canzoni su Rock FM. Erano quelli che cantavano Senza Parole, che poi il titolo era Istantanee, ma chissenefrega, per me era Senza Parole, poi c’era quell’altra, Radio Estensioni, bella quella, anche meglio di Senza Parole. Quindi vado all’Aquatica e a questo punto uno si aspetterebbe un’altra folgorazione live, e invece no. Nel senso, bel concerto ma nessun moto di adorazione, bravi, ci sanno fare, ma era finita lì, mi ricordo di essere stato colpito da Onde Quadre e poi nient’altro.

Da lì i Subsonica sono cresciuti esponenzialmente e io li ho visti dal vivo un casino di volte, ma quelle canzoni le avevo ascoltate in concerto solo nel 1997, nell’anno che ha iniziato a definire quello che sono adesso. Ieri sera, però, ho avuto modo di riascoltarle dal vivo, perché la band le sta risuonando per i 15 anni dal primo disco. E la tripletta Senza Parole, Onde Quadre e Radio Estensioni, così messe a tradimento una in fila all’altra, mi ha paralizzato, perché non poteva che catapultarmi in quel periodo e in quell’embrione del Barto attuale, perché poi non mi si erano più presentate davanti. È stata una cosa incredibile, una delle sensazioni più strane e intense che mi siano mai capitate. Il potere evocativo e immaginifico della musica è arrivato ai suoi massimi livelli in quel momento, probabilmente perché meno ti imbatti in una canzone o in una serie di canzoni e più verrai riportato nel periodo in cui le hai scoperte.

E poi mi è venuto necessariamente da pensare a cosa sia stato importante per i Subsonica nell’aumento delle loro notorietà e soprattutto credibilità, e non poteva che essere la partecipazione a Sanremo con tutti I Miei Sbagli. Perché l’oltranzismo indie, anzi, la parola indie nemmeno esisteva, l’oltranzismo della comunità alternative, poteva essere molto più cattivo di adesso nel momento in cui si facevano scelte di visibilità di quel tipo, ma c’era anche l’onestà di riconoscere la genuinità delle scelte nel momento in cui la canzone utilizzata fosse davvero valida. E Tutti I Miei Sbagli era valida sul serio, e con una canzone così portata in un ambito come quello sanremese, unita alla precedente uscita di Microchip Emozionale, tutti si sono fidati dei Subsonica, tutti hanno concesso loro una possibilità, e loro sono stati bravissimi a sfruttarla e a diventare nel giro di pochi anni quello che sono oggi. Microchip Emozionale è stato fondamentale, ma Tutti I Miei Sbagli lo è stata molto di più. E mentre pensavo questo, eccola, Tutti I Miei Sbagli, fatta solo voce, chitarra elettrica e pianoforte. Una versione devastante, non per la potenza, ma per la capacità, anche qui, evocativa di ricordi e sensazioni. Un maremoto, un uragano, un quello che volete ma pensate a qualcosa che spazza via tutto completamente. Eccola, è la tutti I Miei Sbagli di ieri sera.

E poi inizia il concerto, e uno potrebbe pensare beh, hanno fatto quelle canzoni prima, quindi ora la parte più tradizionale sarà ridotta. Invece no, hanno praticamente fatto il concerto intero come se quella mezz’ora abbondante non ci fosse stata, però c’è stata, quindi il tutto è durato mezz’ora abbondante in più rispetto al solito. E quindi, si potrebbe sempre pensare, beh, oltre mezz’ora di concerto in più, alla fine non erano brillanti come sempre. Infatti no, non lo erano come sempre, lo erano molto di più. È stato una vera bomba, ancora più violento e trascinante del normale, con il lato electro in splendida evidenza. A un certo punto mi sono chiesto, ma questi sono i Chemical Brothers o i Subsonica?

Erano i Subsonica, che hanno trovato il modo di superare i propri standard dal vivo, già molto alti, e di mettere in piedi uno di quegli spettacoli che verranno ricordati da tutti quelli che c’erano per tutto il corso delle loro vite. Tutti, nessuno escluso, non solo quelli che si sono visti toccati in corde così intime come è successo a me. Diciamo che forse io lo ricorderò con un minimo di piacere in più. Perché in fondo mi piace molto come sono ora e non posso che essere grato a quel 1997, per avermi avviato sulla strada che non ho ancora mollato e che non mollerò mai.

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Pubblicato il aprile 24, 2012 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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