NFL monthly review – dicembre 2016

New England Patriots (14-2) passano gli anni e Belichick con il suo coaching staff riescono sempre a massimizzare il rendimento dei giocatori che hanno a disposizione. L’anno scorso, il rendimento senza Gronkoski calava sensibilmente, quest’anno no. Un’organizzazione e un coach da leggenda, pronti per tornare al Super Bowl da favoriti.

Miami Dolphins (10-6) cosa dire di una squadra che parte 1-4 e poi ne vince 9 su 10 e va ai playoff con una giornata di anticipo? Molto0 merito va indubbiamente al nuovo coach Adam Gase, che ha trovato le parole giuste per motivare i suoi e spingerli a fare gruppo. La squadra non eccelle in nulla ma è brava a fare tutto, magari per andare avanti nei playoff non basterà, ma intanto ci sono.

Buffalo Bills (7-9) l’avventura di Rex Ryan e del suo gemello Rob finisce qui, non solo a Buffalo, ma probabilmente nell’NFL. Io a Rex voglio bene e di scusanti per lui ne vedo tantissime, ma non sono il proprietario di una franchigia NFL e temo che nessuna delle 32 persone che occupano quel ruolo sia disposta a prendersi il rischio di assumerlo. Sui Bills, gli infortuni hanno inciso ma l’impressione è che la nuova proprietà non sia ancora stata in grado di portare la mentalità giusta nella squadra.

New York Jets (5-11) stagione disgraziata, con alcuni giocatori chiave che sono invecchiati e/o erano poco motivati e a un certo punto l’aria di rassegnazione ha pervaso tutti ed è andato tutto a farsi benedire. Sarà dura ricominciare a far subito bene, la squadra va ringiovanita e il gruppo va solodificato, e non è una cosa che fai in poco tempo.

Pittsburgh Steelers (11-5) nonostante il talento enorme da entrambi i lati del campo, sono riusciti a entrare nei playoff solo per una questione di centimetri, quelli per i quali il pallone nella mano di Antonio Brown ha superato la linea della end zone contro i Ravens. Gli infortuni non hanno aiutato, ma secondo me anche il coaching staff non è più smart come una volta. Il rendimento ai playoff ci dirà tanto, per ora stagione da minimo sindacale.

Baltimore Ravens (8-8) nonostante il talento limitato da entrambi i lati del campo e un’età media non certo giovane, sono usciti dai playoff solo per una questione di centimetri, quelli per i quali il pallone nella mano di Antonio Brown ha superato la linea della end zone nello scontro diretto contro gli Steelers. Il problema è che è difficile immaginare possano fare meglio di così nel breve periodo, sono una squadra da non più di 10 vittorie, che di solito per i playoff va bene, ma non sempre si riesce a sfruttare tutto il massimo el proprio potenziale, e non è facile sapere che se solo gira storto qualcosa, a gennaio si rimane a casa.

Cincinnati Bengals (6-9-1) anche qui gli infortuni hanno colpito pesantemente, però secondo me era già chiaro che coach Marvin Lewis ha fatto il suo tempo a Cincy, invece a quanto pare rimarrà anche l’anno prossimo, quindi boh, devono sperare di riuscire a dare un po’ più di ricevitori decenti a Dalton e in difesa si devono trovare le motivazioni senza che esse si tramutino in penalità assurde.

Cleveland Browns (1-15) alla fine ce l’hanno fatta a ottenere una vittoria, e comunque qualcosa di decente si è intravisto in alcuni giocatori, ma il processo di ricostruzione sarà ancora lungo e tortuoso e si spera che non debba passare per ulteriori infortuni in serie dei quarterback.

Houston Texans (9-7) i playoff sono arrivati, ma più per l’inferiorità degli avversari di division che per meriti propri. Il dramma, poi, è che iol rendimento è sceso costantemente nel corso della stagione, come se gli avversari avessero preso tranquillamente le misure alla squadra, da entrambi i lati del campo, ma specialmente in attacco. Sono fortunati ad affrontare in casa i Raiders senza il quarterback titolare, ma è certo che il talento del roster, che comunque c’è, non è certo stato sfruttato al meglio quest’anno.

Tennessee Titans (9-7) andava tutto bene, due insperate vittorie contro Broncos e Chiefs avevano tenute vive le speranze di playoff, e poi l’inopinata sconfitta contro i Jaguars ha rovinato tutto. Comunque, la base di gioco ora c’è, un gruppo di giocatori giovane e motivato pure, l’anno prossimo saranno molto interessanti da vedere.

Jacksonville Jaguars (3-13) qui, l’impressione è che con il coaching staff giusto, la squadra sia pronta a spiccare il volo, perché di talento individuale ce n’è a bizzeffe. Speriamo che lo trovino il condottiero adatto, che fa rabbia veder sprecate così le potenzialità di giocatori giovani ed esuberanti.

Kansas City Chiefs (12-4) a inizio anno avevo detto che il progetto tattico di Reed era pronto a sbocciare, e ora sembra proprio che la cosa sia successa. La verità ce la diranno i playoff, ma qui sembra esserci il giusto mix di gioventù e esperienza per arrivare lontano.

Oakland Raiders (12-4) una delle squadre più eccitanti da vedere, rischia di veder tutto rovinato per l’infortunio a Derek Carr. Se anche i playoff dovessero andare male, rimarranno le emozioni regalate a noi amanti dell’NFL da questa squadra finalmente al top e questo allenatore pervaso dal rispettabile germe della sana follia.

Denver Broncos (9-7) Elway ha detto che il problema non è stato il quarterback quest’anno, alludendo chiaramente alla linea offensiva che non ha né protetto Siemian e Lynch e nemmeno dato la possibilità di sviluppare un gioco di corsa decente. Visto che finora il buon John ha avuto sempre ragione, è giusto credergli. Va però aggiunto il problema di una difesa monstre ma che, da quando i Falcons hanno fatto vedere come poteva essere battuta, non è stata impenetrabile in più di un’occasione. Anche questo andrà valutato.

San Diego Chargers (5-11) un’annata in altalena, tra l’inizio con partite giocate bene ma perse per mancanza di capacità di chiuderle, una buona parte centrale in cui si vinceva e un finale disastroso, con infortuni a raffica e il rendimento di Rivers decisamente sceso. Anche qui, sarà importante trovare il coach adatto, perché, come per i Chiefs, c’è un bel mix di gioventù e esperienza, che va sfruttato a dovere.

Dallas Cowboys (14-2) è stato bellissimo vedere i due rookie giocare come dei veterani e dare la giusta scintilla a un gruppo che l’anno scorso si era fatto prendere dalla malinconia per l’eccessiva Romo dipendenza. I playoff, però, sono un’altra storia, e Prescott e Elliott devono essere in grado di mantenere sfrontatezza e sangue freddo, cosa molto più difficile da fare rispetto alla regular season.

New York Giants (11-5) un attacco con dei bei punti di forza ma che manca di solidità e completezza, controbilanciato da una difesa che, con il passare delle partite, è diventata sempre più rocciosa e ora sembra aver toccato il picco di forma al momento giusto. Comunque andranno i playoff, è stato molto bravo Ben McAdoo a render subito competitivo un gruppo che rischiava di abituarsi all’assenza dalla post season.

Washington Redskins (8-7-1) qui invece il punto d forza era l’attacco, ma la discontinuità è stata troppa e le partite no erano chiaramente frutto di errori mentali. Così, allo scontro da dentro o fuori, proprio il leader di questo attacco, ovvero il quarterback Cousins, è imploso nel momento topico. Cousins è free agent e la cosa più sensata da fare è che resti nella Capitale con un contratto non troppo esoso da migliorare nel caso in cui mostri chiaramente di essere maturato, se poi qualcuno invece dovesse offrirgli tanti soldi altrove, la proprietà dovrebbe lasciarlo andare, invece che fare a gara a chi strapaga di più come ama fare.

Philadelphia Eagles (7-9) anche qui, c’è stata una forte altalena di rendimento, ma la sensazione che lascia questo gruppo con un coach e un quarterback al primo anno è positiva. Certo, la division non è mai stata competitiva come adesso, ma anche loro potranno farsi sentire di più l’anno prossimo, magari migliorando il gruppo dei ricevitori e la linea offensiva.

Green Bay Packers (10-6) sei vittorie consecutive ed eccoli qui più caldi che mai nel momento in cuoi conta esserlo. Saranno un brutto cliente nei playoff e soprattutto quest’annata dimostra come questa organizzazione e questo Aaron Rodgers non vanno mai dati per morti finché non lo sono per davvero.

Detroit Lions (9-7) squadra imprevedibile anche all’interno ella stessa partita, è crollata di rendimento proprio nell’ultimo mese e va comunque ai playoff grazie alle sconfitte altrui. Ci vuole più continuità, cosa che manca perché il roster è poco profondo, sia in attacco che in difesa, ma intanto ai playoff ci sono e non saranno certo arrendevoli.

Minnesota Vikings (8-8) purtroppo gli infortuni che hanno decimato la linea offensiva si sono rivelati un problema troppo grosso. Ora ci saranno un po’ di questioni da risolvere: cosa fare con Peterson? Bridgewater tonerà a giocare? La storia dei due defensive back che hanno deciso le marcature come volevano loro invece che come aveva detto l’allenatore, con risultati disastrosi, è un caso isolato o un indice di un gruppo che crede poco nel coach?

Atlanta Falcons (11-5) al secondo anno, coach Quinn e l’offensive coordinator Kyle Shanahan sono riusciti a dare un’invidiabile versatilità all’attacco, e pazienza se la difesa a volte non regge, finché la squadra riuscirà a giocare a chi segna di più, avrà buone possibilità di vittoria, e sarà anche bella da vedere.

Tampa Bay Buccaneers (9-7) Dirk koetter, al primo anno da head coach, non ha dato all’attacco la spinta che ci si immaginava visto il suo passato da offensive coordinator, ma nel corso dell’anno la difesa si è irrobustita parecchio e ha dato del filo da torcere a tutti. Adesso la priorità è mettere posto il gioco di corsa: se ci riusciranno, i Bucs saranno un brutto cliente per tutti l’anno prossimo.

New Orleans Saints (7-9) siamo alle solite, gruppo non abbastanza forte per arrivare ai playoff e non abbastanza scarso da spingere a una ricostruzione, ma così si naviga nella mediocrità e l’anno prossimo Payton e Brees saranno ancora lì e a poco varrà la buona capacità di draftare fatta vedere in questi anni, perché sono stati presi sì giocatori buoni, ma non abbastanza di impatto per elevare il rendimento di tutta la squadra.

Carolina Panthers (6-10) il disastroso inizio dovuto al più classico dei Super Bowl hangover non è stato assorbito, a un certo punto sembrava che la squadra si fosse rimessa in carreggiata, ma poi sono mancate le motivazioni per crederci fino in fondo. In off season andrà rafforzata la linea offensiva perché, cosa non certo nuova, il limite di Newton è quello che spara palloni troppo forti se non si sente adeguatamente protetto, e perché senza un gioco di corsa potente, il sistema offensivo attualmente in uso non funziona. La difesa, con l’andare delle partite, è migliorata, e forse nel lungo periodo la scelta di non strapagare Norman si rivelerà giusta.

Seattle Seahawks (10-5-1) si presentano ai playoff senza gioco di corsa e senza un elemento importante in difesa come Earl Thomas e con una stagione che ha messo in mostra qualche crepa preoccupante. La mia sensazione è che siano giunti a un tale livello di esperienza e malizia da poter beffare tutti e trovare il modo, ancora una volta, di sgusciare al Super Bowl.

Arizona Cardinals (7-8-1) difficile capire cosa non abbia funzionato in una squadra che era la stessa dell’anno scorso con un David Johnson enormemente cresciuto. Forse è l’età, forse, come ho già detto, un gioco che gli avversari ormai hanno capito, fatto sta che i playoff non sono arrivati, forse Fitzgerald si ritira e attorno a lui gli altri ricevitori sono scomparsi. Non mancheranno i grattacapi in off season.

Los Angeles Rams (4-12) Jeff Fisher aveva detto che si era stufato dei 7-9, così non ci è arrivato nemmeno vicino ed è stato licenziato nonostante avesse firmato un’estensione a settembre. Per il suo stile di gioco, è necessario un quarterback magari non spettacolare, ma preciso e freddo, cosa che non c’era minimamente. Anche qui, la scelta del coach giusto sarà vitale, perché a roster i buoni giocatori non mancano, si tratta di valorizzare al meglio le loro caratteristiche.

San Francisco 49ers (2-14) la proprietà si aspettava un inizio difficile e poi un miglioramento, invece è stato tutto difficile dall’inizio alla fine, così vengono cacciati sia Chip Kelly che il GM. La cosa più preoccupante per i tifosi è che, alla domanda su cosa lo rendesse competente per scegliere lui i successori, il proprietario ha detto “beh, io sono il proprietario, mica mi si può mandare via”. Andiamo bene, anche perché, nel roster attuale, non si vede nemmeno l’ombra di un nucleo su cui basare la ricostruzione, e allora forse aveva ragione Harbaugh a sbraitare contro i giocatori e trattarli male, visto che via lui è iniziato il diluvio perenne.

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Pubblicato il gennaio 3, 2017 su Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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