Otto indizi fanno una prova

Tra venerdì 2 e domenica 11 novembre sono andato a un concerto ogni sera. In totale fa 10 consecutivi. A un certo punto, quasi alla fine di questo ciclo, il Pernazza (spero che nessuno si stia chiedendo chi è il Pernazza, in tal caso vi do la possibilità di cercarlo su google e di non dare a vedere la vostra ignominia nel non saperlo) su twitter mi ha innocentemente chiesto: “ma i concerti sono affollati ultimamente?”. Giustamente lo chiede a me perché ci vado e perché sa che non sono un musicista o un qualcuno collegato alle band tipo manager/agente/ufficio stampa, che se gli chiedi “come stanno andando le date?” ti dicono “bene!” a prescindere.

In quel momento io ero tutto esaltato per il fatto che tutti i concerti a cui avevo assistito durante questo ciclo erano tutti bellissimi. internazionali o italiani, piccoli o grandi (facciamo medi), non c’era differenza, solo roba strafiga. Avrei voluto fare una classifica dei 10 concerti a fine ciclo, ma non ce la faccio, perché poi quelli messi in fondo avrebbero dato l’impressione di non essere stati granché, e invece è stato tutto, ma tutto, strafigo.

Beh, a quella domanda mi è quasi caduto il mondo addosso. Perché poi io sono uno che fa le cose da solo e quindi tendo più del normale a fregarmene di chi c’è intorno, però ecco, qualcuno mi ha fatto riflettere su questo aspetto e io mi sono trovato a dire a me stesso “su tutti questi concerti, ce ne fosse stato uno in cui l’affluenza non sia stata minore rispetto a quanto ci si potesse immaginare”. In realtà ce ne sono stati due in cui invece c’era il numero di presenti immaginabile, però gli altri otto davvero non hanno avuto il numero di presenze che era lecito attendersi.

E mi è caduto il mondo addosso perché otto, in dieci giorni e con diverse dimensioni e tipologia di pubblico, sono tanti. sono la prova che la difficoltà è generalizzata, che quando qualcuno dice “la difficoltà è generalizzata” non è una scusa, ma è così veramente. Durante l’unica intervista che ho fatto in questi dieci giorni, Alessandro Raina mi ha detto “ormai ci sono pochi nomi che hanno un grande seguito e tutti gli altri fanno più fatica, e secondo me rimarrà così ancora per un po’” e in quel momento mi sono detto che è vero, è così, però boh, non mi figuravo la situazione davanti perché era solamente il secondo concerto. Alla fine di questi dieci consecutivi, però, ho davvero visto in faccia la realtà ed è stato molto più pesante rispetto al sentirmelo dire.

E in effetti, ho da poco assistito a un live di un hype locale (gli Iori’s Eyes) e lì il locale era strapieno, al di là di quanto ci si potesse aspettare (dico hype locale perché, ad esempio, mi hanno detto che a marzo al Covo hanno fatto il deserto) e a dicembre andrò a vedere due altri hype, stavolta nazionali (Lo Stato Sociale e Zen Circus) e se anche questi saranno strapieni, come lo saranno, mentre gli altri concerti di dicembre saranno vuoti, come spero non saranno, sarà la conferma definitiva o quasi che il trend è quello.

Dopodiché uno da un post del genere si aspetterebbe una proposta di soluzioni oppure un’esortazione del tipo “muovete il culo e andateli a vedere sti concerti, che non è vero che non avete i soldi, è che li spendete in altre cose e sono per lo più stronzate galattiche e non è nemmeno vero che siete stanchi, avete solo la pesantezza nel culo insita in voi” ma non intendo fare niente di tutto questo. Ho solo voluto sfogarmi, o concretizzare in qualche modo questa situazione disagevole. E caro Pernazza, ti ho risposto “tendenzialmente non molto” probabilmente perché non volevo ammettere a me stesso questa problematica a ciclo concertistico ancora in corso. Ora te la dico meglio. No, non sono affollati per un cazzo i concerti ultimamente. E chissà quando torneranno a esserlo in modo generalizzato.

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Pubblicato il novembre 13, 2012 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. Già barto..lo viviamo sulla pelle ed è davvero un casino. 21 paganti a Black Eyed Dog, Les Enfants e Il Rumore della Tregua penso sia il vero emblema

  2. Che poi dici è perchè lì al Ligera iniziano troppo tardi, poi però quando iniziano presto è perchè iniziano presto…

  3. io ormai seguo pochi concerti, o meglio, molto pochi rispetto ai miei tempi universitari, quando imperversavo assieme a Ricky e altri (con lo pseudonimo Vanoli)… quella sì era un’epoca d’oro… locali come il Covo, l’Hexò a Pilzone d’Iseo ma potrei dirtene altri che certamente conosci, traboccavano di gente appassionata di musica. Ora la tendenza è diversa, la gente si sposta meno. Poi è pure difficile stare dietro a tutti gli “inviti”, me ne rendo conto! Direi che puoi essere felice di aver beccato diversi live interessanti, nel contesto di un tour de force simile

  4. Stavo scrivendo un commento ma mi è andato in tilt Chrome. Ci riprovo:
    Barto, è innegabile che in alcuni locali si inizi tardissimo (per esempio è una pessima abitudine degli Arci). Come si fa ad iniziare a suonare a mezzanotte? Ma sai quante volte me ne sono andato prima che iniziasse il gruppo principale perché oramai era tardissimo e il giorno dopo sai com’è, magari il posto non è sotto casa e ho un lavoro che al mattino mi impone un orario. È una cosa che non ho mai concepito e ne avevo scritto pure un post:
    http://felsonblog.wordpress.com/2010/10/28/738/
    Rimango con la convinzione che ad iniziare un concerto tardissimo ci smenino tutti.
    Al Ligera solitamente a che ora iniziano?

  5. (Che poi so bene che l’orario non è la cosa che da sola fa sì che un concerto sia pieno di gente oppure deserto ma sono due anni che non vado al Magnolia anche per questo motivo)

  6. Sì me lo ricordo il tuo post, il problema è che ci vorrebbe qualcuno che iniziasse a fottersene dell’affluenza e iniziare a orari umani anche se c’è meno gente, così dopo qualche volta la gente si sveglia ad arrivare presto, ma chi può sobbarcarsi il sacrificio per tutti?

  7. Perché parli in termini di ‘sacrificio’? Così come la gente sa che alcuni locali si possono evitare perché iniziano tardi, allo stesso modo saprà che ci sono locali che invece promettono e mantengono l’impegno di iniziare ad un orario decente (le 10 per esempio non mi sembra sé presto né tardi).

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