NFL 2016 preview

Di solito, in questo periodo, mi diverto a scrivere due riche su ognuna delle 32 squadre NFL in vista della stagione ormai alle porte. Normalmente, a mercato concluso e con le amichevoli che si avvicinano, si può avere una ragionevole idea sulle possibilità di ognuno, ma quest’anno le cose sembrano particolarmente incerte, soprattutto nella AFC. Quindi, rispetto agli anni scorsi, le mie analisi saranno perlopiù basate sul potenziale e sui “se”, vista la difficoltà nel farsi idee precise. Cominciamo.

New England Patriots: qui, l’unico se è legato a come la squadra reggerà alle prime 4 partite senza Tom Brady squalificato. Tradizionalmente, settembre non è mai comunque il mese migliore per i Pats, quindi, anche in caso di partenza difficile, non dovrebbero esserci problemi a recuperare. L’aggiunta di Martellus Bennet dà di nuovo la possibilità a Belichick di avere un secondo tight end pericoloso, e di solito il coach sfrutta questa arma in modo devastante per gli avversari, la difesa, dopo i grandi cambiamenti dell’anno scorso, ha più stabilità, e poi vale sempre la regola che se hai Belichick, Brady e Gronkoski sei da titolo sempre e comunque.

New York Jets: un attacco da usato sicuro e una difesa col giusto mix tra talento, atletismo e esperienza. Se Forte si integra nel meccanismo, per i defensive coordinator avversari sarà dura trovare contromisure, vista la sua abilità sia sulle corse che sui passaggi brevi, mentre in difesa c’è l’incognita di una secondaria non più giovanissima. Possono fare bene comunque.

Buffalo Bills: l’attacco in teoria i nomi li avrebbe, ma al momento sono più gli infortunati o gli squalificati rispetto ai sani e arruolabili. Anche la difesa ha dei bei nomi, ma si deve sperare che l’offseason sia servita per risolvere le incomprensioni tra Rex Ryan e alcune delle star e che Rob, il gemello di Rex, sia ancora un defensive coordinator quantomeno decente e non si sia rincoglionito, come le ultime esperienze potrebbero far pensare. Tante incognite, insomma, ma il potenziale c’è.

Miami Dolphins: qui il nodo grosso è legato all’involuzione di Ryan Tannehill subito dopo aver firmato un contrattone. Va assolutamente riportato ai suoi migliori livelli, e il nuovo head coach, Adam Gase, è ritenuto uno bravo a fare proprio questo. Se poi il tandem di runningback Ajayi-Foster dovesse funzionare, il lavoro sarebbe facilitato. Dietro, servono più aggressività e coesione, non si può più accettare che la megastar Suh vada in giro a dire che i suoi compagni non sono degni di lui. Quest’anno sarebbe già un successo che le cose si stabilizzassero, poi per gli obiettivi veri si vedrà dal 2017.

Cincinnati Bengals: hanno perso Hue Jackson, l’offensive coordinator che ha portato Andy Dalton su livelli eccezionali, nonché due buoni wide receiver come Jones e Sanu. Dalla qualità di chi rimpiazzerà questi tre dipenderanno gli esiti di questa stagione, sperando che non si finisca come gli ultimi anni, ovvero arrivare ai playoff e perdere subito malamente.

Pittsburgh Steelers: prima delle squalifiche di Bryant (tutta la stagione) e Bell (4 partite), potevano essere considerati i favoriti di tutta la AFC, così invece è difficile, certo Williams l’anno scorso ha dimostrato di essere un buon sostituto di Bell e sui passaggi c’è sempre quell’iradiddio di Brown, che se la intende a meraviglia con Big Ben. La difesa è giovane ma rispetto all’anno scorso c’è un pochino di esperienza in più. I playoff dovrebbero arrivare.

Baltimore Ravens: difficile immaginarsi che possano fare meglio della scorsa stagione, che non è stata certo esaltante. Sembrano una franchigia che non può né puntare a vincere e nemmeno buttarsi in una massiccia ricostruzione, e questo limbo non sembra nemmeno destinato a finire presto.

Cleveland Browns: vabbè qui le scommesse non si contano nemmeno, è tutto un boom or bust, ma anche nel caso in cui avvenga il boom, al massimo i tifosi si divertiranno ma difficilmente arriveranno risultati concreti. Squadra da seguire con curiosità quantomeno.

Indianapolis Colts: hanno puntato a un ringiovanimento per rimettersi in carreggiata dopo la scorsa stagione, che prometteva tantissimo e invece è stata disastrosa. Si spera abbiano imparato dagli errori, che sono stati tanti, sia a livello tecnico-tattico che di gestione degli infortuni. La proprietà ha puntato sulla stabilità, quindi il coaching staff dovrebbe aver capito cosa non fare più. Vedremo.

Houston Texans: due acquisizioni pesanti come Osweiler e Miller più un’ipotizzabile ulteriore crescita di Hopkins dovrebbero aver reso l’attacco più efficace, e in difesa se è vero che Clowney è ora definitivamente sano, il pass rush sarà difficilmente affrontabile. Messa così, sono i più accreditati a vincere la division, poi non si sa mai.

Jacksonville Jaguars: ogni anno si spera che la ricostruzione sia finita e che arrivino un po’ di risultati, dopo aver seminato tanto. Visto che la cosa si protrae da un po’, io qui sono come San Tommaso: finché non vedo, non ci credo.

Tennessee Titans: leggo in giro che la offensive line sarebbe migliorata, che la difesa pure, che con Murray dovrebbe esserci finalmente un gioco di corsa degno, e così via. Io anche qui rimango San Tommaso come sopra.

Denver Broncos: vittime del salary cap, hanno dovuto scegliere a chi dare più soldi e chi, invece, far andare via. Finora Elway si è comportato bene come GM, ma questa è sicuramente stata la sua sfida più difficile. Le perdite subite e la scarsa qualità dei sostituti, in ogni caso, potrebbero impedire alla squadra di ottenere dei bei risultati, però a parlare sarà, come sempre, il campo.

Kansas City Chiefs: questo potrebbe essere l’anno buono per far sbocciare definitivamente il progetto di Andy Reid, dopo che le precedenti due stagioni sono servite per mettere giù delle basi solidissime. Non vedremo certo un gioco spettacolare da loro, ma se davvero si alzerà il livello di concretezza, saranno dolori per tutti.

Oakland Raiders: la linea verde lanciata un paio d’anni fa pare abbia dato buoni frutti, e questa dovrebbe essere la stagione in cui la semina degli anni precedenti dovrebbe portare un raccolto cospicuo. Rispetto a altre realtà, qui ci sono più motivi per crederci.

San Diego Chargers: altra franchigia la cui ossatura sembra essere quella di una squadra rispettabile ma non certo vincente, e non sembrano esserci all’orizzonte prospettive di reale miglioramento.

Washington Redskins: la proprietà non ha resistito, come suo costume, a raccogliere la figurina pregiata presente sul mercato, strapagando Josh Norman. Vedremo se l’investimento darà i suoi frutti, per il resto sono rimasti gli stessi e, vista la mediocrità diffusa nella division, potrebbero vincerla anche quest’anno, soprattutto se Reed non si infortuna e se Matt Jones conferma i progressi.

New York Giants: cacciato finalmente Coughlin, si è affidata la squadra al suo ultimo offensive coordinator, come dire, le idee erano buone ma l’head coach era rincoglionito. Il che ci può anche stare, ma ora vedremo se era davvero così. I punti di forze e di debolezza a livello di roster sembrano essere gli stessi dell’anno scorso.

Dallas Cowboys: l’anno scorso si era visto chiaramente che con Romo o senza la differenza era profondissima, e quest’anno sarà uguale se non peggio, quindi dipende davvero tutto dalle condizioni di Tony.

Philadelphia Eagles: fallito l’esperimento Chip Kely, si torna a idee di gioco più tradizionali, ma i nodi da sciogliere sono diversi, e sarà bene che certe gerarchie vengano stabilite in fretta. Per quest’anno la vedo un po’ come per i Dolphins: l’importante è stabilizzarsi, poi si potrà parlare di obiettivi.

Green Bay Packers: l’anno scorso i problemi sono stati diversi: infortuni, scarsa forma fisica di Lacy, difficoltà nello stabilire una gerarchia di ruoli precisa nel coaching staff. Eppure, per poco non sono arrivati tra le prime quattro. Quest’anno c’è un’aggiunta come Jared Cook che potrebbe rivelarsi letale. In definitiva, è probabile un’altra stagione di vertice.

Chicago Bears: anche qui, si punta al ringiovanimento, certo il contrattone pesantissimo di Cutler è sempre lì sul groppone e finché così sarà, non potranno mai essere una squadra affidabile.

Minnesota Vikings: squadra dall’identità precisa, devono sperare innanzitutto che a Peterson non venga nemmeno un raffreddore, dopodiché la difesa ormai è molto solida e in attacco il talento per combinare qualcosa anche sui passaggi c’è. I playoff sono alla portata.

Detroit Lions: nella seconda metà della scorsa stagione, da quando è arrivato l’attuale offensive coordinator, sono andati forte. Se il trend si conferma, può succedere di tutto, nonostante il ritiro di Megatron.

Carolina Panthers: in attacco dovrebbero beneficiare del ritorno di Benjamin e del fatto che Funchess era chiaramente in crescita, mentre in difesa hanno perso Norman e, come sempre, si affidano a delle scommesse in secondaria, tanto nella loro filosofia è più importante la front seven. Finora la scelta ha pagato, vedremo quest’anno, in ogni caso sono ancora tra le favorite.

Atlanta Falcons: l’unico miglioramento serio nel roster potrebbe essere l’arrivo di Sanu al posto di un Roddy White che era molto appannato la scorsa stagione. Per il resto, non ho mai capito bene né la partenza razzo e nemmeno il crollo verticale dell’anno scorso, quindi aspetto solo di vedere in campo che succederà.

New Orleans Saints: come per i Ravens e i Chargers, mi sembrano una franchigia nel limbo, non candidati a nulla e nemmeno con la possibilità di rilanciarsi. Hanno provato a cambiare identità di gioco l’anno scorso, con risultati fallimentari, ma il coach è lo stesso e gli interpreti principali pure, quindi non si vede dove possano andare.

Tampa Bay Buccaneers: la strada iniziata l’anno scorso appariva promettente, purtroppo l’offensive coordinator voleva andarsene e per tenerlo lo hanno fatto diventare head coach cacciando quello che c’era. Scelta rischiosa, vedremo se pagherà, in ogni caso ha senso avere buone aspettative.

Seattle Seahawks: dicono che la linea offensiva, tragica negli ultimi anni, sia migliorata e anche la secondaria, che l’anno scorso non era più ai livelli migliori. Se è vero, e se Rawls manterrà le promesse della sua stagione da rookie, la squadra assorbirà perfettamente il ritiro di Lynch e sarà tra le protagoniste.

San Francisco 49ers: con un roster di qualità scadente, la scelta di un head coach estremo come Kelly era l’unica possibile per sperare di cavar fuori un ragno dal buco. Certo in campo ci vanno i giocatori e qui di talento ce n’è davvero poco, però è lo stesso discorso dei Browns: se va bene, sarà quantomeno divertente guardarli.

Arizona Cardinals: sono quasi gli stessi dell’anno scorso, David Johnson promette di spiccare il volo, Mathieu, Fitzgerlad e Palmer hanno contratti nuovi, insomma, le condizioni sembrano quelle ideali per vincere, finalmente.

Los Angeles Rams: c’è talento diffuso sia in attacco che in difesa, ma manca sempre un quarterback di buon livello. Il sacrificio fatto per avere la prima scelta e prendere Goff non sembra possa pagare nell’immediato, e di certo questa non è una buona cosa visto il trasferimento in un mercato dove se non sei nell’eccellenza non conti niente. Non saranno anni facili, ci vorrà pazienza.

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Pubblicato il agosto 10, 2016 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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