Pacific Northwest 2015

Da dove inizio per raccontare questo viaggio che ho atteso per tanti mesi e che si è rivelato fantastico come me lo aspettavo? Direi dalla persona che mi ha dato lo stimolo per farlo. Si dice tanto male delle dinamiche che regolano i rapporti tra persone via internet, ma io sono disposto a accettare questi effetti collaterali se poi tra le conseguenze positive c’è il conoscere una persona come Laura. L’ho incontrata in Rete nel 2004, non aveva nemmeno 18 anni e era una ragazza che non aveva paura a trattare male le persone che se lo meritavano, in un periodo in cui invece sui forum imperava la cosiddetta netiquette. Ricordo di averla contattata per esprimerle solidarietà perché i moderatori del forum dei Kent l’avevano ripresa per aver insultato uno che era venuto lì a fare bagarinaggio. Da lì abbiamo iniziato a scambiarci consigli musicali, lei mi suggeriva i gruppi finlandesi e io quelli italiani. Poi lei è venuta a vivere a Milano e ci siamo visti di persona a febbraio 2006 e anche quando se n’è andata non ci siamo mai persi di vista e lei ha continuato a venirmi a trovare quando passava dall’Italia e a insistere che io andassi a trovare lei, prima in Finlandia e ora a Seattle. Oggi è sposata con un uomo meraviglioso e vedere loro due che stanno così bene mi mette un sacco di gioia nel cuore. Mi hanno riservato un trattamento principesco ma il punto è che sono due persone con cui senti che andresti d’accordo in ogni situazione e su ogni cosa. Mi ritengo fortunato nel conoscerli, davvero.

Dopo la melassa iniziale, cercherò di far capire a chi vorrà leggere cosa ho trovato a Seattle, San Francisco e Vancouver e perché consiglio a chiunque di andarci. Andiamo con ordine.

Il viaggio e il jet lag
Era il mio primo viaggio fuori dall’Europa e temevo molto di subire la lunghezza della trasvolata oceanica. Invece mi è passata tranquillamente: il posto era molto comodo, l’intrattenimento mi è piaciuto e mi ha permesso davvero di ingannare il tempo, il cibo era OK. Non so se siano tutti così i servizi su questo tipo di voli, ma la British Airways per me è assolutamente promossa. Il jet lag è una bestia strana, ti fa credere il primo giorno che ti sei già aggiustato, poi le notti successive ti svegli a orari assurdi, certo non è niente di drammatico però il peso sul fisico si sente.

Le caratteristiche delle città
A Seattle ho fatto quasi zero turismo e mi sono goduto la vita da local, tra una festa in giardino, eventi sportivi, un concerto e pomeriggi/sere in quartieri periferici a girare tra un brewpub e l’altro con variazioni sul tema tipo cena a base di ostriche e zuppa di pesce e partite a freccette. A San Francisco e Vancouver ho fatto il bravo turista, ma non mi sono fatto mancare un concerto, un evento sportivo e un buon numero di ore a degustare le birre locali. In ogni caso, le tre città hanno tanto in comune, soprattutto il fatto che la loro bellezza si basa sui panorami, sulle vedute, non certo su ipotetici centri storici che non esistono. È una cosa diversa dalla città europee, ma sfido chiunque a non emozionarsi di fronte alle passeggiate in riva alle baie, alle skyline, ai tramonti limpidi, al modo in cui il tessuto urbano si mescola perfettamente alle bellezze naturali. Sono davvero posti da girare semplicemente per riempirsi gli occhi di bellezza. Le cose più belle le ho fate quando ho girato in bicicletta, ovvero il lungo tour di tutta la zona della baia di San Francisco, traversata del Golden Gate compresa, e il giro del perimetro della penisola di Stanley Park a Vancouver. Da sospiro continuo.
Il costo della vita mi è sembrato piuttosto caro, più abbordabile a Vancouver rispetto alle altre due città ma comunque non certo economico. I mezzi pubblici funzionano bene però bisogna capirli e non è facile: Seattle e Vancouver hanno pochissima metropolitana, San Francisco ne ha di più ma per larghi tratti non è una vera metro ma è una specie di tram, in ogni caso se non sai la fermata giusta rischi di sbagliarla perché non ci sono nomi di fermate, devi proprio sapere dove devi scendere. La modalità di acquisto dei biglietti a San Francisco non è per nulla intuitiva, si fa prima a comprarsi una carta prepagata. Una cosa brutta è stato vedere tantissimi senzatetto per strada, soprattutto a San Francisco e Vancouver: ho letto che ci sono servizi che li aiutano e che se li si vuole aiutare bisogna dare i soldi ai servizi stessi e non a loro, ma sarà vero?

Il cibo e la birra
Ho mangiato decisamente bene sempre, tra i fast food, i pub, i diner e i ristoranti più classici. Non abbiate paura di provare niente perché è tutto buonissimo. Le colazioni nei diner sono una roba fantastica, gli hamburger sono altrettanto soddisfacenti, a Vancouver ho provato un ristorante stile cambogiano-vietmamita spettacolare. Ah, ovviamente spesso le porzioni sono decisamente più ampie che in Europa.
Alla birra ho dedicato un sacco di tempo e sono giunto alla conclusione che i birrifici californiani sono più bravi a fare le birre complicate, ad esempio c’era una dry hopped tripel con albicocca che era uno spettacolo, ma anche le imperial IPA e i vari tipi di stout invecchiati in barile meritavano. Invece i birrifici di Seattle e Vancouver sono più bravi a fare le birre semplici, quelle da bevuta senza pensieri e chiacchierando. Un tipo di birra che ovviamente da noi si trova molto più raramente era quella fatta con il luppolo fresco, che in Italia ovviamente fatica a arrivare e lì è invece diffusissima. La cosa più caratteristica dei pub è che per vendere cibo dovrebbero pagare più soldi e allora si mettono d’accordo con dei food truck o con dei localini a fianco e se vuoi mangiare vai a comprare il cibo da loro e te lo mangi nel pub oppure addirittura tu lo ordini e loro te lo portano al tuo tavolo.

I negozi di dischi
A Seattle e San Francisco ne ho visitato uno per città e mi sono fermato perché avevo già speso troppi soldi. Comunque erano entrambi bellissimi, molto ben forniti e ottimamente organizzati, in modo che si trovava subito quello che si cercava oppure era facilissimo girare tra gli scaffali e avere una visione d’insieme di quello che c’era, così guardando tutto veniva in mente qualcosa che non si aveva e non ci si perdeva niente. A Vancouver invece ho avuto l’impressione che i negozi siano solo robe per vecchi nostalgici con un sacco di soldi da spendere per rarità prestigiose e che ci sia poco interesse per le novità musicali, probabilmente chi le segue compra online e allora a quel punto tanto vale puntare sul vintage. Comunque consiglio vivamente di girarli i negozi di dischi, sono davvero uno spettacolo, se poi avete più autocontrollo di me ne potete vedere di più.

Gli eventi sportivi
Ero partito con in mano il biglietto per il football ed è stata una vera e propria esperienza. Nello stadio dei Seahawks, ogni volta che la squadra di casa attacca c’è il religioso silenzio, perché i giocatori non devono essere disturbati se serve che si chiamino gli schemi quando gli schieramenti sono già formati, quando invece la squadra difende, c’è un casino infernale, per lo stesso motivo girato all’opposto, ovviamente. Per casino infermale intendo che tutti i singoli presenti nell’intero stadio si alzano in piedi e urlano come pazzi. E questo avviene non solo a inizio partita, ma anche quando la stessa è ormai chiaramente vinta, alla gente non interessa del risultato, quando l’avversario attacca si fa casino sempre e comunque. Poi è successo che a San Francisco ho scoperto che la partita di baseball sarebbe costata poco perché la squadra locale era già eliminata dai playoff e così ho voluto andare, l’atmosfera era molto più rilassata e ho fatto anche io come nei cliché per cui si guardano i primi tre inning, poi ci si mette in coda per cibo ovviamente strapieno di ogni tipo di salsa e per la relativa birra e si torna al proprio posto per sorseggiare e sgranocchiare. Devo dire che questo stereotipo americano mi è molto piaciuto. Poi a Seattle ho anche visto il calcio, e lì nel tifo è stata importata la mentalità europea, con la curva e le bandiere e la sciarpata collettiva a inizio partita. Chiaramente di ultrà e tifoserie rivali non ce n’era nemmeno l’ombra, i tifosi delle squadre in trasferta erano tranquillamente mescolati al pubblico di casa senza problemi. Devo dire un bell’ambiente, temevo un po’ che il fatto che da quelle parti non ci sia la cultura dell’odio sportivo si tramutasse in un ambiente un po’ asettico, e invece il tifo era molto caldo nel football e nel calcio. Poi vabbè non erano partite con rivalità storiche, per dire, durante la partita di football quando appariva il risultato dei 49ers che perdevano la gente era contenta e non lo nascondeva, quindi non è vero che non si tifa mai contro, un po’ lo si fa.

I concerti
A San Francisco ho visto i Titus Andronicus e a Seattle i Death Cab For Cutie. Entrambe le location erano stupende, seppur diverse tra loro per grandezza e tipologia, il suono era perfetto e gli orari erano tali da consentire alla gente di tornare a casa comodamente col trasporto pubblico. I Titus hanno lasciato un po’ da parte l’ambizione dell’ultimo disco, suonandone solo le canzoni più immediate e attingendo poi al repertorio passato. Anche i Death Cab hanno lasciato al disco nuovo uno spazio visibile ma non amplissimo e hanno poi pescato qualcosa da ogni loro album. Tutte e due le band hanno dato il meglio e si è trattato di due live di altissima levatura. La cosa strana per me è che essendo parte di un viaggio così grande, non ho vissuto i concerti come l’evento principale come quando vado in Europa, ma come una cosa che vabbè me l’ero organizzata quindi la faccio, non avevo l’atteggiamento mentale del “madonna sono qui per questo, che roba” ed è stato bello viversi i live in modo rilassato e sereno.

Conclusione
Sono stato davvero bene ed è stata una cosa che ho fatto benissimo a fare. Ovviamente ora sono qui a chiedermi se vorrò farla ancora l’anno prossimo e ammetto che al momento ho un po’ di dubbi. Appena tornato ero convinto che l’avrei fatta anche nel 2016, ora invece sono molto più incerto. Devo risparmiare soldini per altre cose, in primis un laptop decente che il mio ormai è un catrame ambulante, e se penso a cosa voglio fare in Europa c’è già un sacco di roba. Certo ho visto che posso anche prenotare i voli un po’ più avanti rispetto a quando l’ho fatto stavolta, che tanto il prezzo è quasi uguale, quindi posso rimandare la decisione. Se decido per un altro viaggione, le opzioni sono diverse: New York, che in quanto a skyline e a panorami urbani sul mare credo sia imbattibile, oppure andare in qualche altro stadio importante di football a respirare l’atmosfera che c’è lì, mi vengono in mente Green Bay e Pittsburgh, solo che dovrei pensare a cosa fare nei giorni in cui non si gioca, oppure mi è venuta un sacco di voglia di godermi la natura in Canada. Vedremo quando avrò comprato il laptop quanto mi rimarrà e cosa sentirò di voler fare. In ogni caso se non faccio un altro viaggio così l’anno prossimo ne farò altri in futuro, questo è stato il primo e sicuramente non l’ultimo.

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Pubblicato il ottobre 13, 2015 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Che bello Barto, aspettavo le tue impressioni sul PNW 🙂 Io e Paolo ovviamente l’abbiamo vissuto in modo diverso, più turistico, infatti quello che ci è mancato è sicuramente il contatto con i local e il tempo di conoscere a fondo i luoghi… Ma un viaggio di nozze on the road non poteva essere diverso, e ha avuto anche dei vantaggi, cioè l’estrema varietà delle cose viste e molte tappe fuori delle città, in paesini piccoli o a contatto con la natura. Se tornerai nel Pacific Northwest di consiglio proprio questo, di noleggiare un’auto (la benzina non costa davvero niente) e girare per gli splendidi parchi naturali.
    Concordo su tante considerazioni che hai fatto, dal modo diverso di vivere le città per l’assenza di un downtown come lo intendiamo noi europei, alla quota abbastanza impressionante di senza tetto (purtroppo mi sa che devi essere davvero molto ricco per vivere in certi posti, e se ti succede una sfiga qualsiasi nella vita non hai nessuna rete di protezione), alla bontà e varietà del cibo se non ci si ferma ai soliti fastfood, fino a quanto sono fantastici i negozi di dischi… Vabè, ne avrei per ore, spero che un giorno o l’altro potremo raccontarci le nostre esperienze davanti a una birra.
    Per un futuro viaggio negli USA io mi sento di consigliarti sopra ogni cosa Portland, che secondo me contiene, in piccolo e concentrate, tutte le caratteristiche che ti sono piaciute di più del PNW (= gente rilassata, pub, cibo e birre favolose, bellissima natura nei dintorni, giri in bicicletta, negozi di dischi), tutto all’ennesima potenza. E con in più un’atmosfera e un concetto di “centro città” più europei.
    Forse ti mancherà il football perché mi pare che Portland non abbia una squadra importante, giusto? (infatti era in atto una campagna per convincere la gente di Portland a tifare i Seahawks…). Però a poca distanza c’è Eugene, una cittadina carina dove la gente è fuori di testa per gli Oregon Ducks.
    A presto
    Miriam
    P.S. sono contenta che ti sia piaciuto il viaggio in treno!

  2. Bellissimo racconto, Barto! La cosa che ti invidio di più è essere riuscito a vivere una città come Seattle non da turista ma da quasi-cittadino, così da aver avuto la possibilità di vedere una faccia diversa dal solito (e solitamente anche più interessante).

  3. Sì esatto a Portland la squadra più importante sono i Ducks e non hanno squadre NFL. Vederci davanti a una bira mi piacerebbe, devo darmi una calmata con le birre però una serata dobbiamo organizzarla che non ci vediamo da tantisimo!

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