Non tutti gli scioglimenti sono uguali

Quando si scioglie una band che conosciamo e che ci piace, il dispiacere che proviamo può essere diviso in tre tipi. C’è quello più superficiale, ok mi dispiace perché erano bravi e stop, finisce lì; poi c’è quello un pochino più sentito, nel senso mi dispiace perché cazzo, erano bravissimi, però in realtà quando a legarti alla band c’è solo l’apprezzamento musicale, non si arriva allo stadio più profondo del dispiacere. Il terzo tipo è appunto quello per cui mi dispiace perché cazzo erano bravissimi e poi mi ricordo che…

Gli Eva Mon Amour fanno parte del mi ricordo che. Mi ricordo quando li ho conosciuti, grazie a una delle persone più carine e appassionate del proprio lavoro tra tutti quelli che ho conosciuto nell’ambito della promozione musicale; mi ricordo quanto hanno saputo far riemergere la mia passione per il rock, quello semplice, fatto da chitarre, suono pulito e melodia, in un momento in cui i miei ascolti si stavano molto diversificando; mi ricordo il live, fantastico e in cui si notava particolarmente l’abilità del batterista; mi ricordo dello stupore di ritrovarmi a dicembre il secondo album quando nello stesso anno a gennaio era uscito il primo; mi ricordo quando ho recensito il suddetto secondo album, perché è stata la prima di una serie di recensioni per indie-rock.it in cui parlavo benissimo di uscite italiane e ho creato una serie di discussioni e di malumori interni con questa mia passione smodata per le uscite italiane che mi stava salendo; mi ricordo dhe quando ho recensito l’EP del 2011 era l’inizio di una nuova rubrica su Ondarock per la quale c’era incertezza se sarebbe durata o no, e ora esiste da quasi tre anni. Mi ricordo il guardare quante date facevano dal vivo e non salivano quasi mai a Milano.

Non li ho mai intervistati, però ho recensito tutti i loro lavori e sono forse l’unica band di cui ho parlato sia su musicboom che su indie-rock.it che su Ondarock. Mi mancheranno, insomma, tanto e ho deciso qui di riportare per intero la mia recensione su musicboom, dato che il sito non c’è più, e di linkare le altre, con un breve estratto esplicativo da ognuna.

Grazie di tutto quello che mi avete dato ragazzi, grazie ella vostra musica e grazie dei ricordi legati a voi. Mi mancherete.

Senza Niente Addosso (anno di uscita: 2009 – recensione su musicbOOm)

Oggigiorno si rischia di dimenticarsi della forza trascinante di un suono tanto semplice quanto efficace: quello della chitarra elettrica. Ma non quello troppo pulito, direi quasi patinato, che va per la maggiore nei dischi rock, indie e non, di oggi, bensì quello autentico, con le sporcature al punto giusto, che lo rendono formalmente imperfetto ma allo stesso tempo trascinante come nient’altro. Eppure, senza voler tornare troppo indietro, gli anni Novanta erano pieni di dischi che avevano come punto di forza proprio questo suono; invece oggi è tutto cesellato e patinato.
Per fortuna, però, ogni tanto arrivano ancora adesso proposte che ci rinfrescano la memoria su come il suono libero, filtrato unicamente da un normale amplificatore, delle sei corde che vibrano possa toccare l’ascoltatore nel profondo. E in questo ristretto novero di dischi attuali è senz’altro compreso quello dei romani Eva Mon Amour, all’esordio sulla lunga distanza da quando hanno acquisito l’attuale ragione sociale, abbandonando la vecchia Cappello A Cilindro in seguito ad un parziale cambiamento della lineup.

Undici canzoni (più una dodicesima ascoltabile unicamente come traccia ROM) dalla veste prettamente elettrica, nelle quali il piano interviene in poche occasioni e per il resto è un florilegio di chitarre dal suono, come si diceva, sporco quanto basta per non sconfinare nel brutto e cattivo, ma godere unicamente degli effetti collaterali di questo tipo di impostazione, che resta tale sia per i brani piuttosto tirati dal punto di vista ritmico, che per la minoranza di ballate presenti. Sia la sezione ritmica che la voce sono le spalle ideali per l’adrenalina sprigionata dalle chitarre: basso e batteria, infatti, non si avventurano mai nella ricerca di virtuosismi, ma allo stesso momento viaggiano sempre sui tempi giusti per amplificare l’effetto di tensione emotiva dato dalle sei corde; il cantato, da parte sua, ha anch’esso il tasso di ruvidezza necessario per risultare perfettamente complementare al suono. Il tutto, giova ribadirlo, non è comunque mai scorbutico, anche grazie a melodie nitide quanto basta per rendere il lavoro immediatamente fruibile senza annacquare l’efficacia delle caratteristiche sonore.
C’è qualcos’altro, poi, che è destinato ad entrare nel cuore di molti ascoltatori, parallelamente ai pregi appena descritti, ovvero i testi di Emanuele Colandrea, diretti ed intensi come, se non più, rispetto alla parte musicale, sia dal punto di vista del linguaggio, che degli argomenti trattati. Molti brani sono veri e propri spaccati su debolezze, tormenti e voglia di rivalsa, soprattutto in campo sentimentale, che appartengono, o quantomeno sono appartenuti, a ciascuno di noi; altre volte, invece, si pone l’accento su come la pigrizia mentale ci faccia scambiare per accettabili certe situazioni e convenzioni che non fanno altro che impoverirci, giorno dopo giorno. Colandrea parla direttamente con il cuore, e se alcuni passaggi possono risultare un po’ingenui è solo per la loro straordinaria spontaneità, ma per la stragrande maggioranza delle liriche si può tranquillamente parlare di elevata efficacia descrittiva, con picchi che risultano delle vere e proprie perle. In particolare Non So Come Si Fa e Per Un Po’Di Niente sono semplicemente disarmanti, in senso positivo.

In definitiva, questo è un lavoro a cui non manca davvero nulla per dare all’ascoltatore delle suggestioni davvero profonde, nelle quali immergersi sempre di più ascolto dopo ascolto.

La Doccia Non E’ Gratis (anno di uscita: 2009 – recensione su indie-rock.it, ora indie-roccia.it)

Questi tre musicisti mettono a nudo il proprio disagio in modo talmente sincero, spontaneo e credibile che non si può fare a meno di rimanerne intrappolati mentre si ascoltano le canzoni. Tutto ciò avviene grazie ad una buona varietà di soluzioni sia compositive che in tutte le linee strumentali ed ai citati pregi della voce, sia per come canta che per il linguaggio che le è proprio. Un disco senza compromessi, crudo, viscerale, che non fa sconti e che offre a chi se la sente di seguirlo dei saliscendi emozionali dalla rara capacità di coinvolgimento.

La Malattia Dei Numeri EP (anno di uscita: 2011 – recensione su Ondarock, rubrica Dieci Piccoli Italiani, numero 3)

È impossibile non immedesimarsi nelle storie raccontate da questa band e non per un qualsivoglia tentativo di parlare a più persone possibile, ma perché le soluzioni adottate, nella loro semplicità, sono tutte talmente intelligenti da rendere il risultato sempre estremamente realistico.

Lo Specchio E L’Aspirina (anno di uscita: 2012 – recensione su Ondarock)

Gli Eva Mon Amour sono una delle dimostrazioni più lampanti che non è necessario inventarsi nulla di innovativo per essere una band riconoscibile all’istante o quasi, anche nel 2012, con tutte le proposte stilistiche che esistono. Basta, si fa per dire, che il timbro vocale, il tocco melodico, l’impostazione della parte strumentale/ritmica e il modo in cui si raccontano le cose nei testi non siano davvero accostabili a nient’altro di ciò che c’è in giro, e il gioco è fatto. Ovviamente, non è facile ottenere questo risultato, e verrebbe da dire che non è nemmeno giusto utilizzare il verbo “ottenere”, perché, sempre nel momento in cui non si hanno idee nuove da proporre, questi segni distintivi o li hai o non li hai. Quante volte ascoltiamo un brano e ci diciamo “ok, lo conosco ma non mi ricordo esattamente di chi sia”? Ecco, con gli Eva Mon Amour questo non può succedere: ci vogliono pochi secondi per capire subito che una qualsiasi canzone fa parte del repertorio del terzetto romano.[…] Questo disco non chiude la band in un angolo, ma le consente la massima libertà di scelta sulle strade da intraprendere per il futuro e, per una band che sa farsi riconoscere come poche altre, questo aspetto è importantissimo

Ecco, la gufata finale me l’ero dimenticato, purtroppo è un mio grande classico.

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Pubblicato il marzo 20, 2014 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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