Indiefjord 2014: un weekend irreale

Questa è la storia innanzitutto di due ragazzi, Silja e Mattias. Lei è norvegese, lui è svedese, la loro coppia si forma mentre vivono a Londra, ma poi, per scelta di vita, decidono di trasferirsi dove abitava Silja. Adorano così tanto il posto in cui vivono che pensano che sarebbe bello poterlo condividere con gli amici con cui trascorrevano le serate indiepop a Londra e con quelli conosciuti all’Indietracks. Quale scusa migliore, quindi, di organizzare un festival? Così tutti vorranno venire. Così nasce l’idea dell’Indiefjord Fest: gruppi per lo più amici dei due organizzatori che suonano per un pubblico che presumibilmente sarà fatto di persone altrettanto amiche, sia degli organizzatori che dei gruppi. Chi altri, infatti, avrà voglia di passare un weekend in un posto sperduto a ascoltare gruppi che normalmente la gente non conosce? Tutto fatto per avere più persone possibile tutte in una volta e, appunto, condividere con loro la magia del posto in cui vivono.

Ovviamente si deve fare in modo che i costi siano contenuti e che almeno i gruppi non abbiano spese, e magari anche coprire quelle dell’affitto delle location del festival. Così, i posti in vendita come pubblico sono solo 130 e per il loro acquisto viene chiesto di versare una quota equivalente a circa 60 euro per far fronte a dette spese, più un’ulteriore quota variabile per i costi di trasporto dall’aeroporto al villaggio dove si svolgerà il tutto. Ma Silja e Mattias vogliono fare di più: vogliono far sentire gli amici a casa per tutta la loro permanenza, non solo dar loro i concerti senza preoccuparsi di ciò che dovranno fare di giorno. Così, coinvolgono parenti, amici e altre persone in modo che i loro ospiti si sentano coccolati per tutto il tempo, che sentano proprio che il primo pensiero di chi li ha invitati lì è quello di far stare bene gli ospiti da quando si svegliano a quando vanno a dormire. Nessuno deve preoccuparsi di come arrivare dall’aeroporto al festival e cosa fare durante il giorno, prima che i concerti inizino: organizzano tutto loro e gli ospiti devono semplicemente scegliere se aderire alle proposte oppure rilassarsi per conto proprio.

Questo è stato un evento unico per tante ragioni, ma soprattutto per questa sensazione che noi ospiti abbiamo provato per tutto il weekend: abbiamo sentito di essere in un posto magico sia per la sua bellezza ma anche per il calore con cui siamo stati trattati. Le persone coinvolte nell’organizzazione si sono fatte un culo così esclusivamente per aiutare Silja e Mattias nello scopo che si erano prefissati. Nessun lucro, nessun calcolo, nessuno che si sia risparmiato: l’unico motore è stata la voglia di stare bene e far sì che tutti si godessero la magia. E magia è stata, fin dal primo all’ultimo momento, magia e irrealtà. Il concetto di “sentirsi in un posto fuori dal mondo” è probabilmente abusato oggigiorno, ma qui è stato invece applicato alla lettera.

Qui di seguito, parlerò dei vari aspetti della vacanza, per far venir voglia a più gente possibile di venire con me l’anno prossimo, se il festival si rifarà. Poi scriverò due righe anche sulle performance musicali. Buona lettura.

Il viaggio
L’aeroporto internazionale della zona è quello di Alesund, mentre il nome del villaggio dove si svolge il festival è Bjørke. Il tempo necessario per coprire la distanza può variare tra le due e le tre ore: la via più breve è prendere un bus e un traghetto fino a Harreid e lì trovare un’auto che ti porti a Bjørke, perché se invece si vuole farla tutta in auto, è più lunga perché il traghetto che carica anche le auto parte e arriva in un posto più lontano. Come dicevo, comunque, Silja e Mattias decidono per ognuno cosa debba fare e chiedono la quota corrispondente: io all’andata ho fatto bus+traghetto+auto e al ritorno solo auto, anzi minibus. Gli autisti sono loro stessi, o i parenti e amici che li aiutano. Da Milano, per arrivare a Alesund ho preso un volo KLM che cambiava a Amsterdam, per cui il tragitto è durato diverse ore e prenotandolo diverso tempo prima (fine febbraio per metà luglio) l’ho pagato 230 euro. Può capitare che, soprattutto al ritorno, si venga portati in aeroporto molte ore prima della partenza del volo, ma in quel caso si può fare una visita alla città di Alesund, ritenuta la più bella della Norvegia. Io purtroppo non ho avuto il tempo per farlo, sarebbe bello potersi fermare il lunedì notte così da godersi anche questa meraviglia.

Il posto
Bjørke si trova sul Hjørundfjord ed è semplicemente un luogo incantevole, dove ovunque ti giri hai davanti a te una veduta spettacolare, che sia quella del fiordo oppure quella più propriamente di montagna, e il bello è che per passare da un tipo di paesaggio all’altro basta fare un curva. Tutta quell’area comunque la lo stesso punto di forza e gli abitanti del posto dicevano che a avere tempo e magari un’auto si possono visitare i villaggi vicini che sono altrettanto belli. Bjørke conta 80 abitanti durante l’anno e d’estate ne arriva qualcuno in più, ma ovviamente avere circa 200 persone tutte in una volta per loro è stata una sorta di invasione. Gli abitanti sono comunque apparsi contenti della cosa e erano sempre molto cordiali con noi. A parte fare le passeggiate e le escursioni in montagna, ovviamente a Bjørke si può nuotare, o nel torrente che va dalle montagne al fiordo, che nel fiordo stesso. Io ho provato la seconda esperienza e devo dire che è stata molto bella: sei immerso nell’acqua di mare e ti guardi intorno e hai tutta la meraviglia delle montagne attorno a te. L’acqua è un po’ fredda ma quando ci si abitua si sta bene.

L’alloggio
Bjørke ha due ostelli, in uno dei essi c’è anche lo spazio per piantare le tende. Un ostello è più caro, l’altro, quello con lo spazio camping, economico (circa 22-23 euro a notte) e lì sono andato. Di bello c’era che avendo prenotato per tempo avevo la stanza con pochi letti e il letto era molto comodo e inoltre c’era una grande cucina con tanti frigoriferi e posate, piatti e pentole con cui cucinare e mangiare qualunque cosa ci si voglia portare, di negativo c’era che l’unico bagno era fuori dall’ostello e di docce per gli uomini ne funzionava una e pure male. Se il festival si rifarà, potrei optare per l’ostello più caro, tra l’altro più vicino ai posti dove fare le attività di giorno. C’è da dire che questo in cui ero era invece vicino al luogo dei concerti serali, così ci voleva poco per tornare a dormire finite le serate.

Il cibo e il beveraggio
Bjørke non ha negozi, di nessun tipo, quindi bisogna portarsi il più possibile cose da fuori. Per il cibo in realtà ce la si può cavare anche lì, perché sia a pranzo in uno dei posti dove si svolgeva il festival che a cena lì dove c’erano i concerti serali un’opzione ce l’hai, ma solo una però, se non ti piace cavoli tuoi. Inoltre, al festival e anche in altri posti hai la possibilità di comprare soft drink e caffè, ma l’alcohol non è proprio venduto, di conseguenza devi portarti tutto da fuori e la cosa più conveniente è fare spesa al duty free dell’aeroporto appena arrivi, poi per tenerti il cibo e i drink al fresco hai il frigo dell’ostello e una volta che li porti al luogo dei concerti serali non si riscaldano più di tanto. Io ho comprato una grossa confezione di pan carré, un po’ di salmone e il mio tanto amato salame di renna, e per bere 6 lattine di birra e 6 di sidro e sono andato bene spendendo poco.

La logistica e le attività giornaliere
Bjørke ha sì pochi abitanti, ma la sua area non è piccolissima, c’è una casa ogni 50-100 metri e per arrivare da un posto all’altro capita di dover camminare 15 o 20 minuti, spesso in salita. Comunque basta organizzarsi un attimo e si riesce a fare quello che si vuole, e se i posti sono troppo lontani, qualcuno ha già pensato a come portarti. Come dicevo, Silja e Mattias si sono preoccupati di far sì che gli ospiti avessero sempre qualcosa da fare o comunque un posto dove andare, così ad esempio si poteva andare alla casa della sorella di Silja a usare il wi fi o a cucinare con il barbecue o a chiedere per qualunque cosa si avesse bisogno o semplicemente a mettersi in giardino a chiacchierare con chi era lì; lì fuori c’erano un paio di bancarelle con in vendita vestitini o altre cose prodotte in modo artigianale, poco più in basso c’era un negozio che vendeva caffè molto buono, mentre poco più sopra c’era Bakketunet, una fattoria con un caffè dove al sabato si poteva preparare e cucinare la propria pizza col forno a legna e la domenica c’erano concerti acustici e la possibilità di assaggiare un piatto tipico locale. C’erano poi altri concerti acustici il sabato in una boathouse, in riva al fiordo ovviamente, poi la domenica si poteva visitare una fattoria della zona e montare un cavallo della razza proprio dei fiordi, molto bello (non era una passeggiata comunque, giusto qualche giro nel giardino con la fattora che accompagnava a piedi il cavallo tenendolo), e sia sabato che domenica c’erano escursioni in montagna in programma, io ho fatto quella di sabato, che veniva descritta come facile e per principianti e che io invece ho trovato molto impegnativa e anche un po’ pericolosa, infatti poi la domenica non sono andato. Sono stato comunque molto contento di esserci andato sabato perché siamo andati dove c’erano le cascate e era un posto fantastico. Ah, c’era anche un tatuatore che pare fosse molto bravo e potevi prenotare una sessione da lui, a quanto pare, nonostante il prezzo non bassissimo, ha fatto successo. Ovviamente, come detto, si poteva anche decidere di stare per conto proprio e farsi una nuotata o una passeggiata o un giro in auto, poi ci si radunava tutti alla location dei concerti serali.

Le location dei concerti
Ho visto concerti in tre diversi porti: la boathouse Notanaustet, la fattoria Bakketunet e un posto al coperto chiamato Haukly. Le prime due location erano fatte per i concerti acustici durante il giorno e erano molto suggestive, soprattutto Bakketunet era veramente un posto incredibile e godere delle performance avvolto in quello scenario è davvero stata una cosa da batticuore. Haukly era il posto dei concerti serali e dei successivi dj set e non essendo una struttura dedicata alla musica, ci sono stati dei problemi di suono: il primo giorno sembrava quasi imbottigliato, nel senso che un po’ era sordo e un po’ c’era dell’eco, mentre il secondo giorno usciva più pulito ma ogni tanto i volumi non erano ben bilanciati. Niente di tragico comunque e fondamentalmente uno non può certo aspettarsi una venue dall’acustica perfetta in un posto come quello: si va sopra questi problemi e ci si gode il bello che le performance musicali danno.

La gente
Dei 130 posti a disposizione ne sono avanzati una decina, più ovviamente bisogna contare i musicisti e le persone dell’organizzazione, quindi in totale ci saranno state 200 persone in tutto al massimo. Le persone che sono state attratte da una evento del genere non fanno solo parte dei frequentatori abituali degli eventi indiepop. C’erano anche, come dicevo, amici di Silja e Mattias che sono venuti semplicemente per aiutarli a fare una cosa che volevano fare e che non conoscevano nulla o quasi dell’indiepop e del mondo a esso correlato. C’erano poi delle persone locali o comunque che abitavano in zona che sono venute semplicemente perché curiose. La cosa bella è che queste differenti provenienze non si sono notate per niente: l’atmosfera di incredibile comunanza che si respira agli eventi indiepop ha contagiato perfettamente anche chi era alla sua prima volta in situazioni del genere e così chiunque era felice di chiacchierare, condividere drink e ballare con chiunque, non solo con chi già conosceva. Certamente la magia del luogo e l’intimità della situazione hanno fatto la loro parte e insomma le vibrazioni positive che tanto mi fanno amare contesti come questo sono state anche più potenti del solito. Come nazionalità di provenienza, quasi tutti venivano o dall’Inghilterra o dalla Svezia e, oltre ai norvegesi, ho incontrato due ragazzi belgi, uno tedesco e anche un’italiana, nonché una svedese dal padre italiano e che quindi sa bene la lingua e ho scoperto che un amico inglese ha anche lui una buona capacità di parlare italiano.

I concerti

Øystein Salhus: tre brani per violino da questo violinista locale per inaugurare il festival alla boathouse. Molto piacevole e con belle melodie.

The French Defence: progetto solita del bassista dei Finmark!, in questo contesto propone un folk arpeggiato molto delicato. Bravo, evocativo al punto giusto, le melodie in sé non colpiscono particolarmente ma nell’insieme piace.

Northern Spies: sono un grande fan da diverso tempo di questo progetto solista della svedese Astrid Wiezell ed è sempre una bellezza vederla dal vivo. La sua dolcezza vocale e le sue melodie ispirate formano un insieme irresistibile.

Haiku Salut: i live a Haukly cominciano con uno dei gruppi che meglio conosco nel festival. Adoro la leggerezza strumentale di queste tre ragazze e dal vivo, nonostante qualche incomprensione tecnica nella fase iniziale, va tutto alla grandissima e è fantastico godere del grande spiegamento di talento di queste bravissime musiciste

Lost Summer Kitten: loro non le conosco e mi lasciano un’ottima impressione. Pop da cameretta senza batteria e dove i punti di forza sono le melodie e la personalità in come fanno incrociare le diverse linee vocali, tutte femminili.

Firestations: da Londra, un po’ più cupi e un po’ più elettrici rispetto allo standard indiepop, comunque gran songwriting e ottima esecuzione.

Owl & Mouse: adoro la loro delicatezza indiepop con l’ukulele in primo piano e anche dal vivo mostrano tutto il loro carattere e la loro qualità.

Stars In Coma: sono attivi da tanti anni ma io non li conoscevo, colpevolmente devo dire. I miei preferiti nel weekend perché mostrano un songwriting di qualità superiore, una buona varietà di soluzioni e un’esecuzione perfetta. Vogliono far ballare ma sanno fare anche altro e lo fanno senza che nulla risulti slegato dal contesto principale. Fantastici.

Canary Island: band appena nata ma che prima era attiva col nome Animal Five, sono un po’ fuori dal contesto indiepop con la loro robustezza di suono e varietà strumentale ma piacciono comunque e trascinano in canti e balli tutti i presenti.

Dennis & The Ponys: a Bakketunet si apre con la delicatezza acustica di questo duo maschile femminile svedese, canzoni semplici ma fatte bene e col cuore.

Enderby’s Room: altro duo maschile femminlae, altra delicatezza acustica ma più varietà, sia vocale che strumentale. Bravi davvero e ottima anche la loro cover di The Greedy Ugly People degli Hefner.

Elin Grimstad: si ricomincia a Haukly con la leader della band norvegese Je Suis Animal. Arriva da sola, chiamata pochi giorni prima per l’annullamento da parte di un’altra band in programma e suona solo con la chitarra elettrica e una drum machine. Pur così semplificate, le canzoni piacciono molto e mettono voglia di approfondire.

Matt Bouvier: è il nome d’arte di Mattias, che è un musicista navigato e ha suonato in molti progetti. Qui si avvale di un’ottima band, composta da membri passati e attuali degli Stars In Coma e dalla sorella Lisa al basso, e tutti insieme sfornano una performance di grandissima qualità. Le melodie dallo stile particolare vengono valorizzate splendidamente e il live è entusiasmante e irresistibile.

Finmark!: anche loro sono tra i più riconoscibili come personalità e questo live li mostra sempre più carichi e sicuri si sé. Belli dritti come un treno dall’inizio alla fine, se non per un’incomprensione sull’ultima canzone, solidi e trascinanti.

Don’t Cry Shopgirl: altro progetto di Astrid Wiezell in duo con un musicista, lui scrive le musiche e lei i testi e canta. Electropop gentile con chitarre suonate dal vivo, un po’ penalizzati dallo sbilanciamento dei volumi la si capisce che le canzoni ci sono eccome.

Lisa Bouvier: o meglio, “the Lisa Bouvier circus”, come dice lei stessa. La sorella di Mattias suona da diverso tempo e ha tantissimi amici nell’ambiente, così li chiama a turno sul palco per divertirsi e fare casino e finisce che tutti si divertono e fanno casino anche sotto al palco.

Spook School: la bomba finale. La giovane band di Edimburgo dal vivo è una sicurezza e chiude il festival nel migliore dei modi, devastando tutto dall’inizio alla fine.

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Pubblicato il luglio 15, 2014 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

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