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NFL monthly review: settembre 2017

AFC EAST

 

Buffalo Bills (3-1) in molti, me compreso, li vedevano malissimo, e invece le vittorie su Broncos e Falcons ci impongono quantomeno di rispettarli. Difesa solida, attacco bilanciato, tanta disciplina che era mancata gli anni scorsi. Vedremo se alla lunga il talento sarà poco come sembrava, ma per ora niente da dire.

 

New York Jets (2-2) anche qui, si era previsto uno 0-16 quasi all’unanimità, e invece sono già due vittorie su quattro partite. Non avendole viste non saprei dire cosa ha funzionato e cosa invece è demerito degli avversari, ma intanto la squadra ha evidentemente lo spirito di gruppo giusto

 

New England Patriots (2-2) le due sconfitte sono arrivate per colpa di grossolani buchi della difesa, e non è che nelle due vittorie il reparto difensivo abbia convinto. Mi sembra impossibile pensare che una difesa di Belichick possa essere così malmessa per 16 partite, quindi aspettiamo. In attacco, nonostante l’infortunio di Edelman, le cose girano, soprattutto per merito di un Brady sempre impeccabile e freddo nei momenti importanti.

 

Miami Dolphins (1-2) l’esperimento Cutler non sta dando i suoi frutti, però dopo averli visti contro i Saints, non me la sento di buttare la croce addosso a Jay: se i ricevitori non si liberano e il running game non funziona, cosa può fare lui? In difesa più o meno ci siamo, ma l’attacco è troppo anemico e Gase deve trovare soluzioni.

 

AFC NORTH

 

Pittsburgh Steelers (3-1) i miglioramenti in difesa che erano previsti ci sono effettivamente stati, è l’attacco che invece non sta girando a dovere, mostrando anche segni di nervosismo nei suoi protagonisti principali. Per ora, grazie alla difesa, sono già in vetta alla classifica di division, appena l’attacco arriverà, saranno pericolosissimi come sempre.

 

Baltimore Ravens (2-2) anche qui l’attacco non è ancora in forma, e la difesa ha fatto bene le prime due partite e poi è crollata miseramente, ed è difficile capire cosa non vada bene, a parte gli infortuni, che ultimamente si verificano spesso, purtroppo.

 

Cincinnati Bengals (1-3) l’indebolimento in linea offensiva sta costando caro, e in difesa c’è sempre la solita indisciplina. Difficile possano vincere più di 5-6 partite quest’anno, e vedremo se sarà la volta buona per mandare via Lewis, che ha ampiamente fatto il suo tempo.

 

Cleveland Browns (0-4) ci si aspettava qualcosa di più, invece in 4 partite non sono mai stati davvero in lotta per vincere, e insomma, i conti si faranno a fine anno, ma la squadra deve migliorare e non può accontentarsi del livello dell’anno scorso, perché è vero che siamo ancora in ricostruzione, ma non si può rimanere ancora così in basso.

 

AFC SOUTH

 

Jacksonville Jaguars (2-2) troppa discontinuità, troppi cali di concentrazione, la division è più che mai aperta, ma la squadra non può permettersi di giocare anche bene ma poi staccare mentalmente in modo anche preoccupante. Bisogna lottare sempre, altrimenti non si va da nessuna parte.

 

Houston Texans (2-2) vedi sopra, ma almeno la promozione a titolare di Watson dà buone speranze per il futuro, anche immediato. Stanno riuscendo a vincere partite con JJ Watt non al meglio, segnale incoraggiante per quando la star difensiva sarà in forma.

 

Tennessee Titans (2-2) sconfitta all’esordio che ci poteva stare, due belle vittorie che hanno messo in mostra la maturità di Mariota e la determinazione di tutti i giocatori in campo, poi l’inspiegabile debalce contro i Texans con Mariota infortunato. Insomma, anche ui la continuità non è proprio la specialità della casa, ma le basi sono buone.

 

Indianapolis Colts (1-3) Luck è troppo determinante per questa squadra, almeno con Brissett hanno trovato un quarterback quasi decente, ma non si può prescindere da Andrew per fare bene.

 

AFC WEST

 

Kansas City Chiefs (4-0) si diceva che mancavano i giocatori capaci di fare grandi cose in attacco per renderlo davvero efficace anche ad alti livelli. Ecco allora il rookie runingback Hunt e ruoli accresciuti per Hill e Kelce. Mettiamoci una difesa che già era buona e che ora sembra particolarmente in palla, e il risultato è la miglior suadra NFL fino a questo momento. Eccezionali.

 

Denver Broncos (3-1) la difesa è riuscita ad essere competitiva non solo sui passaggi, ma anche sulle corse, e l’attacco sta trovando un buon equilibrio. Se vanno avanti così saranno competitivi fino alla fine.

 

Oakland Raiders (2-2) due ottime vittorie casalinghe e due preoccupanti sconfitte in trasferta, con Carr infortunato alla schiena e Crabtree acciaccato. Il quadro non sembra dei più promettenti, ma non credo che la squadra si imbrocchisca di colpo.

 

Los Angeles Chargers (0-4) siamo alle solite, infortuni a manetta e incapacità di chiudere le partite, trovando ogni volta un modo diverso per perderle. Boh.

 

NFC EAST

 

Philadelphia Eagles (3-1) fino a qui, tutto bene. Wentz è maturato, Jeffrey e Blount non sono ancora costanti, ma il loro lo stanno facendo, la difesa tiene bene. Bella squadra finora.

 

Washington Redskins (2-2) perdere contro Eagles e Chiefs ci può stare, ho visto il secondo tempo di quest’ultima partita e la squadra mi è piaciuta e sembra avere tutto quello che serve per fare bene.

 

Dallas Cowboys (2-2) anche qui, le due sconfitte sono di quelle che ci possono stare, certo, visti contro i Rams, devono preoccuparsi del fatto che appena gli avversari si sono aggiustati tatticamente, a loro è mancata la capacità di fare i contro aggiustamenti. E Elliott è determinante, se lo squalificano per la storia di violenza domestica, le cose si fanno complicate.

 

New York Giants (0-4) record che parla da solo, non funziona niente, l’attacco è ancora OBJ dipendente, le corse non esistono, la difesa ci prova ma sembra aver fatto un passo indietro rispetto all’anno scorso. Situazione preoccupante.

 

NFC NORTH

 

Detroit Lions (3-1) li vedevo come troppo dipendenti da Stafford, e invece si stanno dimostrando bilanciati in attacco e predatori in difesa, con un sacco di palle recuperate. Bene così per ora.

 

Green Bay Packers (3-1) un Rodgers solido ma non brillante, infortuni che si susseguono, però intanto sono 3 vittorie su 4 partite e questo conta. Per il bel gioco e il picco di forma fisica c’è tempo, non devono arrivare ora.

 

Minnesota Vikings (2-2) rispetto all’anno scorso, la linea offensiva tiene, ma con Cook fuori tutta la stagione e Bradford che ha già saltato 3 partite su 4 per un problema al ginocchio, le cose si fanno tremendamente difficili.

 

Chicago Bears (1-3) squadra discontinua che ora cercherà di affidarsi al quarterback rookie per trovare la classica scintilla che accenda l’ambiente. Finora gli aspetti positivi e negativi si equivalgono

 

NFC SOUTH

 

Carolina Panthers (3-1) le vittorie sono arrivate, un gioco convincente non ancora, certo sbancare il campo dei Patriots dà sempre morale, e Cam ha detto che secondo lui questo è stato il loro breakthrough game. Io ci andrei ancora cauto invece.

 

Atlanta Falcons (3-1) il gioco si sviluppa bene, però poi ci sono errori di esecuzione che rovinano tutto, inoltre ora ci sono degli infortuni eccellenti, insomma, anche qui piano con gli ntusiasmi.

 

Tampa Bay Buccaneers (2-1) due buone vittorie ma perdere così male contro i Vikings senza Bradford è stato brutto. Ancora non li ho visti all’opera quindi non so bene cosa succeda, certo che con la mancanza di Martin non c’è uno straccio di gioco di corsa, vedremo se il suo ritorno dopo la squalifica darà più armi all’attacco.

 

New Orleans Saints (2-2) incredibilmente, si è fatta vedere la difesa, e anche dal punto di vista delle corse le cose vanno meglio che negli ultimi anni. Stai a vedere che, dopo anni di tentativi andati a vuoto, questa è la volta buona di riuscire a dare alla squadra un’identità meno votata ai frizzi e lazzi e più alla sostanza.

 

NFC WEST

 

Los Angeles Rams (3-1) ho visto due partite loro e mi hanno semplicemente esaltato. La difesa ancora deve registrarsi, ma l’attacco è spettacolare ed efficace. McVay, a 31 anni, si sta rivelando come l’enfant prodige del coaching, e i suoi giocatori hanno addosso una fiducia nei propri mezzi infinita.

 

Seattle Seahawks (2-2) come sempre succede in questo periodo, la forte personalità della squadra non sta ancora emergendo. Gli altri anni la si notava più avanti, vedremo se sarà così anche stavolta.

 

Arizona Cardinals (2-2) vincere contro Colts e Niners non è necessariamente sintomo di buona salute, li aspettiamo in occasione di test più probanti, come del resto erano Lions e Cowboys, e in entrambi le hanno prese di santa ragione.

 

San Francisco 49ers (0-4) come previsto, la difesa c’è, ma l’attacco è ancora talmente un cantiere aperto che le cose vanno per forza male. Questo è un progetto che richiede tanto tempo, speriamo che la società non abbia fretta e lo conceda.

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NFL preview 2017

 

New England Patriots: i campioni sono riusciti a rinforzarsi ulteriormente, aggiungendo giocatori importanti sia in attacco che in difesa. L’unico motivo di incertezza sta nel capire se Burkehead e Gilleslee riusciranno a garantire un gioco di corsa efficace come quello di Blount l’anno scorso, ma qualcosa mi dice che se Belichick ha lasciato partire LGB per puntare su questi due, ha i suoi buoni motivi e non sono certo io che posso giudicarlo.

Miami Dolphins: Adam Gase ha fatto uno splendido lavoro l’anno scorso, riportando la squadra ai playoff. Non resterebbe, quindi, che proseguire sulla buona strada intrapresa, peccato che Tannehill si sia infortunato e starà fuori tutta la stagione. Al suo posto, un Cutler che aveva già firmato per fare il commentatore TV dovrebbe comunque garantire un buon rendimento, questo almeno fin quando si infortunerà, cosa tutt’altro che improbabile visto che il punto debole della squadra sembra ancora essere la protezione del QB e che Jay non è proprio il più mobile in circolazione. Si rischia, quindi, di arrivare alla fine legando le proprie sorti a ciò che saprà fare il backup di lungo corso Matt Moore, che scarso non è, ma che non ha ancora dimostrato di saper essere decisivo a questi livelli.

Buffalo Bills: l’impressione è che la società stia cercando di lanciare una specie di ricostruzione a lungo termine, ma che non sia in grado di farlo. Prima licenzi il tuo GM dopo il draft, così quello che è arrivato non ha potuto scegliersi i giocatori, dopodiché dai via due giocatori buoni per uno discreto e una scelta futura e spingi il veterano che aveva firmato per te due settimane prima a ritirarsi, che tanto è chiaro che nel breve non si vincerà niente. Boh, non voglio dare giudizi sommari e definitivi, ma per me questi Pegula rischiano di essere degli incompetenti che affoseranno la franchigia per decenni. Quest’anno qualche partita la vinceranno, giusto perché ci sono i Jets in division e perché in attacco hanno McCoy e in difesa un buon talento diffuso, ma in prospettiva la vedo molto male.

New York Jets: l’intenzione della proprietà è chiara: arrivare ultimi per avere la scelta numero 1 in un anno che sarà particolarmente ricco di QB forti provenienti dal college, e sperare così di ripartire dal ruolo più importante. I giocatori sembrano comunque volerci mettere tutto l’impegno possibile, e io ci credo anche, e dico anche che in difesa vedremo delle buone cose. Purtroppo, l’attacco, sulla carta, è osceno a dir poco, e purtroppo, il detto che la difesa vince le partite vale solo se l’attacco vende effettivamente i biglietti, cosa che non mi pare possa succedere in questo caso. Il rischio di uno 0-16 è reale.

Pittsburgh Steelers: hanno il talento per contrastare i Patriots, l’anno scorso è mancata la continuità, quest’anno hanno a disposizione un Martavis Bryant in più ma serve trovare la continuità mentale, cosa che negli ultimi anni è mancata. Ai playoff dovrebbero arrivare tranquillamente, poi dipenderà dalle condizioni fisiche e, appunto, da quanto saranno concentrati mentalmente.

Baltimore Ravens: l’anno scorso è mancato pochissimo per raggiungere i playoff, ma era evidente che la squadra andasse migliorata, cosa che non mi pare sia successa. In più, Flacco è infortunato e non si sa quando rientra, e insomma, si prospetta un altro anno a lottare per aggrapparsi al treno playoff con le unghie e con identi.

Cincinnati Bengals: le aggiunte di Ross e Mixon dovrebbero rendere un po’ più divertente un gioco che l’anno scorso stagnava un po’ troppo. In difesa sono sempre gli stessi aggressivi e un po’ troppo indisciplinati, soprattutto nei momenti che contano. Io dico da tempo che sarebbe ora di un bel cambio di allenatore, invece continuano a puntare su Lewis, e temo che così facendo non andranno da nessuna parte.

Cleveland Browns: continua la lunga e dificile ricostruzione, e dopo anni di scelte sbagliate al draft, quest’anno sembra proprio che i rookie daranno un buon rendimento e aumenteranno, quindi, la qualità della squadra. Certo, manca ancora un bel po’ di tempo prima di diventare competitivi, ma la strada sembra quella giusta, stavolta.

Houston Texans: l’anno scorso sono riusciti a vincere la division nonostante un rendimento insufficiente del QB e solo grazie alla pochezza degli avversari. Quest’anno, il QB è cambiato, ma nessuno dei due che potrebbero giocare sembra pronto per far salire la squadra di livello. Quindi, bisogna sperare ancora nella pochezza altrui, ma stavolta sarà meno semplice.

Tennessee Titans: infatti, a Nashville sembrano finalmente aver fatto tutto per bene e dovrebbero poter competere per la vittoria della division. In teoria non manca niente: una delle migliori linee offensive della Lega, un QB giovane ma già maturo, un buon corpo ricevitori, una difesa compatta e ordinata. Se Mariota risolve quei probemini di decision making che si erano notati l’anno scorso, questa sarà proprio una bella squadra.

Indianapolis Colts: boh, punto di domanda. C’è da dire che, per fortuna, il nuovo GM si è accorto che la difesa era indegna e ha cercato in ogni modo di rinforzarla, ma basterà? In attacco, l’unica certezza è Hilton, perché gli altri due giocatori chiave, ovvero Luck e Gore, sono troppo spesso infortunati, e dietro di loro non sembrano esserci alternative all’altezza. Nemmeno i tanto decantati giovani ricevitori hanno dimostrato di essere davvero in grado di diventare dei target affidabili costringendo le difese ad aprirsi un po’. Vedremo.

Jacksonville Jaguars: nuovo corso sotto la guida di Marrone e Coughlin, ovvero uno che da head coach non ha saputo fare un bel niente e un altro che avrà pure vinto due Super Bowl, ma che è vecchio e rincoglionito da almeno tre o quattro anni. In teoria, la difesa è fatta da giocatori troppo buoni per combinare pasticci, ma l’attacco non convince, a cominciare da una situazione QB confusa e gestita ovviamente malissimo dai due di cui sopra. Se almeno il RB rookie Fournette si dimostrerà all’altezza, una cosa positiva ci sarà, ma non vedo possibilità di competere per una squadra che, purtroppo, si affida sempre alla conduzione tecnica sbagliata.

Oakland Raiders: quest’anno ho una spiccata simpatia per loro, perché sanno che rimarranno nella loro città per pochi anni e vorrebbero tanto regalare un Super Bowl alla loro gente, tanto che Marshawn Lynch in persona è uscito dal ritiro per aiutare la squadra della propria città a vincere. Al di là di questi aspetti romantici, la squadra c’è e sembra avere il giusto mix tra talento e grinta e tra gioventù e esperienza per competere fino alla fine. Speriamo.

Denver Broncos: cambiato l’allenatore, i pro e i contro sembrano essere gli stessi: difesa super, attacco non all’altezza. L’anno scorso, per i playoff non è bastato, e probabilmente non basterà nemmeno quest’anno, anche se c’è da scommettere che saranno in corsa per entrare in post season fino alla fine o quasi.

Kansas City Chiefs: qui, invece, le cose sembrano procedere bene, non ci sono state grandi rivoluzioni, ma non serviva, perché la squadra era già buona così. Di diverso, si dovrebbe vedere un ruolo più importante per il super atleta Tyreek Hill anche in attacco e non solo sui ritorni. Poi certo, si potrebbe dire che questa è una squadra destinata a non superare i divisional, e lì è in effetti difficile capire cosa manchi per aspirare alla vera elite.

Los Angeles Chargers: nuova casa per i Bolts, ma stessi problemi di sempre, ovvero il talento c’è, ma non abbastanza, e gli infortuni sono sempre tantissimi. Difficile far loro una colpa per quest’ultimo punto, però è così, i loro giocatori continuano a farsi male e non sembra esserci modo di fermare questa sfortuna maledetta.

Dallas Cowboys: hanno perso dei pezzi importanti in difesa e in attacco avranno Elliot squalificato sei partite. Molto, quindi, sarà sulle spalle di Prescott, e sappiamo bene che il sophomore slump è sempre dietro l’angolo per chiunque. Io credo che, in ogni caso, questa sarà una squadra che quantomeno lotterà per i playoff fino alla fine.

Philadelphia Eagles: anche qui c’è un QB a rischio sophomore slump, anche perché gli hanno sì dato tre giocatori di nome come Jeffrey, Torrey Smith e Blount, ma i primi due bisogna vedere se sono integri fisicamente, e l’altro non si sa come possa rendere fuori dal sistema Belichick. La difesa è buona e dovrebbe fare bene, l’attacco, come detto, ha delle incognite, certo, se le cose vanno tutte al posto giusto, ci sarà da divertirsi.

Washington Redskins: dopo mesi di speculazioni, Cousins è ancora lì al suo posto, ma ancora in via temporanea, e accanto a sé non avrà più i due ricevitori migliori dell’anno scorso, sostituiti da gente che non sembra all’altezza. In più, l’offensive coordinator se n’è andato a fare l’head coach ai Rams, insomma, anche qui in attacco ci sono molti punti di domanda, e la difesa non sembra proprio impermeabile. Non so dicendo che siano spacciati quest’anno i Redskins, ma mi sembra che le incognite siano davvero molte.

New York Giants: qui l’incognita è solo una, anzi, possiamo quasi dire la certezza negativa, ovvero un gioco di corsa non all’altezza. L’anno scorso, erano bastate un’ottima difesa e la perfetta connessione Eli-OBJ per arrivare ai playoff, quest’anno in attacco c’è un Brandon Marshall in più che dovrebbe togliere un po’ di pressione al wonder boy col numero 13. Insomma, di motivi per sorridere ce ne sono, certo prima o poi un gioco di corsa decente servirà.

Green Bay Packers: anche qui l’incognita è il gioco di corsa, perché, per il resto, Rodgers sembra in gran forma, di gente buona cui passare la palla ne ha e la difesa non sarà tra le migliori della Lega ma è abbastanza solida. Gli avversari di division hanno molte più incertezze di loro, quindi è facile che siano proprio le teste di formaggio a vincere la NFC North e a qualificarsi ai playoff.

Minnesota Vikings: l’anno scorso hanno rappresentato un caso di scuola: se hai una linea offensiva indecente, puoi avere tutto il talento che vuoi ma gli avversari ti soffocheranno sempre e comunque. Così, c’è da sperare che l’offseason sia servita per rinforzare questa terribile debolezza, perché altrimenti è inutile iniziare qualsiasi discorso. Se, per caso, la OL dovesse essere diventata buona, sul resto ci siamo, sia in attacco che in difesa, e le cose potrebbero farsi a dir poco interessanti per i vichinghi.

Detroit Lions: una delle squadre più dipendenti dal proprio QB, non sembrano aver fatto molto per eliminare questa situazione, così, sarà ancora una volta tutto sulle spalle di Stafford e sulla sua capacità di fare miracoli. Non è molto bella come cosa, ma questo passa il convento, e almeno sarà divertente assistere alle improbabili rimonte, o almeno ai tentativi di, del numero 9.

Chicago Bears: stanno cercando sempre più di ringiovanire, ma la situazione QB è quantomeno strana e non sta giovando a Glennon, che partirà come titolare per la prima volta in carriera ma che sa già che prima o poi dovrà cedere il posto al rookie Trubisky. Per il resto, talento e energia non mancano, ma sembrano ancora troppo acerbi per competere, anche perché l’head coach è un po’ troppo conservativo come mentalità per far esprimere la meglio una squadra così.

Carolina Panthers: l’imperativo della offseason è stato quello di fare tutto il possibile affinché Cam Newton prendesse meno botte. Si è quindi cercato di migliorare la sua protezione e si sono presi al draft due rookie come McCaffrey e Samuel che dovrebbero offrire a Ace Boogie la possibilità di liberarsi velocemente del pallone con passaggi corti finalizzati a grandi guadagni after catch. Vedremo se le intenzioni si tramuteranno in pratica: certo, non sarà facile far cambiare completamente a Cam il suo modo di giocare, e non sarebbe nemmeno giusto e sensato snaturarlo. In difesa, l’obiettivo era tenere Short, e così è avvenuto, anche se si è perso Ealy, e in generale, è necessario ritornare ad avere una front seven di livello, cosa che l’anno scorso è mancata. In più, c’è la situazione strana di un GM caciato all’improvviso, pare per colpa della sua scarsa capacità di creare un buon clima tra giocatori e società, e del defensive coordinator che se n’è andato per fare l’head coach ai Bills. Insomma, di carne al fuoco ne abbiamo.

Atlanta Falcons: il rischio di un Super Bowl hangover è più reale che mai, visto quanto è stata catastrofica la disfatta nell’atto finale. Inoltre, abbiamo un offensive coordinator che se n’è andato per fare l’head coach ai 49ers e che h avuto un ruolo fondamentale nella grande stagione scorsa (ma anche nei momenti decisivi della sconfitta). I giocatori sono quelli, e sono ovviamente buoni, starà quindi tutto nella loro testa.

New Orleans Saints: Drew Brees è sempre super efficiente, ma attorno a sé non sembra avere gente all’altezza (e non credo che l’arrivo di Peterson sposterà le cose più di tanto), e la difesa non sembra attrezzata per aiutarlo. Quindi prepariamoci a un altro anno di ottime stats per il QB e di poche vittorie per la squadra.

Tampa Bay Buccaneers: le aggiunte di Desean Jackson e del TE rookie Howard sembrano quelle giuste per far decollare i bucanieri. Winston deve provare di essere in grado di rendere al meglio anche ora che non ci sono più scuse, e l’unica incognita, anche qui, è il gioco di corsa, che dipende molto dalle condizioni fisiche di Martin. Se tutto va a posto, il limite non è proprio il cielo, ma ci siamo vicini.

Seattle Seahawks: l’ossatura della squadra è ancora quella, ci sono stati rumors della volontà di cedere Sherman e di uno spogliatoio per nulla unito, ma tutto è stato smentito. Qualcosa sotto ci sarà, ma alla fine possiamo aspettarci una squadra che scenderà in campo con la solita aggressività e le solite magie improvvisate di Wilson. I playoff non dovrebbero sfuggire.

Arizona Cardinals: sono tutti convinti che quest’anno torneranno competitivi, e in effetti sembrerebbe strano vederli ancora messi male come l’anno scorso. Il talento c’è, le condizioni fisiche dovrebbero essere buone. Certo Palmer e Fitz hanno la loro età,, ma dovrebbero essere ancora capaci di giocare, quindi possiamo prevedere che l’anno scorso sia stato solo un incidente di percorso e che quest’anno torneranno a farsi valere.

Los Angeles Rams: sono passati da un head coach che era ormai diventato Mr. Mediocrità a uno giovane, alla prima esperienza da capo allenatore, e che sembra aver dato le giuste dosi di autostime e vitalità a tutto l’ambiente. Certo, da qui a fare risultati ce ne vuole, soprattutto perché, anche se Goff dovesse esplodere, mancano giocatori validi a cui passare la palla, ma almeno una bella scossa a livello di mentalità ci voleva.

San Francisco 49ers: anche qui c’è un head coach alla prima esperienza e un GM che anche lui non ha mai lavorato in questo ruolo, ma sembra che abbiano deciso di costruire iniziando dalla difesa, che quest’anno, quindi, dovrebbe essere buona almeno nella front seven, mentre in attacco, potranno esserci delle difficoltà, anche se Hoyer ha giocato bene nella sua vita solo con Shanahan come offensive coordinator, quindi magari ora che ce l’ha come head coach tornerà a rendere bene. In teoria WR e RB a roster non sono proprio stellari ma qualcosa dovrebbero farla, insomma ci sono molti punti di domanda ma non sembrano già spacciati.

NFL monthly review – dicembre 2016

New England Patriots (14-2) passano gli anni e Belichick con il suo coaching staff riescono sempre a massimizzare il rendimento dei giocatori che hanno a disposizione. L’anno scorso, il rendimento senza Gronkoski calava sensibilmente, quest’anno no. Un’organizzazione e un coach da leggenda, pronti per tornare al Super Bowl da favoriti.

Miami Dolphins (10-6) cosa dire di una squadra che parte 1-4 e poi ne vince 9 su 10 e va ai playoff con una giornata di anticipo? Molto0 merito va indubbiamente al nuovo coach Adam Gase, che ha trovato le parole giuste per motivare i suoi e spingerli a fare gruppo. La squadra non eccelle in nulla ma è brava a fare tutto, magari per andare avanti nei playoff non basterà, ma intanto ci sono.

Buffalo Bills (7-9) l’avventura di Rex Ryan e del suo gemello Rob finisce qui, non solo a Buffalo, ma probabilmente nell’NFL. Io a Rex voglio bene e di scusanti per lui ne vedo tantissime, ma non sono il proprietario di una franchigia NFL e temo che nessuna delle 32 persone che occupano quel ruolo sia disposta a prendersi il rischio di assumerlo. Sui Bills, gli infortuni hanno inciso ma l’impressione è che la nuova proprietà non sia ancora stata in grado di portare la mentalità giusta nella squadra.

New York Jets (5-11) stagione disgraziata, con alcuni giocatori chiave che sono invecchiati e/o erano poco motivati e a un certo punto l’aria di rassegnazione ha pervaso tutti ed è andato tutto a farsi benedire. Sarà dura ricominciare a far subito bene, la squadra va ringiovanita e il gruppo va solodificato, e non è una cosa che fai in poco tempo.

Pittsburgh Steelers (11-5) nonostante il talento enorme da entrambi i lati del campo, sono riusciti a entrare nei playoff solo per una questione di centimetri, quelli per i quali il pallone nella mano di Antonio Brown ha superato la linea della end zone contro i Ravens. Gli infortuni non hanno aiutato, ma secondo me anche il coaching staff non è più smart come una volta. Il rendimento ai playoff ci dirà tanto, per ora stagione da minimo sindacale.

Baltimore Ravens (8-8) nonostante il talento limitato da entrambi i lati del campo e un’età media non certo giovane, sono usciti dai playoff solo per una questione di centimetri, quelli per i quali il pallone nella mano di Antonio Brown ha superato la linea della end zone nello scontro diretto contro gli Steelers. Il problema è che è difficile immaginare possano fare meglio di così nel breve periodo, sono una squadra da non più di 10 vittorie, che di solito per i playoff va bene, ma non sempre si riesce a sfruttare tutto il massimo el proprio potenziale, e non è facile sapere che se solo gira storto qualcosa, a gennaio si rimane a casa.

Cincinnati Bengals (6-9-1) anche qui gli infortuni hanno colpito pesantemente, però secondo me era già chiaro che coach Marvin Lewis ha fatto il suo tempo a Cincy, invece a quanto pare rimarrà anche l’anno prossimo, quindi boh, devono sperare di riuscire a dare un po’ più di ricevitori decenti a Dalton e in difesa si devono trovare le motivazioni senza che esse si tramutino in penalità assurde.

Cleveland Browns (1-15) alla fine ce l’hanno fatta a ottenere una vittoria, e comunque qualcosa di decente si è intravisto in alcuni giocatori, ma il processo di ricostruzione sarà ancora lungo e tortuoso e si spera che non debba passare per ulteriori infortuni in serie dei quarterback.

Houston Texans (9-7) i playoff sono arrivati, ma più per l’inferiorità degli avversari di division che per meriti propri. Il dramma, poi, è che iol rendimento è sceso costantemente nel corso della stagione, come se gli avversari avessero preso tranquillamente le misure alla squadra, da entrambi i lati del campo, ma specialmente in attacco. Sono fortunati ad affrontare in casa i Raiders senza il quarterback titolare, ma è certo che il talento del roster, che comunque c’è, non è certo stato sfruttato al meglio quest’anno.

Tennessee Titans (9-7) andava tutto bene, due insperate vittorie contro Broncos e Chiefs avevano tenute vive le speranze di playoff, e poi l’inopinata sconfitta contro i Jaguars ha rovinato tutto. Comunque, la base di gioco ora c’è, un gruppo di giocatori giovane e motivato pure, l’anno prossimo saranno molto interessanti da vedere.

Jacksonville Jaguars (3-13) qui, l’impressione è che con il coaching staff giusto, la squadra sia pronta a spiccare il volo, perché di talento individuale ce n’è a bizzeffe. Speriamo che lo trovino il condottiero adatto, che fa rabbia veder sprecate così le potenzialità di giocatori giovani ed esuberanti.

Kansas City Chiefs (12-4) a inizio anno avevo detto che il progetto tattico di Reed era pronto a sbocciare, e ora sembra proprio che la cosa sia successa. La verità ce la diranno i playoff, ma qui sembra esserci il giusto mix di gioventù e esperienza per arrivare lontano.

Oakland Raiders (12-4) una delle squadre più eccitanti da vedere, rischia di veder tutto rovinato per l’infortunio a Derek Carr. Se anche i playoff dovessero andare male, rimarranno le emozioni regalate a noi amanti dell’NFL da questa squadra finalmente al top e questo allenatore pervaso dal rispettabile germe della sana follia.

Denver Broncos (9-7) Elway ha detto che il problema non è stato il quarterback quest’anno, alludendo chiaramente alla linea offensiva che non ha né protetto Siemian e Lynch e nemmeno dato la possibilità di sviluppare un gioco di corsa decente. Visto che finora il buon John ha avuto sempre ragione, è giusto credergli. Va però aggiunto il problema di una difesa monstre ma che, da quando i Falcons hanno fatto vedere come poteva essere battuta, non è stata impenetrabile in più di un’occasione. Anche questo andrà valutato.

San Diego Chargers (5-11) un’annata in altalena, tra l’inizio con partite giocate bene ma perse per mancanza di capacità di chiuderle, una buona parte centrale in cui si vinceva e un finale disastroso, con infortuni a raffica e il rendimento di Rivers decisamente sceso. Anche qui, sarà importante trovare il coach adatto, perché, come per i Chiefs, c’è un bel mix di gioventù e esperienza, che va sfruttato a dovere.

Dallas Cowboys (14-2) è stato bellissimo vedere i due rookie giocare come dei veterani e dare la giusta scintilla a un gruppo che l’anno scorso si era fatto prendere dalla malinconia per l’eccessiva Romo dipendenza. I playoff, però, sono un’altra storia, e Prescott e Elliott devono essere in grado di mantenere sfrontatezza e sangue freddo, cosa molto più difficile da fare rispetto alla regular season.

New York Giants (11-5) un attacco con dei bei punti di forza ma che manca di solidità e completezza, controbilanciato da una difesa che, con il passare delle partite, è diventata sempre più rocciosa e ora sembra aver toccato il picco di forma al momento giusto. Comunque andranno i playoff, è stato molto bravo Ben McAdoo a render subito competitivo un gruppo che rischiava di abituarsi all’assenza dalla post season.

Washington Redskins (8-7-1) qui invece il punto d forza era l’attacco, ma la discontinuità è stata troppa e le partite no erano chiaramente frutto di errori mentali. Così, allo scontro da dentro o fuori, proprio il leader di questo attacco, ovvero il quarterback Cousins, è imploso nel momento topico. Cousins è free agent e la cosa più sensata da fare è che resti nella Capitale con un contratto non troppo esoso da migliorare nel caso in cui mostri chiaramente di essere maturato, se poi qualcuno invece dovesse offrirgli tanti soldi altrove, la proprietà dovrebbe lasciarlo andare, invece che fare a gara a chi strapaga di più come ama fare.

Philadelphia Eagles (7-9) anche qui, c’è stata una forte altalena di rendimento, ma la sensazione che lascia questo gruppo con un coach e un quarterback al primo anno è positiva. Certo, la division non è mai stata competitiva come adesso, ma anche loro potranno farsi sentire di più l’anno prossimo, magari migliorando il gruppo dei ricevitori e la linea offensiva.

Green Bay Packers (10-6) sei vittorie consecutive ed eccoli qui più caldi che mai nel momento in cuoi conta esserlo. Saranno un brutto cliente nei playoff e soprattutto quest’annata dimostra come questa organizzazione e questo Aaron Rodgers non vanno mai dati per morti finché non lo sono per davvero.

Detroit Lions (9-7) squadra imprevedibile anche all’interno ella stessa partita, è crollata di rendimento proprio nell’ultimo mese e va comunque ai playoff grazie alle sconfitte altrui. Ci vuole più continuità, cosa che manca perché il roster è poco profondo, sia in attacco che in difesa, ma intanto ai playoff ci sono e non saranno certo arrendevoli.

Minnesota Vikings (8-8) purtroppo gli infortuni che hanno decimato la linea offensiva si sono rivelati un problema troppo grosso. Ora ci saranno un po’ di questioni da risolvere: cosa fare con Peterson? Bridgewater tonerà a giocare? La storia dei due defensive back che hanno deciso le marcature come volevano loro invece che come aveva detto l’allenatore, con risultati disastrosi, è un caso isolato o un indice di un gruppo che crede poco nel coach?

Atlanta Falcons (11-5) al secondo anno, coach Quinn e l’offensive coordinator Kyle Shanahan sono riusciti a dare un’invidiabile versatilità all’attacco, e pazienza se la difesa a volte non regge, finché la squadra riuscirà a giocare a chi segna di più, avrà buone possibilità di vittoria, e sarà anche bella da vedere.

Tampa Bay Buccaneers (9-7) Dirk koetter, al primo anno da head coach, non ha dato all’attacco la spinta che ci si immaginava visto il suo passato da offensive coordinator, ma nel corso dell’anno la difesa si è irrobustita parecchio e ha dato del filo da torcere a tutti. Adesso la priorità è mettere posto il gioco di corsa: se ci riusciranno, i Bucs saranno un brutto cliente per tutti l’anno prossimo.

New Orleans Saints (7-9) siamo alle solite, gruppo non abbastanza forte per arrivare ai playoff e non abbastanza scarso da spingere a una ricostruzione, ma così si naviga nella mediocrità e l’anno prossimo Payton e Brees saranno ancora lì e a poco varrà la buona capacità di draftare fatta vedere in questi anni, perché sono stati presi sì giocatori buoni, ma non abbastanza di impatto per elevare il rendimento di tutta la squadra.

Carolina Panthers (6-10) il disastroso inizio dovuto al più classico dei Super Bowl hangover non è stato assorbito, a un certo punto sembrava che la squadra si fosse rimessa in carreggiata, ma poi sono mancate le motivazioni per crederci fino in fondo. In off season andrà rafforzata la linea offensiva perché, cosa non certo nuova, il limite di Newton è quello che spara palloni troppo forti se non si sente adeguatamente protetto, e perché senza un gioco di corsa potente, il sistema offensivo attualmente in uso non funziona. La difesa, con l’andare delle partite, è migliorata, e forse nel lungo periodo la scelta di non strapagare Norman si rivelerà giusta.

Seattle Seahawks (10-5-1) si presentano ai playoff senza gioco di corsa e senza un elemento importante in difesa come Earl Thomas e con una stagione che ha messo in mostra qualche crepa preoccupante. La mia sensazione è che siano giunti a un tale livello di esperienza e malizia da poter beffare tutti e trovare il modo, ancora una volta, di sgusciare al Super Bowl.

Arizona Cardinals (7-8-1) difficile capire cosa non abbia funzionato in una squadra che era la stessa dell’anno scorso con un David Johnson enormemente cresciuto. Forse è l’età, forse, come ho già detto, un gioco che gli avversari ormai hanno capito, fatto sta che i playoff non sono arrivati, forse Fitzgerald si ritira e attorno a lui gli altri ricevitori sono scomparsi. Non mancheranno i grattacapi in off season.

Los Angeles Rams (4-12) Jeff Fisher aveva detto che si era stufato dei 7-9, così non ci è arrivato nemmeno vicino ed è stato licenziato nonostante avesse firmato un’estensione a settembre. Per il suo stile di gioco, è necessario un quarterback magari non spettacolare, ma preciso e freddo, cosa che non c’era minimamente. Anche qui, la scelta del coach giusto sarà vitale, perché a roster i buoni giocatori non mancano, si tratta di valorizzare al meglio le loro caratteristiche.

San Francisco 49ers (2-14) la proprietà si aspettava un inizio difficile e poi un miglioramento, invece è stato tutto difficile dall’inizio alla fine, così vengono cacciati sia Chip Kelly che il GM. La cosa più preoccupante per i tifosi è che, alla domanda su cosa lo rendesse competente per scegliere lui i successori, il proprietario ha detto “beh, io sono il proprietario, mica mi si può mandare via”. Andiamo bene, anche perché, nel roster attuale, non si vede nemmeno l’ombra di un nucleo su cui basare la ricostruzione, e allora forse aveva ragione Harbaugh a sbraitare contro i giocatori e trattarli male, visto che via lui è iniziato il diluvio perenne.

Londra, dicembre 2016

Non avevo ancora scritto niente della mia ultima trasferta perché stavolta ho deciso di fare tutti report “ufficiali, quindi qui sotto metto i link a 4 report che ho scritto. Sul resto della vacanza, è sempre bello stare a Londra e mi è piaciuto molto il fatto che ho incontrato tante persone, tra chi non vedevo da 10 anni, chi non conoscevo proprio, chi conoscevo solo in internet ma non avevo mai visto, più altri amici che invece vedo più o meno spesso. Penso che quando Paul Draper annuncerà le sue date live (speriamo!), tirnerò qui.

 

Ecco i report:

 

Super Furry Animals + Teleman @ Roundhouse

 

Kula Shaker + Rudy Warman & The Heavy Weather @ Forum

 

Ash @ Roundhouse

 

Allo Darlin‘ @ Scala

NFL 2016 monthly review: novembre

New England Patriots (9-2) inizia a vedersi qualche scricchiolio nel meccanismo di Bill Belichick. La colpa è unicamente degli infortuni, però purtroppo sono un fattore anche essi e se per i playoff non sarà tutto sistemato, non sarà facile arrivare in fondo.

Miami Dolphins (7-4) sei vittorie consecutive ed ecco la squadra che passa dall’essere tra le più irritanti della lega a lottare pienamente per i playoff, dove a oggi è dentro. Adam Gase è riuscito a dare ordine tattico e mentalità e la sua missione era esattamente questa.

Buffalo Bills (6-5) si barcamenano, ma è ovvio che hanno bisogno quantomeno di maggior profondità nel roster, per ovviare agli infortuni. Ci sarà lavoro in offseason per Ryan e la dirigenza.

New York Jets (3-8) tutto quello che poteva andare storto è andato, in realtà l’impressione è che non serva una vera e propria ricostruzione, ma che basti cambiare i pezzi giusti, cosa comunque non facile, perché bisogna capire quali sono questi pezzi giusti e trovare i sostituti adatti.

Baltimore Ravens (6-5) continuano a sembrare meno forti rispetto al loro record, ma intanto sono lì, e hanno il vantaggio negli scontri diretti sugli Steelers per giocarsi la vittoria di division e quindi il posto ai playoff.

Pittsburgh Steelers (6-5) loro invece sembra che da un momento all’altro debbano spiccare il volo, ma non lo fanno, e a oggi sarebbero fuori dai playoff.

Cincinnati Bengals (3-7-1) troppi infortuni, ma soprattutto la sensazione che mentalmente Marvin Lewis non abbia più niente da dare a questa squadra e che sia arrivata l’inevitabile ora del cambiamento dopo 13 anni.

Cleveland Browns (0-12) c’è poco da fare, bisogna serenamente aspettare il prossimo draft e augurarsi di fare le scelte giuste.

Houston Texans (6-5) magari la division la vincono anche, ma è ormai ampiamente dimostrato che contro squadre di una minima qualità vanno sotto senza speranze.

Tennessee Titans (6-6) magari ai playoff non ci vanno, però intanto la strada tattica sembra quella giusta e alcuni dei giovani sono in chiaro miglioramento.

Indianapolis Colts (5-6) c’è un leggero miglioramento, ma non basterà per fare bene a fine anno, e a quel punto un bel cambio del coaching staff appare inevitabile.

Jacksonville Jaguars (2-9) loro invece continuano a peggiorare e visto il talento che c’è non si potrà far altro che affidarlo a un nuovo coaching staff.

Oakland Raiders (9-2) bella squadra, bell’allenatore, tutto bene, poi certo se si riesce a dare una registrata alla difesa sarebbe meglio, ma, da osservatori neutrali, è difficile resistere al loro fascino, viene naturale tifare per loro.

Kansas City Chiefs (8-3) a parte l’inopinata sconfitta coi Bucs, stanno procedendo con la loro marcia e ai playoff sono la classica squadra che nessuno vuole incontrare

Denver Broncos (7-4) a oggi sono fuori dai playoff. Restano una squadra di alto livello, ma ci vuole un quarterback serio e devono aumentare la profondità nel roster a livello di runningback.

San Diego Chargers (5-6) pagano un inizio di stagione poco accorto nei finali di partita e il fatto di trovarsi in una division forte, comunque sono una buona squadra.

Dallas Cowboys (10-1) la forza della gioventù dei due protagonisti dell’attacco è ancora tutta lì nel suo splendore. Basterà anche nei playoff o pagheranno l’inesperienza? Intanto, anche qui, viene facile tifare per loro.

New York Giants (8-3) sei vittorie consecutive, come per i Dolphins, e comodo vantaggio per ottenere la prima wild card. Negli anni in cui hanno vinto, sono sempre cresciuti nel momento giusto, proprio come sembra stiano facendo ora. Attenzione.

Washington Redskins (6-4-1) le qualità sia in attacco che in difesa non mancano, però non sembrano capaci di fare le cose importanti nei momenti davvero decisivi, problema non da poco a questo punto della stagione.

Philadelphia Eagles (5-6) la partenza bella era solo un fuoco di paglia, ci sono i limiti e ci sono anche cose buone, bisogna lavorare e col tempo si riuscirà a essere competitivi.

Detroit Lions (7-4) dai e dai, a furia di avversari di division che ne combinano di tutti i colori, ora sono in testa alla suddetta e dentro ai playoff. Loro sì che si sono comportati spesso bene nei momenti decisivi delle partite, e questa qualità aiuta non poco.

Minnesota Vikings (6-5) gli infortuni alla linea offensiva non sono stati mai risolti e sembrano aver dato la mazzata finale, quella che non avevano dato le perdite di quarterback e runningback titolari. Peccato, ma quando ti cadono tutti i pezzi, prima o poi cadi anche tu.

Green Bay Packers (5-6) nelle ultime settimane sembrano essersi un minimo sistemati e delle prossime 4 partite, 3 sono vincibilissime, e all’ultima giornata ci sarà lo scontro diretto coi Lions, che potrebbe valere il posto ai playoff.

Chicago Bears (2-9) siamo nel solito pantano, vedremo se l’inevitabile separazione da Cutler porterà frutti.

Atlanta Falcons (7-4) certo non sono perfetti, ma di potenziale ce n’è parecchio e anche di capacità di vincere le partite in modi diversi e con protagonisti diversi. Non devono mollare ora ma comunque sono ancora in vantaggio per il posto ai playoff.

Tampa Bay Buccaneers (6-5) due vittorie contro avversari di qualità ed eccoli qui una sola partita dietro ai Falcons. Finché continuano a segnare poco ma a prenderne ancora meno possono essere pericolosi.

New Orleans Saints (5-6) migliorati nelle ultime partite, probabilmente non abbastanza per arrivare ai playoff, ma la base per tornare rilevanti ora sembra esserci.

Carolina Panthers (4-7) malinconicamente ultimi nella division, troppo discontinui in attacco e portati a commettere errori decisivi e troppo vulnerabili in difesa. Chissà se è solo un super Bowl hangover o se c’è qualcosa di più, certo non sarà il caso di fare processi ma di lavorare per rimettersi a posto per l’anno prossimo.

Seattle Seahawks (7-3-1) sembravano aver toccato il proprio meglio nel momento giusto e poi la rovinosa sconfitta contro Tampa. Ora il calendario sembra abbordabile, ma non sono più ammessi cali, non tanto per andare ai playoff, ma per arrivarci pronti.

Arizona Cardinals (4-6-1) niente da fare, i problemi restano e a questo punto c’è davvero qualcosa che non va e non è facile capire cosa. La linea offensiva che non tiene, Palmer che invecchia, la difesa poco motivata, non si sa, non si capisce e chissà se il compito di capirlo verrà ancora affidato a Arians, che ultimamente ha la salute incerta.

Los Angeles Rams (4-7) ennesima stagione a metà del guado, in molti invocano la cacciata di Fisher, ma è anche vero che di talento ne hanno poco per dare la colpa al coach. Situazione difficile proprio per questa medietà a cui no nsi sa come rimediare.

San Francisco 49ers (1-10) Vedi Browns, ovvero ora c’è poco da fare se non sperare che il prossimo draft porti le scelte giuste.

Kent @ Malmo Arena, 11/11/2016

Il 13 marzo 2016, tornato da Madrid in piena notte e con la febbre, ho aperto Facebook e ho appreso che i Kent avevano annunciato il prossimo scioglimento. Istintivamente si è scatenata in me una lotta tra accettazione e dispiacere. Accettazione del fatto che dopo vent’anni, dodici dischi e una carriera in cui mai si sono accontentati di quanto fatto, ma hanno sempre voluto percorrere strade nuove, la band avesse tutto il diritto di dire basta, e tristezza per la fine con scelta unilaterale di quell’amore che era nato nel 1998 e era esploso nel 2000.

I Kent, per me, hanno rappresentato tantissime cose, musicalmente e non. Hanno contribuito in modo decisivo a rendere la mia mentalità nell’approccio alla musica molto più aperta, facendomi amare cose che in altre occasioni non avevo apprezzato, ma fatte da loro sì e a tal punto che poi le stesse cose fatte da altri gruppi le ho ascoltate con orecchie diverse solo perché ero prima passato da loro. Grazie a loro ho conosciuto persone straordinarie, con cui ho costruito un vero e importante rapporto di amicizia. Mi è successa la stessa cosa con altra gente, che però era legata alla mia passione in generale per la musica, non a una band specifica. Solo i Kent sono riusciti a darmi amici veri la cui conoscenza era legata espressamente a loro.

L’unica cosa dei Kent che non ho mai accettato e non accetterò mai è la loro totale mancanza di interesse e di gratitudine per quelle persone come me, i miei amici, ma anche tanti altri, che non li hanno abbandonati quando hanno smesso con la lingua inglese, ma li hanno seguiti sempre, con devozione vera, facendosi più e più viaggi per andare a vederli in Scandinavia. Nel corso degli anni, mai una parola, mai un accenno a questa cosa, disinteresse totale, dato che il mondo fuori dalla Scandinavia non ci ha trattato come le star che siamo qui, allora chi se ne frega di loro, per noi possono pure morire. Io li ringrazierò per sempre per tutto quello che mi hanno dato, però questa macchia rimane e sempre rimarrà.

All’annuncio dello scioglimento è ovviamente seguito quello delle ultime date. Io, come concetto, non ho mai amato questa cosa dell’ultimo concerto, perché essere lì e sapere che sarà l’ultima volta, come idea mi mette tristezza. Preferisco tenermi i ricordi delle volte felici in cui li ho visti e stop. Ma, in questo caso, andare a vederli per un’ultima volta significava anche farlo coi miei amici, e sublimare tutti assieme la nostra adorazione per chi ci ha fatti conoscere. Il nostro rapporto continuerà, i Kent meeting pure, però era giusto mettere il suggello a tutto quello che è stato finora.

Se all’annuncio dello scioglimento si era scatenata la lotta interiore di cui parlavo, alla fine del concerto l’intensità della stessa era mille volte maggiore, e mi sono sentito a dir poco sballottato emotivamente. La forza dell’accettazione stava nel fatto che, per questo ultimo tour, la band ha messo in campo il proprio miglior sforzo creativo per dare ai presenti una cosa piena di particolarità e che necessariamente sarà ricordata a lungo nei suoi dettagli; quella della tristezza era data dal senso di spreco per un talento e una passione che non verranno mai più espressi collettivamente da questi quattro musicisti meravigliosi. Dopo un concerto del genere, mi sono detto, è difficile voler chiedere altro, sì, però chissà cosa avrebbero ancora potuto dare, alla musica e a me stesso.

Parlo di miglior sforzo creativo per due motivi. Il primo è che, dal punto di vista visivo e scenografico, l’ambientazione era fantasmagorica, con posizionamento dei musicisti sul palco, luci, video e struttura degli schermi su cui gli stessi erano proiettati che hanno portato noi spettatori a vivere un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio. Il secondo è che, dal punto di vista musicale, quasi tutte le canzoni sono state riviste e riarrangiate appositamente per questo tour, con una formazione allargata che vedeva persino la presenza di un coro femminile a tre voci. Avrebbero potuto accontentarsi e dare ai fan quello che volevano, invece si sono mostrati fedeli alla loro voglia di osare sempre, sia come scelta delle canzoni a suonare, che soprattutto nella loro reinterpretazione.

Alcune di queste scelte non mi sono piaciute, parlo del riarrangiamento di un paio di canzoni vecchie che sono state eccessivamente snaturate, e del posizionamento in setlist di una canzone secondo me debole come prima degli encore, lì dove invece ci vuole qualcosa di particolarmente forte. Però ho adorato il fatto che le scelte sono state fatte, per i motivi che spiegavo sopra, e poi, a fronte di quei due o tre errori, ci sono stati tanti momenti davvero altissimi, nei quali le suddette scelte sono state a dir poco perfette e entusiasmanti. 24 canzoni, quasi due ore e mezza di tutto questo, e alla fine arriva l’ultimo applauso e la lotta interiore impazza e mi sconvolge.

Chissà cosa riserverà il futuro, se Jocke farà un disco solista, se gli altri si imbarcheranno in progetti propri, oppure se presteranno il loro contributo a altre cose, o magari tra qualche anno cambieranno idea e si riuniranno, come fanno in tanti. So solo che non smetterò mai di amarli e ringraziarli, anche se di me a loro non potrebbe fregare di meno, perché mi hanno dato tantissimo, per tanto tempo, e fino all’ultima nota che ho ascoltato da loro, sia su disco che in quest’ultimo, spettacolare, saluto.

NFL monthly review: ottobre 2016

New England Patriots (7-1) come ampiamente prevedibile, è entrato in campo Brady e tutti i pezzi sono andati al proprio posto. L’unica incognita verso il primo posto in conference è legata alla cessione del forte linebacker Collins, ma Belichick sa quello che fa, quindi se l’ha fatto un motivo ci dev’essere.

 

Buffalo Bills (4-4) troppo McCoy dipendenti, infortunatosi lui, sono tornate le sconfitte. È tutto legato alla salute di Shady quindi, anche per una difesa che se sta in campo troppo tempo, a un certo punto non tiene.

 

Miami Dolphins (3-4) segnali di risveglio con due vittorie consecutive e l’esplosione di Ajayi. Certo, i test non erano particolarmente probanti, vedremo che succederà contro squadre più forti.

 

New York Jets (3-5) anche qui due vittorie consecutive ma molte incognite, a cominciare dal rapporto di Fitzpatrick con allenatore e società. La prossima contro i Cowboys dirà molto su cosa possiamo aspettarci dai Jets nel 2016.

 

Pittsburgh Steelers (4-3) la difesa è meno impermeabile di quanto si pensasse e se Big Ben non rientra dall’infortunio non sarà facile avere dall’attacco i punti che servono. In una division caratterizzata dalla discontinuità, hanno il talento per vincerla, però poi i playoff saranno una lotteria.

 

Cincinnati Bengals (3-4-1) visti per intero domenica scorsa, confermano che le partenze di Marvin Jones e Sanu non sono state compensate e anche la tendenza a commettere troppe penalità in momenti inopportuni. Difficile che vadano ai playoff.

 

Baltimore Ravens (3-4) le tre vittorie iniziali erano chiaramente un fuoco di paglia e le 4 successive sconfitte lo hanno dimostrato. Troppe lacune in attacco e la difesa non può reggere a lungo. Situazione complicata.

 

Cleeland Browns (0-8) si sapeva che la stagione sarebbe stata difficile, ma di segnali positivi ce ne sono. Bisogna assolutamente migliorare la protezione del quarterback, non possono infortunarsi così spesso.

 

Houston Texans (5-3) grandi con le piccole e piccoli con le grandi, ai playoff ci andranno, se i Titans non riusciranno a migliorare ulteriormente, ma poi finirà lì, e Osweiler non vale evidentemente l’investimento fatto.

 

Tennessee Titans (4-4) pian piano, l’identità voluta da Mularkey sta venendo fuori. Forse per i playoff non basterà, ma intanto la strada sembra quella giusta per essere competitivi l’anno prossimo.

 

Indianapolis Colts (3-5) finché la linea offensiva e la difesa saranno così scarse, potranno vincere qualche partita ma non certo sperare in qualcosa di più.

 

Jacksonville Jaguars (2-5) è ormai chiaro che Bradley e il suo staff non sono in grado di sfruttare il talento che è stato messo loro a disposizione. Quattro anni sono abbastanza per capirlo, si trascineranno fino a fine stagione e poi un bel repulisti e si ricomincia.

 

Oakland Raiders (6-2) Jack Del Rio è già il mio coach dell’anno. I suoi azzardi nei finali di partita stanno tutti funzionando e la sua squadra vola. Certo, c’è da mettere a posto alcune cose, soprattutto in difesa, ma con un coach così, già soprannominato giustamente Black Jack, tutto è possibile.

 

Denver Broncos (6-2) due brutte sconfitte figlie della capacità degli avversari di cogliere le debolezze della squadra, e poi due vittorie che mostrano come Kubiak e Phillips siano sempre in grado di trovare i contro aggiustamenti. L’acume tattico dei due coach sarà decisivo per il prosieguo della stagione.

 

Kansas City Chiefs (5-3) Andy Reid sembra essere riuscito, come l’anno scorso, a rimettere la squadra sui giusti binari dopo una partenza incerta. Vedremo cosa porterà novembre per capire quanto potranno essere rilevanti i Chiefs in questa stagione.

 

San Diego Chargers (3-5) dopo le sconfitte in serie al fotofinish, è arrivata qualche vittoria, sempre sul filo di lana. Certo, gli infortuni hanno troppo penalizzato questa squadra, ma gli aspetti positivi ci sono, al di là di come andrà la stagione.

 

Dallas Cowboys (6-1) la coppia di rookie Prescott-Elliott non perde un colpo, con Dak impressionante per come riesce a uscire dai propri momenti brutti nella stessa partita, con una forza mentale da veterano. La difesa non sembra impermeabile, e questo ai playoff potrebbe essere un problema, insieme all’inesperienza del duo principale, ma per ora le cose funzionano.

 

New York Giants (4-3) non convincono, ma vincono, non tanto ma abbastanza per rimanere in corsa nei playoff. Non ecellono in niente ma sono competitivi in tutti gli aspetti del gioco, vedremo se basterà.

 

Philadelphia Eagles (4-3) Wentz ha un po’ perso il tocco magico delle prime partite e la squadra fatica, però il record è ancora positivo. Anche qui, novembre sarà il mese chiave.

 

Washington Redskins (4-3-1) buone cose ma anche discontinuità e infortuni, sono ancora pienamente in corsa ma non sembrano attrezati per arrivare troppo lontano.

 

Mimmesote Vikings (5-2) brutte le due ultime sconfitte, più che altro perché sembra che gli avversari abiano ormai capito come affrontare tatticamente una squadra che ha dei chiari limiti. Zimmer è un ottimo coach e saprà trovare le contromisure tattiche necessarie, ma se il talento manca non può fare i miracoli.

 

Green Bay Packers (4-3) si barcamemano fra troppi infortuni, ma la realtà è che andranno ai playoff solo in caso di crollo dei Vikings, e una volta lì, o saranno più in salute rispetto a ora, o altrimenti addio.

 

Detroit Lions (4-4) totalmente dipendenti dalla vena di Stafford, finora sono ancora con un record accettabile, ma la stagione è lunga e a un certo punto i loro limiti si noteranno più di ora.

 

Chicago Bears (2-6) i giocatori scelti per il processo di ringiovanimento si stanno rivelando più o meno adatti, i risultati ora non arrivano quasi per niente, ma bisogna guardare le cose in prospettiva.

 

Atlanta Falcons (5-3) dopo l’ottima vittoria coi Broncos, si sono inceppati, un po’ come avevano fatto l’anno scorso. Sembrano comunque avere armi sufficienti per essere ancora protagonisti.

 

Tampa Bay Buccaneers (3-4) il record non è malvagio, ma non hanno mostrato niente di particolare per far credere che possano lottare per qualcosa. La strada per la rilevanza è ancora lunga.

 

New Orleans Saints (3-4) la vittoria contro i Seahawks potrebbe essere un punto di svolta della stagione. Forse, dopo anni, i Saints sono riusciti a trovare un attacco più bilanciato e una difesa più solida. È ancora presto per dirlo, vedremo le prossime partite cosa ci mostreranno.

 

Carolina Panthers (2-5) troppo dipendenti dalla forma fisica dei loro uomini chiave, quando tutti sono in salute sono la macchina inarrestabile dell’anno scorso, ma appena qualcuno si fa male, cala la notte. Magari il loro debito con la sfortuna l’hanno già pagato e non avranno più infortuni, ma in NFL è difficile che succeda.

 

Seattle Seahawks (4-2-1) sembrava fossero pronti per volare, e invece le ultime due partire sono state ben poco incoraggianti. Anche qui, troppi infortuni, però non li si può mai dare per morti.

 

Arizona Cardinals (3-4-1) non riescono a emergere dalla mediocrità diffusa, ed è strano per una squadra con un roster del genere e guidate da un coach ritenuto tra i migliori. Non è ancora detto niente, ma i segnali non sono molto incoraggianti.

 

Los Angeles Rams (3-4) i limiti stanno emergendo drammaticamente e la squadra sembra destinata all’ennesima stagione da centroclassifica. Chissà se a un certo punto Goff sarà pronto a scendere in campo per dare un minimo di scintilla.

 

San Francisco 49ers (1-6) difficile giudicarli, il talento a disposizione è quello che è e a un coach come Kelly vanno date almeno due stagioni di tempo. Quest’anno va così, poi se al draft si faranno le scelte giuste, si potrà pensare a essere un minimo competitivi l’anno prossimo.

NFL 2016 monthly review: settembre

New England Patriots (3-1) – Belichick sta dimostrando di essere sempre più uno dei più fini interpreti dell’arte del coaching, però poi di fronte a un vecchio volpone come Rex Ryan ha dovuto capitolare visto che tutti i suoi principali talenti erano infortunati o squalificati. Ora dovrebbe tornare tutto alla normalità e sarà difficile che la squadra possa anche solo perdere una partita da qui ai playoff.

 

Buffalo Bills (2-2) – la pessima partenza aveva fatto temere per il peggio, ma poi due belle vittorie contro squadre buone come Cardinals e Patriots (lasciati a zero a casa loro, prima volta nella storia) stanno riportando il sereno. Vedremo quanto durerà, per ora il cambio dell’offensive coordinator dopo le prime due sconfitte sta risultando utile, grazie a uno stile di gioco offensivo più concreto e vicino alle idee dell’head coach. In difesa, i giocatori sembrano ora credere di più nelle idee di Rex, insomma è presto per parlare, ma forse è l’anno buono per un ritorno ai playoff.

 

New York Jets (1-3) – è più preoccupante una difesa che sui passaggi è una sorta di colabrodo o un quarterback che ha lanciato nove intercetti nelle ultime due partite? In ogni caso, per sperare in una stagione positiva, entrambi i problemi vanno risolti, e alla svelta.

 

Miami Dolphins (1-3) – l’head coach Adam Gase avrebbe la missione di rivitalizzare Tannehilll, e non ci sta riuscendo, anzi, sta già più o meno velatamente incolpando i giocatori (“perform or get benched” è già lo slogan dell’anno). Ci sono tutti gli ingredienti per immaginarsi un’altra stagione persa.

 

Pittsburgh Steelers (3-1) – tutto bene a parte l’inaspettata debacle di Philadelphia. Esclusa quella partita, sta avvenendo ciò che i gialloneri speravano: attacco esplosivo e difesa solida. Sta giocando male Wheaton, ma Coates lo sta sostituendo degnamente, ed è tornato Bell dalla squalifica.

 

Baltimore Ravens (3-1) – non hanno ancora affrontato avversari di gran qualità, ma il loro lo stanno facendo, e addirittura sembrano aver rivitalizzato un Mike Wallace che sembrava perduto. Li aspettiamo nei testi più probanti.

 

Cincinnati Bengals (2-2) – per ora, grandi con i piccoli e piccoli con i grandi, anche qui aspettiamo che si stabilizzino, e che magari tornino alcuni infortunati. Certo, la partenza di Marvin Jones e Mohammed Sanu non sembra essere stata adeguatamente coperta.

 

Cleveland Browns (0-4) – già sei in ricostruzione, poi ti si spaccano due quarterback in due giornate nonché il promettente rookie wide receiver, e quando potresti vincere una partita il tuo kicker sbaglia un calcio fattibilissimo, davvero non fa altro che piovere sul bagnato, speriamo che la ruota giri perché onestamente fanno tenerezza.

 

Houston Texans (3-1) – viaggiano a velocità di crociera, peccato che alla prima squadra allenata con un certo acume tattico si siano sciolti, vedremo se sarà stato solo un episodio, certo la division è ridicola quindi ai playoff arriveranno in carrozza.

 

Jacksonville Jaguars (1-3) – il talento ci sarebbe, ma tatticamente e come convinzione in se stessi siamo all’età della pietra. Se non si migliora da questi due punti di vista, un bell’azzeramento del coaching staff a fine stagione è d’obbligo.

 

Tennessee Titans (1-3) – il progetto tattico di Mularkey (squadra fisica e da controllo del ritmo) non sta funzionando granché. Certo è presto per capire se l’head coach riuscirà a dare la mentalità necessaria, quindi è il caso di aspettare per giudizi definitivi.

 

Indianapolis Colts (1-3) – la linea offensiva non protegge Luck, quando lo fa i ricevitori non si liberano, la difesa fa acqua da tutte le parti. L’unico a salvarsi è il vecchio running back Gore, oltre a un Luck che sta facendo di necessità virtù, e la situazione generale appare difficile a dir poco.

 

Denver Broncos (4-0) – John Elway ci ha visto giusto ancora una volta. I due quarterback giovani stanno producendo il giusto per far sì che l’attacco sia perfettamente bilanciato e capace di adattarsi ai piani dei defensive coordinator avversari. La difesa è sempre devastante e le partenze sembrano essere state coperte nel modo giusto. Davvero forti per ora.

 

Oakland Raiders (3-1) – due vittorie sul filo di lana sono lì a dimostrare che tatticamente c’è la capacità di gestire le situazioni sotto pressione, ma comunque i problemi non mancano, a cominciare dalla difesa che avrebbe dovuto far vedere miglioramenti e invece no. Anche qui, aspettiamo qualche altra partita per un giudizio definitivo.

 

Kansas City Chiefs (2-2) – anche qui, piccoli coi grandi e grandi coi piccoli, l’anno scorso dopo un settembre difficile erano arrivate tante vittorie, stavolta la classifica è decente però non si vede quel salto di qualità sperato. Ma, come dimostra l’anno scorso, ancora è presto.

 

San Diego Chargers (1-3) – qui siamo all’opposto rispetto ai Raiders, ovvero tutte e tre le sconfitte sono arrivate dopo che, a cinque minuti dalla fine, stavano vincendo. Gli aspetti positivi non mancano, in primis l’esplosione di Gordon, e vanno anche considerati alcuni infortuni eccellenti, ma se le partite non le finisci, non vai da nessuna parte.

 

Philadelphia Eagles (3-0) – la scelta di Wentz si sta rivelando a dir poco azzeccata, e i dettami tattici del nuovo head coach Pederson stanno dando frutti anche in difesa. Un inizio davvero promettente.

 

Dallas Cowboys (3-1) – la coppia di rookie Prescott (quarterback) e Elliott (running back) sta rispondendo alle attese, ma va detto che le vittorie non sono arrivate contro delle corazzate. Si aspettano anche qui impegni più seri.

 

Washington Redskins (2-2) – discontinui, ma sono in serie positiva ora, per adesso sono difficilmente decifrabili.

 

New York Giants (2-2) – la difesa sembra essee migliorata, anche perché peggiorare era difficile, mentre in attacco non si capisce bene cosa stia succedendo. Beckham non sembra essere lui, ma in compenso Cruz è tornato su buoni livelli e il rookie Sharpe sta producendo. Anche qui, è il caso di aspettare.

 

Minnesota Vikings (4-0) – la scelta di rinunciare alla prima scelta dell’anno prossimo per prendere Bradford dopo il teribile infortunio a Bridgewater si sta rivelando giusta. Molto del merito dei successi è di una difesa costruita con sapienza nel corso degli anni e che oggi è dominante, ma non va sottovalutata la capacità di Bradford di muovere la palla con intelligenza, leggendo sempre al meglio le situazioni e i possibili mismatch. Grazie a questo acume tattico, la squadra non sta subendo l’altro brutto infortunio, quello a Peterson, e il gioco di corsa sta facendo il suo quando serve. Davvero un inizio fantastico.

 

Green Bay Packers (2-1) – due vittorie poco convincenti contro due avversarie inferiori e una sconfitta di misura contro i fortissimi Vikings. A parte i risultati, sembrano un passo indietro rispetto alle big di quest’anno. È ancora presto, però l’impressione che hanno lasciato finora non è bellissima.

 

Chicago Bears (1-3) – come prevedibile, il tentativo di ricostruzione senza però avere le palle di smontare tutto non sta andando benissimo. Ok il gioco di corsa, sul resto qualche spunto di decenza c’è, ma poca roba.

 

Detroit Lions (1-3) – come i Chargers, tre sconfitte sul filo di lana che di certo non giocano a favore della credibilità della squadra. L’inserimento di Marvin Jones è già un successo, per il resto siamo alle solite, e la buona seconda metà della scorsa stagione sembra già un ricordo lontano.

 

Atlanta Falcons (3-1) – anche l’anno scorso erano partiti forte, poi erano crollati, ma quest’anno le fondamenta sembrano più solide. Le armi in attacco sono aumentate e la difesa sembra migliorata. Di conseguenza, la squadra ha molta più fiducia in se stessa e si vede. Ottima versatilità, sempre utile per adattarsi ai piani tattici avversari.

 

Tampa Bay Buccaneers (1-3) – una buona partita d’esordio, poi si è infortunato Doug Martin ed è calata la notte. Il fatto che il nuovo head coach si dica “very concerned” per quanto riguarda i miglioramenti di Winston non autorizza certo all’ottimismo per il prosieguo della stagione.

 

Cartolina Panthers (1-3) – la filosofia per la quale in secondaria si possono fare scommesse, tanto l’importante è la front seven, ha pagato per anni ma ora si è trasformata in un boomerang. L’impressione è che basti lanciare nel profondo contro questa difesa e qualcosa si porta a casa. Anche l’attacco non se la passa benissimo, perché da quando si è fatto male Stewart, il vero equilibratore del gioco, si è tutto incartato. Ora poi Newton si è preso una concussion pesante e magari salterà qualche partita. Insomma, il quadro è tutt’altro che idilliaco.

 

New Orleans Saints (1-3) – è come l’anno scorso, e pure l’anno prima (cit.), ovvero la difesa concede troppo e quello che fa l’attacco viene così vanificato. Ne hanno vinta una giusto per la propensione al suicidio dei Chargers.

 

Los Angeles Rams (3-1) – un inizio terribile e poi tre partite nelle quali la squadra ha vinto imponendo il proprio marchio di fabbrica, ovvero difesa asfissiante e attacco che si barcamena tra uso del fisico e qualche trick play. Vedremo se durerà, alla lunga la mancanza di talento offensivo rischia di farsi sentire, certo, per i nostalgici del football vecchia maniera, quello tutto rabbia e furore agonistico,  questo successo iniziale è divertente.

 

Seattle Seahawks (3-1) – tre vittorie senza affrontare avversari di livello e una sconfitta contro la loro kriptonite Rams. Non stanno eccellendo in alcun aspetto del gioco ma sembrano solidi, e in realtà per loro è ormai una costante il miglioramento nel corso della stagione. Vedremo.

 

San Francisco 49ers (1-3) – al di là dei risultati, il punto sta nel capire se Chip Kelly riuscirà a dare la propria impronta di gioco alla squadra. È presto per stabilirlo, si dovrà aspettare anche oltre la metà della stagione per iniziare a dare giudizi. Chissà che Kaepernick avrà la possibilità di riprendersi il posto da titolare, visto che Gabbert non sta eccellendo.

 

Arizona Cardinals (1-3) – non so spiegare questa classifica deficitaria, dato che li ho visti solo quando hanno vinto. L’impressione è che il gioco di Arians non preveda eccessive variazioni e ormai gli avversari si sono adattati. Urge molto lavoro di cervello per il coach, perché così non si può andare avanti.

What we have, we know that they’ll never have: la mia storia con gli Allo Darlin

Ci sono band che apprezzo, o adoro, solamente, si fa per dire, per quello che mi danno quando ascolto le loro canzoni. Ci sono altre band che, invece, non si limitano a questo, ma sanno darmi qualcosa in più, magari nemmeno per meriti musicali, ma semplicemente per il modo in cui li ho scoperti, o l’aver conosciuto alcuni di loro di persona. L’esempio perfetto sono gli Allo Darlin, che hanno qualità musicali indiscutibili, ma che occupano un posto particolare nel mio cuore anche per altri motivi. Qui sotto ho deciso di lasciare per iscritto tutto quello che mi è successo in relazione a loro, adesso che hanno deciso di sciogliersi e che suoneranno l’ultimo concerto a dicembre.

 

Siamo nel 2010 e sono alla mia seconda partecipazione all’End Of The Road. Ho dieci minuti liberi e mi avvicino al palco più piccolo, dove stanno suonando, appunto, gli Allo Darlin. Mi avvicino ma quello che ascolto non mi convince, mi sembra tutto raffazzonato alla bell’è meglio, una voce fuori fuoco e un’esecuzione grezza. Non do nemmeno il beneficio del dubbio, magari avrei potuto mettermi più vicino e ascoltare attentamente, no, ascolto così al volo mentre mi avvicino, decido che non mi piace, mi giro e me ne vado. Passa qualche mese e, a maro 2011, gli Allo Darlin vengon a Milano, ma io dico no, ho deciso che non mi piacciono, poi ci sono i Glasvegas la stessa sera, figuriamoci. Il mio amico Teo, invece, ci va e si innamora perdutamente della band, a tal punto da voler andare qualche giorno dopo al Mattatoio a Carpi per rivederli. Mi invita ad andare con lui, dicendomi dai, anche se non ti piacerà il concerto, ci facciamo una bella cena emiliana da quelle parti e ce la godiamo. Dico OK, è sabato sera, non ho altro da fare, andiamo, e a noi si unisce Marilù, poi verso Parma ci raggiunge Antonio, ci facciamo la nostra cenetta come si deve e andiamo al Mattatoio.

 

Il live è fantastico, ancora ricordo la potenza delle sensazioni che la musica mi ha dato quella sera. Melodie perfette, voce espressiva, parte musicale capace di tirare fuori ogni volta i giri e i ganci giusti. Un’epifania, e mi chiedo cosa avessi avuto nel cervello quel pomeriggio all’End Of The Road. Vado al banchetto esaltato e compro tutto, album in vinile e tutti i singoli che c’erano, e dico a Elizabeth che li avevo appunto già visti all’EOTR, ma stasera mi sono piaciuti molto di più (evitando di dire che invece quella volta non mi erano piaciuti, ma magari lei l’avrà capito). Passo le settimane successive a ascoltare tantissimo il disco, soprattutto le canzoni che mi avevano colpito maggiormente quella sera, su tutte My Heart Is A Drummer. Adoro proprio l’espressività sia vocale che strumentale, la capacità di rappresentare quasi fisicamente ciò che viene descritto nei testi e di fartelo vivere con enorme trasporto. Sono ormai innamorato perso degli Allo Darlin, e ogni tanto mi chiedo ancora perché quel primo approccio fosse stato così negativo, ma vabbè, ormai il passato è passato e meno male che ho rimediato.

 

Arriva il 2012 e esce Europe, il secondo disco. Un autentico capolavoro, la band si è evoluta musicalmente mantenendo intatte le capacità espressive che me li avevano fatti amare. Solo Elizabeth può cantare parole semplici come “this is live, this is living” e dare all’ascoltatore una botta di emozioni fortissima, anche grazie alle scelte musicali sempre perfette. Il disco piace tanto, sembra che la strada per un po’ di celebrità in più sia aperta, e intanto avevo deciso di andare all’Indietracks per la prima volta e c’erano loro. Sul palo principale, con un casino di gente a vederli e la sensazione che fossero loro i veri headliner del festival quell’anno, pur non avendo quella posizione in cartellone. In realtà, ricordo che avevo avuto l’impressione che lo spazio aperto li avesse un po’ penalizzati, che forse come live band fossero più da indoor, ma il momento in cui Elizabeth canta Tallulah da sola con l’ukulele e il silenzio totale attorno è uno di quelli che uno non si dimentica più per la vita.

 

All’Indietracks compro anche la versione di Europe in cassetta, e sono ancora orgoglioso di possedere, e vedo Elizabeth in giro ogni tanto, vorrei parlarle ma non voglio fare la figura del fan rompiscatole, in fondo lei, come tutti, è qui per divertirsi, e mi sembra fuori luogo andarle a dire quanto mi piaccia la sua band ecc… Passano un paio d’anni, e nel frattempo con lei facciamo due chiacchiere ogni tanto su twitter e sul forum anorak, e l’anno dopo lei è ancora lì, non per suonare, ma per stare con Ola, il suo fidanzato e futuro marito, che suona nei Making Marks, band presente in cartellone. Ovviamente al live lei c’è, e a quel punto potrei andare a dirle chi sono, magari non sarebbe da fan rompiscatole, visto che ci siamo già parlati in rete, però boh, è lì con un gruppo di amici a giocare con un bimbo, e mi dico no, non ha senso, ancora sarei fuori luogo. Passano i mesi, Elizabeth e Ola vengono a vivere in Italia e alcuni amici organizzano loro un tour, che passa anche da Milano. A quel punto sì che ha senso che ci vada a parlarle, il dialogo su twitter si è infittito in quei mesi, e in fondo siamo a Milano, non andrei a disturbarla in un ambiente in cui lei si vuole godere la compagnia di chi già conosce, quindi niente, finalmente mi presento e chiacchieriamo un po’, con tutti e due.

 

Quell’anno, all’Indietracks, saranno davvero headliner, del venerdì sera, che io devo saltare perché un caro amici si sposava. Arrivo il sabato e loro sono già ripartiti, però ci eravamo già visti per il live dei Making Marks a Milano, e tutti e due mostrano in quell’occasione un buon italiano, solo che dopo un po’ preferiscono passare all’inglese. Comunque mi piace molto chiacchierare con loro, sono due persone davvero belle, con cui è proprio piacevole stare in compagnia. Pochi mesi dopo esce il terzo e, purtroppo, ultimo disco degli Allo Darlin: l’impressione è che in giro sia piacuto meno di Europe, però a me piace anche di più, sempre per gli stessi motivi, ovvero una parte musicale ormai definitivamente matura e ricercata, un’esplorazione molto più ampia anche dal punto di vista vocale e una capacità espressiva fuori dal comune, con un realismo davvero pazzesco. Ogni volta che ascolto o anche solo penso alle parole “and the hardest thing we ever have to learn is the ones we love don’t love us in return” mi viene un nodo al cuore, ripeto, non solo per le parole in sé, ma per come Elizabeth le canta e gli altri le accompagnano con la musica. Poi certo, c’è anche magari l’idea che il disco sia stato ispirato dall’Italia, dato che ormai Elizabeth ci abita da tanto, ma non è solo quello, è davvero che, per quanto riguarda le qualità che ho descritto, è difficile immaginare qualcosa di meglio di questo lavoro. Non avevo mai fino a quel momento scritto niente sugli Allo Darlin, ma qui non posso esimermi e ecco la recensione del disco.

 

Purtroppo passerà tantissimo tempo prima di poter godermi queste canzoni dal vivo. La band non si avvicina mai all’Italia, tranne che per un live a Firenze organizzato per i rifugiati, una nobile causa a cui avrei voluto partecipare, ma sono in viaggio per concerti in quei giorni. Niente Indietracks, giustamente, dato che ci erano già stati l’anno prima, e poi una serie di live in UK proprio quando mi ero organizzato di essere lì per gli Shed Seven, e la data di Londra è proprio quella sera. Che sfortuna, non riesco proprio a vederli, è destino. Incredibilmente, però, la data viene raddoppiata nel senso che si suona anche di pomeriggio, oltre che di sera, e mi precipito a comprare il biglietto per la pomeridiana. Antonio mi segue e quel giorno a Londra sarà un’avventura splendidamente a lieto fine, come ho documentato qui. Quella è, a oggi, l’ultima volta che ho visto Elizabeth e Ola di persona, che nel frattempo sono andati a vivere in Norvegia, e paradossalmente hanno più voglia di parlare in italiano rispetto a quando stavano in Italia. Però non posso non citare la volta precedente, che è avvenuta sui colli padovani a vedere Jens Lekman: loro avevano noleggiato un’auto da Firenze ma poi non se l’erano sentita di guidare sulle strade dei colli, così avevano bisogno di un passaggio per il ritorno. Salgono con me, che sono un cittadino, quindi non sono abituato né alle discese, né alle strade strette e nemmeno al buio pesto. Guido lentissimo, mostrando un’insicurezza terribile e loro non lo ammetteranno mai, ma sono certo che abbiamo ringraziato il cielo nel momento in cui siamo arrivati dove avevano lasciato la loro auto. La serata era stata comunque splendida, le chiacchiere di gruppo, con loro e tanti altri amici italiani, mi erano piaciute tantissimo, e Jens è sempre Jens ovviamente.

 

Ecco, siamo alla fine, l’11 dicembre la band suonerà l’ultimo concerto a Londra. Antonio ieri senza nemmeno pensarci mi ha preso il biglietto, e io lo ringrazio tantissimo, e ci sarà anche Erica, e anche Fabio, e Silja, e spero che tanti altri amici abbiano preso il biglietto. Sarà una serata di gioia e malinconia, di amicizia e commozione, sarà una serata dalle emozioni vere e forti, la sublimazione di tutto quello che sono stati gli Allo Darlin per me. What we have, we know that they’ll never have.

NFL 2016 preview

Di solito, in questo periodo, mi diverto a scrivere due riche su ognuna delle 32 squadre NFL in vista della stagione ormai alle porte. Normalmente, a mercato concluso e con le amichevoli che si avvicinano, si può avere una ragionevole idea sulle possibilità di ognuno, ma quest’anno le cose sembrano particolarmente incerte, soprattutto nella AFC. Quindi, rispetto agli anni scorsi, le mie analisi saranno perlopiù basate sul potenziale e sui “se”, vista la difficoltà nel farsi idee precise. Cominciamo.

New England Patriots: qui, l’unico se è legato a come la squadra reggerà alle prime 4 partite senza Tom Brady squalificato. Tradizionalmente, settembre non è mai comunque il mese migliore per i Pats, quindi, anche in caso di partenza difficile, non dovrebbero esserci problemi a recuperare. L’aggiunta di Martellus Bennet dà di nuovo la possibilità a Belichick di avere un secondo tight end pericoloso, e di solito il coach sfrutta questa arma in modo devastante per gli avversari, la difesa, dopo i grandi cambiamenti dell’anno scorso, ha più stabilità, e poi vale sempre la regola che se hai Belichick, Brady e Gronkoski sei da titolo sempre e comunque.

New York Jets: un attacco da usato sicuro e una difesa col giusto mix tra talento, atletismo e esperienza. Se Forte si integra nel meccanismo, per i defensive coordinator avversari sarà dura trovare contromisure, vista la sua abilità sia sulle corse che sui passaggi brevi, mentre in difesa c’è l’incognita di una secondaria non più giovanissima. Possono fare bene comunque.

Buffalo Bills: l’attacco in teoria i nomi li avrebbe, ma al momento sono più gli infortunati o gli squalificati rispetto ai sani e arruolabili. Anche la difesa ha dei bei nomi, ma si deve sperare che l’offseason sia servita per risolvere le incomprensioni tra Rex Ryan e alcune delle star e che Rob, il gemello di Rex, sia ancora un defensive coordinator quantomeno decente e non si sia rincoglionito, come le ultime esperienze potrebbero far pensare. Tante incognite, insomma, ma il potenziale c’è.

Miami Dolphins: qui il nodo grosso è legato all’involuzione di Ryan Tannehill subito dopo aver firmato un contrattone. Va assolutamente riportato ai suoi migliori livelli, e il nuovo head coach, Adam Gase, è ritenuto uno bravo a fare proprio questo. Se poi il tandem di runningback Ajayi-Foster dovesse funzionare, il lavoro sarebbe facilitato. Dietro, servono più aggressività e coesione, non si può più accettare che la megastar Suh vada in giro a dire che i suoi compagni non sono degni di lui. Quest’anno sarebbe già un successo che le cose si stabilizzassero, poi per gli obiettivi veri si vedrà dal 2017.

Cincinnati Bengals: hanno perso Hue Jackson, l’offensive coordinator che ha portato Andy Dalton su livelli eccezionali, nonché due buoni wide receiver come Jones e Sanu. Dalla qualità di chi rimpiazzerà questi tre dipenderanno gli esiti di questa stagione, sperando che non si finisca come gli ultimi anni, ovvero arrivare ai playoff e perdere subito malamente.

Pittsburgh Steelers: prima delle squalifiche di Bryant (tutta la stagione) e Bell (4 partite), potevano essere considerati i favoriti di tutta la AFC, così invece è difficile, certo Williams l’anno scorso ha dimostrato di essere un buon sostituto di Bell e sui passaggi c’è sempre quell’iradiddio di Brown, che se la intende a meraviglia con Big Ben. La difesa è giovane ma rispetto all’anno scorso c’è un pochino di esperienza in più. I playoff dovrebbero arrivare.

Baltimore Ravens: difficile immaginarsi che possano fare meglio della scorsa stagione, che non è stata certo esaltante. Sembrano una franchigia che non può né puntare a vincere e nemmeno buttarsi in una massiccia ricostruzione, e questo limbo non sembra nemmeno destinato a finire presto.

Cleveland Browns: vabbè qui le scommesse non si contano nemmeno, è tutto un boom or bust, ma anche nel caso in cui avvenga il boom, al massimo i tifosi si divertiranno ma difficilmente arriveranno risultati concreti. Squadra da seguire con curiosità quantomeno.

Indianapolis Colts: hanno puntato a un ringiovanimento per rimettersi in carreggiata dopo la scorsa stagione, che prometteva tantissimo e invece è stata disastrosa. Si spera abbiano imparato dagli errori, che sono stati tanti, sia a livello tecnico-tattico che di gestione degli infortuni. La proprietà ha puntato sulla stabilità, quindi il coaching staff dovrebbe aver capito cosa non fare più. Vedremo.

Houston Texans: due acquisizioni pesanti come Osweiler e Miller più un’ipotizzabile ulteriore crescita di Hopkins dovrebbero aver reso l’attacco più efficace, e in difesa se è vero che Clowney è ora definitivamente sano, il pass rush sarà difficilmente affrontabile. Messa così, sono i più accreditati a vincere la division, poi non si sa mai.

Jacksonville Jaguars: ogni anno si spera che la ricostruzione sia finita e che arrivino un po’ di risultati, dopo aver seminato tanto. Visto che la cosa si protrae da un po’, io qui sono come San Tommaso: finché non vedo, non ci credo.

Tennessee Titans: leggo in giro che la offensive line sarebbe migliorata, che la difesa pure, che con Murray dovrebbe esserci finalmente un gioco di corsa degno, e così via. Io anche qui rimango San Tommaso come sopra.

Denver Broncos: vittime del salary cap, hanno dovuto scegliere a chi dare più soldi e chi, invece, far andare via. Finora Elway si è comportato bene come GM, ma questa è sicuramente stata la sua sfida più difficile. Le perdite subite e la scarsa qualità dei sostituti, in ogni caso, potrebbero impedire alla squadra di ottenere dei bei risultati, però a parlare sarà, come sempre, il campo.

Kansas City Chiefs: questo potrebbe essere l’anno buono per far sbocciare definitivamente il progetto di Andy Reid, dopo che le precedenti due stagioni sono servite per mettere giù delle basi solidissime. Non vedremo certo un gioco spettacolare da loro, ma se davvero si alzerà il livello di concretezza, saranno dolori per tutti.

Oakland Raiders: la linea verde lanciata un paio d’anni fa pare abbia dato buoni frutti, e questa dovrebbe essere la stagione in cui la semina degli anni precedenti dovrebbe portare un raccolto cospicuo. Rispetto a altre realtà, qui ci sono più motivi per crederci.

San Diego Chargers: altra franchigia la cui ossatura sembra essere quella di una squadra rispettabile ma non certo vincente, e non sembrano esserci all’orizzonte prospettive di reale miglioramento.

Washington Redskins: la proprietà non ha resistito, come suo costume, a raccogliere la figurina pregiata presente sul mercato, strapagando Josh Norman. Vedremo se l’investimento darà i suoi frutti, per il resto sono rimasti gli stessi e, vista la mediocrità diffusa nella division, potrebbero vincerla anche quest’anno, soprattutto se Reed non si infortuna e se Matt Jones conferma i progressi.

New York Giants: cacciato finalmente Coughlin, si è affidata la squadra al suo ultimo offensive coordinator, come dire, le idee erano buone ma l’head coach era rincoglionito. Il che ci può anche stare, ma ora vedremo se era davvero così. I punti di forze e di debolezza a livello di roster sembrano essere gli stessi dell’anno scorso.

Dallas Cowboys: l’anno scorso si era visto chiaramente che con Romo o senza la differenza era profondissima, e quest’anno sarà uguale se non peggio, quindi dipende davvero tutto dalle condizioni di Tony.

Philadelphia Eagles: fallito l’esperimento Chip Kely, si torna a idee di gioco più tradizionali, ma i nodi da sciogliere sono diversi, e sarà bene che certe gerarchie vengano stabilite in fretta. Per quest’anno la vedo un po’ come per i Dolphins: l’importante è stabilizzarsi, poi si potrà parlare di obiettivi.

Green Bay Packers: l’anno scorso i problemi sono stati diversi: infortuni, scarsa forma fisica di Lacy, difficoltà nello stabilire una gerarchia di ruoli precisa nel coaching staff. Eppure, per poco non sono arrivati tra le prime quattro. Quest’anno c’è un’aggiunta come Jared Cook che potrebbe rivelarsi letale. In definitiva, è probabile un’altra stagione di vertice.

Chicago Bears: anche qui, si punta al ringiovanimento, certo il contrattone pesantissimo di Cutler è sempre lì sul groppone e finché così sarà, non potranno mai essere una squadra affidabile.

Minnesota Vikings: squadra dall’identità precisa, devono sperare innanzitutto che a Peterson non venga nemmeno un raffreddore, dopodiché la difesa ormai è molto solida e in attacco il talento per combinare qualcosa anche sui passaggi c’è. I playoff sono alla portata.

Detroit Lions: nella seconda metà della scorsa stagione, da quando è arrivato l’attuale offensive coordinator, sono andati forte. Se il trend si conferma, può succedere di tutto, nonostante il ritiro di Megatron.

Carolina Panthers: in attacco dovrebbero beneficiare del ritorno di Benjamin e del fatto che Funchess era chiaramente in crescita, mentre in difesa hanno perso Norman e, come sempre, si affidano a delle scommesse in secondaria, tanto nella loro filosofia è più importante la front seven. Finora la scelta ha pagato, vedremo quest’anno, in ogni caso sono ancora tra le favorite.

Atlanta Falcons: l’unico miglioramento serio nel roster potrebbe essere l’arrivo di Sanu al posto di un Roddy White che era molto appannato la scorsa stagione. Per il resto, non ho mai capito bene né la partenza razzo e nemmeno il crollo verticale dell’anno scorso, quindi aspetto solo di vedere in campo che succederà.

New Orleans Saints: come per i Ravens e i Chargers, mi sembrano una franchigia nel limbo, non candidati a nulla e nemmeno con la possibilità di rilanciarsi. Hanno provato a cambiare identità di gioco l’anno scorso, con risultati fallimentari, ma il coach è lo stesso e gli interpreti principali pure, quindi non si vede dove possano andare.

Tampa Bay Buccaneers: la strada iniziata l’anno scorso appariva promettente, purtroppo l’offensive coordinator voleva andarsene e per tenerlo lo hanno fatto diventare head coach cacciando quello che c’era. Scelta rischiosa, vedremo se pagherà, in ogni caso ha senso avere buone aspettative.

Seattle Seahawks: dicono che la linea offensiva, tragica negli ultimi anni, sia migliorata e anche la secondaria, che l’anno scorso non era più ai livelli migliori. Se è vero, e se Rawls manterrà le promesse della sua stagione da rookie, la squadra assorbirà perfettamente il ritiro di Lynch e sarà tra le protagoniste.

San Francisco 49ers: con un roster di qualità scadente, la scelta di un head coach estremo come Kelly era l’unica possibile per sperare di cavar fuori un ragno dal buco. Certo in campo ci vanno i giocatori e qui di talento ce n’è davvero poco, però è lo stesso discorso dei Browns: se va bene, sarà quantomeno divertente guardarli.

Arizona Cardinals: sono quasi gli stessi dell’anno scorso, David Johnson promette di spiccare il volo, Mathieu, Fitzgerlad e Palmer hanno contratti nuovi, insomma, le condizioni sembrano quelle ideali per vincere, finalmente.

Los Angeles Rams: c’è talento diffuso sia in attacco che in difesa, ma manca sempre un quarterback di buon livello. Il sacrificio fatto per avere la prima scelta e prendere Goff non sembra possa pagare nell’immediato, e di certo questa non è una buona cosa visto il trasferimento in un mercato dove se non sei nell’eccellenza non conti niente. Non saranno anni facili, ci vorrà pazienza.