L’invasività

Ci risiamo. Dopo i Daft Punk e gli Arcade Fire è il turno dei Radiohead. Siamo agli inizi di una nuova campagna di promozione virale che andrà avanti per mesi a suon di indizi più o meno criptici postati su internet e soprattutto di siti che riprnedono questi post in singole news in tutto il mondo, news che poi verranno condivise sui social network e quindi chiunque si troverà a aprire la propria timeline dei suddetti social si troverà invaso da continui link relativi al nuovo indizio postato dall’artista che lascia intravedere la possibilità di un nuovo disco in uscita e/o il contenuto dello stesso.

Ho usato il termine “invaso” non a caso (rima baciata). La critica principale che ho letto, infatti, sull’operazione di marketing Apple – U2 è che si tratti di una mossa troppo invasiva. È invasivo fare in modo che chiunque apra iTunes possa direttamente ascoltare e/o scaricare il nuovo disco degli U2 senza doverlo andare a cercare nello store. Ora io mi chiedo, e chiedo soprattutto alle persone che hano espresso questa opinione ma che hanno sbavato per mesi a ogni nuova intervista di un contributore al disco dei Daft Punk, a ogni nuovo graffito postato dagli Arcade Fire e ora si stanno scervelando nel decriptare il significato delle foto postate da Thom Yorke, cos’è più invasivo? L’idea di avere un album musicale a disposizione nel mio spazio virtuale – quindi non su un mio device, a meno che non scelga io di scaricarlo – o il fatto di non potermi sentire libero di aprire internet senza vedermi linkati fiumi di post che non significano un cazzo e servono solo per fare in modo che nessuno si dimentichi che deve uscire un determinato disco?

Si è detto “non è giusto che io mi trovi il disco degli U2 nel mio iTunes”. Ma se io non vado nella barra di ricerca e scrivo “u2”, questo disco non lo vedo neanche, non è che io ho aperto iTunes e mi sono ritrovato gli U2 sbattuti lì pronti da ascoltare o scaricare. Per avere a disposizione il disco, è necessario comunque cercarlo, quindi è una propria scelta. Non lo voglio nel mio cloud perché mi dà fastidio il concetto che in uno spazio virtuale col mio nome ci sia qualcosa che a me non interessa? Benissimo, lo puoi togliere. Purtroppo non posso togliere da Facebook o da Twitter i link continui, incessanti, martellanti, che appaiono con grande frequenza ogniqualvolta un gruppo di grande portata decide di promuoversi con una campagna tipo quelle che ho citato. Su Twitter posso mettere in mute gli hashtag, ma purtroppo finisce lì, per il resto non ho scelta e vengo a sapere ogni volta, anche se non voglio saperlo, un indizio o un particolare su quel determinato disco, e la cosa va avanti per mesi. Non per pochi giorni, o per due o tre settimane. Per mesi. Mesi cazzo. Che due coglioni e non c’è scampo.

Sogno un mondo in cui qualunque sito musicale decida solo di annunciare tramite news una volta, una, l’uscita di un disco, nel momento in cui si sanno tutti i dettagli: titolo, etichetta, copertina, data di uscita, tracklist. E basta. Invece no, bisogno fare contatti, bisogna far vedere che si è sul pezzo, e allora corri a scrivere e a condividere e così la cascata di link ci invade inesorabilmente. È questa la vera invasività e purtroppo non c’è modo di scamparne ogni volta che un gruppo importante decide di metterla in atto. Che due coglioni.

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Pubblicato il settembre 23, 2014 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. In linea di massima concordo con quello che hai scritto. Mi trovo però a disagio perché scorpo questa cosa dei radiohead qui sul tuo blog, non una singola immagine/annuncio/link aveva turbato i miei sogni o i miei social network. Vuol dire che sono fuori dal mondo oppure che ho creato una sorta di filtro antispam efficace?

  2. Ahaha.
    Ma parlando seriamente la cosa se ci pensi è interessante: se il mezzo è lo stesso (siti di musica, twitter, fb, tumblr, varie ed eventuali), perché tu sei sommerso dal questa campagna e io no? Probabilmente parte dei tuoi contatti diffonde contenuti senza filtro e senza remore. Il problema mi sa allora che non è la campagna in sé o il gruppo che l’ha lanciata ma(come nel 99% dei casi) la risposta sconsiderata o stupida della gente che viene colpita dal messaggio.

  3. Beh certo come dicevo sarebbe bello che la gente prendesse queste cose per quello che sono invece di condividere ossessivamente tipo fan Boy isterico

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