Il Deflategate e la logica giuridica dell’NFL

Un caso apertosi in pieni playoff NFL e che sembrava poco più di una boutade, si sta invece rivelando come un affare molto serio, che ha portato addirittura uno dei più grandi giocatori della storia a essere squalificato per 4 partite per aver compiuto un deliberato atto di disonestà volto a violare l’integrità del gioco. Nello specifico, Tom Brady, quarterback dei New England Patriots, avrebbe quantomeno avallato lo sgonfiamento dei palloni sotto il minimo di pressione dell’aria consentito e dopo che essi erano stati esaminati dagli arbitri, allo scopo di riuscire a maneggiarli più facilmente durante il gioco. I due addetti che avrebbero materialmente sgonfiato i palloni sono stati sospesi a tempo indeterminato e senza stipendio dalla franchigia, però Brady ha il supporto incondizionato della stessa, come da nota ufficiale. Il messaggio lanciato dai campioni in carica è quindi quello che i due abbiano agito di propria iniziativa, sapendo che al loro quarterback piace giocare con i palloni più sgonfi. Il tutto sarebbe successo nella finale di AFC, una partita nella quale il vincitore avrebbe avuto il diritto a giocare il Superbowl, e che si è svolta in casa dei Patriots per il loro miglior piazzamento in regular season.

C’è stato un reclamo da parte degli avversari, gli Indianapolis Colts, e la Lega ha affidato le indagini a un investigatore indipendente, dopodiché, a seguito della pubblicazione del report da parte dello stesso investigatore, ha preso la decisione della squalifica del giocatore (4 partite è un quarto della regular season, quindi una sospensione pesante) più un milione di dollari di multa alla franchigia e la perdita di due scelte nei prossimi draft, quella al primo giro nel 2016 e quella al quarto giro nel 2017.

Cerco di esaminare con ordine gli aspetti che secondo me vanno considerati in questa intricata vicenda.

La colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio: si deve partire necessariamente da qui. Abbiamo elementi che ci fanno ritenere che Tom Brady davvero non potesse quantomeno sapere e approvare ciò che stavano facendo i due addetti? Il report usa una terminologia ambigua, dicendo che “è più probabile piuttosto che no che Tom Brady fosse quantomeno genericamente a conoscenza di…”. Detta così, non sembra che lo scoglio dell’oltre ogni ragionevole dubbio sia stato superato. Vanno, però, considerati altri tre aspetti: il primo è che l’investigatore sostiene di aver usato quell’espressione perché così è previsto dalle regole, e che in realtà quello che ha detto è stato provato; Tom Brady si è rifiutato di fornire qualunque tipo di prova o di testimonianza a sua discolpa e non ha permesso l’esame delle sue email e dei suoi messaggi al cellulare; infine, è vero che non c’è la prova provata del coinvolgimento di Brady, ma appare molto più inverosimile che questi due addetti abbiano agito da soli (e senz’altro hanno agito, vista la sospensione da parte della franchigia), insomma, tutto porta a ritenere che ci siano circostanze concludenti che rendano la non colpevolezza di Brady un’ipotesi decisamente più irrealistica rispetto alla sua colpevolezza.

Il danno ingiusto portato agli avversari: passiamo all’aspetto successivo, ovvero il cercare di capire se questo atto fraudolento ha comunque portato un danno ingiusto ai Colts, che si traduce anche in un vantaggio parimenti ingiusto per i Patriots. Qui, se non si è (stati) giocatori di football è difficile capire, e poiché nemmeno io lo sono stato né lo sono, andrò per ipotesi. A me sembra che, così come Brady avesse maggior facilità di maneggiare il pallone sgonfiato oltre il limite previsto, ce l’avesse anche il quarterback avversario, ovvero Andrew Luck, pure lui un grandissimo giocatore tra l’altro. Si è detto che con un pallone più sgonfio fosse più facile per un difensore leggerne la traiettoria durante i passaggi e quindi poter fare più facilmente giocate efficaci, ma anche quello vale per tutte e due le squadre. Dopodiché ogni giocatore ha le proprie caratteristiche e quindi magari era vero che il pallone sgonfio potesse aiutare più i Patriots che i Colts, un po’ come quando a calcio si dice che il campo pesante favorisce la squadra più muscolare, però è difficile vedere un presunto vantaggio procurato a sé o un eventuale danno inferto all’avversario come rilevanti a tal punto da poter alterare l’esito della partita.

La proporzionalità della pena e un precedente che può essere utile: detto questo, è ovvio che un atto di disonestà come questo vada punito, non ci sono dubbi, e il fatto che venga punito anche Tom Brady non appare come un obbrobrio giuridico, ma sembra invece una scelta con una base solida. Come si può fare per commisurare l’entità della pena a un atto di questo tipo, che ha con sé i crismi della disonestà ma non sembra aver avuto rilevanza concreta? Un precedente secondo me può venire in aiuto. Qualche anno fa, si scoprì che i New Orleans Saints, tra l’altro anche loro campioni al termine di quella stagione, avevano stilato un bounty program per il quale i difensori che procurassero infortuni in campo agli avversari, avrebbero ricevuto incentivi economici a fine mese in busta paga diversi a seconda che l’avversario fosse semplicemente stato portato in barella fuori dal campo, ma poi sarebbe rientrato, oppure che non fosse riuscito a continuare la partita. Anche questo è chiaramente un atto di disonestà, ma altrettanto chiaramente non dà alla squadra un vantaggio concreto, se non una spinta psicologia ulteriore ai propri giocatori nel giocare in modo più aggressivo e sporco. In quel caso, Sean Payton, l’allenatore della squadra, venne sospeso per un anno intero. Ecco, io ritengo che se davvero si volesse ritenere Brady colpevole, quella sarebbe la pena giusta, proprio perché vedo quella dei Saints come una mancanza di rispetto nei confronti del gioco del tutto simile, per natura e conseguenze, a quella operata da Brady. invece, questa punizione appare figlia della voglia di un compromesso per cui ok non lo posso ritenere innocente ma non posso nemmeno privarmi della presenza di un giocatore così importante.

Il danno di immagine e i profili giuridici: Compromesso che invece non è stato effettuato nei casi di violenza domestica dell’anno scorso, che hanno avuto uno strascico quest’anno con la sospensione per 10 partite di Greg Hardy, nonostante le autorità giudiziarie abbiano archiviato il suo caso. Purtroppo, sempre di più, l’NFL si sta preoccupando molto di più dei rischi di danno di immagine quando deve comminare una sanzione, piuttosto che dei profili giuridici. Hai picchiato una donna? Sospensione indefinita, un anno, 10 partite. Hai sgonfiato i palloni? 4 partite e poi rientri. Io ovviamente non dico che sgonfiare i palloni sia più grave di picchiare una donna, ci mancherebbe, però dico che l’NFL non può essere un mondo a parte che non tiene conto né delle sentenze e delle decisioni delle autorità giudiziarie e nemmeno di elementari principi di giurisprudenza. Perché alla fine l’integrità del gioco è molto più minata dal fatto di non poter avere in campo campioni come Ray Rice (a cui nel frattempo è stata tolta la sospensione in forza proprio di una sentenza di un’autorità giudiziaria e in qualsiasi momento potrebbe tornare a giocare, ma nessuna squadra lo chiama) o lo stesso Hardy piuttosto che dall’utilizzo di un pallone sgonfio.

Annunci

Pubblicato il maggio 14, 2015 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: