Kent @ Malmo Arena, 11/11/2016

Il 13 marzo 2016, tornato da Madrid in piena notte e con la febbre, ho aperto Facebook e ho appreso che i Kent avevano annunciato il prossimo scioglimento. Istintivamente si è scatenata in me una lotta tra accettazione e dispiacere. Accettazione del fatto che dopo vent’anni, dodici dischi e una carriera in cui mai si sono accontentati di quanto fatto, ma hanno sempre voluto percorrere strade nuove, la band avesse tutto il diritto di dire basta, e tristezza per la fine con scelta unilaterale di quell’amore che era nato nel 1998 e era esploso nel 2000.

I Kent, per me, hanno rappresentato tantissime cose, musicalmente e non. Hanno contribuito in modo decisivo a rendere la mia mentalità nell’approccio alla musica molto più aperta, facendomi amare cose che in altre occasioni non avevo apprezzato, ma fatte da loro sì e a tal punto che poi le stesse cose fatte da altri gruppi le ho ascoltate con orecchie diverse solo perché ero prima passato da loro. Grazie a loro ho conosciuto persone straordinarie, con cui ho costruito un vero e importante rapporto di amicizia. Mi è successa la stessa cosa con altra gente, che però era legata alla mia passione in generale per la musica, non a una band specifica. Solo i Kent sono riusciti a darmi amici veri la cui conoscenza era legata espressamente a loro.

L’unica cosa dei Kent che non ho mai accettato e non accetterò mai è la loro totale mancanza di interesse e di gratitudine per quelle persone come me, i miei amici, ma anche tanti altri, che non li hanno abbandonati quando hanno smesso con la lingua inglese, ma li hanno seguiti sempre, con devozione vera, facendosi più e più viaggi per andare a vederli in Scandinavia. Nel corso degli anni, mai una parola, mai un accenno a questa cosa, disinteresse totale, dato che il mondo fuori dalla Scandinavia non ci ha trattato come le star che siamo qui, allora chi se ne frega di loro, per noi possono pure morire. Io li ringrazierò per sempre per tutto quello che mi hanno dato, però questa macchia rimane e sempre rimarrà.

All’annuncio dello scioglimento è ovviamente seguito quello delle ultime date. Io, come concetto, non ho mai amato questa cosa dell’ultimo concerto, perché essere lì e sapere che sarà l’ultima volta, come idea mi mette tristezza. Preferisco tenermi i ricordi delle volte felici in cui li ho visti e stop. Ma, in questo caso, andare a vederli per un’ultima volta significava anche farlo coi miei amici, e sublimare tutti assieme la nostra adorazione per chi ci ha fatti conoscere. Il nostro rapporto continuerà, i Kent meeting pure, però era giusto mettere il suggello a tutto quello che è stato finora.

Se all’annuncio dello scioglimento si era scatenata la lotta interiore di cui parlavo, alla fine del concerto l’intensità della stessa era mille volte maggiore, e mi sono sentito a dir poco sballottato emotivamente. La forza dell’accettazione stava nel fatto che, per questo ultimo tour, la band ha messo in campo il proprio miglior sforzo creativo per dare ai presenti una cosa piena di particolarità e che necessariamente sarà ricordata a lungo nei suoi dettagli; quella della tristezza era data dal senso di spreco per un talento e una passione che non verranno mai più espressi collettivamente da questi quattro musicisti meravigliosi. Dopo un concerto del genere, mi sono detto, è difficile voler chiedere altro, sì, però chissà cosa avrebbero ancora potuto dare, alla musica e a me stesso.

Parlo di miglior sforzo creativo per due motivi. Il primo è che, dal punto di vista visivo e scenografico, l’ambientazione era fantasmagorica, con posizionamento dei musicisti sul palco, luci, video e struttura degli schermi su cui gli stessi erano proiettati che hanno portato noi spettatori a vivere un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio. Il secondo è che, dal punto di vista musicale, quasi tutte le canzoni sono state riviste e riarrangiate appositamente per questo tour, con una formazione allargata che vedeva persino la presenza di un coro femminile a tre voci. Avrebbero potuto accontentarsi e dare ai fan quello che volevano, invece si sono mostrati fedeli alla loro voglia di osare sempre, sia come scelta delle canzoni a suonare, che soprattutto nella loro reinterpretazione.

Alcune di queste scelte non mi sono piaciute, parlo del riarrangiamento di un paio di canzoni vecchie che sono state eccessivamente snaturate, e del posizionamento in setlist di una canzone secondo me debole come prima degli encore, lì dove invece ci vuole qualcosa di particolarmente forte. Però ho adorato il fatto che le scelte sono state fatte, per i motivi che spiegavo sopra, e poi, a fronte di quei due o tre errori, ci sono stati tanti momenti davvero altissimi, nei quali le suddette scelte sono state a dir poco perfette e entusiasmanti. 24 canzoni, quasi due ore e mezza di tutto questo, e alla fine arriva l’ultimo applauso e la lotta interiore impazza e mi sconvolge.

Chissà cosa riserverà il futuro, se Jocke farà un disco solista, se gli altri si imbarcheranno in progetti propri, oppure se presteranno il loro contributo a altre cose, o magari tra qualche anno cambieranno idea e si riuniranno, come fanno in tanti. So solo che non smetterò mai di amarli e ringraziarli, anche se di me a loro non potrebbe fregare di meno, perché mi hanno dato tantissimo, per tanto tempo, e fino all’ultima nota che ho ascoltato da loro, sia su disco che in quest’ultimo, spettacolare, saluto.

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Pubblicato il novembre 14, 2016 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Ciao da una fan italiana dei Kent! Addirittura kent meeting!? E io che ci sono sempre andata solo con il mio migliore amico! 🙂 io ho visto le due date finlandesi e mi sono molto piaciute le versioni “moderne” delle canzoni più datate (sopratutto stop me june!)… E comunque l’ultimo disco è un capolavoro…

  2. Ciao! Ben trovata! Sempre bello incontrare fan italiani dei Kent. Noi siamo in 6, 4 italiani e 2 francesi, e ci siamo conosciuti sempre in Internet molti anni fa. A me Stopa Mig Juni fatta così non è proprio piaciuta, però ad alcuni degli altri sì. Sull’ultimo disco, a me piace, però in una eventuale classifica lo metterei abbastanza in fondo. Chissà cosa ci riserverà il futuro, io spero che prima o poi Jocke pubblichi canzoni proprie!

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