Scandinavia 2012: una vacanza perfetta

E anche questo viaggio si è rivelato una meraviglia. Bellissimi posti, compagnia fantastica e concerti all’altezza della situazione. Cosa volere di più.

 

Le città: quanto sia bella Stoccolma lo dicono in tanti e nemmeno io sono mai uscito fuori dal coro. Però dicevo sempre che la preferivo in inverno, col paesaggio innevato, rispetto a quando l’avevo vista in estate nel lontano 1998. Ora, dopo due visite invernali nel 2006 e nel 2010, ora l’ho rivista d’estate e… non posso dire di aver cambiato idea nel senso di preferirla alla versione innevata, ma non sono nemmeno più sicuro della superiorità di quest’ultima rispetto a quella estiva. Insomma, è una città in cui si può andare 365 giorni all’anno e sarà sempre bellissima e magica e ti farà trattenere il respiro.

La sorpresa è stata Turku, non perché me l’aspettassi brutta, ma perché non immaginavo fosse così bella. Avevo già visitato tre città finlandesi e nessuna mi aveva detto molto, Turku invece mi è piaciuta subito, sia nella zona più storica con la Cattedrale e la piazza vecchia che in quella del fiume Aura dove la veduta è sempre suggestiva, ma anche nei quartieri più moderni e residenziali è piacevolissimo passeggiare e guardarsi in giro, con tutti quegli alberi e quel verde. E poi due chicche: il castello con il suo parco e il museo della vecchia Turku, ovvero egli scavi dove sono state rinvenute mura e costruzioni antiche, tutto davvero evocativo. Una tappa davvero consigliatissima insomma.

 

La compagnia: il Kent meeting è sempre il Kent meeting, non c’è niente da fare. Le ultime edizioni si sono tenute sempre a Stoccolma in occasione di un concerto dei nostri idoli e poi il gruppo è stato al completo solo per poco tempo, perché qualcuno poi doveva sempre andare via presto (in questo caso io). Non mi stanco mai di pensare con immenso piacere a come ci siamo conosciuti e a come sia cresciuta questa nostra amicizia corale, segnata dalle distanza dei luoghi in cui viviamo ma anche da una complicità sempre fantastica e totalmente appagante. E non sapete quanto mi senta in colpa per non farvi dormire di notte col mio russare.

Anche a Turku c’era una persona che vedo raramente visto che viviamo lontano, con il suo splendido marito che avevo già conosciuto ma con cui ora ho potuto interagire molto di più rispetto alla volta scorsa. Anche lei l’ho conosciuta grazie ai Kent e anche con lei ci vediamo ogni uno – due anni, ma siamo andati subito d’amore e d’accordo e ogni volta che passiamo del tempo insieme sento che il nostro attaccamento reciproco cresce in modo bello e spontaneo. E stavolta che ero nella parte dell’ospite, sono stato trattato con un calore genuino semplicemente indescrivibile. L’amicizia vera sa darti sensazioni meravigliose.

 

I concerti: ovviamente stiamo parlando dei Kent, di chi se no. Due concerti diversi, ognuno con i propri punti di forza, ognuno complementare all’altro. Stoccolma mi ha dato un’adrenalina incredibile per l’imponenza della folla presente e soprattutto per come ha partecipato, alla latina più che alla scandinava, con grandi cori e sempre in movimento, era la terza volta che vedevo i Kent in Svezia e le altre volte il pubblico era enormemente più tranquillo, qui invece un’energia tutta mediterranea. E poi la scaletta, con ben due brani in più rispetto a tutte le altre date e brani di grande impatto per un fan, perché bellissimi ma conosciuti solo se si possiede per intero o quasi il repertorio della band, perfetto insomma. Poi certo, in un contesto del genere il suono finisce inevitabilmente per disperdersi e non è definito a livello ottimale, ma in un ambiente così è veramente l’ultima cosa che conta.

Turku mi ha dato esattamente ciò che a Stoccolma è in qualche modo mancato, ovvero una location raccolta e splendida anche esteticamente, una posizione centrale a pochi metri dal palco davvero perfetta e un suono eccellente, dove davvero era facilissimo cogliere tutti i numerosi dettagli che rendono quello dei Kent uno dei live più eccitanti a cui si possa assistere. Dall’altro lato il pubblico ha avuto l’abituale compostezza scandinava, che non significa comunque essere fermi come delle mummie, e la scaletta ha avuto diversi brani in meno rispetto a Stoccolma, perché la serata era considerata come un festival, anche se prima dei Kent si è esibito solo un altro gruppo, e quindi il tempo era ridotto. Ma tanto la scaletta fiume coi sorpresoni l’avevo appena avuta, qui serviva altro ed è esattamente quello che è arrivato. Davvero, cosa volere di più.

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Pubblicato il agosto 24, 2012 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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