Nuove scuse per esprimere vecchi concetti

Il tema del momento nell’indie italiano è quello del crowdfunding. D’improvviso, un sacco di gente ha iniziato a proporre raccolte fondi utilizzando un nuovo sito che si chiama musicraiser. I soldi vengono chiesti per fare le cose più disparate (produrre un disco o un’edizione limitata dello stesso, realizzare un video, finanziarsi un viaggio Oltreoceano per poter accettare l’invito a suonare a un festival prestigioso) e in ciò che viene offerto in cambio c’è una fantasia praticamente illimitata (dalle copie del disco che si vuole produrre a  pezzi da collezione, forme di ringraziamento e intrattenimento di tutti i tipi, serate o interi weekend trascorsi con la band.

Sulla bontà dell’operazione da parte delle band mi sono già espresso sui social. Secondo me il tutto ha senso se si fa come all’estero, ovvero se ciò che viene offerto corrisponde in valore a quanto viene chiesto. non sto parlando solo di valore materiale, ma anche di esso in relazione a quanto possa essere “elitaria” la ricompensa. Pagare 15 euro o dollari o sterline per un cd, secondo me, ha senso quanto pagare 20 euro per una band che ti manda due video mentre suona altrettante cover di canzoni scelte da te e quanto pagarne 65 per ricevere un foglio con il testo di una canzone scritto a mano dal suo autore che farà questa operazione per sole 15 persone in totale nel mondo. Spendere 30 euro per un EP o 80 per passare una serata a mangiare con una band che poi ti suona una canzone, ne ha molto meno. dovrei controllare meglio su pledgemusic, ma non mi sembra proprio di aver visto sproporzioni di questo tipo tra quanto offerto e quanto richiesto.

Poi, però, leggo status o commenti su facebook che sostanzialmente approfittano di questo tema di discussione per esprimere le solite vecchie affermazioni che vanno avanti da anni: la qualità media è troppo bassa, le etichette discografiche non sono abbastanza selettive, i giornalisti parlano sempre bene di tutto. Ovviamente i giornalisti danno la colpa alle etichette, le etichette agli artisti, gli artisti ai giornalisti (ok, non è sempre così, ma bene o male lo schema è questo). quindi, quello che non capisco è come sia possibile che ogni occasione sia buona per dire sempre le stesse cose e soprattutto come non si riesca a accettare il fatto che a un sacco di gente piacciano cose che a noi fanno schifo.

A me non piacciono i seguenti gruppi/artisti che vanno per la maggiore: Amari, Tre Allegri Ragazzi Morti, Dente, Marta Sui Tubi, Il Pan Del Diavolo. Inoltre, ritengo pesantemente sopravvalutati questi altri nomi: Brunori SAS, Niccolò Carnesi, Colapesce, Criminal Jokers, Cosmetic. Ora, non avete mai letto da nessuna parte che io me la sia presa né con le etichette che li pubblicano, né coi giornalisti che ne parlano bene e nemmeno coi fan che riempiono i loro concerti. Ho scritto a più riprese che non mi piacciono e/o che li trovo sopravvalutati, punto e basta. Quindi, non capisco perché chi non apprezza I Cani, Lo Stato Sociale, Maria Antonietta, per citare i gruppi che apprezzo con il maggior numero di hater nel web, non si limitino a dire quanto disprezzino questi nomi invece che tirare fuori loro, le etichette che li pubblicano, i giornalisti che li incensano e i fan che li apprezzano per usare tutto ciò come spiegazione a ogni male del mondo.

Perché la qualità sia premiata a scapito della capacità di accalappiare il sistema discografico, i giornalisti e le folle mi chiedo: c’è un numero massimo di dischi che un’etichetta deve pubblicare, di cui un giornalista deve parlare bene, di cui un appassionato deve comprare dischi e/o andare ai concerti? No, mi si dirà, bisogna avere lo spirito critico per capire che ci sono quelli bravi e quelli scarsi. Ma chi lo decide chi sono quelli bravi o quelli scarsi’ Io ho deciso che gli Amari sono scarsi, tu hai deciso che I Cani sono scarsi, chi ha ragione, io o tu? Io non capisco come la gente non apprezzi in massa i Grimoon o i klein Blue, per te vale lo stesso in relazione ai Mellow Mood o a Saluti Da saturno: chi lo stabilisce se sbagli tu a non interessarti alle band che dico io o viceversa?

Ma no, non capisci, ci vuole lo spirito critico, le etichette pubblicano troppo, i giornalisti non stroncano mai e la gente segue gli hype. Ok, chi merita di essere pubblicato e ricevere buone recensioni e chi no? Beh ma ovviamente I Cani e Lo Stato Sociale e Maria Antonietta non se lo meritano, loro sono la merda, fanno schifo. E ma a me piacciono, a me fanno schifo gli Amari, Dente e i TARM. Ma no, questi che non piacciono a te hanno qualità, hanno merito artistico, è evidente. no, non è evidente per niente, la qualità non ce la sento, il merito artistico neanche, mentre invece ce li sento in quelli che dico io. Ma no dai, quelli sono la merda, dai come fai a non sentirlo? Non lo sento e chi sei tu per disprezzare me perché non la penso come te, mi chiedo. E soprattutto, mi chiedo come per ogni cosa che succede nel mondo discografico nel suo complesso, la colpa è del fatto che non si respingano abbastanza proposte da parte delle etichette e non si stronchi abbastanza da parte dei giornalisti, poi però vorresti vedere stroncato quello che dici tu, in nome di un’oggettività che è solo la tua soggettività.

Le cose vanno male non perché non c’è abbastanza selezione, né perché la massa va dietro alle proposte fatte per la massa invece che alla qualità. La gente che si fa abbindolare dagli hype non seguirebbe i gruppi di nicchia se gli hype non esistessero e i gruppi di nicchia non godrebbero di alcun hype se non ci fossero quelli fatti per fare presa su un pubblico ampio. Le cose vanno male perchè la gente è pigra e disinteressata, ma non c’è una motivazione per questa pigrizia e questo disinteresse, o se c’è non è strettamente legata alla proposta musicale. Se prima di un concerto dei Lo Stato Sociale suonassero i Grimoon, quasi tutti direbbero “cos’è sta merda” ma lo direbbero anche se i Lo Stato Sociale non esistessero e fossero lì per altri motivi. E il crowdfunding non è una materia da analizzare nel suo complesso e nemmeno da prendere come causa o effetto del malcostume imperante. Ogni operazione di crowdfunding va giudicata singolarmente per com’è strutturata nella corrispondenza in valore tra domanda e offerta. E basta. Non è che ogni fenomeno vada ricondotto al disegno generale catastrofista, che è tale solo perché si pretende che le proprie idee si trasformino in quelle di tutti.

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Pubblicato il gennaio 16, 2013 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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