Pearl Jam @ Stadio Giuseppe Meazza, Milano, 20/06/2014: perché me ne sono andato dopo 100 minuti

Ecco le motivazioni per cui, dopo 100 minuti, ho deciso che non ce l’avrei fatta a star lì per altri 80 e me ne sono andato. Ovviamente non pretendo che siano oggettive, ma sono valide per me:

Canzoni suonate tutte uguali i Pearl Jam hanno un repertorio vasto e un’evoluzione musicale ben precisa nel corso della loro lunghissima carriera. Questa cosa non si è notata per niente: che si trattasse di un brano lento, di un brano veloce, di uno vecchio o di uno nuovo, i musicisti lo interpretavano sempre con lo stesso stile. L’impressione è stata che la band abbia la melodia e il tempo e si limiti a seguire questi due elementi in modo piatto e impersonale, proprio il contrario di quello che hanno fatto su disco, dove sono usciti da un angolino nel quale il sentire comune li voleva segregare a forza (il grunge) e sono diventati una band rock a tutto tondo e di tutto rispetto.

Parti strumentali pretenziose questa è una conseguenza del limite di cui sopra: se la canzone prevede una parte strumentale in cui la melodia è in secondo piano ma contano l’atmosfera e la suggestione del suono, se tu suoni in modo piatto questo effetto non lo ottieni e se tu suoni sempre nello stesso modo, alla quinta-sesta-decima volta in cui arriva un momento come quello, il pensiero di chi ascolta (o almeno il mio) è “ancora?” Nota di particolare demerito per i finti assoli del chitarrista, una continua e ammorbante caricatura del guitar hero.

La mancanza di carica emotiva una band ha l’ambizione di suonare in uno stadio come San Siro, con i prezzi dei biglietti più alti di quelli di Springsteen: io come minimo mi aspetto che suonino forte e che risultino solidi e compatti all’ascolto. Non può essere questo il discrimine per stabilire la qualità di un concerto, ma è il punto da cui ogni discussione può iniziare a essere fatta, perché al di sotto di questo è davvero inutile anche parlarne. Una band a San Siro non mi deve dare solo energia piatta, io voglio calore, voglio vivere delle sensazioni mentre ascolto, voglio che la band mi trasmetta che non si sta limitando a spingere e picchiare, ma sta sentendo quello che sta suonando, lo sta vivendo. Niente di tutto questo, ma zero assoluto proprio.

La gestione della voce l’impatto vocale di Eddie Vedder è noto universalmente, ma ieri lo si è notato poco. Infatti, si è esplicitato nella sua interezza per le prime tre canzoni, poi basta. Per tutto il resto del tempo, la voce andava e veniva e Eddie troppo spesso ha fatto cantare la gente anziché affrontare lui le difficoltà. Come dico sempre, far cantare la gente una, due, quattro volte è figo, farlo una canzone sì e una no è da sfigati. Poi, ci sono anche i momenti giusti in cui far cantare la gente e altri nei quali invece devi essere tu a far sentire al pubblico dei momenti clou di una canzone. Black, quarta canzone in scaletta, ha una coda vocale serrata e adrenalinica, e Eddie l’ha completamente saltata. L’inizio di Not For You ha un cambio di tonalità difficile e di grande effetto tra bridge e ritornello, Eddie l’ha fatto la prima volta, poi le altre volte l’ha delegato.

I discorsi alla gente i discorsi paraculi bisogna saperli fare, perché se no cadi nel patetico. “I was very high when I wrote this song, but not as high at the people over there! This song is for you!” è l’esempio principe di uno che vorrebbe essere simpatico ma proprio non ne è capace. Altro momento imbarazzante, una roba letta in italiano sull’aver fatto un incubo la notte precedente ma ora vede tutta questa gente e quindi è un sogno.

Per questi motivi il mio concerto dei Pearl Jam è durato 100 minuti, invece dei 180 proposti, e sono anche stati gli ultimi 100 minuti, più tutte le ore perse e i soldi spesi, che ho dedicato a questa band.

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Pubblicato il giugno 21, 2014 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. io evidentemente ho visto un altro concerto, rispetto le tue sensazioni e le tue critiche pure tecniche, ma io ho visto un eddie coinvolto e coinvolgente, condivido forse la voce andava e veniva, ma le sue movenze, il suo stare sul palco nonostante un ginocchio andato , c’era eccome che c’era, poi se bocci questa band, allora non esistono più band rock, ascoltiamo allora i rollingstones e buonanotte. cmq assolutamente il mondo è bello perché è vario e accetto le tue critiche pesanti sui pearl jam, ma io dopo 12 ore sono ancora elettrizzato, sarò solo fortunato e non capirò nulla di musica!

  2. Ma non esiste il capire o non capire di musica, io ho espresso quello che ho provato e la mia delusione per non aver trovato quello che mi aspettavo da una band che avevo già visto al tour di No Code e avevo molto apprezzato, poi in generale non sono uno che ascolta molto rock nel senso classico del termine, secondo me oggi il miglior rock puramente inteso è espresso dai Biffy Clyro e poi adoro i live di Springsteen

  3. Allora siamo quasi sulla stessa lunghezza d’onda tranne per ieri sera! 🙂 rock on!

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