I nuovi servizi di ascolto degli mp3 e degli streaming musicali: qualità o suggestione?

In questo periodo sembra che gli artisti multimilionari abbiano molto a cuore la qualità di come la musica arriva alle orecchie degli ascoltatori. Prima c’è stato Neil Young che ha presentato un lettore mp3 grazie al quale la musica viene riprodotta in modo molto più bello, fedele, hi fi e cose così, ora Jay Z lancia un servizio di streaming che permette di ascoltare “puro suono, senza compromessi”. Ovviamente queste cose si pagano salate, mi pare che il lettore mp3 di Young costi sui 900 dollari e per il servizio di streaming di Jay Z siamo a 19 dollari al mese.

Rimango perplesso di fronte a questa evoluzione (o tentativo di) dell’offerta di servizi per noi ascoltatori. Mi sembra, infatti, che si stia cercando di applicare a un mercato in crisi il concetto che ha funzionato in altri settori per cui la gente è più invogliata a spendere qualche soldo in più se ottiene in cambio qualcosa di esponenzialmente migliore rispetto allo standard pagato un po’ meno. Un esempio che mi tocca da vicino è quello della birra artigianale: sempre più gente, infatti, appare disposta a spendere più volentieri i 6 euro per una pinta di qualità che non i 4 per una di Heineken, infatti ora le compagnie industriali stanno cercando di reinventarsi proponendo stili specifici che fanno parte del mondo artigianale e/o rimarcando la quantità di luppolo presente nelle proprie ricette. La stessa cosa vale per il successo di Eataly e per il proliferare di posti che realizzano hamburger di maggior qualità rispetto a quelli dei fast food. E sto parlando solo di Italia e solo di cose che vedo io coi miei occhi, immagino che gli esempi potrebbero essere molti di più e che all’estero si moltiplicherebbero ulteriormente.

Il punto, però, è che in tutti questi esempi, la percezione della differenza della qualità è immediata e facile. Te ne accorgi subito di quanto sono meglio una birra e un hamburger fatti come si deve rispetto alla Heineken e ai fast food, ma vale la stessa cosa per l’ascolto della musica? Soprattutto oggi dove per la stragrande maggioranza del tempo essa esce dalle fessurine dei nostri laptop o smartphone o da auricolari che abbiamo pagato 30 euro a dir tanto? Io dico di no, e dico che molto probabilmente, per chi acquisterà questi servizi e sosterrà che l’ascolto è molto migliore, vale il concetto della suggestione. La suggestione è una brutta bestia e esiste, eccome se esiste. Il mio degustatore guru di birre non ha problemi ad ammetterne l’esistenza, quindi noi siamo comunque predisposti a apprezzare meglio una certa birra sapendo che proviene dal tal birrificio ed è stata prodotto in quel tal modo, anche se poi ce ne danno un’altra invece di quella che ci hanno detto. Un mio amico mi raccontava che al suo posto di lavoro un collega si è lamentato perché al suo vicino di scrivania avevano dato un PC con un processore migliore del suo, il servizio IT ha preso il PC, ha sostituito l’etichetta del processore e gliel’ha ridato e lui era tutto contento e diceva oh, adesso sì che va molto meglio.

Io non ho nulla contro l’audiofilia, però o sei audiofilo davvero, quindi hai un impianto fatto coi dovuti crismi, o altrimenti non ha nessun senso spendere una quantità di denaro non irrilevante per un miglioramento di qualità che difficilmente sarà davvero percettibile. Io conosco diverse persone che spendono i 10 euro al mese per la versione Premium di Spotify, ma nessuno mi ha mai detto che lo fa perché gli mp3 che vengono mandati in streaming sono di qualità più alta rispetto alla versione normale, cioè uno dei vantaggi strombazzati dalla pubblicità. Pagano quei soldi per non avere le pubblicità, per poter ascoltare le proprie playlist offline e altre cose, io non li spenderò mai ma posso capire. Capirò meno chi di soldi ne spenderà il doppio per una qualità del suono ancora migliore che tanto non noterà. Oltre che per le altre feature del servizio: i video senza pubblicità (quindi ora tutti metteranno i propri video lì oltre che su YouTube? Voglio proprio vedere), la funzione di suggerimento di nuova musica molto migliorata (qualche anno fa poteva essere utile, ora siamo bombardati di suggerimenti tutto il giorno che voglio vedere chi già così riesce a star dietro a tutto), le storie sugli artisti e sulle canzoni (con i millemila articoli già molto competenti presenti su internet e sulle riviste cartacee, sono davvero necessarie?), la possibilità di raccogliere i preferiti, fare playlist e condividere con gli amici (ammazza, siete proprio gli unici). Vedo comunque che c’è la versione anche da 10 dollari al mese, quindi come Spotify, che ha queste cose ma un suono “standard” a dire loro, ecco lì capirei già di più, soprattutto vista l’ultima versione dell’applicazione di Spotify. Ma fondamentalmente, a me queste sembrano operazioni volte a cercare di spillare più soldi possibili da chi sta bene economicamente e/o è facilmente suggestionabile. Vedremo comunque come andrà a finire, magari mi sbaglio. Oggi intanto, il riferimento di una delle migliori etichette italiane e che probabilmente è anche la più longeva, scriveva su Facebook che la miglior piattaforma di streaming e bandcamp. Direi che sarebbe bastata questa cosa per spiegare tutto il mio pensiero, e sono certo che la mia non è suggestione dovuta a chi ha detto questa cosa.

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Pubblicato il marzo 31, 2015 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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