Northern Uproar + The Lovecats @ Osteria Panevino, Pedemonte (VR)

Mi sono stufato di scrivere di musica, a fine anno smetto, non mi escono più gli articoli, soprattutto i report. sono cose che ho detto e stradetto e che dovreste sapere. Questo post è il primo di una serie, non so quanto lunga, di impressioni scritte che non sono abbastanza approfondite per fare un vero report ma che mi sono uscite fuori.

Questo post è stato utilizzato, d’accordo con me ovviamente, anzi, su mio suggerimento a dirla tutta, anche per riassumere la serata sul sito di Radio Popolare Verona. onoratissimo! Ecco qui.

Adoro la provincia. Adoro le serate che ti avvolgono di calore, genuinità, possibilità di parlare con gente sconosciuta senza formalismi, così come viene. Adoro mangiare bene. Adoro rivedere amici che si sono fatti sbattimenti uguali o maggiori ai miei per realizzare serate del genere e per parteciparvi. Adoro scoprire nuove realtà italiane ancora sommerse ma che hanno il potenziale per fare cose valide. Adoro ascoltare in acustico gli artisti strettamente legati al britpop anni Novanta, il periodo e lo stile musicale che mi ha fatto capire quale fosse la mia strada dal punto di vista della passione per la musica e quanto questa passione avrebbe influenzato la mia vita tutta.

Ieri sera ho avuto tutto questo. Un luogo, l’Osteria Panevino di Pedemonte (VR), raggiungibile in un paio d’ore di auto da Milano alla mia velocità tranquilla, dove ti senti a casa appena arrivi. Un sacco di chiacchiere con gente mai vista e con cui non c’è stata alcuna “fase di studio”, subito a raccontarsi cose come se lo si facesse normalmente da un sacco di tempo. Chiacchiere condite da un’ottima cena e da birra e vino altrettanto validi. Elisa e Ricky parte fondamentale dell’organizzazione e con i quali è sempre un piacere passare del tempo, e Antonio che anche lui si è fatto un bel numero di km.

E poi le band, anzi la doppia coppia, prima due ragazze neo maggiorenni italiane e poi due uomini inglesi. Tutta gente che ha ampiamente fatto parte delle chiacchiere con sconosciuti di cui sopra e che poi, sul palco, o meglio nello spiazzo apposito ricavato nell’osteria, si è fatta valere anche dal punto di vista artistico.

Le Lovecats fanno folk, non pensate alle First Aid Kit però, c’è meno tradizionalismo e un’apertura melodica decisamente maggiore. Suonano le loro due chitarre acustiche e cantano, e sia le voci che i giri di chitarra hanno tra loro armonie ben definite. Ed è ben congegnato anche il modo in cui l’insieme vocale interagisce con quello chitarristico, e le melodie sono senz’altro interessanti, e dove si sono viste due ragazzine di quell’età che hanno già raggiunto una capacità di dare forma in questo modo alle loro idee in un ambito in cui è facilissimo scivolare su una buccia di banana anche con molta più esperienza della loro. In Italia poi. Poi è ovvio che si può arrivare a una maggior definizione dei dettagli, ma qui si parla di gente nata nel 1994, il tempo è dalla loro e il piglio, la grinta e la chiarezza di idee sembrano proprio esserci.

I Northern Uproar, invece, sono uno di quei nomi per i quali ogni cultore del britpop sospira ogni volta che vi si imbatte. Primo album prettamente elettrico e combattivo (musica da hooligan l’ha definita Ricky), secondo più studiato e arrangiato, ma successo di massa mai giunto e conseguente scioglimento tramutato poi in reunion con tanto di terzo disco in tempi in cui queste coe erano una rarità. Stasera in duo acustico ci sono il leader Leon, di origini spagnole, e Chris, componente subentrato al momento della citata reunion. Un’oretta di set nel quale la parte del leone l’ha fatta l’amatissimo primo album e che comunque ha visto l’esecuzione anche di brani nuovi che faranno parte del nuovo disco in uscita nel 2013. La cosa più impressionante è stato come le melodie del repertorio della band siano emerse in modo davvero molto più evidente rispetto alle versioni originali, così caratterizzate vuoi dalla carica elettrica, vuoi da arrangiamenti più elaborati e articolati. Qui, col suono essenziale delle due chitarre acustiche, la forza di queste melodie ha avuto un impatto che maggiore non avrebbe potuto e davvero, uno poteva anche conoscerle tutte a memoria, ma sono certo che nessuno dei presenti se le sia godute mai nella sua vita in modo così totalizzante. Poi certo, la voce di Leon è ancora in gran forma ed entrambi i ragazzi sono stati abili a proporre svariate soluzioni per come accompagnare con le loro chitarre queste melodie fantastiche e questo cantato di ottima qualità. Il finale a sorpresa con la cover dei Gipsy Kings, molto gustoso, è stato un bel modo per mandare tutti a casa col sorriso sulle labbra.

Insomma, una serata che è andata come meglio non avrebbe potuto. Grande felicità.

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Pubblicato il novembre 3, 2012 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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