Due cose di attualità, ma una ha più attenzione dell’altra

Iniziamo, quindi, da quella che ne ha meno. Ieri Paul Draper, per chi non lo sapesse, leader dei miei adoratissimi Mansun, ha fatto un’intervista con steve Lamaq ed è stato passato il singolo di un disco nel quale Paul, per la prima volta da tantissimi anni, ha lavorato alla scrittura dei brani e alla produzione artistica in modo globale e non solo in un episodio spot. La band si chiama The Anchoress e Paul divide il progetto con tale Catherine A.D. che non so chi sia. Il singolo può essere ascoltato nello streaming della puntata radiofonica qui, qualche secondo dopo l’ora e cinquanta. A me piace molto, però è un po’ ovvio, sono troppo fan di Paul perché possa non piacermi. Però, secondo me, un paio di punti di forza innegabili il brano li ha. Uno è nel suo sviluppo, nella sua struttura, chiamatelo come volete, nel modo in cui si evolve diciamo: trovo oggettivo che non ci sia mai un momento in cui il brano viaggi statico, con l’ascoltatore che ha chiaro nella sua testa dove si andrà a parare; al contrario, è un andamento se vogliamo circolare ma non da cerchio perfetto, quindi il rincorrersi tra loro delle diverse linee melodiche non ricalca sempre la stessa successione e questo è un bene per l’attenzione dell’ascoltatoe nei confronti del brano, che rimane sempre alta. L’altro punto di forza è il suono: non è mai piatto e mai ripetitivo, pur essendo pienamente tondo e quasi confortante per l’ascoltatore. Io spero davvero che queste mie impressioni non siano dettate dalla cecità uditiva (scusate il termine orribile però mi piaceva) da fan e intanto però non vedo l’ora di ascoltare tutto il disco.

L’altra cosa su cui intervengo oggi è la campagna #coglioneno. Ora non mi lancerò in complesse analisi antropologiche o delle leggi del mercato, lo hanno già fatto altri benissimo, vedi Niccolò Contessa qui e ai miei occhi questo articolo conferma che Niccolò è molto più bravo quando deve osservare la realtà piuttosto che quando vuole fare l’introspettivo – anche qui spiego brevemente per chi non lo sapesse, Niccolò è il leader de I Cani, che hanno fatto un primo disco di analisi della quotidianità hipster borghese romana e un secondo in cui invece l’autore indaga su se stesso, ovviamente a me piace il primo e non il secondo. No, io farò una domanda concreta, e spero sia chiaro che non è una leading question, al contrario di quelle della campagna video, io la domanda la faccio e spero ci sia qualcuno che mi risponda per farmi capire che sto guardando le cose dal punto di vista sbagliato – o magari anche giusto. Bene, io mi chiedo: queste persone che si lamentano del fatto che c’è gente che non si fa pagare per fare un lavoro peggio di come lo farebbero loro e c’è anche gente che accetta un lavoro fatto peggio per risparmiare soldi, hanno mai scaricato musica gratis sfruttando un free download legale invece di comprarla, hanno mai volato low cost invece che con compagnie di linea, sono mai andate a farsi riparare il notebook dai cinesi invece che dai centri di assistenza autorizzati? Se sì, cosa penserebbero di una campagna di musicisti che si lamentano di quelli che concedono il free download invece che farselo pagare, o delle compagnie di linea contro i prezzi delle low cost o dei centri di assistenza autorizzati contro i cinesi che riparano i notebook a metà prezzo? Direbbero “perché dovrei pagare per il cd di quel gruppo quando posso scaricare gratis legalmente gli mp3 di quell’altro?” “perché devo spendere 300 euro con una compagnia di linea quando ne posso spendere 100 con una low cost?” “perché devo andare dal centro di assistenza quando il cinese me lo ripara alla metà del prezzo?” e in tutti e tre i casi seguirebbe una frase tipo “cosa me ne frega della maggior qualità del servizio o del risultato finale, non ne sento la necessità, le mie esigenze sono pienamente soddisfatte anche così”. E se poi un giorno la band che concedeva sempre i free download iniziasse a farsi pagare, dicendo “ci facciamo pagare perché concedendo il free download squalifichiamo il lavoro dei nostri colleghi musicisti” e lo stesso facessero le low cost e i cinesi, iniziando a chiedere gli stessi soldi delle compagnie di linea e dei centri di assistenza, per non squalificare il lavoro di persone più preparate, cosa penserebbero queste persone che pretendono che nel loro campo il loro lavoro non sia squalificato e il mercato non sia drogato, però poi si disinteressano di questo aspetto quando conviene a loro economicamente?  

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Pubblicato il gennaio 14, 2014 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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