L’ennesimo fallimento dell’Olimpia

Come quasi ogni anno, mi ritrovo a scrivere un post sulla stagione fallimentare dell’Olimpia Milano. Ci eravamo tuti illusi che lo scudetto scorso avrebbe rappresentato il primo di una lunga serie e invece no, più aumenta la differenza di soldi a disposizione tra la nostra quadra e tutte le altre, più il livello di quello che viene espresso in campo si abbassa. Quest’anno, poi, la beffa ulteriore è che abbiamo preso tutti i titoli in palio in Italia dalla stessa squadra, una Dinamo Sassari che non ci ha mai davvero messo sotto in nessuna delle 11 volte in cui l’abbiamo affrontata in stagione, cosa che invece noi siamo riusciti a fare in almeno un paio di queste partite, però poi quando contava ha sempre prevalso. Eviterò di menzionare il gioco sporco di molti giocatori e i momenti in cui ci sono stati aiuti arbitrali per loro, perché fondamentalmente tutto questo è stato spazzato via dai demeriti della squadra, in primis dell’allenatore. Eviterò anche la solita litania del “a Milano e nelle altre città grandi non può starci il basket di alto livello se non ci si butta dentro un budget paragonabile alle migliori in Europa, una via di mezzo come quella attuale non porta da nessuna parte e a questo punto è meglio sparire e lasciare il basket alla provincia”: lo dico tutti gli anni e continuo a pensarlo e è inutile ripetermi. Qui parlerò dei tre aspetti determinanti di questa stagione davvero tra le più infauste della storia recente di questa gloriosa società.

La costruzione della squadra: per chissà quale inesplicabile motivo, si è scelto di ovviare alle partenze di giocatori attirati altrove da contratti più ricchi sovraffollando il reparto esterni e alleggerendo in termini di peso quello lunghi. L’anno scorso molti dei problemi in fase di costruzione di gioco erano dovuti al fatto che c’erano troppi esterni che amano avere il pallone tra le mani e guardare per prima cosa il canestro, e gli esterni nuovi avevano ancora quasi tutti (almeno Brooks e Ragland) queste caratteristiche, con l’ulteriore problema di una taglia fisica ridotta e di una scarsa propensione alla difesa. Inoltre, si è preso un terzo play (Meatcheam) per sopperire alla squalifica di Hackett in campionato, ma non gli è mai stata data fiducia, lo si è mandato via quando è stato necessario prendere un altro lungo, dopodiché quando si è capito che uno dei lunghi presi a inizio stagione non era in condizioni fisiche adeguate, si è preso un nuovo play, che si è rivelato poco più che un gadget (Tabu). Una dimostrazione drammatica di mancanza di visione insomma. Inoltre, dei due esterni che hanno una mentalità più di squadra rispetto agli altri, uno (Moss) era in fase decisamente calante e l’altro (Cerella) è stato fatto giocare molto meno di quanto si sarebbe meritato, salvo poi aggrapparsi a lui in alcuni momenti caldi dei playoff. Passiamo ai lunghi: si è scelto di avere due ali forti e due pivot dalle caratteristiche sostanzialmente simili tra loro: l’ala doveva essere uno che può giocare anche lontano da canestro, mentre il pivot doveva dare peso e presenza in area, più un quinti lungo di complemento da usare per pochi minuti e solo in caso di urgente bisogno (Gigli). Melli e Samules che c’erano già rispondevano alle caratteristiche, e come loro pari ruolo sono stati presi Kleiza e James, scelte terribilmente sbagliate entrambe. James veniva da un infortunio grave e si pensava che comunque si sarebbe ripreso, cosa che non è affatto avvenuta, mentre Kleiza avrebbe dovuto dare una forte pericolosità offensiva a compensare qualche lacuna in difesa, ma purtroppo si sono viste più le lacune nella propria metacampo che la pericolosità in quella altrui. Quando si è capito che James non ce la poteva fare, si è sacrificato Meatcheam per prendere Elegar, un lungo dinamico che però la necessaria presenza in area non la dava. Si è quindi finiti per sovrasfruttare Samuels e ritrovarselo stravolto fisicamente in buona parte dei playoff, esattamente come l’anno scorso. In tutto questo, a Gigli non è stata mai data nemmeno la possibilità di ritagliarsi un piccolo spazio per essere utile alla squadra, anche se lui ci ha messo tuta la voglia del mondo nel provare a farlo. In generale, la scelta di alleggerire la taglia fisica della squadra era sbagliata in partenza per un motivo oggettivo: andava in senso esattamente opposto a quello in cui sta andando il basket oggigiorno. Gli sport di squadra si evolvono periodicamente nell’approccio al gioco, e in questo momento è tornata importante la fisicità, non solo sotto canestro, ma in tutte le zone del campo. La sconfitta disastrosa con il Nizhny Novgorod (ripeto, il Nizhny Novgorod) ha dimostrato chiaramente come contro di noi bastava buttarla sulla fisicità e venivamo sovrastati anche da chi aveva evidentemente meno talento dei noi. Sassari le due partite decisive le ha vinte grazie ai rimbalzi offensivi, con i nostri che almeno nella gara 7 dei playoff ci si mettevano anche a fare il tagliafuori ma gli avversari non lo sentivano neanche tanta era la differenza in termini di energia e fisicità in campo, qui anche per incompetenza dell’allenatore come poi vedremo.

Lo staff medico-sanitario: allora io qui non ci capisco niente, quindi potrei anche scrivere una serie di cavolate, però certe domande non posso non farmele. Com’è possibile che dei professionisti non siano in grado di capire dalle visite mediche che James era un cadavere? Com’è possibile che dei professionisti non siano stati capace di dare brillantezza atletica alla squadra mai in nessun periodo dell’anno? Limiti fisici dei giocatori? Scarsa voglia? Forse, però voglio dire, almeno la taglia leggera avrebbe dovuto garantire velocità e reattività, e invece questo non si è visto mai mai mai. Infine, com’è possibile che dei professionisti dicano esplicitamente che la squadra era poco brillante sul finire della regular season per via dei richiami di preparazione in ottica playoff, e poi nei playoff ci sia stata totale sottomissione atletica nei confronti degli avversari? Mi piacerebbe avere delle risposte che sicuramente non avrò mai purtroppo.

La gestione tecnica: ok, noi dell’Olimpia ultimamente troviamo sempre un sacco di cose negative contro i nostri allenatori e quindi magari siamo anche un po’ prevenuti, ma le argomentazioni contro Banchi sono davvero molto forti. Dal punto di vista del gioco, non ha mai saputo dare le giuste spaziature in campo in modo che i nostri giocatori sfruttassero le proprie abilità in 1 contro 1 e non ha mai saputo sfruttare l’atipicità dei lunghi e, nel caso di Elegar, il suo dinamismo. Nella sua testa il pivot deve fare i blocchi oppure stare sotto canestro a fare il punto di riferimento, però dei nostri lunghi solo Samuels lo sa fare, mentre l’ala forte deve giusto stare in campo a fare non si capisce bene cosa, visto che non si è mai vista l’ombra di uno schema utile per Kleiza. Nessun gioco in velocità, nessuna idea per gli esterni di come far girare la palla per mettere in condizione qualcuno di attaccare il ferro costringendo la difesa a far fatica nel raddoppiare o nell’aiutare, i raddoppi e gli aiuti sono sempre arrivati facilmente e stava all’abilità del singolo cavarsela. Si sono visti giusto dei tagli dal lato debole ben eseguiti coi tempi giusti e con chi aveva la palla che sapeva come servire il compagno che tagliava per un facile canestro. Basta. Ancora più deficitaria è stata la gestione dlele rotazioni degli uomini durante la partita, tra gente che giocava bene tolta incomprensibilmente e gente che giocava male lasciata in campo non si capiva bene perché e con il problema più grave di tutti, ovvero che nelle partite che contavano le rotazioni sono state strette ai limiti del concepibile con giocatori dimenticati in panchina e altri sfiancati in modo da arrivare stanchi fisicamente nei finali di partita. Ora, lo si è sempre fatto di stringere le rotazioni nei playoff, però ci vuole un minimo di senno e di criterio e di capacità di capire cosa succede durante la partita e cosa serve nei diversi momenti, e Banchi non ha avuto niente di tutto questo. L’ultima partita è stata il suo capolavoro in negativo. Dopo un buon primo quarto, ha tolto quello che giocava meglio (Ragland) per un Hackett non in serata, ok ci può stare come idea, ma quando ti accorgi del gap, Ragland lo rimetti presto, non lo lasci quasi tutto il quarto in panca mentre gli avversari rimontano. Intanto, tutti gli altri li ha lasciati in campo, senza mai mettere dentro Kleiza (ok giocava male le partite precedenti, ma un giocatore del genere ti può sempre tirare fuori qualcosa, lo provi e se vedi che è come le altre partite lo fai sedere, però almeno lo provi, soprattutto dato che hai preso subito un largo vantaggio) e dando pochi minuti a Brooks (eppure era stato tra i più positivi solo 48 ore prima, perché non rinnovargli la fiducia?). Poi nel secondo tempo ha provato il doppio play, ma la palla la portava Hackett che appunto era il meno in palla dei due, e nell’ultimo quarto + supplementare, ha solo alternato Ragland e Cerella a seconda se volesse un quintetto più difensivo o più offensivo, ma giocavano bene tutti e due, perché non li lasci dentro e, che so, fai riposare un po’ Moss o lo stesso Hackett?. Il colpo di genio è stato poi mandare Meli a marcare il piccolo sull’ultima rimessa, cosa che ha ovviamente portato a un fallo veloce, per poi toglierlo dal campo e mettere Moss a rimbalzo sui liberi, nonostante sia molto più basso e fosse evidentemente provato fisicamente, risultato, due rimbalzi offensivi per Sassari e canestro allo scadere che ha mandato la partita al supplementare. Un’incompetenza veramente pedestre.

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Pubblicato il giugno 11, 2015 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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