Razionalità e fanatismo nel crowdfunding: il caso di Davide Piacenza

La storia la sappiamo più o meno tutti: Davide Piacenza, giornalista 25enne, decide di lanciare un crowdfunding per sostenere le spese di un viaggio a New York di 10 giorni con la propria fidanzata, durante il quale recarsi di persona nei luoghi di libri ambientati nella città che non dorme mai, documentando il tutto per iscritto al termine del viaggio. Purtroppo per Davide, alcuni dettagli di come questo tentativo viene descritto, lo fanno apparire come una scusa per passarsi 10 giorni di vacanza a New York con la morosa pagati dai sostenitori del progetto.

Per colpa del problema appena esposto, ci sono state molte reazioni negative al lancio di questa campagna di raccolta fondi. Alcune pacate, altre meno, com’è normale che succeda nell’Internet. Il punto fondamentale, però, secondo me è un altro: si dà troppo per scontato che il fascino del concetto di crowdfunding possa far sì che un congruo numero di persone sia effettivamente spinto a contribuire. Invece, credo che questo sia un perfetto esempio di come la razionalità abbia senz’altro un ruolo molto più importante del fanatismo nella scelta se contribuire oppure no, e che pertanto le critiche non debbano essere rivolte a chi chiede il contributo, ma a chi lo fornisce.

Si è sempre detto: se un musicista utilizza un crowdfunding per uno scopo poco rilevante e/o offre ricompense non certo proporzionate all’ammontare economico del contributo che chiede, non può appellarsi al fatto che in fondo i fan possono fare quello che vogliono e decidere di non contribuire: i fan, infatti, per loro stessa natura non sono in grado di controllare razionalmente tutto il processo emozionale che si innesca in loro di fronte a una campagna di crowdfunding del proprio idolo. Invece, Davide ha tutto il diritto di appellarsi alla natura volontaria del contributo, per una serie di motivi: in primis il suo non essere una persona dotata di un seguito di gente che reagisce irrazionalmente alle sue creazioni artistiche (cioè ai suoi articoli), poi per la proposta in sé, che difficilmente potrà innescare in chicchessia il processo emozionale di cui sopra, e infine proprio per i dettagli che la fanno sembrare una scusa per viaggiare a gratis, talmente evidenti che viene davvero difficile parlare di vera e propria malafede (vogliamo volare con Emirates, se riusciremo ad andare bene altrimenti manderò dei souvenir da Milano, ecc…).

L’idea della scusa per il viaggio a gratis Davide ha provato a dissiparla in un post sul suo blog, dicendo che se il progetto arriverà comunque a un buon successo, tipo il 50%, i soldi che mancano ce li metterebbe lui e se invece i sostenitori dovessero essere pochi, li rimborserà. Sa tanto di toppa messa lì senza troppa convinzione, ma vabbè, questo è poco più di un dettaglio. Resta il punto nodale: nel caso in cui dovesse avere successo, le persone contrarie a un crowdfunding del genere, tra cui ci sono io, se la dovranno prendere non con Davide, ma con coloro che avranno donato. Perché davvero, non c’è nessun motivo che possa portare a credere che queste persone non avranno agito con il completo uso della propria parte razionale, senza la presenza di emozioni che possano distorcere lo svolgersi di un ragionamento puramente logico. Non c’è trucco e non c’è inganno in questa campagna, non c’è alcun capzioso sfruttamento di una posizione dominante, da intendersi come capacità di far compiere a un gruppo di devoti determinate azioni non supportate pienamente dalla logica; pertanto, chi contribuirà lo farà nel pieno controllo della propria volontà e dei propri processi logici. Saranno loro ad aver fatto qualcosa di – secondo me – sbagliato, non colui che, con molta faccia tosta ma altrettanta onestà, ha più o meno lanciato un pallone verso il canestro da 20 metri di distanza partendo con le due mani da in mezzo alle gambe sperando che vada dentro.

Annunci

Pubblicato il settembre 24, 2014 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. due osservazioni: 1. se la campagna fallisce il rimborso è automatico, lo fa la piattaforma; 2. che lui ci provi ci sta, ma come per tutti coloro che si espongono al pubblico ludibrio, non deve poi lamentarsi se il ludibrio arriva 🙂

  2. La tua prima osservazione non è esatta, lui ha scelto la forma flessibile, cioè si tiene comunque tuto quello che ha ricevuto, indiegogo lo consente e lui stesso nel blog lo dice

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: