Madrid Popfest 2016: keep the spirit alive

Quando ho saputo che un gruppo di affezionati della Madrid Popfest aveva deciso di prendere il testimone dalla vecchia organizzazione che si era ritirata per continuare a tenere in vita questo weekend incredibile, avevo subito deciso che sarei tornato. Ero contento di avere la possibilità di rivedere gli amici con cui mi sono divertito tantissimo per un weekend all’anno negli ultimi tre anni, ma soprattutto la mia idea era che se hai vissuto la Popfest con il cuore, sicuramente saprai cosa si deve fare per mantenerne in vita lo spirito, anche se sei un nuovo organizzatore e hai scelto nuove location e una formula un po’ diversa. Ed è proprio questo spirito che rende la Madrid Popfest un evento speciale tra tutti i weekend indiepop a cui vado con una buona frequenza da ormai diverso tempo, uno spirito per cui si vive al massimo ogni momento del weekend, che significa che quando qualcuno suona si partecipa col massimo del calore e quando qualcuno mette i dischi si balla come se non ci fosse un domani, e si considerano tutte le persone presenti e che stanno facendo lo stesso come la propria famiglia, senza distinzione tra amici più cari e gente che si vede per la prima volta in quel momento.

 

Così è andata e il weekend che ho vissuto tra il Taboo, il Chico Feo e il Maravilla mi ha dato tantissima gioia, nonostante non sia riuscito a fare l’alba come gli anni scorsi per troppa stanchezza, dovuta poi, come avrei scoperto la domenica, a un’influenza che stava arrivando. Adoro rivedere quelle persone, e soprattutto adoro l’affetto che mi mostrano quando mi vedono, sono davvero davvero tanto contenti che io ogni anno abbia voglia di prendere l’aereo e usare i miei giorni di ferie e i miei soldi per venire nella loro città. E per me già è un gioia vederli, poi il fatto che mi accolgano sempre con tutto questo affetto mi riempie il cuore ogni volta. A un certo punto, con una di loro, abbiamo provato a ricordare chi suonava alla Popfest gli anni scorsi e non ci ricordavamo quasi nessun gruppo, e lei era pure nell’organizzazione, e questo significa che alla Popfest di Madrid ci vai in primo luogo per rivedere le persone con cui hai fatto amicizia e per vivere un weekend senza freni assieme a loro.

 

Intanto una nota sull’ostello in cui sono stato: si chiama Mad4You, è nel quartiere di Malasana, che è quello dove quest’anno si svolgeva la parte serale della Popfest, e è in una via dove c’è relativamente silenzio in una zona che invece è il cuore della vita notturna madrilena. Basta fare due minuti a piedi e si è al centro dell’azione e anche di giorno è a distanza camminabile da quasi tutte le attrazioni della città. Dentro è bellissimo, pulito, comodo, con una colazione molto sopra la media degli ostelli, e io per una stanza singola con bagno condiviso ho speso 27 euro a notte. Un posto davvero perfetto, se andate a Madrid vi consiglio assolutamente di dormire lì.

 

Poi niente, parlavo di parte serale e di tre diverse location perché quest’anno non si è svolto tutto al Clamores (sempre sia lodato), ma i concerti erano al Taboo e erano solo venerdì e sabato, senza il giovedì, però c’era una sessione acustica al sabato pomeriggio in un altro posto, il Chico Feo, e inoltre i dj set del sabato notte erano in un altro posto ancora, il Maravillas. Tutto era comunque vicino, soprattutto il Taboo e il Maravillas, e la cosa alla fine ha funzionato. Tutti e tre i club si sono rivelati molto belli, adattissimi alla situazione e, cosa da non sottovalutare, coi prezzi dei drink più economici che al Clamores (che comunque sempre sia lodato).

 

Un paio di piccoli appunti che spero gli organizzatori terranno in considerazione per il futuro: intanto i live del Chico Feo secondo me erano troppo lunghi, perché erano fatti tutte da band/artisti con un suono molto ben definito e che era sempre quello e anche se a uno piacciono le canzoni, mezz’ora a testa sarebbe stata più che sufficiente; poi l’aver accettato lo spostamento del dj set del venerdì dalle 2 in poi nella sala in basso del Taboo, un improponibile scantinato, non è stata la mossa più adatta, magari non c’era altra soluzione, però così non poteva andare, già il sabato al Maravillias è stato perfetto, quindi magari questo club ospiterà i dj set dell’anno prossimo tutte e due le sere, dato che di gente ne è venuta e per loro c’è stato senz’altro almeno l’incasso del bar.

 

Per il resto, è stato un evento riuscitissimo sotto tutti i punti di vista e non penso ci siano dubbi che questi nuovi organizzatori avranno viglia di andare avanti ancora per un po’. Io non vedo già l’ora del prossimo marzo, ma intanto è giusto che io mi metta a fare il mio solito resoconto breve su chi ha suonato quest’anno.

 

Los Animalitos Del Bosque seguono la tendenza che va abbastanza di moda adesso di mescolare indiepop e punk, in questo caso mettendo l’influenza dei Ramones sopra tutto il resto. Bravi, divertenti, un bel modo per cominciare.

 

Hazte Lapòn mi sono piaciuti tantissimo, un pop pieno di idee, dettagli e ambizione, senza mai scadere nel pretenzioso. Un sacco di varietà e di soluzioni diverse per canzoni emozionanti e riuscitissime.

 

Horsebeach un’altra tednenza alla moda oggi è fare indiepop con un visibile tocco dark, ma questi ragazzi di Manchester lo fanno con un’ottima personalità, e belle canzoni, insomma una gran scoperta.

 

Sierra un gran bel pop-rock energico, con ottime melodie e ben suonato e cantato, bravi e capaci di trascinare il pubblico come pochi altri in questo weekend.

 

Colour Me Wednesday quante volte l’ho già detto che le amo? Tante, quindi non starò qui a ricominciare, dirò solo che il set è stato perfetto e incredibile come sempre e che mi sono divertito un sacco a fare casino in prima fila con i loro amici che poi mi hanno trascinato nella stage invasion alla fine. Poi è stato bello fare conoscenza finalmente con Carmela, la bassista dal padre italiano, e rivedere Jennifer e Harriet dopo un po’ di tempo, temevo non si ricordassero di me ma per fortuna mi sbagliavo.

 

Rubella suono prettamente acustico e voce maschile e femminile che si alternano, non male ma poca varietà.

 

Francisco Nixon cantautore piuttosto famoso da quelle parti, propone un’ottima voce e delle ottime melodie, la gente canta e c’è un’atmosfera magica, riascoltandolo su disco il suono è un po’ troppo patinato, ma questo live acustico è stato fantastico.

 

Sagrado Corazon de Jesùs simpatico synthpop ma anche qui le melodie, il suono e il timbro vocale mostrani pochissima (o anche nessuna) varietà.

 

Puzzles Y Dragones pop con base acustica e un po’ di ricamini intorno, bravi, belle melodie e bella voce.

 

Jessica & The Fletchers anche qui indiepop misto punk, canzoni da due minuti e via, tutto fatto bene e catchy.

 

Brideshead li attendevo tanto e non mi hanno deluso, live quadrato e impeccabile e bravi anche a riadattare le canzoni in modo da renderle più potenti e ritmate e quindi facili da apprezzare in veste live.

 

Red Sleeping Beauty il loro primo live dopo vent’anni propone le canzoni del disco che uscirà a giugno per Labrador e Shelflife (mica pizza e fichi). Live ben suonato e canzoni meravigliose che faranno impazzire tutti gli amanti del dream pop.

 

Parade i miei amici me ne decantavano le qualità e in effetti mi ha entusiasmato, un pop davvero fatto bene, di grande qualità e personalità, il clima in sala è di grande feste e non poteva esserci modo migliore per chiudere questo primo anni del nuovo ciclo della Popfest.

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Pubblicato il marzo 14, 2016 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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