NFL monthly review: novembre 2018

AFC EAST
New England Patriots (8-3) andava tutto bene, poi la brutta sconfitta coi Titans e l’aver sofferto più del dovuto per battere i Jets hanno messo un po’ di dubbi sull’effettivo valore della squadra. Da parte mia, non li do per morti finché non sono morti e sepolti.
Miami Dolphins (5-6) proseguono nella loro marcia da onesta squadra che ha delle cose che funzionano e delle altre che funzionano meno, purtroppo partire da un punto come questo rende paradossalmente la risalita più difficile, perché semplicemente non sai quali siano le vere priorità da sistemare. La storia insegna che, quando sei a questo livello, ci rimani impantanato per anni.
Buffalo Bills (4-7) alternano prestazioni in cui non scendono praticamente in campo ad altre nelle quali mettono tutto l’orgoglio del mondo. Con tutto ciò di negativo che ci hanno fatto vedere, sono comunque a 4 vittorie, sembra davvero assurdo.
New York Jets (3-8) come l’anno scorso, per un po’ ci hanno provato, poi hanno visto che tanto non ce la facevano e si sono lasciati andare. Colpa dei giocatori che non ci credono o del coach che non li motiva? Probabilmente è la seconda, e i giorni di Bowles sono ormai contati.

AFC NORTH
Pittsburgh Steelers (7-3-1) andava tutto bene, poi hanno perso contro i Broncos che di certo non sono irresistibili. La storia di Tomilin come capo allenatore è comunque piena di queste sconfitte sorprendenti, per cui non lancerei alcun allarme e li vedrei bene per vincere la division e dare fastidio a tutti ai playoff
Baltimore Ravens (6-5) Lamar Jackson ha portato quella vitalità che ci voleva? Solo tra almeno un altro paio di partite sapremo la risposta, ma sembra proprio di sì, il che è un bene non solo per questa stagione, ma soprattutto per il futuro (Flaco farà bene a iniziare a parlare con squadre che cercano un QB veterano).
Cincinnati Bengals (5-6) gli infortuni non hanno aiutato, ma l’aver perso così malamente coi Browns potrebbe essere un segnale che i giocatori hanno mollato, e che sia finalmente ora di cambiare coach.
Cleveland Browns (4-6-1) il problema era davvero Jackson? Io ci andrei piano, non è che queste due partite le abbiano vinte contro delle superpotenze, le prossime due sono contro Texans e Panthers, lì si vedrà di che pasta sono fatti.

AFC SOUTH
Houston Texans (8-3) il mese scorso dicevo che non erano i brocchi che avevano perso tre partite di fila, però adesso va anche detto che ci andrei cauto a indicarli come uno squadrone per averne vinte otto. Visto che a sto giro mi diverto a conteggiare i record combinati di chi vince in striscia, quello delle avversarie battute dai Texans è di 40-48, quindi non ridicolo come quello delle avversarie di Colts e Chargers, ma comunque perdente. Certo, se, come sembra, la difesa è in salute e il bilanciamento tra corse e passaggi è stato trovato, ai playoff non saranno certo da prendere sottogamba.
Indianapolis Colts (6-5) 5 vittorie di fila parlano da sole, ma anche qui stiamo calmi, il record combinato delle 5 avversarie battute è di 19-35, quindi davvero, valutiamo anche un po’ questo. Di certo Luck è ben protetto e sta lanciando bene, di certo il gioco di corsa può dare una mano se serve, di certo c’è una bella mentalità portata da Frank Reich al debutto da head coach, però aspettiamo le due partite contro Texans e Cowboys e poi ne riparliamo.
Tennessee Titans (5-6) altalenanti come tutte le squadre che affrontano un processo di crescita, ma io continuo a ritenere che Vrabel meriti almeno tre anni di fiducia e che, se gli verrà data, porterà risultati. La convincente vittoria contro i Patriots è già un segnale che il percorso intrapreso è giusto.
Jacksonville Jaguars (3-8) la caduta libera è sempre più inarrestabile, e secondo me ci sta anche che tutte le squadre si impegnino particolarmente contro di loro per le spacconate lanciate di qua e di là da alcuni giocatori e per le lodi ingiustificate dei media, magari non c’entra niente, ma magari Ramsey e soci impareranno a stare un po’ zitti e far parlare il campo, ma no dopo un anno andato bene, ma dopo diversi, se mai li avranno.

AFC WEST
Kansas City Chiefs (9-2) siamo alle solite, attacco spettacolare e difesa che non tiene, sicuramente è sempre divertente vedere una partita in cui ci sono loro, e OK che la difesa vince le partite, ma con un attacco così aspettarsi che arrivino al Championship è il minimo.
Los Angeles Chargers (8-3) io non riesco a levarmi lo scetticismo nei confronti di questa squadra, sarò sicuramente io prevenuto, ma non mi danno l’impressione di poter competere coi più forti. Il record combinato delle 8 squadre che hanno battuto è di 27-59-1, quello delle tre contro cui hanno perso è di 24-9. Chiedo troppo se li voglio vedere contro una squadra fata un po’ bene prima di fidarmi di loro?
Denver Broncos (5-6) andava tutto bene, poi tutto male, e ora tutto bene, almeno a giudicare dalle vittorie, in realtà come gioco non sono molto convincenti, però avrebbero potuto mollare per convincere la società a rimpiazzare il coach, e invece si sono compattati e stanno giocando probabilmente anche per lui. Certo il rischio è quello di finire nel livello di mezzo, come i Dolphins più sopra, e di non uscirne per un sacco di tempo.
Oakland Raiders (2-9) stagione andata da tempo e analisi su di loro inutili, aspettiamo e vediamo cosa se ne fa Gruden di tutte le scelte del draft che si è preso dando via due campioni invece di pagarli e valorizzarli.

NFC EAST
Dallas Cowboys (6-5) non è che voglia fare quello che “io l’avevo detto”, però, io l’avevo detto. Era ovvio che Amari Cooper fosse cucito dal sarto per questi Cowboys, e infatti li ha trasformati in tempo zero. Adesso vediamo se continua o se le difese troveranno dei game plan più efficaci.
Washington Redskins (6-5) l’infortunio a Smith potrebbe davvero aver compromesso la stagione, nella prima uscita, McCoy se l’è cavata benino per buona parte della partita, ma nei momenti topici è imploso. Inoltre, l’aggiunta di Clinton-Dix in difesa, invece di migliorarli, li ha peggiorati, perché il football è una strana bestia e non è detto che se aggiungi migliori, se tatticamente incasini tutto è finita.
Philadelphia Eagles (5-6) la vittoria coi Giants dimostra che comunque sotto un certo livello non scendono e difficilmente scenderanno, il problema è che loro puntano ai playoff e sembra sempre più difficile, anche perché, finora, l’aggiunta di Golden Tate non sta funzionando, anche qui, per stessa ammissione dell’offensive coordinator, per problemi tattici (come sia possibile che nella NFL di oggi ci sia ancora gente che prende giocatori come se fossero figurine, senza pensare a come inserirli in un sistema di gioco io non lo capisco, ma evidentemente…).
New York Giants (3-8) poco da dire, altra stagione buttata e necessità di una ricostruzione vera, a partire dal quarterback, se no l’unico motivo per cui continueremo a parlare di loro saranno le giocate di talento di Barkley e le esternazioni di Beckham (e la società non gli può dire che deve parlare di meno e giocare di più, gli hai fatto il contrattone conoscendolo e non puoi pretendere che se ne stia zitto, se non volevi che parlasse lo davi via).

NFC NORTH
Chicago Bears (8-3) in questa NFL ultra offensiva, ecco che la vecchia ricetta difesa dominante + attacco che gioca il cosiddetto complimentary football può avere ancora successo, e il fatto che anche col QB di riserva abbiano mantenuto lo stesso livello è un ottimo segnale. Sarà interessante vedere dove arriveranno.
Minnesota Vikings (6-4-1) non sembrano attrezzati per competere ad altissimo livello, ma sono comunque difficili da affrontare e possono tranquillamente essere considerati tra le 10 migliori squadre della Lega. Tocca ripetere però quanto detto il mese scorso, non dai 84 milioni pienamente garantiti a un quarterback per arrivare a questo livello.
Green Bay Packers (4-6-1) speranze playoff ormai appese a un filo e necessità per McCarthy di iniziare a organizzarsi la vita lontano dal Wisconsin. Tutto il resto è irrilevante, aspettiamo il coach nuovo e vediamo come si organizza.
Detroit Lions (4-7) il record non è granché, però nelle ultime due partite hanno dato segni di vita con la vittoria sui Panthers e la sconfitta coi Bears che, però, se la sono dovuta sudare parecchio. Certo aver perso Tate è brutto, e certo serve profondità almeno nel ruolo di running back, però io continuo a ritenere che Patricia stia lavorando abbastanza bene.

NFC SOUTH
New Orleans Saints (10-1) poco da dire, al momento sono la miglior squadra NFL, hanno davvero tantissime armi a disposizione, sia in attacco che in difesa, non puoi pensare a una strategia che li faccia giocare male, perché se fai qualcosa di qua, ti scappano via di là, e questo, come detto, vale in entrambe le fasi di gioco. Impressionanti.
Carolina Panthers (6-5) andava tutto bene, poi tre brutte sconfitte, maturate tutte in modo diverso, il che è ancora più preoccupante. Finora, quasi tutte le loro partite si sono decise nell’ultimo drive o quasi, ed è difficile capire come mettere a posto i dettagli che ti possono far vincere o perdere in certe situazioni delicate. Se non si perdono d’animo, il calendario propone tre partite da vincere assolutamente (Bucs, Falcons e Browns) e le due sfide coi Saints che magari potrebbero già essere a posto con la classifica e quindi non essere motivati. I playoff sono un obbligo, se non arriveranno, sarà il caso di fare valutazioni molto approfondite, specie in difesa e sugli special team.
Atlanta Falcons (4-7) ora che la stagione è chiaramente andata, vedremo quanta voglia metteranno i giocatori sul campo. Come già detto, gli infortuni hanno giocato un ruolo troppo determinante per questa stagione ed è il caso di aspettare l’anno prossimo e sperare in una maggior buona sorte.
Tampa Bay Buccaneers (4-7) qui, invece, c’è stato un gran casino con i continui cambi di quarterback, e si può ormai dire che Koetter ha fallito la propria missione di dare stabilità ad alto livello al gioco di Winston e che non merita di rimanere al proprio posto. Quindi, nuovo coach e si vede.

NFL WEST
Los Angeles Rams (10-1) la sconfitta nello scontro diretto coi Saints ha un po’ raffreddato le acque, ma questa rimane una squadra dall’attacco atomico e dalla difesa che certamente concede molto, ma che sa poi effettuare giocate decisive quando conta. Difficile pensare che la finale NFC possa essere diversa dalla rivincita a New Orleans.
Seattle Seahawks (6-5) come già visto il mese scorso, un miglioramento della linea offensiva è la chiave per mantenere questa squadra su un livello che può portarli a lottare per i playoff, unitamente a un Wilson tornato al proprio meglio dopo un difficile inizio di stagione. Hanno ancora molto da dire i Seahawks, nonostante i tanti cambiamenti.
Arizona Cardinals (2-9) anche qui, tocca ripetermi, Wilks non è il coach adatto, è stato bello fare l’esperimento, ma non è riuscito, è il caso di cambiare, e magari prendere un veterano che sappia anche organizzarsi bene lo staff (come si fa a dare ancora un incarico di offensive coordinator a McCoy lo sa solo il Signore). Il talento giovane per ripartire, almeno in attacco, c’è.
San Francisco 49ers (2-9) e pure qui mi tocca ripetermi: troppi infortuni e stagione irrimediabilmente compromessa, con la squadra difficilmente giudicabile in queste circostanze. Aspettiamo l’anno prossimo. Almeno Mullens può essere una riserva di buon livello, unica magra consolazione di una stagione disgraziata.

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NFL: Le’Veon Bell e il confine tra diritti e doveri

Quanto è importante, nel proprio lavoro, difendere i propri diritti, anche lottando strenuamente? E quanto è importante, per far sì che la propria battaglia sia legittimata, far vedere che questi diritti non sono l’unica cosa che conta, ma che si è anche disposti ad adempiere ai propri doveri? La storia di Le’Veon Bell, running back dei Pittsburgh Steelers, può essere un esempio in tal senso.

Bell entra nella Lega nel 2013, e, in 5 stagioni, gioca 62 partite sulle 80 disponibili, un po’ per infortuni e un po’ per squalifiche relative ad assunzioni di sostanze proibite o comportamenti fuori dal campo non in linea con gli standard NFL. Quando gioca, però, è fantastico, e incarna al meglio l’idea moderna del proprio ruolo, che deve sì saper correre, ma anche essere abile come ricevitore, sia nell’atto di ricevere la palla, che di guadagnare yard dopo la ricezione sfruttando gli spazi. La sua pazienza, la sua visione e la sua capacità di prendere la decisione giusta con la palla in mano sono di altissimo livello, e le sue qualità come ricevitore puro sono comunque più che rispettabili. Bell è in grado di essere un’arma letale per qualunque tipo di attacco e un vero e proprio incubo per le difese avversarie, a prescindere dal sistema di gioco, dai compagni, dalle tattiche, da tutto.

Una franchigia vincente come gli Steelers, abituata a giocare sempre per vincere e talmente radicata nel proprio essere sempre ad alto livello da potersi permettere di rifuggire logiche legate a ricostruzioni o visioni nel lungo periodo, un giocatore così dovrebbe tenerselo stretto a vita, perché la sua presenza è davvero in grado di fare la differenza. Dovrebbe, quindi, proporre un bel contrattone lungo al giocatore, con un sacco di soldi garantiti, in modo da fargli sentire la fiducia della franchigia e farlo giocare mentalmente libero dal pericolo che un eventuale infortunio possa compromettere la possibilità di guadagnare quanto si è meritato con le proprie prestazioni in campo. Con l’altra stella del proprio attacco, il wide receiver Antonio Brown, fa infatti così, senza battere ciglio. Con Bell, però, ci si comporta in modo diverso.

Al termine del suo primo contratto, ovvero nel 2017, gli Steelers applicano su Bell il franchise tag. Questo strumento, creato all’interno dell’accordo collettivo tra la Lega, le franchigie e i rappresentanti dei giocatori, permette a ogni franchigia di designare un solo giocatore all’anno al quale applicare il tag, grazie al quale, se il giocatore accetta e firma il contratto, egli potrà giocare per quella franchigia nell’anno in corso e verrà pagato secondo un calcolo dello stipendio medio del proprio ruolo, in modo che lo stipendio stesso risulti più alto rispetto alla suddetta media. È un modo di permettere alle franchigie di non legarsi a lungo termine a un giocatore, e al giocatore di venire ricompensato per la mancanza di un futuro garantito guadagnando, in quell’anno, di più rispetto a quanto avrebbe ragionevolmente preso se avesse un contratto più lungo. Se poi, al giocatore viene applicato il tag per due o più anni consecutivi, lo stipendio si alza considerevolmente, proprio per disincentivare le franchigie all’utilizzo di questo strumento sul medesimo giocatore.

Bell ritiene che l’applicazione del tag su di lui sia ingiusta, perché si meriterebbe un contratto lungo. Non solo, secondo lui, visto che le sue statistiche mostrano che è il miglior corridore della squadra e, allo stesso tempo, il secondo miglior ricevitore, lo stipendio dovrebbe cumulare quello da miglior corridore e quello da secondo miglior ricevitore. La franchigia non ci sente, così lui salta tutta la prestagione per protesta, torna in tempo per l’inizio del campionato, gioca male le prime partite perché, ovviamente, doveva riprendere il ritmo, poi mette in piedi un’altra stagione meravigliosa, e viene necessariamente usato in modo massiccio nei giochi d’attacco della squadra.

Ma nemmeno così si guadagna il diritto a un contratto lungo, e la franchigia gli applica ancora il tag, permettendogli di guadagnare oltre 14 milioni di dollari per quest’anno, quando la media del ruolo di running back è di 8 milioni. Bell, però, non è più disposto a un’altra stagione massacrante, nella quale giocare tantissimi palloni e, di conseguenza, logorare il proprio fisico per le botte subite dagli avversari, per una franchigia che non si vuole legare a lui a lungo termine. Decide, pertanto, di non firmare il contratto e di rinunciare completamente a giocare questa stagione, e, conseguentemente, a guadagnare quello stipendio. Lo fa senza dirlo subito alla franchigia, ma lasciando scadere il termine entro cui poter firmare (che era il 13 novembre, ovvero dopo la metà del campionato) senza dire niente, in modo che, fino all’ultimo, la franchigia non sappia se potrà contare su di lui o no.

Ora, a partire dal marzo del 2019, Bell sarà free agent e potrà accasarsi con gli chi pare. Gli Steelers avrebbero ancora degli strumenti per tenerlo, ma appare molto improbabile che li usino. A questo punto, sta ad almeno una delle altre 31 franchigie decidere di investire pesantemente su un giocatore che, come abbiamo visto, è un vero difference maker in campo, ma che, però, presenta le seguenti controindicazioni:

  • Non è stato tenuto da una franchigia vincente, e questo porta a pensare che, oltre che del giocatore, gli Steelers abbiano tenuto conto anche dell’uomo, e abbiano ritenuto che ci fosse il rischio concreto che, una volta ottenuto il tanto agognato contratto, Bell non avrebbe messo più lo stesso impegno in campo e avrebbe pensato solo a non farsi male e a ritirarsi giovane dopo aver guadagnato tanti soldi;
  • Non ha saputo mettersi alla prova, come altri giocatori hanno fatto, giocando sotto il tag per più stagioni consecutivamente, mostrando di essere bravi e guadagnandosi il tanto sognato contratto lungo da un’altra squadra. Lui no, non accetta che una franchigia possa usare uno strumento previsto in seguito ad accordo anche coi rappresentanti dei giocatori, non certo deciso dalla Lega in autonomia, e pretende solo;
  • Di conseguenza, se anche qualcuno gli dà un contratto, mettiamo, di 5 anni, non è per niente detto che lui lo rispetterà, ma, più probabilmente, dopo tre anni inizierà ancora a fare storie per una lunga estensione, e non la si finisce più;
  • È bravo a tirare fuori le statistiche relative alla produzione in campo per stabilire a quale salario avrebbe diritto, ma si dimentica della 18 partite saltate in 5 stagioni, che sono circa il 20% del totale, e dei motivi per cui le ha saltate. Vuole essere pagato più di tutti, ma non accetta che chi lo paga possa tener conto della possibilità che salti la stessa percentuale di partite, né del suo passato non proprio irreprensibile;
  • Porta avanti un’idea molto pericolosa, ovvero che i giocatori debbano essere pagati in base alle proprie statistiche, e non al valore che essi portano alla squadra nel loro ruolo di riferimento. Il football è un gioco di squadra nel quale le statistiche raccontano una buona parte del rendimento, ma non tutto, e non tutti i compiti relativi al proprio ruolo sono coperti dalle statistiche. Se passa questa idea, chi glielo fa fare a running back e wide receiver di sacrificarsi nel bloccare gli avversari, se questo serve affinché lo schema disegnato abbia successo? Chi glielo fa fare ai pass rusher di creare confusione per far sì che un loro compagno, e non loro stessi, si liberi per fare pressione sul quarterback? Chi glielo fa fare ai defensive back di blitzare anche solo per far sentire al quarterback di dover lanciare la palla prima, senza che loro stessi abbiano davvero una reale possibilità di registrare a proprio favore una statistica positiva?

Io, se fossi un proprietario NFL, mi terrei ben lontano da un personaggio del genere. Non essendolo, però, non potrò far altro che stare alla finestra da marzo in poi e vedere se qualcuno si fida di lui. Se nessuno si fiderà, e, a 27 anni, uno dei migliori running back dell’ultima decade rimarrà a spasso, sarà una lezione per tutti che, per far valere correttamente i propri diritti, bisogna mostrare anche di considerare i propri doveri, cosa che, secondo me, Bell non ha fatto.

 

NFL monthly review: ottobre 2018

AFC EAST
New England Patriots (6-2): come prevedibile, Bill ha trovato il modo migliore di far rendere la propria difesa, e anche l’attacco si è sistemato con il ritorno di Edelman, un Gronk che non sarà in piena salute ma dice ancora la sua, l’acquisto di Gordon, l’ambientamento sempre migliore del rookie Michel e soprattutto un fantastico modo di utilizzare White. Insomma, le armi ai Pats non mancano mai, hanno solo bisogno delle prime 3-4 partite per capire come usarle, e poi vanno via come dei treni.

Miami Dolphins (4-4): le qualità che avevano portato allo splendido inizio di stagione non si stanno più vedendo, sicuramente c’entrano gli infortuni, ma non è improbabile che gli avversari si siano studiati bene i filmati e abbiano trovato le giuste contromisure, comunque restano una squadra più che onesta, pur senza risultare particolarmente difficili da affrontare al momento.

New York Jets (3-5): è l’anno uno della ricostruzione, quindi è normale che ci siano alti e bassi, soprattutto all’interno della stessa partita. Per ora Darnold si sta meritando la fiducia, tenendo conto che mostra tutto il campionario di errori e cose buone che ci si può aspettare da un giovane talento. Attorno a lui, purtroppo, non si vedono altri uomini che possano essere messi al centro del processo di risalita, mentre la difesa è messa un po’ meglio.

Buffalo Bills (2-6): al di là di due vittorie che appaiono più episodiche che altro, la squadra sta facendo vedere quello che ci si aspettava, ovvero una difesa che tiene in piedi le partite, ma i miracoli non li può fare, e un attacco totalmente inetto. Il problema è che, soprattutto con una OL così malmessa, non puoi nemmeno far giocare Allen per svilupparlo, perché cosa vuoi sviluppare quando devi scappare via dagli avversari tutto il tempo.

AFC NORTH
Pittsburgh Steelers (4-2-1): nelle ultime due o tre partite, le cose sembrano finalmente girare per il verso giusto nella Steel City, sia in attacco che in difesa, con gli uomini che ci si attendeva come protagonisti che finalmente stanno producendo per quello che valgono. Aspettiamo, comunque, test più probanti per includerli in modo sicuro tra i contender.

Cincinnati Bengals (5-3): squadra matta nel senso positivo del termine, da cui ci si può aspettare di tutto, nel bene e nel male, ma di cui è sempre bello seguire le partite, soprattutto perché il record è positivo. Possono benissimo arrivare ai playoff e, forse, per una volta giocheranno liberi mentalmente e chissà, potrebbe arrivare la vittoria tanto attesa.

Baltimore Ravens (4-4): hanno avuto la miglior difesa della Lega per 7 partite e poi ne hanno beccati 36 dai Panthers, vedremo se sarà un episodio. Lo stesso dicasi di Flacco, che ha giocato bene finora ma è affondato malamente nell’ultima partita. La squadra sembra essere solida e quadrata, sul modello delle sue versioni migliori degli anni scorsi, e dopo una sconfitta così, se l’impressione è veritiera, dovremmo subito vederli risalire, altrimenti potremo parlare di pretender.

Cleveland Browns (2-5-1): una volta che capisci con soddisfazione di non essere più il materasso degli ultimi due anni, magari vorresti anche vincere qualche partita in più, e smetterla di perdere sul filo di lana. Devono aver pensato così l’owner e il GM che hanno cacciato via head coach e offensive ccordinator così, di botto. Impossibile sapere da cosa è stata causata una mossa così radicale, da fuori si vede che il talento c’è, e che, quindi, il materiale su cui lavorare stavolta esiste, sarà interessante capire se si vorrà ora seguire il trend di affidarsi ai nuovi giovani rampanti o se si vorrà un head coach esperto (nel secondo caso, mi vengono in mente Kubiak se ha superato i problemi di salute o Del Rio).

AFC SOUTH
Houston Texans (5-3): troppo brutti per essere veri i Texans partiti 0-3 o troppo belli rispetto al loro reale valore questi che hanno poi vinto 5 partite di fila? Secondo me è vera la prima, le 5 partite non le hanno certo vinte contro delle corazzate, ma il valore di questa squadra è ben superiore rispetto a quello che si era visto nelle prime 3. DeAndre Hopkins sta scalando posizioni nella classifica dei miei WR preferiti, e forse è già al numero 1. Più di Beckham o di Antonio? Beh, io oggi se dovessi farmi una squadra, prenderei probabilmente lui.

Tennessee Titans (3-4): stile di gioco all’antica, ma mentalità moderna e sbarazzina nelle scelte su come approcciare le situazioni critiche: a me, nel complesso, questi Titans piacciono, e voglio vedere dove potrà portarli il lavoro di Vrabel tra due o tre anni e qualche aggiustata al roster per avere giocatori dalle caratteristiche più adatte allo stile di gioco del coach.

Jacksonville Jaguars (3-5): ho passato oltre un anno a non fidarmi di loro, e loro andavano sempre più lontano. Dopo la W coi Patriots mi sono detto che forse era il caso di smetterla con lo scetticismo, ed eccoli calare vistosamente al livello su cui me li ero sempre aspettati. Boh. Visti proprio nell’ultima sconfitta contro gli Eagles, l’impressione è che, come per i Dolphins, ormai gli avversari li abbiano studiati bene e abbiano capito come affrontarli.

Indianapolis Colts (3-5): zitti zitti, hanno finalmente un Luck a posto fisicamente, hanno saputo costruire un gioco di corsa affidabile, aggiungere i pezzi giusti in difesa, e non è che di colpo siano diventati uno squadrone, però la strada sembra essere quella giusta.

AFC WEST
Kansas City Chiefs (7-1): niente di nuovo rispetto al mese precedente: Mahomes dà spettacolo, l’attacco attorno a lui gira a meraviglia, la difesa concede qualcosa, ma alla fine i punti fatti sono più di quelli subiti, e la fiducia aumenta, perché vincere aiuta a vincere.

Los Angeles Chargers (5-2): io qui continuo con lo scetticismo. Le statistiche parlano di un Rivers fantastico, quello che si vede in campo è un gioco solido e con buoni picchi di qualità, poi però vado a vedere contro chi hanno mostrato questi punti di forza e li aspetto contro squadre un po’ più difficili da affrontare, e lì si vedrà.

Denver Broncos (3-5): avevo aspettative più alte per loro a inizio stagione, e invece devo ammettere a malincuore che mi sbagliavo, e onestamente è anche difficile trovare dove la squadra dovrebbe aggiungere giocatori migliori rispetto a quelli di ora per migliorare. Probabilmente, è il coach a non essere adatto, e ci vuole qualcuno di esperto e non un debuttante come quello di adesso.

Oakland Raiders (1-6): qui l’analisi è particolarmente semplice: Gruden vuole costruirsi lui la squadra, pertanto è disposto a dar via chiunque gli garantisca in cambio una buona scelta per i draft futuri. I giocatori lo sanno e non vedono alcun motivo per impegnarsi per questi colori, così se ne fregano e perdono partite.

NFC EAST
Washington Redskins (5-2): l’apoteosi del football di una volta, quello in cui ci si basa sulla difesa, sulle corse e su un quarterback che è più un game manager che non un vero e proprio creatore di gioco. Anche i protagonisti offensivi, ovvero Smith nel ruolo di game manager e Peterson in quello del running back che butta giù le difese, sono di una volta, ed era difficile aspettarlo, soprattutto da All Day, che sembrava ormai sul viale del tramonto e invece corre e schianta avversari come se fosse un ragazzino. E ogni tanto appare addirittura Vernon Davis, manco fossimo a San Francisco nel 2009. Finché dura, è un colpo ben assestato dalla tradizione contro le nuove tendenze hipster.

Philadelphia Eagles (4-4): continuano a pagare tutti i meccanismi complicati che nascono quando vinci un Super Bowl in quel modo. Wentz si sta confermando un signor quarterback ,e il pass rush resta tra i più feroci della Lega, ma tuti gli altri reparti soffrono di alti e bassi dovuti a mancanza di talento e di energie fisiche. Restano comunque una squadra che merita rispetto, ma non so se possano ambire a molto di più.

Dallas Cowboys (3-4): io ci credo a questa trade per Cooper, è vero, hai perso una scelta al primo turno, però quello era proprio il pezzo che ti mancava, non potevi non approfittarne. Io dico che da domenica vedremo un’altra squadra in attacco, non quella dei tempi migliori perché la OL non è più la stessa, ma ora gli avversari non potranno più solo concentrarsi sul mettere pressione a Dak e caricare il box per bloccare Zeke. E la difesa è ormai una solida realtà. Questa stagione è ben lungi dall’essere finita per l’America’s Team.

New York Giants (1-7): hanno strapagato Beckham e poi ne stanno rovinando gli anni migliori per tenere in campo Eli che è ormai un ex giocatore. Hanno cacciato via McAdoo per averlo panchinato e ora è chiaro a chiunque, ma non a loro, che era la cosa giusta da fare. Hanno un RB, due WR e un TE giovani e talentuosi e stanno buttano via tutto questo ben di Dio perché boh, sembra che Eli sia sacro peggio delle mucche in India. Basta con questo scempio, grazie Eli per i due Super Bowl e goditi la vita da pensionato, che non è che in campo stai facendo molto di più rispetto alla macchina che lancia i palloni in automatico, anzi, forse quella avrebbe più tempismo di te e subirebbe qualche sack in meno.

NFC NORTH
Chicago Bears (4-3): sono più competitivi rispetto a quello che dice il comunque decoroso record, purtroppo scontano la gioventù, compresa quella del coach, ma la strada è quella giusta. L’aver battuto i Jets senza affanni nell’ultima partita è un bel segnale, perché è evidente che, se non hai un livello minimo necessario, questi Bears non li batti, ed è già qualcosa in una lega equilibrata come l’NFL.

Minnesota Vikings (4-3-1): il livello è discreto, ma ci si aspettava una squadra da Super Bowl e invece non sembrano avere i mezzi per competere contro i migliori. Certo, qualche infortunio non ha aiutato, ma, a oggi, ci sono almeno 6-7 squadre migliori di loro, e non era questo il piano quando hanno ricoperto d’oro Cousins.

Green Bay Packers (3-3-1): il talento non manca, anche nei giovani che stanno giocando per via degli infortuni dei veterani, ma la continuità di rendimento ancora non arriva, e se così sarà fino alla fine dell’anno, McCarthy farà bene a iniziare a cercarsi un altro lavoro, sempre che qualcuno voglia assumere uno che, con uno dei migliori quarterback della storia del gioco, ha vinto un solo Super Bowl.

Detroit Lions (3-4): Matt Patricia sta portando il tanto atteso cambio di cultura e Detroit, e OK, per ora i risultati sono altalenanti, ma non si può pretendere tutto e subito. La strada, comunque, è quella giusta, soprattutto in attacco, con meno dipendenza da Stafford e un gioco di corsa come si deve grazie a Kerryon Johnson.

NFC SOUTH
New Orleans Saints (6-1): l’inizio di stagione incerto è già un ricordo lontano, e i Saints sono la stessa macchina da guerra dell’anno scorso, capaci di vincere in tanti modi, senza dipendere da nessuno ma sapendo di poter contare su chiunque debba contribuire in base al tipo di partita. Difficile fermare una squadra così, e lo scontro coi Rams di questa domenica si annuncia come una partita epica.

Carolina Panthers (5-2): tre partite poco convincenti, dalle quali sono arrivate due vittorie, ma poteva anche non arrivarne nessuna, e poi l’ottima performance contro una delle squadre più solide della Lega. Vedremo se si sarà trattato di uno statement game o di un episodio, quello che si è visto finora è che la squadra può competere contro chiunque, ma ci sono 4-5 squadre che sembrano migliori.

Atlanta Falcons (3-4): l’attacco gira, ma troppi infortuni in difesa li rendono vulnerabili, e onestamente sembra difficile vedere speranze di playoff per loro. In ogni caso sembra proprio una questione contingente dovuta agli infortuni, e la squadra non è né sarà mai facile da affrontare.

Tampa Bay Buccaneers (3-4): il record non è terribile, ma il problema è che si puntava tutto su una definitiva maturazione di Winston, e si era promosso Koetter come head coach per svilupparlo, invece il buon Jameis è ancora discontinuo come un rookie, e quindi di chi sarà la colpa, sua o di Koetter? Nel dubbio, potrebbero trovarsi in mezzo a una strada tutti e due.

NFC WEST
Los Angeles Rams (8-0): domenica scorsa, finalmente, hanno trovato una difesa che li ha imbavagliati per quasi tutto il primo tempo. Risultato? I giusti aggiustamenti tattici, 29 punti segnati a fine partita e tutte le missioni da football situazionale portate a termine. E come li fermi? Tra l’altro, contro squadre di livello più basso, sanno vincere anche con la difesa, non solo con l’attacco. Stupendi.

Seattle Seahawks (4-3): una linea offensiva decente a Seattle non si vedeva da chissà quanti anni, piano piano si sta formando e Wilson, dopo il brutto avvio di stagione, sta tornando lui. La difesa non è quella dei tempi migliori e si sapeva, però a inizio anno c’erano foschi presagi e invece la squadra c’è ancora.

Arizona Cardinals (2-6): Rosen sembra un quarterback attorno a cui si può costruire, Kirk e Johnson sono buoni talenti, Fitzgerald sa ancora dare qualche zampata da vecchio leone, anche la difesa qualche buon giocatore ce l’ha, insomma, la ricostruzione sarà lunga ma non è impossibile tornare competitivi tra un po’. L’impressione, purtroppo, è che si siano sbagliate le scelte per il coaching staff, e che l’anno prossimo si debba ricominciare da capo, ma il materiale umano su cui lavorare c’è.

San Francisco 49ers (1-7): troppi infortuni hanno irrimediabilmente compromesso la stagione, difficile giudicare una squadra con tanti e tali problemi fisici, se ne riparlerà l’anno prossimo e per quest’anno è andata così.

NFL 2018 monthly review: settembre

AFC EAST
Miami Dolphins (3-1)
: probabilmente non erano fenomeni dopo aver vinto le prime tre partite e non sono brocchi dopo essere stati asfaltati dai Patriots. Sono semplicemente un’onesta squadra con un’identità di gioco ben definita, in attacco e in difesa, che può far male con la propria velocità in entrambi i lati del campo, ma che ovviamente non è a livello delle migliori.

New England Patriots (2-2): ormai le partenze lente dei Pats sono una costante, e non poteva essere diversamente quest’anno visti i tanti avvicendamenti, spesso al ribasso. I report della vittoria sui Dolphins parlano di una squadra che si affida di più al gioco di corsa, vedremo come proseguirà e se l’acquisizione di Gordon e il rientro dalla squalifica di Edelman miglioreranno l’attacco. In difesa, come sempre Bill deve un po’ studiarsi le rotazioni e le posizioni ma sicuramente qualcosa di buono la tirerà fuori.

Buffalo Bills (1-3): la vittoria a sorpresa in casa dei Vikings sembra proprio il classico episodio in una prima parte di stagione che di solito dà diversi risultati inaspettati. Le altre tre partite hanno detto che non ci siamo in nessuna fase del gioco, e che la squadra sembra mancare soprattutto in motivazione, oltre che in talento. Sarà una lunga annata.

New York Jets (1-3)
: quattro partite sono particolarmente poche per giudicare questa squadra. Darnold sembra avere il giusto talento, ma ovviamente deve crescere, e in generale, questo è un discorso che può valere per gli altri giovani a roster, accanto ai quali non è che ci siano proprio dei nomi di prima fascia (a parte, forse, Trumaine Johnson in secondaria). Più che altro va capito se Bowles è il coach adatto per un progetto di questo tipo.

AFC NORTH
Cincinati Bengals (3-1)
: tutto nasce da una linea offensiva che è stata opportunamente ben sistemata dopo i disastri dell’anno scorso. Grazie a essa, Mixon sta riuscendo a tirar fuori il proprio talento, e ora che è assente per infortunio, Bernard sembra rinato. Inoltre, Dalton ha più tempo per passare la palla, così, anche se Ross non sta ancora producendo e Eiffert è nuovamente fuori per la stagione (e forse per sempre), AJ Green è al top della produzione, Boyd gli sta dando una grossa mano e la squadra va. Anche la difesa ringiovanita sta andando abbastanza bene, purtroppo sono ancora un po’ troppo indisciplinati e si beccano penalità ed espulsioni che stanno costando molto.

Baltimore Ravens (3-1): la speranza che Flacco si sentisse il pepe al culo per la scelta di Jackson al primo giro del draft si sta trasformando in realtà: Joe sta giocando bene come non faceva da anni, e i nuovi ricevitori sembrano già ben integrati con lui. Il gioco di corsa c’è, la difesa pure, e questa squadra è una candidata sempre più seria ai playoff, in una division dove chi ha dominato negli ultimi anni sta faticando terribilmente.

Cleveland Browns (1-2-1): da 16 sconfitte in 16 partite, a 2 sconfitte in 4 partite, il miglioramento è evidente, e il campo parla di una squadra che avrebbe anche potuto avere un record migliore senza alcune piccole cose andate storte. Dopo anni di scelte sbagliatissime al draft, quest’anno avevano la 1 e la 4 e non potevano fallire ancora, e finora sembra che abbiano scelto bene: Mayfield ha tutto per diventare il tanto sospirato franchise quarterback, e Ward ha rivoltato la secondaria come un guanto. Anche Callaway è un bel talento come WR e l’acquisto di Landry sembra azzeccato. La strada sembra, finalmente, quella giusta.

Pittsburgh Steelers (1-2-1): languono in fondo alla classifica di division per diversi motivi: la mancanza di Bell si sente eccome, il nuovo offensive coordinator non è ancora riuscito a dare la giusta impronta all’attacco e a valorizzare il talento dei suoi uomini migliori, e la difesa è ben lontana dal proverbiale Steel Curtain. Il brutto è che non sembra esserci rimedio nel breve termine, e la stagione potrebbe diventare senza significato ben prima del suo termine.

AFC SOUTH
Tennessee Titans (3-1)
: alla prima esperienza da head coach, Vrabel sta mettendo in campo i giusti concetti per far rendere al meglio la squadra, nonostante l’aver rinunciato in attacco a usare Rishard Matthews e il sotto utilizzo di Derrick Henry. Pur con un Mariota non al meglio fisicamente, la squadra sta producendo, seppur senza incantare, e il talento di Corey Davis è finalmente sbocciato. La difesa è l’immagine del suo head coach da giocatore, ovvero capace di dosare al meglio l’aggressività e di non andare mai fuori giri.

Jacksonville Jaguars (3-1): la sconfitta coi Titans può semplicemente essere attribuita alla classica bestia nera, che per i giaguari è rappresentata dalla squadra di Nashville. Nelle altre tre partite, la squadra ha impressionato non solo in difesa, come ormai ci ha abituato l’anno scorso, ma anche in attacco, con un Bortles chirurgico e un corpo ricevitori che sta supplendo ottimamente alle brutte condizioni fisiche dei running back. Se va avanti così, al Super Bowl potrebbero arrivarci.

Houston Texans (1-3): i buchi in linea offensiva stanno facendo più danni del previsto, e Watson non è nemmeno l’ombra dello splendido rookie dell’anno scorso. In generale, a parte Hopkins e Watt, nessuno sta rendendo per quello che potrebbe, e non si vede la luce in fondo al tunnel per i texani.

Indianapolis Colts (1-3): Luck è tornato ai suoi livelli, ma questo non sta bastando per tornare competitivi. Probabilmente sono meglio dell’anno scorso, ma la strada per tornare a lottare per traguardi importanti è ancora molto lunga.

AFC WEST
Kansas City Chiefs (4-0)
: finora l’impostazione attacco atomico-difesa pessima-giochiamo a chi segna di più sta pagando, in virtù soprattutto di un Mahomes incredibile, nei numeri, in quello che sta facendo vedere in campo e nella maturità e solidità mentale. Certo, non si può pensare di andare avanti in post season con quella difesa, però per ora godiamoci tutti questa stella che sta nascendo, e a gennaio si vedrà.

Denver Broncos (2-2): squadra migliorata rispetto all’anno scorso, ma ancora troppo discontinua, soprattutto nelle due sconfitte, non sono accettabili certi sbalzi di rendimento anche all’interno della stessa partita. C’è da dire che, finora, le aggiunte si stanno rivelando azzeccate: Keenum è sicuramente un QB migliore rispetto ai personaggi degli ultimi anni, i due rookie RB Lindsay e Freeman sono un bel duo e stanno producendo, Chubb sta dando una bella mano in pass rush e, con lui a fianco, Von Miller è più incontenibile del solito. Ci vuole più continuità, ma la qualità c’è.

Los Angeles Chargers (2-2): per ora facevo bene a non accodarmi all’hype che si era generato attorno a questa squadra. I Chargers sono, ancora, semplicemente i Chargers, ovvero una squadra che gioca bene ma non riesce a chiudere le partite e che ha sempre sul groppone infortuni pesanti da sopportare. L’aspetto più positivo è che Derwin James si è rivelata un’ottima scelta al draft e che Mike Williams, finalmente a posto fisicamente, sta facendo vedere di essere un giocatore valido. Ma i Chargers sono sempre i Chargers, e sempre lo saranno.

Oakland Raiders (1-3): con la scelta di liberarsi di Mack per scelte al draft future, Gruden e soci stanno dando un messaggio chiaro: a noi di Oakland non interessa niente e vogliamo essere pronti quando ci trasferiremo a Las Vegas. Purtroppo, il messaggio lo stanno ben cogliendo anche i giocatori, soprattutto in difesa, e se l’attacco gira, non sempre ma per buona parte del tempo, la difesa è improponibile.

NFC EAST
Washington Redskins (2-1)
: in una Lega con tante squadre e tante partite, c’è sempre quella che, inconsciamente, finisci per non seguire mai e fatichi a capire. Per me quella squadra sono i Redskins, e sinceramente faccio fatica a esprimere giudizi di prospettiva, anche perché si sono sempre dimostrati una squadra di discreto livello ma in cui manca sempre qualcosa. Finora, lo spunto più interessante della stagione è il tentativo di far rinascere Adrian Peterson, e sta anche discretamente riuscendo, e la voglia di creare un attacco un po’ più equilibrato con Smith al posto di Cousins. La difesa è, come negli anni scorsi, completamente indecifrabile e dal rendimento a dir poco ondivago, per cui non c’è molto da dire.

Dallas Cowboys (2-2): l’indebolimento, per vari motivi, della linea offensiva sta creando grossi problemi a un Prescott che non ha nemmeno tutti sti gran ricevitori a cui passare la palla (anche se Beasley ha detto chiaramente “guardando i filmati si vede che noi la separazione dai difensori la otteniamo e di più non possiamo fare” come a dire la colpa non è nostra, dichiarazione non bellissima secondo me, pure se fosse vera). Si sta salvando Elliott, ma perché è un autentico fuoriclasse e troverebbe spazio per correre pure se ci provassi io a fargli i blocchi. La difesa, invece, è solida e non concede molto, certo che se, nel football moderno, un QB fatica a toccare le 200 yard di passaggio, non si va da nessuna parte.

Philadelphia Eagles (2-2): hai vinto il Super Bowl a sorpresa ma ti presenti alla nuova stagione con qualche uomo importante in meno, un po’ di infortuni e gli avversari che hanno un anno di filmati in più da guardare per studiarti. Ovviamente la paghi, e pure piuttosto cara. Pederson e i suoi devono trovare delle soluzioni al più presto.

New York Giants (1-3): anche qui, sta tutto nella linea offensiva, che sta giocando talmente male da annullare tutto il potenziale offensivo della squadra. Difficile giudicare le difficoltà di Manning, l’impatto a corrente alternata di Barkley e quello ancora meno evidente di Beckham con una OL così. Certo, bisognerebbe avere il coraggio di accantonare il QB vecchio e cercarne uno giovane e che magari possa scappare meglio dalla pressione, ma se succederà sarà l’anno prossimo, non ora. La difesa sta anche tenendo discretamente, ma a un certo punto, con l’attacco che non sostiene i drive, prima o poi crolla.

NFC NORTH
Chicago Bears (3-1)
: la mossa di acquisire Mack dai Raiders, pur al costo di un capitale di draft importante, sta pagando: il n. 52 è più devastante che mai, e la difesa, in generale, sta trascinando la squadra. L’attacco è ancora tra alti e bassi, ma se al Championship ci sono arrivati Jaguars l’anno scorso, non si vede perché non ci possano arrivare i Bears quest’anno, visto che la difesa è parimenti dominante e l’attacco ha più talento.

Green Bay Packers (2-1-1): la classifica non è malaccio, ma le incognite non mancano, a cominciare dal ginocchio di Rodgers e continuando con una difesa che purtroppo non è certo irreprensibile e tra l’altro non si sta adattando alle nuove regole su come placcare i quarterback, o comunque non sta facendo vedere bene agli arbitri i propri placcaggi. Di positivo c’è che il gioco di corsa, seppur non esplosivo, sembra comunque poter dare una mano a Rodgers, e che quest’ultimo qualche coniglio dal cilindro lo tira sempre fuori, pur in precarie condizioni fisiche.

Minnesota Vikings (1-2-1): voglio provare a essere ottimista, diciamo che la sconfitta coi Bills, come ho detto sopra, è un episodio, e quella coi Rams ci sta perché contro i migliori è normale perdere. Certo che la difesa ha più di un problema, per via di uonimi chiave che stanno rendendo poco (Barr) o che dovranno stare assenti a tempo indeterminato per problemi di salute mentale (Griffen). Cousins c’è, forse pure troppo, nel senso che nelle ultime due partite gli si sta chiedendo di passare tantissime volte e non si sta usando il gioco di corsa, mentre sarebbe auspicabile un maggior equilibrio.

Detroit Lions (1-3): in teoria di cose positive che ne sono, poi però guardi il record e non è proprio bellissimo. Secondo me la squadra vale di più di quanto dica il record, quindi mi aspetto che già nella prossima review la colonna W-L penda un po’ di più dalla parte di Stafford e soci, anche perché è vero che nelle prime due partite sono stati bruttini da vedere, ma nelle ultime due sono sembrati in crescita, e finalmente con un attacco più equilibrato.

NFC SOUTH
New Orleans Saints (3-1)
: per ora il record è buono, ma qualcosa di storto c’è, soprattutto in difesa, che appare molto peggiorata rispetto all’anno scorso. Anche l’attacco appare meno equilibrato, anche se ora il ritorno di Ingram dalla squalifica dovrebbe aiutare. La nota più positiva è un Brees sempre più scintillante, chissà se davvero questi sono i suoi ultimi due anni, se va avanti così, mi sa che ne aggiungerà altri.

Carolina Panthers (2-1): Cam Newton e Norv Turner si stanno trovando bene insieme, però l’attacco appare buono ma non devastante, e contro squadre che invece hanno un sacco di punti nelle mani fa fatica a tenere il passo, come successo nell’unica sconfitta ad Atlanta. La difesa non ha retto per tutto il tempo in cui è stata in campo, ma nelle due vittorie ha fatto giocate chiave nel momento giusto per dare la W alla squadra. Insomma, per ora ci siamo, però siamo un pochino sotto rispetto al livello top della Lega.

Tampa Bay Buccaneers (2-2): partenza razzo e ritorno sulla Terra, Fitzpatrick ha ben sostituito Winston ma non può essere la soluzione a lungo termine, il bye arriva ora nel momento opportuno per permettere al coaching staff di sfruttare al meglio il talento in attacco, e ce n’è moltissimo, e cercare di mettere a posto la difesa.

Atlanta Falcons (1-3): qui l’attacco, dopo un debutto confuso, ha iniziato a ingranare, ma la difesa è sempre più un colabrodo, anche per via di infortuni pesanti. L’impressione è che la squadra sarà questa per tuta la stagione, quindi tanti punti sia fati che subiti e numero di vittorie difficile da prevedere ma non altissimo.

NFC WEST
Los Angeles Rams (4-0)
: i migliori finora, ma senza discussione proprio, inarrestabili in attacco, magari non ermetici in difesa, però capaci di fare la giocata giusta anche nella propria metacampo, soprattutto quando Suh e Donald mettono pressione ai QB avversari. Guardarli giocare è una bellezza, tra la velocità di pensiero e la precisione chirurgica di Goff e la pulizia estrema delle tracce corse dai ricevitori, tutti piazzati in modo perfetto sempre. Che squadra.

Seattle Seahawks (2-2): squadra in ricostruzione e che ha ora perso pure il proprio miglior difensore che si è rotto una gamba. Difficile giudicarli nell’immediato, andrà fatta un’analisi di prospettiva su dove intervenire per riportare la squadra ai fasti di pochi anni fa. Non sarà né semplice, né breve, né indolore.

San Francisco 49ers (1-3): qui non ci si potevano aspettare molte vittorie, però la squadra doveva far vedere di essere nella direzione giusta. L’impressione, in effetti, è quella, ma con McKinnon, Sherman e soprattutto Garoppolo fuori per il resto della stagione, è difficile farsi un giudizio davvero attendibile. La sensazione è che, al completo, a questa squadra le armi non manchino.

Arizona Cardinals (0-4): così come i Rams sono indiscutibilmente i migliori, loro sono i peggiori, altrettanto chiaramente. Non sembra funzionare niente, e l’unica speranza è per il futuro, nel senso di vedere un Josh Rosen all’altezza su cui poter rifare la squadra. Se non dovessero aver beccato nemmeno questa scelta, non solo il presente, ma anche il futuro appaiono più cupi che mai.

NFL season preview 2018

New England Patriots: difficile che la franchigia più vincente del secolo possa soffrire di Super Bowl hangover, ma quest’anno non escluderei la possibilità. Un conto è perdere contro Eli Manning e i Giants, un conto è farlo contro chi non aveva mai vinto e schierava il QB di riserva. Aggiungiamoci che il parco ricevitori non è mai sembrato così poco profondo e che alcuni pezzi importanti tra le linee e in difesa se ne sono andati e non sembrano essere stati ben sostituiti, e questo potrebbe essere l’anno più complicato di sempre per Bill & Tom.

New York Jets: nel primo anno dell’era Darnold ci si può aspettare di vedere del potenziale, ma nulla di davvero concreto. L’idea di una Gang Green ad alti livelli secondo me fa bene a tutta la NFL, quindi spero sinceramente di vederlo questo potenziale.

Miami Dolphins: si sono liberati di nomi altisonanti in nome della comunanza di intenti e della cultura dello spogliatoio, mossa rischiosa, ma di Gase ci si deve fidare, nonostante l’infausta scelta di Cutler dell’anno scorso. Il talento, comunque, non manca, da entrambi i lati della palla, magari sono più scommesse che certezze, ma sono scommesse che appaiono fattibili, a cominciare dall’esplosione del RB Drake.

Buffalo Bills: la difesa sembra esserci, ma in attacco la situazione è drammatica: di 3 QB non c’è nessuno che convinca, la OL è un work in progress, e se McCoy dovesse essere sospeso per i problemi fuori dal campo, non si vede sinceramente come possano essere prodotti punti con continuità.

Pittsburgh Steelers: Big Ben è in fase calante, ma Antonio Brown è al proprio picco, Smith-Schuster è sicuramente migliorato e LeVeon Bell dovrebbe far valere la propria abilità superiore una volta che le chiacchiera relative al contratto avranno dato spazio al campo. In una AFC che ha più domande che risposte, li vedo bene per un ritorno al Gran Ballo, anche grazie alla classica solidità di difesa e special team.

Baltimore Ravens: dopo tanti anni, Joe Flacco deve dimostrare di meritarsi il ruolo di QB titolare, altrimenti è pronto Lamar Jackson, che però è un tipo di giocatore completamente diverso. Calcolando anche che il leggendario GM Ozzie Newsome lascerà al termine di questa stagione, è il caso di parlare di anno di transizione per i Corvi.

Cincinnati Bengals: l’auspicabile cambio di head coach non c’è stato, e quindi si dovrebbe vedere la solita squadra di livello che può anche essere buono se tutto gira bene ma che non può certo aspirare a vincere. A quanto si è visto in pre season, John Ross dovrebbe essere a posto fisicamente e quindi finalmente AJ Green dovrebbe poter avere un WR degno di tal nome che distolga un po’ da lui le attenzioni delle difese avversarie.

Cleveland Browns: anche qui, non è il caso di aspettarsi niente di concreto, però si deve vedere qualcosa che lasci sperare in un futuro roseo. Hue Jackson è rimasto al proprio posto, ma probabilmente questa è l’ultima spiaggia per lui, e finalmente è stato preso un GM esperto come John Dorsey, che dovrebbe finalmente essere stato in grado almeno di dare la giusta direzione. Poi, come sempre, parlerà il campo, ma non sarebbe una sorpresa se i Browns ottenessero 4-5 vittorie.

Jacksonville Jaguars: l’anno scorso ero scettico, e i risultati mi hanno smentito, ma io continuo a non amare questa squadra, e finalmente quest’anno dovrebbero trovare delle difficoltà in più quantomeno all’interno della loro division. I pregi e i difetti sono i soliti, l’anno scorso sono bastati per arrivare lontanissimi, secondo me invece stavolta non basteranno.

Houston Texans: senza infortuni, possono vincere la division e anche fare degli ottimi playoff. Non manca davvero niente a questa squadra, solo la capacità di non infortunarsi.

Indianapolis Colts: Luck è tornato, ma non sembra esserci un gioco di corsa minimamente affidabile, quindi sarà dura comunque. La difesa sembra OK, l’head coach è nuovo ma è stato bravissimo come OC degli Eagles campioni. Non credo arriveranno ai playoff, ma possono essere un brutto cliente per tutti.

Tennessee Titans: anche qui, pregi e difetti non sembrano essere cambiati, se non per la scelta di puntare definitivamente su Henry come RB scaricando Murray. Passing game e difesa dovrebbero essere sempre gli stessi, a dispetto del cambio di head coach: l’anno scorso sono bastati per i playoff, ma con Texans e Colts più forti, non so se basteranno quest’anno.

Denver Broncos: l’arrivo di Case Keenum nel ruolo di QB e la scelta al draft del pass rusher Bradley Chubb dovrebbero aver finalmente ridato almeno un po’ di solidità a una squadra a cui l’anno scorso è mancata soprattutto la motivazione. Se poi ritrovassero anche un gioco di corsa degno di tal nome, potrebbero fare qualcosa di buono.

Kansas City Chiefs: per provare a elevarsi rispetto al livello di buona squadra da regular season che si scioglie nei playoff si sono liberati di Alex Smith per puntare su un giovane più adatto ai big plays come Patrick Mahomes. Peccato che la difesa sembri indebolita, e che quindi probabilmente dovranno giocare a chi segna di più, non esattamente la filosofia nelle corde di Andy Reid. Sono un po’ perplesso.

Oakland Raiders: il ritorno in pompa magna di Jon Gruden dovrebbe regalarci spettacolo in attacco, ma il punto debole l’anno scorso era la difesa, e non sembra certo essere migliorata, anzi. Almeno le due partite coi Chiefs dovrebbero essere degli shootout divertanti.

Los Angeles Chargers: boh, io questa squadra ho rinunciato da anni a capirla. Tra infortuni e il rendimento non più continuo di Rivers, manca sempre un centesimo per fare un lira, e la solfa sembra essere la stessa anche stavolta.

Philadelphia Eagles: è sempre difficile ripetersi, e lo è ancora di più se hai vinto a sorpresa e ti sei dovuto liberare di alcuni giocatori per questioni di salary cap. Comunque, dovrebbero ancora farsi come minimo rispettare.

New York Giants: sembrano aver messo i pezzi giusti per risollevarsi, compreso una buona scelta come head coach (al massimo potrebbe mancare un WR decente accanto a Beckham), quindi, anche se Eli non è più quello dei bei tempi, è lecito aspettarsi una buona stagione.

Dallas Cowboys: qui, invece, sembra essersene andata gente importante senza che sia stata ben sostituita, per cui schifo non dovrebbero fare, ma i playoff appaiono difficili da ottenere.

Washington Redskins: per me sono un mistero, sicuramente Alex Smith è stata una buona scelta come QB nel momento in cui era diventato troppo oneroso trattenere Cousins, però a leggere i nomi non è che si provi esattamente entusiasmo, e il fatto che si siano ridotti a rivolgersi a Adrian Peterson la dice lunga su come siano messi.

Green Bay Packers: se l’anno scorso non si fosse fatto male Rodgers, avrebbero vinto in carrozza, quest’anno hanno perso Nelson ma guadagnato Graham e trovato un GM meno attendista del precedente. Di conseguenza, il discorso sembra sempre lo stesso, ovvero se il numero 12 rimane in campo, non dico che vinceranno sicuramente, ma ci sono ottime probabilità.

Minnesota Vikings: se Dalvin Cook resta sano e lo strapagato Kirk Cousins si dimostrerà effettivamente un upgrade rispetto a Keenum, si può parlare anche qui di legittime aspirazioni alla vittoria finale, perché per il resto non mancava davvero niente.

Chicago Bears: l’arrivo di un head coach più offensivo era una necessità e si è verificato, ma poi in campo ci vanno i giocatori, e al di là dell’ormai affidabile duo di RB formato da Cohen e Howard, il resto della squadra sembra ancora un work in progress, in attacco e in difesa.

Detroit Lions: come negli anni precedenti, sembra esserci Stafford e poco altro, magari l’arrivo di un head coach dalla mentalità difensiva come Mike Patricia potrà dare benefici da quel lato del campo, ma poi la squadra non sembra attrezzata per competere ad alti livelli.

Carolina Panthers: era necessario cambiare l’OC perché il gioco di Mike Shula era diventato troppo prevedibile, ed è arrivato un vecchio volpone come Norv Turner, che deve mettere tuta la propria esperienza per ridare una scintilla a un attacco che ha mille armi a disposizione. La difesa dovrebbe esere solida, purtroppo alcuni infortuni qua e là creano una serie di incognite.

New Orleans Saints: la scelta di dar via la prima scelta 2019 per draftare un pass rusher sembra un bell’azzardo, e la squalifica di Ingram per 4 partite si farà sentire, ma per il resto questa è una squadra che competerà fino alla fine.

Atlanta Falcons: non ci sono più scuse, o il nuovo corso tecnico funzionerà in modo convincente, e non a corrente alternata come l’anno scorso, oppure ci dovrà essere una bella ripulita del coaching staff. Come nomi la squadra c’è eccome.

Tampa Bay Buccaneers: vale anche qui quanto detto sopra, con l’aggiunta che, se Winston non si dimostrerà finalmente maturo, sia in campo che fuori, bisognerà pensare anche a trovare un nuovo QB. Intanto, per far andar bene le cose, servirebbe un gioco di corsa che i RB attualmente a roster non sembrano essere in grado di dare.

Seattle Seahawks: addio Legion Of Boom: la difesa è un’incognita, il gioco di corsa pure, e se le cose dovessero precipitare, Russell Wilson dovrà inscenare un one man show che per i playoff potrebbe anche non bastare.

San Francisco 49ers: l’ottimismo non manca, non siamo ancora a livelli di elite, ma la crescita in tutte le fasi di gioco sembra esserci, e quest’anno magari non arriveranno i playoff, ma i vari giovani all’interno della squadra dovrebbero far vedere di essere in grado di formare un gruppo vincente nel giro di poco tempo.

Los Angeles Rams: hanno fatto la classica raccolta di figurine, mettendo a roster gente talentuosa ma dal carattere problematico e la conseguenza, finora, è che non stanno dando il meritato contrattone al miglior difensore della Lega. Il potenziale è infinito, le incognite a livello caratteriale, però, non mancano.

Arizona Cardinals: anno di transizione se ce n’è uno, con un QB esperto ma incline agli infortuni come Bradford che dovrebbe fare da mentore al giovane Rosen, e per il resto, qualche nome di alto livello qua e là ma un roster complessivo che non porta certo a pronostici particolarmente esaltanti.

Lettera aperta a Livio Proli: il basket non è un musical

Gentilissimo Presidente Livio Proli,

nella sua intervista alla Gazzetta dello Sport, pubblicata oggi 20 giugno 2018, Lei condanna i cori “uccideteli”, cantati durante gara 5 della finale playoff, e definisce “disturbativi” quei tifosi che cantano questo e altri cori e che mostrano insofferenza per le sconfitte. Dice che “bisogna togliere l’esasperazione”, che “le sconfitte ci possono stare”, che “una cultura come questa, in un palazzetto non puoi ammetterla”.

Signor Presidente, mi permetto di farle notare un piccolo dettaglio. Stiamo parlando di competizioni, di eventi dai quali escono sempre un vincitore e un vinto, e stiamo parlando di un pubblico che si reca al palazzetto non solo per godere dei gesti tecnici e atletici di sportivi professionisti, ma anche, e soprattutto, perché vuole che la propria squadra sia la vincitrice, e l’altra squadra la vinta. Se così non fosse, queste persone andrebbero a vedere un musical, dove tendenzialmente ci si aspetta di essere soddisfatti dallo spettacolo e non si parteggia per una parte o per l’altra.

Per far sì che questo desiderio si avveri, il pubblico ha due modi, entrambi eticamente leciti, per influenzare il risultato di una partita. Da un lato, sostenere con tutta la propria voce i giocatori che indossano la maglia della propria squadra, dall’altro, creare, entro i limiti del senso civico comune, un clima intimidatorio per i giocatori che indossano la maglia della squadra avversaria. E non perché ci sia un odio personale nei confronti di questi giocatori, ma perché c’è un odio sportivo, agonistico, un po’ come quello che devono provare gli stessi giocatori in campo, che devono rispettare l’avversario, ma anche metterci un agonismo tale per cui necessariamente il desiderio della propria vittoria si mescola a quello della sconfitta altrui.

E un linguaggio forte da parte della tifoseria, non viola alcuna norma etica, né alcuna convenzione di cultura sportiva. L’insulto becero e disturbativo è un’altra cosa, ed è rappresentato, ad esempio, dai cori sulla stazione di Bologna, o da quelli a sfondo razziale. Se a Milano ci fossero questi cori, e in passato ci sono stati, io sarei d’accordissimo con Lei, signor Presidente. Ma se, durante una competizione sportiva professionistica, il pubblico canta genericamente “uccideteli”, non sta augurando la morte a nessuno, ma sta semplicemente incitando i propri giocatori a dare tutto per sovrastare quelli avversari.

Sono ben altri i segni di inciviltà che devono sparire dai palazzetti italiani, e che, per fortuna, a Milano non ci sono mai stati, almeno nelle ultime 24 stagioni, quelle nelle quali ho seguito l’Olimpia dal vivo. Lanciare oggetti contundenti in campo, sputare ai giocatori, minacciare o aggredire dirigenti e familiari dei giocatori stessi in tribuna, inondare il campo di carta igienica quando la squadra di casa è in difficoltà per avere un time out supplementare. Questi non sono metodi eticamente leciti per creare il suddetto clima di intimidazione, ma le parole, anche forti, lo sono.

Del resto, proprio coach Pianigiani, nella conferenza stampa di pochi giorni fa, ha citato l’importanza del fattore campo del Panathinaikos, e come crede che si comportino i tifosi a OAKA? Magari non capiamo quello che dicono perché non parliamo il greco, ma credo che quei due o tre cori con quel tipo di linguaggio li cantino, no? E in quella leggendaria serata della rimonta sull’Aris, i giocatori greci si saranno sentiti un po’ intimiditi, suppongo, e come avrà fatto la tifoseria di allora a ottenere questo effetto? Qualche parola ben assestata sarà certamente arrivata, e anche se Galis e Yannakis non parlavano l’italiano, avranno ben intuito il tono.

Lei, inoltre, sostiene che il pubblico deve capire che le sconfitte ci possono stare, ma Le dirò che a Milano Lei è fortunato, perché ha un pubblico che, come dice Lei, non guarda necessariamente al risultato. Per la tifoseria milanese, è ancora valido il mitico motto di Dan Peterson, “sputare sangue”, ed è quello che loro guardano, e se lo vedono, il risultato conta molto relativamente. Negli ultimi 20 anni, la gente a Milano si è innamorata delle squadre sponsorizzate Sony e, qualche anno più avanti, Pippo, e non sono state stagioni che hanno portato risultati particolarmente rilevanti, ma in entrambi i casi, il pubblico vedeva tutti i giocatori che sputavano sangue. Lo stesso pubblico ha accolto tra i propri beniamini uno come Claudio Coldebella, dopo aver passato tanti anni ad augurargli la morte (sempre in modo figurato, s’intende), e si è innamorato di Mike Hall e Mason Rocca, giocatori con limiti tecnico-tattici ben precisi. E quando la squadra di Lino Lardo ha dovuto giocare due partite al Forum invece che al Lido per troppa richiesta di biglietti, e le ha perse entrambe per la disabitudine al campo e per l’emozione di un pubblico così grande, la gente l’ha applaudita senza riserve.

Quando i tifosi milanesi vedranno nuovamente lo stesso spirito, stia sicuro che gli applausi arriveranno a prescindere dal risultato, come è sempre stato a Milano. Sta a Lei, al coach e a tutta la società creare la mentalità giusta in seno alla squadra per far sì che questo avvenga. E dopo anni passati a smembrare ogni volta quei pochi casi di gruppi che avevano messo in mostra un embrione di quello spirito, mi fa piacere che Lei e il Suo staff stiate cercando di confermare il più alto numero di giocatori possibile, in modo che quel fuoco che si è acceso in questi playoff rimanga vivo e si intensifichi. Vedrà che il pubblico apprezzerà, e vedendo per tutta la stagione la squadra giocare con il giusto atteggiamento, non farà mancare il proprio sostegno.

Analogie, lungimiranza e novità

“Ma cos’è sta roba? Saranno mica canzoni? Ma può urlare nel microfono in quel modo? Ma poi mica suona, non è mica musica quella delle sue canzoni, è solamente rumore messo lì così. Che poi, canzoni, anche lì parliamone, dov’è la melodia? Ma potete tutti quanti andare dietro a uno che sbraita parole senza senso? Sta roba provavano a farla negli anni Ottanta, ma per fortuna avevano smesso, e invece ecco qui che cercano ancora di propinarcela. Tanto, guardate, è la solita roba modaiola, passerà in fretta e l’anno prossimo questo qui se ne torna dalla provincia da cui è venuto”.

Se ci pensate bene, ci sono due artisti, uno uscito sul finire degli anni Zero e un altro emerso in questi mesi a cui questa critica è stata rivolta nello stesso identico modo. E i due sono anche accomunati dal fatto che, appena hanno cominciato a ricevere attenzione, un grande nome del loro ambito di riferimento ha lavorato con loro, suscitando, anche qui, lo stesso tipo di reazioni, ovvero da un lato i fan che dicono “visto? Se il tale ha scelto di lavorare con lui, vuol dire che è bravo” e gli hater che ribattevano “ha scelto di lavorare con lui perché ha fiutato l’affare”.

Com’è finita per l’artista uscito dieci anni fa lo sappiamo bene: ha continuato ad avere sia molti fan che molti hater, ma il suo stile è stato, probabilmente, il più influente per decine di autori venuti dopo di lui; ha pubblicato quattro dischi, è stato preso sotto l’ala protettrice di uno dei nomi più importanti del mainstream italiano e con lui ha scritto il testo di un singolo di enorme successo; negli ultimi due dischi e nei tour relativi ha lavorato con fiori di musicisti e produttori. Insomma, non esattamente la moda passeggera che certi soloni preconizzavano.

Io starei, quindi, attento a etichettare nello stesso modo l’artista di ora. Le analogie con quello di dieci anni fa sono lì da vedere, e le possibilità di aprire un filone nuovo nella musica italiana pure. Che ci piaccia o no, quello è un altro discorso.

NFL monthly review: settembre 2017

AFC EAST

 

Buffalo Bills (3-1) in molti, me compreso, li vedevano malissimo, e invece le vittorie su Broncos e Falcons ci impongono quantomeno di rispettarli. Difesa solida, attacco bilanciato, tanta disciplina che era mancata gli anni scorsi. Vedremo se alla lunga il talento sarà poco come sembrava, ma per ora niente da dire.

 

New York Jets (2-2) anche qui, si era previsto uno 0-16 quasi all’unanimità, e invece sono già due vittorie su quattro partite. Non avendole viste non saprei dire cosa ha funzionato e cosa invece è demerito degli avversari, ma intanto la squadra ha evidentemente lo spirito di gruppo giusto

 

New England Patriots (2-2) le due sconfitte sono arrivate per colpa di grossolani buchi della difesa, e non è che nelle due vittorie il reparto difensivo abbia convinto. Mi sembra impossibile pensare che una difesa di Belichick possa essere così malmessa per 16 partite, quindi aspettiamo. In attacco, nonostante l’infortunio di Edelman, le cose girano, soprattutto per merito di un Brady sempre impeccabile e freddo nei momenti importanti.

 

Miami Dolphins (1-2) l’esperimento Cutler non sta dando i suoi frutti, però dopo averli visti contro i Saints, non me la sento di buttare la croce addosso a Jay: se i ricevitori non si liberano e il running game non funziona, cosa può fare lui? In difesa più o meno ci siamo, ma l’attacco è troppo anemico e Gase deve trovare soluzioni.

 

AFC NORTH

 

Pittsburgh Steelers (3-1) i miglioramenti in difesa che erano previsti ci sono effettivamente stati, è l’attacco che invece non sta girando a dovere, mostrando anche segni di nervosismo nei suoi protagonisti principali. Per ora, grazie alla difesa, sono già in vetta alla classifica di division, appena l’attacco arriverà, saranno pericolosissimi come sempre.

 

Baltimore Ravens (2-2) anche qui l’attacco non è ancora in forma, e la difesa ha fatto bene le prime due partite e poi è crollata miseramente, ed è difficile capire cosa non vada bene, a parte gli infortuni, che ultimamente si verificano spesso, purtroppo.

 

Cincinnati Bengals (1-3) l’indebolimento in linea offensiva sta costando caro, e in difesa c’è sempre la solita indisciplina. Difficile possano vincere più di 5-6 partite quest’anno, e vedremo se sarà la volta buona per mandare via Lewis, che ha ampiamente fatto il suo tempo.

 

Cleveland Browns (0-4) ci si aspettava qualcosa di più, invece in 4 partite non sono mai stati davvero in lotta per vincere, e insomma, i conti si faranno a fine anno, ma la squadra deve migliorare e non può accontentarsi del livello dell’anno scorso, perché è vero che siamo ancora in ricostruzione, ma non si può rimanere ancora così in basso.

 

AFC SOUTH

 

Jacksonville Jaguars (2-2) troppa discontinuità, troppi cali di concentrazione, la division è più che mai aperta, ma la squadra non può permettersi di giocare anche bene ma poi staccare mentalmente in modo anche preoccupante. Bisogna lottare sempre, altrimenti non si va da nessuna parte.

 

Houston Texans (2-2) vedi sopra, ma almeno la promozione a titolare di Watson dà buone speranze per il futuro, anche immediato. Stanno riuscendo a vincere partite con JJ Watt non al meglio, segnale incoraggiante per quando la star difensiva sarà in forma.

 

Tennessee Titans (2-2) sconfitta all’esordio che ci poteva stare, due belle vittorie che hanno messo in mostra la maturità di Mariota e la determinazione di tutti i giocatori in campo, poi l’inspiegabile debalce contro i Texans con Mariota infortunato. Insomma, anche ui la continuità non è proprio la specialità della casa, ma le basi sono buone.

 

Indianapolis Colts (1-3) Luck è troppo determinante per questa squadra, almeno con Brissett hanno trovato un quarterback quasi decente, ma non si può prescindere da Andrew per fare bene.

 

AFC WEST

 

Kansas City Chiefs (4-0) si diceva che mancavano i giocatori capaci di fare grandi cose in attacco per renderlo davvero efficace anche ad alti livelli. Ecco allora il rookie runingback Hunt e ruoli accresciuti per Hill e Kelce. Mettiamoci una difesa che già era buona e che ora sembra particolarmente in palla, e il risultato è la miglior suadra NFL fino a questo momento. Eccezionali.

 

Denver Broncos (3-1) la difesa è riuscita ad essere competitiva non solo sui passaggi, ma anche sulle corse, e l’attacco sta trovando un buon equilibrio. Se vanno avanti così saranno competitivi fino alla fine.

 

Oakland Raiders (2-2) due ottime vittorie casalinghe e due preoccupanti sconfitte in trasferta, con Carr infortunato alla schiena e Crabtree acciaccato. Il quadro non sembra dei più promettenti, ma non credo che la squadra si imbrocchisca di colpo.

 

Los Angeles Chargers (0-4) siamo alle solite, infortuni a manetta e incapacità di chiudere le partite, trovando ogni volta un modo diverso per perderle. Boh.

 

NFC EAST

 

Philadelphia Eagles (3-1) fino a qui, tutto bene. Wentz è maturato, Jeffrey e Blount non sono ancora costanti, ma il loro lo stanno facendo, la difesa tiene bene. Bella squadra finora.

 

Washington Redskins (2-2) perdere contro Eagles e Chiefs ci può stare, ho visto il secondo tempo di quest’ultima partita e la squadra mi è piaciuta e sembra avere tutto quello che serve per fare bene.

 

Dallas Cowboys (2-2) anche qui, le due sconfitte sono di quelle che ci possono stare, certo, visti contro i Rams, devono preoccuparsi del fatto che appena gli avversari si sono aggiustati tatticamente, a loro è mancata la capacità di fare i contro aggiustamenti. E Elliott è determinante, se lo squalificano per la storia di violenza domestica, le cose si fanno complicate.

 

New York Giants (0-4) record che parla da solo, non funziona niente, l’attacco è ancora OBJ dipendente, le corse non esistono, la difesa ci prova ma sembra aver fatto un passo indietro rispetto all’anno scorso. Situazione preoccupante.

 

NFC NORTH

 

Detroit Lions (3-1) li vedevo come troppo dipendenti da Stafford, e invece si stanno dimostrando bilanciati in attacco e predatori in difesa, con un sacco di palle recuperate. Bene così per ora.

 

Green Bay Packers (3-1) un Rodgers solido ma non brillante, infortuni che si susseguono, però intanto sono 3 vittorie su 4 partite e questo conta. Per il bel gioco e il picco di forma fisica c’è tempo, non devono arrivare ora.

 

Minnesota Vikings (2-2) rispetto all’anno scorso, la linea offensiva tiene, ma con Cook fuori tutta la stagione e Bradford che ha già saltato 3 partite su 4 per un problema al ginocchio, le cose si fanno tremendamente difficili.

 

Chicago Bears (1-3) squadra discontinua che ora cercherà di affidarsi al quarterback rookie per trovare la classica scintilla che accenda l’ambiente. Finora gli aspetti positivi e negativi si equivalgono

 

NFC SOUTH

 

Carolina Panthers (3-1) le vittorie sono arrivate, un gioco convincente non ancora, certo sbancare il campo dei Patriots dà sempre morale, e Cam ha detto che secondo lui questo è stato il loro breakthrough game. Io ci andrei ancora cauto invece.

 

Atlanta Falcons (3-1) il gioco si sviluppa bene, però poi ci sono errori di esecuzione che rovinano tutto, inoltre ora ci sono degli infortuni eccellenti, insomma, anche qui piano con gli ntusiasmi.

 

Tampa Bay Buccaneers (2-1) due buone vittorie ma perdere così male contro i Vikings senza Bradford è stato brutto. Ancora non li ho visti all’opera quindi non so bene cosa succeda, certo che con la mancanza di Martin non c’è uno straccio di gioco di corsa, vedremo se il suo ritorno dopo la squalifica darà più armi all’attacco.

 

New Orleans Saints (2-2) incredibilmente, si è fatta vedere la difesa, e anche dal punto di vista delle corse le cose vanno meglio che negli ultimi anni. Stai a vedere che, dopo anni di tentativi andati a vuoto, questa è la volta buona di riuscire a dare alla squadra un’identità meno votata ai frizzi e lazzi e più alla sostanza.

 

NFC WEST

 

Los Angeles Rams (3-1) ho visto due partite loro e mi hanno semplicemente esaltato. La difesa ancora deve registrarsi, ma l’attacco è spettacolare ed efficace. McVay, a 31 anni, si sta rivelando come l’enfant prodige del coaching, e i suoi giocatori hanno addosso una fiducia nei propri mezzi infinita.

 

Seattle Seahawks (2-2) come sempre succede in questo periodo, la forte personalità della squadra non sta ancora emergendo. Gli altri anni la si notava più avanti, vedremo se sarà così anche stavolta.

 

Arizona Cardinals (2-2) vincere contro Colts e Niners non è necessariamente sintomo di buona salute, li aspettiamo in occasione di test più probanti, come del resto erano Lions e Cowboys, e in entrambi le hanno prese di santa ragione.

 

San Francisco 49ers (0-4) come previsto, la difesa c’è, ma l’attacco è ancora talmente un cantiere aperto che le cose vanno per forza male. Questo è un progetto che richiede tanto tempo, speriamo che la società non abbia fretta e lo conceda.

NFL preview 2017

 

New England Patriots: i campioni sono riusciti a rinforzarsi ulteriormente, aggiungendo giocatori importanti sia in attacco che in difesa. L’unico motivo di incertezza sta nel capire se Burkehead e Gilleslee riusciranno a garantire un gioco di corsa efficace come quello di Blount l’anno scorso, ma qualcosa mi dice che se Belichick ha lasciato partire LGB per puntare su questi due, ha i suoi buoni motivi e non sono certo io che posso giudicarlo.

Miami Dolphins: Adam Gase ha fatto uno splendido lavoro l’anno scorso, riportando la squadra ai playoff. Non resterebbe, quindi, che proseguire sulla buona strada intrapresa, peccato che Tannehill si sia infortunato e starà fuori tutta la stagione. Al suo posto, un Cutler che aveva già firmato per fare il commentatore TV dovrebbe comunque garantire un buon rendimento, questo almeno fin quando si infortunerà, cosa tutt’altro che improbabile visto che il punto debole della squadra sembra ancora essere la protezione del QB e che Jay non è proprio il più mobile in circolazione. Si rischia, quindi, di arrivare alla fine legando le proprie sorti a ciò che saprà fare il backup di lungo corso Matt Moore, che scarso non è, ma che non ha ancora dimostrato di saper essere decisivo a questi livelli.

Buffalo Bills: l’impressione è che la società stia cercando di lanciare una specie di ricostruzione a lungo termine, ma che non sia in grado di farlo. Prima licenzi il tuo GM dopo il draft, così quello che è arrivato non ha potuto scegliersi i giocatori, dopodiché dai via due giocatori buoni per uno discreto e una scelta futura e spingi il veterano che aveva firmato per te due settimane prima a ritirarsi, che tanto è chiaro che nel breve non si vincerà niente. Boh, non voglio dare giudizi sommari e definitivi, ma per me questi Pegula rischiano di essere degli incompetenti che affoseranno la franchigia per decenni. Quest’anno qualche partita la vinceranno, giusto perché ci sono i Jets in division e perché in attacco hanno McCoy e in difesa un buon talento diffuso, ma in prospettiva la vedo molto male.

New York Jets: l’intenzione della proprietà è chiara: arrivare ultimi per avere la scelta numero 1 in un anno che sarà particolarmente ricco di QB forti provenienti dal college, e sperare così di ripartire dal ruolo più importante. I giocatori sembrano comunque volerci mettere tutto l’impegno possibile, e io ci credo anche, e dico anche che in difesa vedremo delle buone cose. Purtroppo, l’attacco, sulla carta, è osceno a dir poco, e purtroppo, il detto che la difesa vince le partite vale solo se l’attacco vende effettivamente i biglietti, cosa che non mi pare possa succedere in questo caso. Il rischio di uno 0-16 è reale.

Pittsburgh Steelers: hanno il talento per contrastare i Patriots, l’anno scorso è mancata la continuità, quest’anno hanno a disposizione un Martavis Bryant in più ma serve trovare la continuità mentale, cosa che negli ultimi anni è mancata. Ai playoff dovrebbero arrivare tranquillamente, poi dipenderà dalle condizioni fisiche e, appunto, da quanto saranno concentrati mentalmente.

Baltimore Ravens: l’anno scorso è mancato pochissimo per raggiungere i playoff, ma era evidente che la squadra andasse migliorata, cosa che non mi pare sia successa. In più, Flacco è infortunato e non si sa quando rientra, e insomma, si prospetta un altro anno a lottare per aggrapparsi al treno playoff con le unghie e con identi.

Cincinnati Bengals: le aggiunte di Ross e Mixon dovrebbero rendere un po’ più divertente un gioco che l’anno scorso stagnava un po’ troppo. In difesa sono sempre gli stessi aggressivi e un po’ troppo indisciplinati, soprattutto nei momenti che contano. Io dico da tempo che sarebbe ora di un bel cambio di allenatore, invece continuano a puntare su Lewis, e temo che così facendo non andranno da nessuna parte.

Cleveland Browns: continua la lunga e dificile ricostruzione, e dopo anni di scelte sbagliate al draft, quest’anno sembra proprio che i rookie daranno un buon rendimento e aumenteranno, quindi, la qualità della squadra. Certo, manca ancora un bel po’ di tempo prima di diventare competitivi, ma la strada sembra quella giusta, stavolta.

Houston Texans: l’anno scorso sono riusciti a vincere la division nonostante un rendimento insufficiente del QB e solo grazie alla pochezza degli avversari. Quest’anno, il QB è cambiato, ma nessuno dei due che potrebbero giocare sembra pronto per far salire la squadra di livello. Quindi, bisogna sperare ancora nella pochezza altrui, ma stavolta sarà meno semplice.

Tennessee Titans: infatti, a Nashville sembrano finalmente aver fatto tutto per bene e dovrebbero poter competere per la vittoria della division. In teoria non manca niente: una delle migliori linee offensive della Lega, un QB giovane ma già maturo, un buon corpo ricevitori, una difesa compatta e ordinata. Se Mariota risolve quei probemini di decision making che si erano notati l’anno scorso, questa sarà proprio una bella squadra.

Indianapolis Colts: boh, punto di domanda. C’è da dire che, per fortuna, il nuovo GM si è accorto che la difesa era indegna e ha cercato in ogni modo di rinforzarla, ma basterà? In attacco, l’unica certezza è Hilton, perché gli altri due giocatori chiave, ovvero Luck e Gore, sono troppo spesso infortunati, e dietro di loro non sembrano esserci alternative all’altezza. Nemmeno i tanto decantati giovani ricevitori hanno dimostrato di essere davvero in grado di diventare dei target affidabili costringendo le difese ad aprirsi un po’. Vedremo.

Jacksonville Jaguars: nuovo corso sotto la guida di Marrone e Coughlin, ovvero uno che da head coach non ha saputo fare un bel niente e un altro che avrà pure vinto due Super Bowl, ma che è vecchio e rincoglionito da almeno tre o quattro anni. In teoria, la difesa è fatta da giocatori troppo buoni per combinare pasticci, ma l’attacco non convince, a cominciare da una situazione QB confusa e gestita ovviamente malissimo dai due di cui sopra. Se almeno il RB rookie Fournette si dimostrerà all’altezza, una cosa positiva ci sarà, ma non vedo possibilità di competere per una squadra che, purtroppo, si affida sempre alla conduzione tecnica sbagliata.

Oakland Raiders: quest’anno ho una spiccata simpatia per loro, perché sanno che rimarranno nella loro città per pochi anni e vorrebbero tanto regalare un Super Bowl alla loro gente, tanto che Marshawn Lynch in persona è uscito dal ritiro per aiutare la squadra della propria città a vincere. Al di là di questi aspetti romantici, la squadra c’è e sembra avere il giusto mix tra talento e grinta e tra gioventù e esperienza per competere fino alla fine. Speriamo.

Denver Broncos: cambiato l’allenatore, i pro e i contro sembrano essere gli stessi: difesa super, attacco non all’altezza. L’anno scorso, per i playoff non è bastato, e probabilmente non basterà nemmeno quest’anno, anche se c’è da scommettere che saranno in corsa per entrare in post season fino alla fine o quasi.

Kansas City Chiefs: qui, invece, le cose sembrano procedere bene, non ci sono state grandi rivoluzioni, ma non serviva, perché la squadra era già buona così. Di diverso, si dovrebbe vedere un ruolo più importante per il super atleta Tyreek Hill anche in attacco e non solo sui ritorni. Poi certo, si potrebbe dire che questa è una squadra destinata a non superare i divisional, e lì è in effetti difficile capire cosa manchi per aspirare alla vera elite.

Los Angeles Chargers: nuova casa per i Bolts, ma stessi problemi di sempre, ovvero il talento c’è, ma non abbastanza, e gli infortuni sono sempre tantissimi. Difficile far loro una colpa per quest’ultimo punto, però è così, i loro giocatori continuano a farsi male e non sembra esserci modo di fermare questa sfortuna maledetta.

Dallas Cowboys: hanno perso dei pezzi importanti in difesa e in attacco avranno Elliot squalificato sei partite. Molto, quindi, sarà sulle spalle di Prescott, e sappiamo bene che il sophomore slump è sempre dietro l’angolo per chiunque. Io credo che, in ogni caso, questa sarà una squadra che quantomeno lotterà per i playoff fino alla fine.

Philadelphia Eagles: anche qui c’è un QB a rischio sophomore slump, anche perché gli hanno sì dato tre giocatori di nome come Jeffrey, Torrey Smith e Blount, ma i primi due bisogna vedere se sono integri fisicamente, e l’altro non si sa come possa rendere fuori dal sistema Belichick. La difesa è buona e dovrebbe fare bene, l’attacco, come detto, ha delle incognite, certo, se le cose vanno tutte al posto giusto, ci sarà da divertirsi.

Washington Redskins: dopo mesi di speculazioni, Cousins è ancora lì al suo posto, ma ancora in via temporanea, e accanto a sé non avrà più i due ricevitori migliori dell’anno scorso, sostituiti da gente che non sembra all’altezza. In più, l’offensive coordinator se n’è andato a fare l’head coach ai Rams, insomma, anche qui in attacco ci sono molti punti di domanda, e la difesa non sembra proprio impermeabile. Non so dicendo che siano spacciati quest’anno i Redskins, ma mi sembra che le incognite siano davvero molte.

New York Giants: qui l’incognita è solo una, anzi, possiamo quasi dire la certezza negativa, ovvero un gioco di corsa non all’altezza. L’anno scorso, erano bastate un’ottima difesa e la perfetta connessione Eli-OBJ per arrivare ai playoff, quest’anno in attacco c’è un Brandon Marshall in più che dovrebbe togliere un po’ di pressione al wonder boy col numero 13. Insomma, di motivi per sorridere ce ne sono, certo prima o poi un gioco di corsa decente servirà.

Green Bay Packers: anche qui l’incognita è il gioco di corsa, perché, per il resto, Rodgers sembra in gran forma, di gente buona cui passare la palla ne ha e la difesa non sarà tra le migliori della Lega ma è abbastanza solida. Gli avversari di division hanno molte più incertezze di loro, quindi è facile che siano proprio le teste di formaggio a vincere la NFC North e a qualificarsi ai playoff.

Minnesota Vikings: l’anno scorso hanno rappresentato un caso di scuola: se hai una linea offensiva indecente, puoi avere tutto il talento che vuoi ma gli avversari ti soffocheranno sempre e comunque. Così, c’è da sperare che l’offseason sia servita per rinforzare questa terribile debolezza, perché altrimenti è inutile iniziare qualsiasi discorso. Se, per caso, la OL dovesse essere diventata buona, sul resto ci siamo, sia in attacco che in difesa, e le cose potrebbero farsi a dir poco interessanti per i vichinghi.

Detroit Lions: una delle squadre più dipendenti dal proprio QB, non sembrano aver fatto molto per eliminare questa situazione, così, sarà ancora una volta tutto sulle spalle di Stafford e sulla sua capacità di fare miracoli. Non è molto bella come cosa, ma questo passa il convento, e almeno sarà divertente assistere alle improbabili rimonte, o almeno ai tentativi di, del numero 9.

Chicago Bears: stanno cercando sempre più di ringiovanire, ma la situazione QB è quantomeno strana e non sta giovando a Glennon, che partirà come titolare per la prima volta in carriera ma che sa già che prima o poi dovrà cedere il posto al rookie Trubisky. Per il resto, talento e energia non mancano, ma sembrano ancora troppo acerbi per competere, anche perché l’head coach è un po’ troppo conservativo come mentalità per far esprimere la meglio una squadra così.

Carolina Panthers: l’imperativo della offseason è stato quello di fare tutto il possibile affinché Cam Newton prendesse meno botte. Si è quindi cercato di migliorare la sua protezione e si sono presi al draft due rookie come McCaffrey e Samuel che dovrebbero offrire a Ace Boogie la possibilità di liberarsi velocemente del pallone con passaggi corti finalizzati a grandi guadagni after catch. Vedremo se le intenzioni si tramuteranno in pratica: certo, non sarà facile far cambiare completamente a Cam il suo modo di giocare, e non sarebbe nemmeno giusto e sensato snaturarlo. In difesa, l’obiettivo era tenere Short, e così è avvenuto, anche se si è perso Ealy, e in generale, è necessario ritornare ad avere una front seven di livello, cosa che l’anno scorso è mancata. In più, c’è la situazione strana di un GM caciato all’improvviso, pare per colpa della sua scarsa capacità di creare un buon clima tra giocatori e società, e del defensive coordinator che se n’è andato per fare l’head coach ai Bills. Insomma, di carne al fuoco ne abbiamo.

Atlanta Falcons: il rischio di un Super Bowl hangover è più reale che mai, visto quanto è stata catastrofica la disfatta nell’atto finale. Inoltre, abbiamo un offensive coordinator che se n’è andato per fare l’head coach ai 49ers e che h avuto un ruolo fondamentale nella grande stagione scorsa (ma anche nei momenti decisivi della sconfitta). I giocatori sono quelli, e sono ovviamente buoni, starà quindi tutto nella loro testa.

New Orleans Saints: Drew Brees è sempre super efficiente, ma attorno a sé non sembra avere gente all’altezza (e non credo che l’arrivo di Peterson sposterà le cose più di tanto), e la difesa non sembra attrezzata per aiutarlo. Quindi prepariamoci a un altro anno di ottime stats per il QB e di poche vittorie per la squadra.

Tampa Bay Buccaneers: le aggiunte di Desean Jackson e del TE rookie Howard sembrano quelle giuste per far decollare i bucanieri. Winston deve provare di essere in grado di rendere al meglio anche ora che non ci sono più scuse, e l’unica incognita, anche qui, è il gioco di corsa, che dipende molto dalle condizioni fisiche di Martin. Se tutto va a posto, il limite non è proprio il cielo, ma ci siamo vicini.

Seattle Seahawks: l’ossatura della squadra è ancora quella, ci sono stati rumors della volontà di cedere Sherman e di uno spogliatoio per nulla unito, ma tutto è stato smentito. Qualcosa sotto ci sarà, ma alla fine possiamo aspettarci una squadra che scenderà in campo con la solita aggressività e le solite magie improvvisate di Wilson. I playoff non dovrebbero sfuggire.

Arizona Cardinals: sono tutti convinti che quest’anno torneranno competitivi, e in effetti sembrerebbe strano vederli ancora messi male come l’anno scorso. Il talento c’è, le condizioni fisiche dovrebbero essere buone. Certo Palmer e Fitz hanno la loro età,, ma dovrebbero essere ancora capaci di giocare, quindi possiamo prevedere che l’anno scorso sia stato solo un incidente di percorso e che quest’anno torneranno a farsi valere.

Los Angeles Rams: sono passati da un head coach che era ormai diventato Mr. Mediocrità a uno giovane, alla prima esperienza da capo allenatore, e che sembra aver dato le giuste dosi di autostime e vitalità a tutto l’ambiente. Certo, da qui a fare risultati ce ne vuole, soprattutto perché, anche se Goff dovesse esplodere, mancano giocatori validi a cui passare la palla, ma almeno una bella scossa a livello di mentalità ci voleva.

San Francisco 49ers: anche qui c’è un head coach alla prima esperienza e un GM che anche lui non ha mai lavorato in questo ruolo, ma sembra che abbiano deciso di costruire iniziando dalla difesa, che quest’anno, quindi, dovrebbe essere buona almeno nella front seven, mentre in attacco, potranno esserci delle difficoltà, anche se Hoyer ha giocato bene nella sua vita solo con Shanahan come offensive coordinator, quindi magari ora che ce l’ha come head coach tornerà a rendere bene. In teoria WR e RB a roster non sono proprio stellari ma qualcosa dovrebbero farla, insomma ci sono molti punti di domanda ma non sembrano già spacciati.

NFL monthly review – dicembre 2016

New England Patriots (14-2) passano gli anni e Belichick con il suo coaching staff riescono sempre a massimizzare il rendimento dei giocatori che hanno a disposizione. L’anno scorso, il rendimento senza Gronkoski calava sensibilmente, quest’anno no. Un’organizzazione e un coach da leggenda, pronti per tornare al Super Bowl da favoriti.

Miami Dolphins (10-6) cosa dire di una squadra che parte 1-4 e poi ne vince 9 su 10 e va ai playoff con una giornata di anticipo? Molto0 merito va indubbiamente al nuovo coach Adam Gase, che ha trovato le parole giuste per motivare i suoi e spingerli a fare gruppo. La squadra non eccelle in nulla ma è brava a fare tutto, magari per andare avanti nei playoff non basterà, ma intanto ci sono.

Buffalo Bills (7-9) l’avventura di Rex Ryan e del suo gemello Rob finisce qui, non solo a Buffalo, ma probabilmente nell’NFL. Io a Rex voglio bene e di scusanti per lui ne vedo tantissime, ma non sono il proprietario di una franchigia NFL e temo che nessuna delle 32 persone che occupano quel ruolo sia disposta a prendersi il rischio di assumerlo. Sui Bills, gli infortuni hanno inciso ma l’impressione è che la nuova proprietà non sia ancora stata in grado di portare la mentalità giusta nella squadra.

New York Jets (5-11) stagione disgraziata, con alcuni giocatori chiave che sono invecchiati e/o erano poco motivati e a un certo punto l’aria di rassegnazione ha pervaso tutti ed è andato tutto a farsi benedire. Sarà dura ricominciare a far subito bene, la squadra va ringiovanita e il gruppo va solodificato, e non è una cosa che fai in poco tempo.

Pittsburgh Steelers (11-5) nonostante il talento enorme da entrambi i lati del campo, sono riusciti a entrare nei playoff solo per una questione di centimetri, quelli per i quali il pallone nella mano di Antonio Brown ha superato la linea della end zone contro i Ravens. Gli infortuni non hanno aiutato, ma secondo me anche il coaching staff non è più smart come una volta. Il rendimento ai playoff ci dirà tanto, per ora stagione da minimo sindacale.

Baltimore Ravens (8-8) nonostante il talento limitato da entrambi i lati del campo e un’età media non certo giovane, sono usciti dai playoff solo per una questione di centimetri, quelli per i quali il pallone nella mano di Antonio Brown ha superato la linea della end zone nello scontro diretto contro gli Steelers. Il problema è che è difficile immaginare possano fare meglio di così nel breve periodo, sono una squadra da non più di 10 vittorie, che di solito per i playoff va bene, ma non sempre si riesce a sfruttare tutto il massimo el proprio potenziale, e non è facile sapere che se solo gira storto qualcosa, a gennaio si rimane a casa.

Cincinnati Bengals (6-9-1) anche qui gli infortuni hanno colpito pesantemente, però secondo me era già chiaro che coach Marvin Lewis ha fatto il suo tempo a Cincy, invece a quanto pare rimarrà anche l’anno prossimo, quindi boh, devono sperare di riuscire a dare un po’ più di ricevitori decenti a Dalton e in difesa si devono trovare le motivazioni senza che esse si tramutino in penalità assurde.

Cleveland Browns (1-15) alla fine ce l’hanno fatta a ottenere una vittoria, e comunque qualcosa di decente si è intravisto in alcuni giocatori, ma il processo di ricostruzione sarà ancora lungo e tortuoso e si spera che non debba passare per ulteriori infortuni in serie dei quarterback.

Houston Texans (9-7) i playoff sono arrivati, ma più per l’inferiorità degli avversari di division che per meriti propri. Il dramma, poi, è che iol rendimento è sceso costantemente nel corso della stagione, come se gli avversari avessero preso tranquillamente le misure alla squadra, da entrambi i lati del campo, ma specialmente in attacco. Sono fortunati ad affrontare in casa i Raiders senza il quarterback titolare, ma è certo che il talento del roster, che comunque c’è, non è certo stato sfruttato al meglio quest’anno.

Tennessee Titans (9-7) andava tutto bene, due insperate vittorie contro Broncos e Chiefs avevano tenute vive le speranze di playoff, e poi l’inopinata sconfitta contro i Jaguars ha rovinato tutto. Comunque, la base di gioco ora c’è, un gruppo di giocatori giovane e motivato pure, l’anno prossimo saranno molto interessanti da vedere.

Jacksonville Jaguars (3-13) qui, l’impressione è che con il coaching staff giusto, la squadra sia pronta a spiccare il volo, perché di talento individuale ce n’è a bizzeffe. Speriamo che lo trovino il condottiero adatto, che fa rabbia veder sprecate così le potenzialità di giocatori giovani ed esuberanti.

Kansas City Chiefs (12-4) a inizio anno avevo detto che il progetto tattico di Reed era pronto a sbocciare, e ora sembra proprio che la cosa sia successa. La verità ce la diranno i playoff, ma qui sembra esserci il giusto mix di gioventù e esperienza per arrivare lontano.

Oakland Raiders (12-4) una delle squadre più eccitanti da vedere, rischia di veder tutto rovinato per l’infortunio a Derek Carr. Se anche i playoff dovessero andare male, rimarranno le emozioni regalate a noi amanti dell’NFL da questa squadra finalmente al top e questo allenatore pervaso dal rispettabile germe della sana follia.

Denver Broncos (9-7) Elway ha detto che il problema non è stato il quarterback quest’anno, alludendo chiaramente alla linea offensiva che non ha né protetto Siemian e Lynch e nemmeno dato la possibilità di sviluppare un gioco di corsa decente. Visto che finora il buon John ha avuto sempre ragione, è giusto credergli. Va però aggiunto il problema di una difesa monstre ma che, da quando i Falcons hanno fatto vedere come poteva essere battuta, non è stata impenetrabile in più di un’occasione. Anche questo andrà valutato.

San Diego Chargers (5-11) un’annata in altalena, tra l’inizio con partite giocate bene ma perse per mancanza di capacità di chiuderle, una buona parte centrale in cui si vinceva e un finale disastroso, con infortuni a raffica e il rendimento di Rivers decisamente sceso. Anche qui, sarà importante trovare il coach adatto, perché, come per i Chiefs, c’è un bel mix di gioventù e esperienza, che va sfruttato a dovere.

Dallas Cowboys (14-2) è stato bellissimo vedere i due rookie giocare come dei veterani e dare la giusta scintilla a un gruppo che l’anno scorso si era fatto prendere dalla malinconia per l’eccessiva Romo dipendenza. I playoff, però, sono un’altra storia, e Prescott e Elliott devono essere in grado di mantenere sfrontatezza e sangue freddo, cosa molto più difficile da fare rispetto alla regular season.

New York Giants (11-5) un attacco con dei bei punti di forza ma che manca di solidità e completezza, controbilanciato da una difesa che, con il passare delle partite, è diventata sempre più rocciosa e ora sembra aver toccato il picco di forma al momento giusto. Comunque andranno i playoff, è stato molto bravo Ben McAdoo a render subito competitivo un gruppo che rischiava di abituarsi all’assenza dalla post season.

Washington Redskins (8-7-1) qui invece il punto d forza era l’attacco, ma la discontinuità è stata troppa e le partite no erano chiaramente frutto di errori mentali. Così, allo scontro da dentro o fuori, proprio il leader di questo attacco, ovvero il quarterback Cousins, è imploso nel momento topico. Cousins è free agent e la cosa più sensata da fare è che resti nella Capitale con un contratto non troppo esoso da migliorare nel caso in cui mostri chiaramente di essere maturato, se poi qualcuno invece dovesse offrirgli tanti soldi altrove, la proprietà dovrebbe lasciarlo andare, invece che fare a gara a chi strapaga di più come ama fare.

Philadelphia Eagles (7-9) anche qui, c’è stata una forte altalena di rendimento, ma la sensazione che lascia questo gruppo con un coach e un quarterback al primo anno è positiva. Certo, la division non è mai stata competitiva come adesso, ma anche loro potranno farsi sentire di più l’anno prossimo, magari migliorando il gruppo dei ricevitori e la linea offensiva.

Green Bay Packers (10-6) sei vittorie consecutive ed eccoli qui più caldi che mai nel momento in cuoi conta esserlo. Saranno un brutto cliente nei playoff e soprattutto quest’annata dimostra come questa organizzazione e questo Aaron Rodgers non vanno mai dati per morti finché non lo sono per davvero.

Detroit Lions (9-7) squadra imprevedibile anche all’interno ella stessa partita, è crollata di rendimento proprio nell’ultimo mese e va comunque ai playoff grazie alle sconfitte altrui. Ci vuole più continuità, cosa che manca perché il roster è poco profondo, sia in attacco che in difesa, ma intanto ai playoff ci sono e non saranno certo arrendevoli.

Minnesota Vikings (8-8) purtroppo gli infortuni che hanno decimato la linea offensiva si sono rivelati un problema troppo grosso. Ora ci saranno un po’ di questioni da risolvere: cosa fare con Peterson? Bridgewater tonerà a giocare? La storia dei due defensive back che hanno deciso le marcature come volevano loro invece che come aveva detto l’allenatore, con risultati disastrosi, è un caso isolato o un indice di un gruppo che crede poco nel coach?

Atlanta Falcons (11-5) al secondo anno, coach Quinn e l’offensive coordinator Kyle Shanahan sono riusciti a dare un’invidiabile versatilità all’attacco, e pazienza se la difesa a volte non regge, finché la squadra riuscirà a giocare a chi segna di più, avrà buone possibilità di vittoria, e sarà anche bella da vedere.

Tampa Bay Buccaneers (9-7) Dirk koetter, al primo anno da head coach, non ha dato all’attacco la spinta che ci si immaginava visto il suo passato da offensive coordinator, ma nel corso dell’anno la difesa si è irrobustita parecchio e ha dato del filo da torcere a tutti. Adesso la priorità è mettere posto il gioco di corsa: se ci riusciranno, i Bucs saranno un brutto cliente per tutti l’anno prossimo.

New Orleans Saints (7-9) siamo alle solite, gruppo non abbastanza forte per arrivare ai playoff e non abbastanza scarso da spingere a una ricostruzione, ma così si naviga nella mediocrità e l’anno prossimo Payton e Brees saranno ancora lì e a poco varrà la buona capacità di draftare fatta vedere in questi anni, perché sono stati presi sì giocatori buoni, ma non abbastanza di impatto per elevare il rendimento di tutta la squadra.

Carolina Panthers (6-10) il disastroso inizio dovuto al più classico dei Super Bowl hangover non è stato assorbito, a un certo punto sembrava che la squadra si fosse rimessa in carreggiata, ma poi sono mancate le motivazioni per crederci fino in fondo. In off season andrà rafforzata la linea offensiva perché, cosa non certo nuova, il limite di Newton è quello che spara palloni troppo forti se non si sente adeguatamente protetto, e perché senza un gioco di corsa potente, il sistema offensivo attualmente in uso non funziona. La difesa, con l’andare delle partite, è migliorata, e forse nel lungo periodo la scelta di non strapagare Norman si rivelerà giusta.

Seattle Seahawks (10-5-1) si presentano ai playoff senza gioco di corsa e senza un elemento importante in difesa come Earl Thomas e con una stagione che ha messo in mostra qualche crepa preoccupante. La mia sensazione è che siano giunti a un tale livello di esperienza e malizia da poter beffare tutti e trovare il modo, ancora una volta, di sgusciare al Super Bowl.

Arizona Cardinals (7-8-1) difficile capire cosa non abbia funzionato in una squadra che era la stessa dell’anno scorso con un David Johnson enormemente cresciuto. Forse è l’età, forse, come ho già detto, un gioco che gli avversari ormai hanno capito, fatto sta che i playoff non sono arrivati, forse Fitzgerald si ritira e attorno a lui gli altri ricevitori sono scomparsi. Non mancheranno i grattacapi in off season.

Los Angeles Rams (4-12) Jeff Fisher aveva detto che si era stufato dei 7-9, così non ci è arrivato nemmeno vicino ed è stato licenziato nonostante avesse firmato un’estensione a settembre. Per il suo stile di gioco, è necessario un quarterback magari non spettacolare, ma preciso e freddo, cosa che non c’era minimamente. Anche qui, la scelta del coach giusto sarà vitale, perché a roster i buoni giocatori non mancano, si tratta di valorizzare al meglio le loro caratteristiche.

San Francisco 49ers (2-14) la proprietà si aspettava un inizio difficile e poi un miglioramento, invece è stato tutto difficile dall’inizio alla fine, così vengono cacciati sia Chip Kelly che il GM. La cosa più preoccupante per i tifosi è che, alla domanda su cosa lo rendesse competente per scegliere lui i successori, il proprietario ha detto “beh, io sono il proprietario, mica mi si può mandare via”. Andiamo bene, anche perché, nel roster attuale, non si vede nemmeno l’ombra di un nucleo su cui basare la ricostruzione, e allora forse aveva ragione Harbaugh a sbraitare contro i giocatori e trattarli male, visto che via lui è iniziato il diluvio perenne.