Big Pink Cake Christmas Party 2015

Dopo esserci stato nei due anni precedenti (qui e qui), quest’anno temevo di non poter andare al Big Pink Cake Christmas Party. Mi dicevo dai, devi essere a Londra già il weekend successivo, cosa vuoi fare, due weekend di fila su? Alla fine l’ho fatto, complice il costo limitato del volo e con una nuova esperienza dal punto di vista logistico, sempre nell’ottica di contenere i costi.

 

È andato tutto, ovviamente, nel migliore dei modi. L’ambiente che si crea durante l’alldayer al Betsey Trotwood è sempre qualcosa di unico e speciale. Ci sono calore, intimità, voglia di stare insieme e di familiarità, e sicuramente è vero che anche negli altri eventi indiepop questi aspetti non mancano, ma qui siamo davvero pochi e gli spazi sono tanto ristretti, poi mettici il periodo natalizio, per cui succede che queste sensazioni assumono una sfumatura diversa e non è meglio o peggio delle altre volte in cui ci si vede durante l’anno, è proprio una cosa diversa e difficilmente ripetibile.

 

L’esperienza logistica che ho tentato è stata quella di prendere un b&b vicino all’aeroporto, invece che un ostello in centro. Anche qui è andata bene, soprattutto perché dall’aeroporto il b&b ti porta e ti riporta a tua richiesta a qualunque ora, certo nelle ore notturne o di prima mattina paghi il disturbo, però poi vai a risparmiare sui costi dei voli e anche del treno per il centro, e almeno hai una stanza tua col bagno e la doccia. È una soluzione che consiglio vivamente a chi va a Londra per un concerto e ci deve stare una, massimo due notti. Certo, se si fa tardi bisogna studiarsi bene gli orari dei treni e i bus notturni che ti portano dove i treni partono e io non ho avuto molta voglia per cui mi sono perso un piccolo pezzo di serata, però mi sono reso conto che si può fare senza troppi problemi.

 

Qui sotto le mie impressioni sui concerti, come al solito esco da questi eventi con un po’ di cultura musicale in più e band che voglio continuare a seguire e di cui voglio comprare i dischi, stavolta sul posto non ho comprato niente ma sicuramente farò un bel giro di shopping su bandcamp quanto prima.

 

Finmark! In realtà c’è il solo Edward voce e chitarra, una cosa che a suo dire non aveva mai fatto fuori dalla propria stanza. Le canzoni rendono molto bene, ne fa anche un paio di nuove estremamente promettenti, poi la simpatia tra una canzone e l’altra rende questo set la partenza migliore che potesse esserci.

 

David Callahan il frontman dei Wolfhounds arriva a sorpresa, anche lui con un breve set solo voce e chitarra. Anche qui ottima resa dei brani, seppur in veste tanto diversa da come di solito vengono suonati: Callahan da solo mostra un’ottima sensibilità nell’interpretare le canzoni.

 

Fireworks & friends c’è la band al completo tranne la voce femminile Emma, con il batterista Shaun dirottato alla chitarra, e poi in ogni canzone c’è la presenza, a turno o insieme, di tre amiche, Caroline al violino e Elin e Beth alla voce. Il set è semplicemente magico: tante armonie sempre diverse e un suono che cambia in continuazione ma sempre genuino e caldo. Una vera delizia. Nota di colore: la bassista dei Fireworks è molto bella e affascinante.

 

Felt Tips in tre anni e mezzo di eventi indiepop non ho ancora trovato un chitarrista migliore i Miguel Navarro. Non ci sono argomentazioni particolari per questa mia affermazione, semplicemente Miguel suona meglio di tutti perché ha proprio una sensibilità ineguagliata nel toccare le corde e grazie a questo talento naturale la resa di ogni brano è valorizzata al massimo. Qui suona solo con Andrew, il cantante della band, anche lui è in ottima forma, quindi la performance è di assoluto livello.

 

Cathenary Wires questo progetto di Amelia Fletcher e Rob Purley migliora a ogni live e già partiva da un’ottima base, però adesso c’è una confidenza con le canzoni diversa rispetto all’inizio e che le rende ancora più efficaci. Trovo davvero bello assistere al percorso di due persone che suonano insieme da decenni e che ancora hanno voglia di mettersi in gioco e che effettivamente hanno bisogno di tempo per assimilare al meglio la cosa nuova che hanno deciso di fare.

 

Those Unfortunates aprono la parte elettrica spingendo subito fortissimo sul piano dei ritmo e dell’intensità sonora, tutto è molto ben veicolato in canzoni ottimamente strutturate, magari non cambieranno la vita di nessuno però ieri sono piaciuti molto e non solo a me.

 

Chorusgirl il loro è un indiepop classico ma non troppo, nel senso che non seguono pedissequamente il manuale ma ci mettono qualcosa che li distingue. Il live è purtroppo breve perché il chitarrista è malato e possono suonare solo quelle poche canzoni che non vengono eccessivamente penalizzate dall’assenza. Prova molto convincente comunque. Nota di colore: qui è la cantante a essere decisamente una bella ragazza.

 

Would-Be-Goods un’ottima capacità di inserire la giusta dose di delicatezza e di proporre un suono ricco di spunti e di dettagli interessanti, melodie sempre molto belle, voce parimenti impeccabile, insomma fanno un figurone.

 

Spook School onestamente è difficile trovare un live più figo del loro in tutto il giro dell’indiepop attuale. Non è certo la prima volta che li vedo, ma rispetto al passato c’è una nuova maturità in tutti gli aspetti del live. Questo vale per quanto possa essere appropriato usare il termine maturità con una band come questa, ecco diciamo che è la stessa maturità che li ha spinti a realizzare un nuovo disco magari meno fresco del debutto ma più solido e più capace di colpire l’ascoltatore sulla lunga distanza. Comunque i quattro suonano e cantano come furie, ma il risultato non è un mero sfoggio di potenza, bensì si concretizza in un suono scintillante e in una classe innata (sull’uso del termine classe, vedi sopra con maturità) che stendono gli spettatori e li mandano in visibilio. La gente si agita e canta col massimo dell’adrenalina e l’ambiente è davvero unico e incredibile. L’esistenza di questa band è un dono per chi ama abbinare qualità e divertimento.

 

Band Of Holy Joy dopo un set del genere, chi mai potrebbe impressionare gli spettatori come atto conclusivo della serata? Pochissimi, ma in questo caso il gruppo in questione ci riesce in pieno. Ammetto che non li conoscevo nonostante abbiamo iniziato negli anni Ottanta e purtroppo non ho visto tutto il live per via delle questioni logistiche di cui sopra, ma la parte a cui ho assistito mi ha davvero esaltato. Orizzonti ampi, tra pop, post-punk e dub, grandi canzoni e grande personalità nel mescolare gli stili, una presenza sul palco eccellente, da veterani quali sono ma con tanta intensità. Un finale fantastico per un evento che ogni anno è indimenticabile.

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Pubblicato il dicembre 13, 2015 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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