Quando un festival funziona e quando no

Non sono un organizzatore di festival, quindi non perculerò Vivo Concerti per non aver saputo svolgere al meglio un lavoro che io non saprei nemmeno come abbozzare. Mi limiterò solo a osservare un dato oggettivo, che tra l’altro riguarda non solo l’Italia.

Il dato oggettivo è questo: un festival funziona solo quando non parte subito con ambizioni sfrenate, ma sa crescere poco alla volta. In Italia gli unici festival nel vero senso del termine (quindi non rassegne tipo che so Villa Arconati) che funzionano potendo vantare nel roster nomi noti sono il MiAmi e l’Ypsigrock. guarda caso, tutti e due questi festival sono partiti con umiltà e hanno saputo crescere poco alla volta nel corso degli anni fino ad arrivare al punto in cui sono ora, ovvero che può esserci qualunque lineup che se ne parla ovunque e la gente ci va. Ma anche all’estero, i vari Primavera Sound, Roskilde, Glastonbury, End Of The Road, erano molto più piccoli e meno noti di quello che sono ora.

Pensiamo, invece, ai casi di festival partiti subito con nomi roboanti. In Italia viene in mente ovviamente l’Heineken Jammin’ Festival che ok, ha resistito un bel po’, però ora appare proprio scomparso. Anche questo A Perfect Day, subito nomi molto grossi il primo anno e ecco il flop già al secondo. Come dimenticare poi il soundlabs di Roseto Degli Abruzzi? Stava venendo su benino, poco alla volta, poi un anno di colpo hanno voluto chiamare nomi grossi. risultato, ciao ciao.

Ma non crediate che sia solo un fenomeno italiano: il Summercase in Spagna è durato solo tre anni; l’Hop Farm in Inghiltera poco di più, e entrambi erano partiti subito col botto. Persino gli organizzatori dell’end Of The Road hanno pagato care le manie di grandezza, infatti si erano messi a fare un altro festival, che si teneva solo pochi mesi prima. Durata del progetto? Un anno, mentre già al secondo hanno dovuto abbandonare l’idea prima ancora di annunciare artisti in lineup.

Insomma, la lezione è chiara: partire piano e crescere con gradualità. Purtroppo ci sono ancora promoter che non sembrano aver imparato dal passato. speriamo che la capiscano e evitiamo di dire che è successo solo a Vivo Concerti e che queste cose succedono solo in Italia. La storia ci dice che purtroppo questo è un fenomeno generalizzato.

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Pubblicato il giugno 10, 2013 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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