Big Pink Cake Christmas Party 2014

La mia ultima trasferta del 2014 è stata a Londra, dove quest’anno non mi sono praticamente fatto vedere, ed è stata ancora all’insegna dell’indiepop quello più di nicchia, quello dove una buona parte del pubblico è fatta sempre dagli stessi e io ormai ne conosco diversi, vista la mia frequente partecipazione a eventi su quel target. Come al solito, non conoscevo tutte le band che suonavano e ho fatto bellissime scoperte e comprato dischi. Come al solito, mi sono goduto soprattutto la compagnia degli amici, a partire dagli organizzatori Matthew e Heahter, due personaggi fantastici, per continuare con ragazzi sia inglesi che provenienti da altre Nazioni, con Germania e Svezia sempre presenti e con la Spagna che non manca quasi mai e infatti anche stavolta c’era. Purtroppo non ho trovato lì due o tre persone che avrei avuto piacere di rivedere, tra cui l’altra persona italiana prevista, tenuta lontana dall’evento da problemi logistici.

Una nota su Matthew, che è il leader dei Fireworks. Per quei due o tre lettori che si stessero chiedendo che fine ha fatto il loro disco previsto a ottobre, ho chiesto e mi ha detto che la realizzazione del vinile è andata per le lunghe e che sarebbe stato pronto per dicembre, ma la band ha pensato che fosse un mese stupido per far uscire un disco nuovo, per di più di debutto, e quindi uscirà a febbraio.

Una particolarità dell’evento è la presenza, durante la sessione pomeridiana, di un ricco buffet fatto di piccoli e ottimi snack. Quest’anno il tavolo era particolarmente fornito, ma come l’anno scorso nessuno mangiava, se non me ovviamente. Evidentemente non è molto indie mangiare ai buffet offerti… Comunque ho molto apprezzato e mi sono abbuffato al punto da non aver nemmeno bisogno di cenare, e se mi conoscete potete immaginare cosa questo significhi in termini di quantità di snack ingeriti…

La musica quest’anno è stata di altissima qualità. Non che l’anno scorso e negli altri eventi indiepop non lo sia stata, ma davvero a sto giro il livello era molto, ma molto alto. Come sempre c’era un po’ di tutto: progetti giovanissimi, gruppi affermati, gruppi che si erano sciolti ma che ora si sono riuniti, artisti solisti che continuano a proporre la musica delle proprie band. Ecco una breve carrellata delle mie impressioni sui singoli concerti

Remi Parson: musicista francese che aveva già suonato qui l’anno scorso con gli Electrophonvintage, è pronto per fare uscire il proprio disco di debutto solista a gennaio. Suona qui con un bassista e il genere è sempre il synth-pop da cameretta. Quattro canzoni sole, ma tutte molto belle, ci possiamo aspettare grandi cose da questa nuova vita artistica di questo ragazzo francese.

Elin Grimstad con Miguel Navarro: la Grimstad è norvegese e vive in Estonia e l’avevo già vista quest’estate all’Indiefjord suonare solo voce e chitarra elettrica le canzoni della sua vecchia band chiamata Je Suis Animal. Ora Elin si dedica principalmente a realizzare film, ma quando gli amici la invitano a suonare non dice mai di no. Qui è accompagnata dalla grande sensibilità di Miguel Navarro, che fa parte dei Felt Tips ma che non disdegna collaborazioni con altri gruppi. Lo stile della Grimstad e quello di Navarro sono diversi tra loro e si compenetrano perfettamente: il suono ruvido, cupo e allo stesso tempo sognante della norvegese e i jangle pulitissimi dello spagnolo si uniscono in un’interazione incredibile, con un risultato dinamico, intrigante e estremamente coinvolgente. Spettacolari.

Secret Shine: avete presente quando ascoltate un gruppo che non conoscete per un minuto e subito vi viene da dire “wow! Ma questa è la mia nuova band preferita!”. Ecco, mi è capitato proprio così con questo sestetto, il cui set conteneva letteralmente tutto quello che amo in musica: chitarre acustiche dal suono pulito e squillante, armonie vocali importanti, melodie rotonde, violino molto presente. Una roba davvero perfetta che mi ha mandato fuori di testa e mi ha spinto a comprare letteralmente tutto quello che vendevano. Non ho ancora ascoltato i miei acquisti ma su Facebook si dichiarano un gruppo shoegaze, quindi mi sa che mi troverò davanti a qualcosa di diverso, ma in ogni caso questo set è stato memorabile e emozionante. Facendo un po’ di chiacchiere con la band scopro che erano attivi già tanto tempo fa e che hanno avuto scioglimenti, reunion, interruzioni e ripartenze.

The Catenary Wires (Amelia Fletcher e Rob Pursey): Amelia Fletcher è vista da molti come l’esponente femminile più importante di tutta la storia dell’indiepop. Questo suo nuovo progetto è semplicemente un duo con il suo compagno di band di lungo corso nonché padre di sua figlia. Semplicemente le loro due voci e la chitarra acustica di lei e stop. Amelia è da quasi 30 anni sulle scene, ma qui mostra chiaramente che l’esperienza non sempre copre la freschezza e l’ispirazione, ma può anche rappresentare una valorizzazione di esse, se ci sono ancora. E qui ci sono, eccome: le canzoni sono tutte stupende e cantate meravigliosamente e questa nuova partenza non è che l’ennesima dimostrazione di classe immensa da parte di un’artista semplicemente di qualità superiore.

Finmark!: sono in tre per la prima volta nella loro vita, visti i problemi logistici di cui sopra manca la tastiera, ma i tre sono molto affiatati e vanno via dritti come un treno come al solito. Come sempre, quando la band e Lisa Bouvier sono nello stesso posto, lei a un certo punto arriva e prende il comando, succede anche stavolta ed è tutto molto bello come sempre. Una sicurezza insomma.

The Hi Life Companion: quintetto di veterani che propongono indiepop con un deciso tocco rock n roll. Canzoni belle, ben suonate, danzerecce e capaci di far muovere il culo tutto il tempo.

Fever Dreams: qui invece siamo sulla gioventù, con questa band dall’impronta marcatamente shoegaze che finora ha fatto uscire un solo EP e a gennaio pubblicherà il secondo. Il live è splendido: il trio ha un grande controllo dei propri mezzi e le canzoni hanno un impatto e un tiro da paura, oltre che essere ottimamente scritte e rivelatrici già di grande personalità. Da seguire assolutamente con la massima attenzione.

The Flatmates: riecco Lisa al centro della scena e riecco uno dei live più irresistibili in tutto l’idniepop attuale, nel senso che è impossibile stare fermi. A fine concerto la band mi ringrazia per aver ballato tutto il tempo, ma semplicemente per me è impossibile fare diversamente.

The Proctors: già che Lisa era in mezzo, ci rimane anche ora, nonostante qui lei sia la bassista e la voce principale sia quella di Gavin. Il live dei Proctors è l’apoteosi di quanto i jangle in ambito indiepop possano essere tanto cristallini quanto emozionanti e il merito va anche a Thomas, l’altro chitarrista già con Peru e Garlands. Le canzoni sono poi ovviamente bellissime e cco che il gioco è fatto e ci si sente totalmente trasportati per tutto il set.

Vic Godard and The Subway Sect: il main event della giornata è rappresentato dall’apparizione di questo nome storico del punk anni Settanta, il cui concerto è di 75 minuti contro i massimo 30 di tutti gli altri. L’ultimo disco della band è una rilettura del loro repertorio più northern soul con Edwyn Collins (mica l’ultimo stronzo) in cabina di regia. Il disco è splendi e il live anche, nonostante di northern soul ci sia poco e ci sia invece molto, appunto, di punk anni Settanta. Per questi artisti vale il discorso fatto sopra sull’esperienza come valore aggiunto a uno stato di forma e di ispirazione davvero elevato. Nonostante sia ormai stanchissimo, dato che siamo al decimo gruppo e il live è finito all’una di notte, vivo questo live con grande trasporto e alla fine sono felicissimo di comprare il disco dalle mani di Vic in persona. Conclusione perfetta per una giornata indimenticabile.

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Pubblicato il dicembre 16, 2014 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

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