Mansun memories: Barto & Ricky

Il 10 giugno, dopo un’attesa a dir poco spasmodica, arriverà la prima pubblicazione ufficiale di Paul Draper, che per chi non lo sapesse era il leader dei Mansun. Per celebrare l’evento, io e Ricky ci siamo concessi di scrivere a briglia sciolta su una delle nostre band del cuore. qui dentro trovate due mini trattati a cuore aperto su cosa significhi imbattersi in una band che caratterizza non solo i propri gusti musicali, ma anche alcune cose della propria vita. Buona lettura

 

Barto

Sono malato di mansunite da circa vent’anni. Il morbo l’ho contratto in modo definitivo nell’autunno del 1996, quando sulla gloriosa Rock FM ho ascoltato per la mia prima volta Stripper Vicar. Già c’erano stati i primi sintomi con l’ascolto, sempre sulle stesse leggendarie onde radio, di Egg Shaped Fred, ma la canzone sul parroco spogliarellista mi aveva subito portato al punto di non ritorno. Quella voce, quella melodia, quelle chitarre, furono una vera e propria epifania. Avevo 21 anni abbondanti e avevo scoperto da circa un anno che la musica che faceva per me era fatta di quelle cose che venivano ricondotte al termine britpop. Purtroppo, a quei tempi era dura aggiornarsi su quello che succedeva al di fuori dei canali di promozione mainstream senza avere un lavoro, e io ero un studentello squattrinato che si arrangiava con la classica paghetta periodica dei genitori. Rock FM fu fondamentale per farmi scoprire un sacco di cose: certo, quando ci passavo tanto tempo erano più le cose che non mi piacevano rispetto a quelle che mi esaltavano, però quando beccavo la roba giusta era una gran figata. Il momento peggiore, però, era quando beccavo le canzoni belle che però erano in rotazione, senza lo speaker che diceva il titolo, quindi mi chiedevo di chi fosse quella figata e spesso rimanevo senza risposta. Ho adorato Myiako Hideaway dei Marion per anni senza essere mai riuscito a sapere di chi fosse.

 

Di quella canzone, invece, avevo capito che la band si chiamava Manson, sì, con la O, poi dopo poco per fortuna ho capito il nome giusto. Da lì, ho iniziato a chiedermi dove mai potessi comprare un loro disco, l’unico spazio dove ogni tanto vendevano cose un po’ fuori da quello che conoscevano tutti era Mariposa, e poi avevo così pochi soldi da non possedere nemmeno un lettore CD, che tanto costavano troppo, era già tanto potermi permettere le cassette. Un bel giorno, lì da Mariposa, vedo esposta la cassetta di Attack Of The Grey Lantern. Mi sale il sangue alla testa, doveva esere mia, ma 23mila lire da spendere tute in una botta erano davvero tante. Avrei dovuto mettermi via una quota della paghetta per arrivare a quell’importo. Lo faccio e il giorno in cui sono entrato da Mariposa per annunciare con estrema soddisfazione al commesso “vorrei quella cassetta” me lo ricorderò per sempre. Il commesso dice al collega dietro il bancone “ce l’hai lì una cassetta dei Mansun?”, e lui “di Marilyn Manson?”, e l’altro, per fargli capire “no, dei Mansùn” letto come si scrive e con l’accento sulla U.

 

Attack Of The Grey Lantern è stato un disco fondamentale per la mia educazione musicale, perché mi ha fatto capire che è bello quando arriva qualcosa di inaspettato e fuori dagli schemi, se fatto bene. Ai tempi conoscevo i due singoli che ho citato e She Makes My Nose Bleed, quindi immaginatevi come possa aver reagito la prima volta che ho ascoltato tutto il disco. “Oddio cos’è questo inizio orchestrale? Ommamma, e perché passa così all’improvviso a un’atmosfera così diversa? Cavolo, adesso il suono è più pulito però questa chitarra com’è strana. Ehilà , e questa ritmica dance? Nooo, adesso solo chitarra e voce!” e via così fino a quando il giro di archi iniziale viene ripreso al termine del disco. Dopo un po’ ho iniziato a leggere i testi e ricordo che non capivo bene cosa volessero dire, però a quella cosa ci ero già abituato con gli Oasis, solo che questi mi suonavano molto più belli, mi davano l’idea che comunque un loro senso ce l’avessero, e poi uno che urlava senza ritegno che “la tua merda è dolce come la mia, o dolce Gesù” meritava di essere amato solo per quello.

 

Attack Of The Grey Lantern mi ha fatto capire che c’era vita al di là del trittico chitarre-strofa-ritornello al quale mi ero completamente votato per amore di quei gruppi inglesi che avevano sconvolto così intensamente le mie priorità musicali e avevano fatto salire esponenzialmente la musica nella lista delle mie priorità. Onestamente, non ho mai capito quelli che dicono di essere rimasti spiazzati al primo ascolto di Six. Io non ho mai visto i Mansun come un gruppo pop, ma come una band che, meglio di ogni altra, prendeva il pop per partire verso esplorazioni molto più ampie. Sicuramente sono rimasto legato alla forma canzone per scegliere le cose da ascoltare e amare, però senza Attack Of The Grey Lantern e Six avrei avuto una mentalità molto più limitata e probabilmente sarei rimasto troppo legato al britpop inteso nella sua forma più classica, senza essere in grado di andare al di là di quello. Ah, io al primo ascolto di Six ho pensato che con un disco così Attack fosse stato annichilito. Oggi li metto sullo stesso livello, ma all’epoca Six mi sembrava enormemente più avanti: più ambizioso, più deciso, più capace di dare la botta. E poi anche lì i testi, mi ricordo come mi aveva colpito Cancer, evidentemente mi impressionava la capacità di Paul di parlare senza peli sulla lingua di un argomento come la religione, che sembrava tabù ovunque.

 

L’acquisto di Six è stato, per fortuna, più facile: erano passati due anni, qualche lavoretto da studente lo facevo, ricordo l’intervista dei Mansun stessi sempre su Rock FM, durante la quale era stato annunciato che avrebbero suonato al Rolling Stone di spalla ai Manics. Non ero mai stato a un concerto da solo, ma a quello non potevo proprio mancare. Una mattina, finite le lezioni universitarie, vado da Mariposa e compro il biglietto del concerto, la cassetta di Six e quella dell’ultimo disco dei Manics, che ai tempi era This Is My Truth. L’avevo fatto giusto per andar lì conoscendo qualche canzone in più rispetto alle due che già conoscevo. Il giorno del concerto arrivo lì prestissimo e inizio a fare due chiacchiera con un gruppetto di ragazzi fan dei Mansun anche loro. Con uno di loro ci sentiamo regolarmente anche adesso, con un altro paio abbiamo condiviso un sacco di cose per anni, ma ora non so più che fine abbiano fatto. Il set dei miei idoli dura poco e è segnato da problemi tecnici, però alle mie orecchie suona celestiale. Rimarrà la mia unica volta con loro. I ragazzi se ne vanno quando i Mansun finiscono, io resto e mi innamoro dei Manics.

 

Questa prima volta a un concerto da solo e a andare di mia iniziativa ai chiacchierare con sconosciuti non è l’unica legata a questa band. Nel 2000, faccio finalmente il mio primo viaggio a Londra e nella via dell’ostello c’è Tower Records, dove campeggia l’enorme scritta “singolo della settimana: Mansun”: il mio primo cd comprato in terra d’Albione è quindi il singolo di I Can Only Disappoint U. Altra prima volta: Little Kix non mi piace, leggo una recensione positiva su una rivista e faccio una osa mai fatta prima: prendo carta e penna e scrivo una lettera arrabbiata la giornale, chiedendomi come fosse possibile che si potesse apprezzare quel disco, sicuramente ve l’avrà dettata la EMI la recensione. Ancora: viene annunciato Kleptomania, a Milano ce l’ha solo Supporti Fonografici ma costa 45 euro, su play.com costa 22, però io non ho una carta di credito: vado in Posta a farmi la postepay e mi registro sul sito e Kleptomania è il mio primo acquisto online. Infine, per il decennale di Attack, per la prima volta ho deciso di scrivere un post lunghissimo e celebrativo su questo blog, non mi ero mai avventurato nel fare cose così e quel post rimane uno dei miei scritti per il quale l’affetto è più forte.

 

Dopo un po’ le mie prime volte sono finite, del resto finiscono in generale nella vita, però il mio amore per questa band è rimasto speciale, alimentato anche dalla continua presenza di gruppi di fan su MySpace e Last.fm, prima che su Facebook. Adesso Paul sta per tornare e dire che non vedo l’ora non rende minimamente l’idea, dire che l’attesa è spasmodica neanche, credo basti dire “Paul Draper sta per tornare” e se avete letto questa cosa che ho scritto capirete da soli l’enormità di questo evento per me, visto che è direttamente proporzionale all’importanza che i Mansun hanno avuto nella mia vita.

 

Ricky

Ricordo bene il momento in cui decretai, sopratutto a me stesso, che  i Mansun erano ufficialmente il mio gruppo preferito: fu quando appesi il poster gigante di ‘Attack Of The Grey Lantern‘ proprio sopra il mio letto. Quella era la posizione simbolo nella mia camera. Da li era passata gente come Madonna, Metallica, Oasis, Blur, Morbid Angel (pure loro!) e Smashing Pumpkins (solo per citare qualche nome), ma nel marzo 1997 era il momento dei Mansun e io mi sentivo un dio ad avere quel tripudio di rose blu e viola sopra la mia testa. Paul Draper vegliava sul mio sonno.

Li avevo conosciuti sulle pagine di Rockerilla i Mansun: la premiata ditta Costmagna/Villa, negli anni d’oro del “brit-pop”, sfornava nomi in continuazione e io e il mio buon amico Claudio eravamo li, indaffarati a prendere appunti, a telefonare a Supporti Fonografici, a cercare un po’ di dischi in quel di Verona (dove studiavamo entrambi) e a sentire il più possibile tutte questa band sulle frequenze della BBC. Era una battaglia. La nostra missione era scovare ogni volta un gruppo nuovo di cui innamorarsi e per cui perdere la testa. Io poi, beh, non ne parliamo: idoli nuovi ogni settimana. Qualcuno durava poco, pochissimo, altri seppero resistere di più e diventare parte integrante delle mie giornate per lungo tempo. I Mansun rientrarono in quella categoria. La marcia di avvicinamento al disco fu magnifica, quasi trionfale. Ogni brano nuovo di questi ragazzi mi sembrava irreale, emozionante e capace di conquistarmi fin dalla prima nota. Ho sempre amato fare “air guitar”, io non suono la chitarra ma fantasticare di essere questo o quel chitarrista mi ha sempre affascinato, ma con i Mansun no, immaginavo di essere Paul Draper. Lo vedevo nelle fotografie così bello, carismatico e capace di tutto: chi potevo essere se non lui? Con questo finto microfono in mano mi credevo lui sul palco, impegnato a cantare ‘Egg Shaped Fred‘ o  ‘Take It Easy Chicken‘. Numeri da circo nel mio salotto se ci ripenso adesso. Nel 1996 c’erano anche altri eroi che riempivano i miei ascolti, era inevitabile, eppure, fra i tanti gruppi, i Mansun erano spesso citati anche dai miei amici “britpoppettari” e, ogni volta, non si perdeva occasione di lodarli, insomma erano dei predestinati.

Il colpo da 10 e lode arrivò a inizio 1997. L’album era imminente e poco prima della sua uscita i Mansun fecero uscire, a febbraio, il singolo ‘She Makes My Nose Bleed‘ e da li fu schiavitù totale. Il brano mi colpì a tal punto che, tutt’oggi lo reputo uno dei pezzi migliori della band e sopratutto rese l’attesa per quell’esordio quasi insostenibile. Ogni giorno passavo da Pentagramma e Diesis, i miei negozi musicali veronesi preferiti, nella speranza di trovare quel cd e a tutti citavo questi benedetti Mansun, suscitando per lo più facce perplesse. Ma alla fine arrivò il giorno e quel poster che stava nel negozio di dischi doveva essere mio. Così comperando il cd chiesi anche se potevo avere quella copertina ingrandita in cui capeggiava il nome Mansun: sapevo già che il posto più ambito della mia camera stava per trovare un nuovo padrone.

Il primo ascolto non lo dimenticherò mai. Pelle d’oca. Quegli archi trionfali che aprivano l’album e intanto i miei occhi che venivano rapiti dalle immagini all’interno dell’album: quella di loro vestiti da preti che facevano il medio fu un pugno in faccia. Arrivato a ‘Taxloss‘persi il lume della ragione. Dizionario alla mano cercavo di tradurre i testi e ne restavo sbalordito e intanto quello che sentivano le mie orecchie era paradiso in musica: un tripudio di suoni così rigogliosi e incontenibili. Mi ricordo che quando passavano i brani che già avevo sentito smettevo di guardare i testi, mi alzavo in piedi e facevo l’invasato. Arrivato a ‘Dark Mavis‘ ero senza fiato e senza forze, esaltato e ci mancava poco che mi mettessi a piangere dalla gioia.

Quel disco rimase a lungo sul mio lettore. Cambiavano i cd ma alla fine tornavo sempre li, da Paul Draper e soci. Non riuscivo a farne a meno. Cercavo pure di coinvolgere mia madre e mio padre per ascolti comunitari, ma devo dire che non trovavo grandi consensi.  Credo che basterebbe questo a far capire quanto ho amato i Mansun. Quando vorresti che pure tua madre esprimesse la sua gioia verso una band che ascolti, beh, quello è vero amore. Ma ogni storia deve avere il finale adatto, bello brutto che sia. Ai tempi di ‘Six‘ lavoravo a Radio Popolare Verona e ricordo bene l’arrivo in redazione di ‘Legacy‘, così come di ‘Being a Girl’. Il poster sopra il letto era ancora li e il nome Mansun suscitava ancora sussulti nel sottoscritto che rimase molto colpito da quei singoli, ma, lo ammetto, non riuscì mai del tutto ad entrare in piena sintonia con questo secondo disco, almeno all’epoca, perché poi lo rivalutai completamente. I miei amici “mansuniani” erano tutti in estasi e io, Dio mio, mi sentivo così in difficoltà nell’ammettere che qualcosa non mi tornava: Oh Paul, potrai mai perdonarmi? I testi erano neri e incazzati, mi mancavano i personaggi dell’esordio e mi chiedevo che cosa potessi avere a che fare io con quel retrogusto prog, limitandomi alla superficie e non andando in profondità a cercare tutte quelle perle nascoste che poi, con ascolti più ragionati e pazienti, trovai. Ma all’epoca, ripeto, il disco lo ascoltai certo, ma la sua complessità mi spiazzò.

Più riappacificante fu ‘Little Kix‘, in cui la band ritrovò semplicità e forma canzone più chiara e mi sembrava che quasi mi avessero fatto un regalo: ritornavano i ritornelli regolari, gli archi e gli spigoli diventavano più morbidi. Adoravo un brano fuori dal tempo come ‘Fool‘ e mi ricordo che ‘Soundtrack 4 2 Lovers‘ era la canzone che volevo sempre dedicare a una fanciulla di cui ero pazzamente innamorato e che, pure lei, amava i Mansun e le dicevo che quella era la nostra canzone. Pensa te. Un disco che però non riuscì a far parlare di sé, bene o male che fosse: non colpì particolarmente nel segno e per i Mansun fu l’inizio della fine.

Mi rattristai molto il giorno che seppi dello scioglimento e non mi interessai più di tanto alle famose campagne per far si che venisse pubblicato ‘Kleptomania‘ che comunque finii per comperare, ma che non ascoltai più di tanto, a tal punto che non mi sento neanche di darne un giudizio.

Di una cosa però ero certo, ovvero  che Paul Draper da li a brevissimo sarebbe tornato. Ne ero sicuro. Lo consideravo un talento, uno che non poteva stare fermo ai box. Mi sbagliavo. Sarebbe passato tantissimo tempo prima che ritornassi a leggere il suo nome da protagonista e non nelle solite rubriche tipo “che fine hanno fatto”. Internet, mail e facebook mi ha aiutato a mettermi in contatto con i miei idoli, lo fa tutt’ora, ma vi confesso che il primo scambio di chiacchierate telematiche con Paul mi ha lasciato senza parole. Mi è tornato in mente tutto quello che ho appena scritto, e sono andato in apnea. Paul Draper ha segnato un pezzo importante della colonna sonora della mia vita, gliene sono grato e, sinceramente, posso dire che l’attesa di sentire le sue nuove composizioni forse non mi ha procurato  la stessa tensione di quando aspettavo il primo album dei Mansun, ma, beh, siamo quasi li e sentire ancora una volta la sua voce seppure con più synth e meno chitarre del passato, beh, ha fatto si che il cuore che battesse forte, perché in fin dei conti viviamo per qualcosa che ci faccia battere forte il cuore. Grazie ancora Paul, anche stavolta mi hai emozionato. Bentornato!

Annunci

Pubblicato il giugno 8, 2016 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: