Madrid Popfest 2015

Per il terzo anno di fila mi sono recato a Madrid per il locale Popfest (qui i resoconti del 2014 e del 2013), uno dei migliori eventi in cui mi sia mai capitato di partecipare. Come ho detto anche parlando delle scorse edizioni, sono tantissimi i punti di forza di questa splendida manifestazione: la bellezza dell’acustica della venue, la qualità delle band che suonano, la presenza di un pubblico davvero competente e appassionato, che dà sempre a chi sta suonando il miglior riscontro possibile in termini di partecipazione e calore, l’ambiente fantastico che si crea quando dai concerti si passa ai dj set, la quantità di bellissime persone con cui è facilissimo fare conoscenza. Questa, purtroppo, è stata l’ultima edizione: al quinto anno i ragazzi hanno deciso di non proseguire oltre, e devo dire che secondo me hanno fatto bene. Hanno avuto tanta lungimiranza cinque anni fa a voler lanciare questo progetto e stanno mostrando la stessa capacità di guardare lontano nel chiuderlo ora, dato che ormai il top è stato decisamente raggiunto e non dico che se si continuasse negli anni successivi non ci sarebbero possibilità di rivivere altre giornate così belle, però i paragoni, soprattutto con quest’anno che è stato davvero straordinario, non mancherebbero e rischierebbero di far sì che sia loro che noi non viviamo l’evento con la gioia che una cosa del genere meriterebbe. Sono certo che l’anno prossimo, o anche più tardi quest’anno, avranno comunque voglia di organizzare concerti singoli, e se potrò ovviamente non mancherò, che davvero c’è gente troppo bella in quel giro e vorrei davvero tanto godere ancora della loro compagnia anche solo per una sera invece che per tre di fila, come del resto avevo fatto lo scorso anno.

Una cosa bella di quest’anno è stato il senso di familiarità con tutto il contesto, dato che era il terzo anno di fila che andavo. Familiarità che non significa mancanza dell’emozione di quando ho scoperto l’evento per la prima volta, anzi, mi sono divertito e gasato allo stesso modo con in più la confidenza che avevo nel conoscere tutto e tutti, e comunque mi sono state presentate persone nuove fantastiche anche stavolta. ricorderò per sempre il fatto che la prima volta in cui sono arrivato Jorge mi abbia detto “benvenuto al nostro festival” e stavolta “benvenuto a casa tua”.

Qui sotto parlo brevemente di tutti i gruppi che hanno suonato, quasi tutti sono stati davvero ottimi, mentre alcuni mi sono piaciuti meno ma comunque il livello era sempre rispettabile. Come cerco di fare sempre, sul nome c’è il link per ascoltare.

Giovedì
Perapertù: giovani spagnoli piacevoli all’ascolto e con dei bei suoni, il problema loro è che dal punto di vista della scrittura sembrava più o meno sempre la stessa canzone. Vabbè dai, aspettiamo che crescano.
Espiritusanto: a conti fatti, i miei preferiti tra tutti gli spagnoli che hanno suonato qui. Indiepop energico e grintoso e davvero ben fatto e ben suonato, c’è assolutamente tutto, canzoni molto ben scritte e varie, belle armonie vocali, ottimi piglio nel suonare, davvero molto molto bravi.
Sloppy Joe: provengono da Tokyo e sono una sorta di incrocio tra Northern Portrait e June Brides. Per chi non sa di cosa sto parlando, immaginate un indiepop smithsiano con un po’ di tromba e della sana essenzialità old school. Davvero fantastici, anche qui è tutto scritto, cantato e suonato ottimamente.
Wild Honey: band spagnola che esplora un lato dell’indiepop non molto praticato: quello dell’eleganza e della morbidezza. Raffinate armonie tra l’elettrico e l’acustico e velocità sempre controllata il giusto per far emergere la ricercatezza di suono e voce, tutto davvero molto bello.

Venerdì
Loor A Los Heroes: il nome sembra spagnolo ma in realtà sono inglesi e sembrano i migliori Kooks con più chitarre (e non fate gli snob che i migliori Kooks erano bravi). Anche qui però c’è il problema della prima band di ieri, cioè sembra sempre la stessa canzone. Anche qui, vale la pena aspettare un miglioramento.
Band A Part: dopo averli ascoltati molto su disco, finalmente riesco a vederli dal vivo e l’esibizione è ottima. Certo, la presenza di alcune parti registrate toglie un pochino di mordente al risultato, ma il tutto è fatto sufficientemente bene per far emergere pienamente la sensibilità pop di questo gruppo, assolutamente fuori dal comune. Sotto il palco si balla alla grande e si è tutti felicissimi.
Univers: da Barcellona, una sorta di shoegaze poco melodico ma piuttosto ritmato e con voce in bella evidenza. Apprezzo soprattutto la personalità di questo gruppo, che va sì a prendere un filone oggi sicuramente in auge, ma lo rivede sotto un filtro che li rende indubbiamente distinguibili. Molto bravi.
Secret Shine: avevo scoperto questa band storica lo scorso dicembre a Londra quando avevano suonato in acustico, ora qui sono in elettrico e si mostrano per quello che è il loro stile abituale. Anche qui siamo dalle parti dello shoegaze ma con melodie in evidenza e una certa attitudine a sbalzi sonori. Il set è straordinario, probabilmente il migliore del Popfest. Non solo è tutto tecnicamente impeccabile, ma l’emotività è strabordante e investe la platea senza lasciare scampo. Davvero una roba da togliere il fiato.
Zebras: una band esperta come questi australiani non può che far rendere al massimo i propri punti di forza in un contesto perfetto come questo. Bellezza e pulizia di melodie, voce e suono emergono pienamente e l’entusiasmo di noi che ascoltiamo è davvero ai massimi livelli.

Sabato
Sabato ero ubriaco e quindi i miei giudizi sono un po’ più sommari
Lavandera: fighi, un bell’indiepop bello serio.
No Fucks: fighi pure loro, sembrano tipo gli Weezer che suonano un indiepop lo fi, figata.
Night Flowers: madonna io li amo e a sto giro, come sempre, mi hanno blowato away.
Sea Pinks: indiepop cupo e asciutto, purtroppo torna il problema della poca fantasia nella scrittura, decenti ma nulla più.
Ama: boh volendo non sarebbero male, però boh.
Manhattan Love Suicide: la devastazione finale, delirio autentico, loro si sono divertiti un botto anche dopo a ballare, che fighi che sono.

Ovviamente non mi sono fatto mancare acquisti al merch, non avendo un bagaglio grosso ho dovuto lasciare giù un paio di 12″ che mi interessavano, ma mi sono rifatto coi 7″ degli stessi gruppi. Ho anche acquistato un paio di uscite che non avevo di gruppi spagnoli che non suonavano lì ma che mi piacciono molto, i Los Bonsais e gli Zipper.

Alla fine di ogni serata ci sono stati i dj set, tutti diversi tra loro. Giovedì c’erano i miei amici Irene e Jonathan che hanno messo dell’ottima musica pop, indie e non, davvero un gusto nella selezione molto raffinato e non lo dico perché sono amici. Venerdì dapprima c’era della musica un po’ troppo cupa e poco conosciuta per gli standard del Popfest, poi però sono arrivate le consuete canzoni dance spagmole che fanno divertire tutti come dei pazzi, io continuo a non conoscere quasi niente di quello che mettono ma mi diverto davvero troppo. Sabato, essendo l’ultima notte di sempre, alla consolle si sono alternati gli organizzatori a turno, ed è stato un set molto più indie di quanto di solito succeda qui ma era tutto bellissimo perché le scelte sono state davvero perfette per far ballare e divertire tutti.

Alla fine qualche lacrima e tanta felicità per aver partecipato a serate così speciali e essere stati parte di un qualcosa che rimarrà nei cuori di tutti i presenti, a queste come alle altre edizioni. Tanti abbracci, tanti arrivederci, lo so che tornerò qui prima o poi, lo so. Il momento che mi porto con me più volentieri dei minuti di saluti fuori dal Clamores è quando Irene, la sorella di Rosa, una delle organizzatrici, mi ha abbracciato in modo tenerissimo e mi ha detto, in spagnolo, “torna, che qui ti vogliamo bene”. Ve ne voglio anche io e sì che tornerò.

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Pubblicato il marzo 9, 2015 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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